Bud Spencer e la memorabile “incazzatura” di Banana Joe contro la burocrazia

Bud Spencer ha sempre interpretato personaggi buoni, che a suon di pugni e cazzotti esilaranti, hanno lottato contro il male e per la giustizia sociale.

Come in “Banana Joe” , il film dell’82 in cui veste i panni di un personaggio ingenuo, il gigante dal cuore d’oro che non perderà occasione  per difendere i più deboli dagli arroganti, dai furbi e disonesti. Come in questo video in cui si “incazza” contro le trafile infinite della burocrazia.

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Mentana su Brexit un fiume in piena: “Giudicare ignorante il corpo elettorale è segno ulteriore di una penosa e pericolosa deriva elitaria”.

Sulla Brexit e soprattutto sull’ipotesi avanzata di voler tornare a votare con un nuovo referendum è intervenuto il giornalista Enrico Mentana,  il quale si è scagliato, come un fiume in piena sul suo profilo facebook, contro chi non rispetta la volontà popolare.  E lo ha fatto in 4 punti.

1 Il referendum non è come un telequiz, in cui il conduttore può dire: “risposta errata”. Questa è un’illusione delle élites, e non può diventare una pretesa. Quella referendaria è un’arma forte della democrazia, che ben difficilmente poi offre scappatoie a chi propugnava l’alternativa risultata perdente. Vi immaginate se gli ex ministri di Casa Savoia avessero cominciato a raccogliere le firme il giorno dopo la proclamazione della Repubblica, o avessero tirato in ballo il voto dei giovani o l’ignoranza degli elettori? La lesione della democrazia avviene semmai quando un esito referendario viene tradito (ed è successo perfino ad alcuni dei nostri referendum abrogativi, vedi responsabilità civile dei magistrati o ministero dell’agricoltura). Quel che è veramente miserevole è ascoltare e leggere tesi sbalorditive sull’abuso del referendum e dello stesso responso popolare da parte di persone che sembravano a lutto stretto solo un mese fa per la morte di Marco Pannella.

2 La cosa davvero surreale è che il referendum britannico non è nato da petizioni popolari o automatismi costituzionali, ma dallo strumentalismo dello stesso premier, che anche su quella promessa ha vinto le elezioni politiche dello scorso anno. Fosse passato il no, Cameron sarebbe stato accolto con giubilo e pacche sulle spalle dagli alleati europei. Così invece il rancore si sposta sugli elettori anziani (in realtà coloro che hanno avuto tempo e strumenti per valutare pro e contro dell’adesione all’Europa in questi 40 anni, e quindi perfettamente in grado di dire la loro come tutti gli altri) o sull’ignoranza del corpo elettorale, segno ulteriore di una penosa e pericolosa deriva elitaria. Non sono stati gli elettori a chiedere il referendum, non sono loro a doverne rendere conto. E poi, a chi? E come mai inglesi e scozzesi si sono così divisi nella scelta? Gli inglesi sono vecchi e ignoranti e gli scozzesi giovani e colti? C’è un limite anche alle fesserie del giorno dopo..

brexit mentana

3 Non ho la minima idea di come avrei votato se fossi un suddito del Regno Unito. Non è questo il problema: il problema è il rispetto della democrazia in ogni sua manifestazione. Non ha senso ricordare che una volta si preferì Barabba a Gesù e un’altra il partito di Hitler vinse libere elezioni: è appunto per questo che Winston Churchill, un signore che gli effetti di quel voto ai nazisti li dovette fronteggiare più di ogni altro, amava dire che la democrazia è il peggiore dei sistemi, a parte tutti gli altri. Esisteranno sicuramente governanti migliori di altri, e opzioni preferibili rispetto alle alternative. Ma la storia umana non ha trovato forme di scelta e di rappresentanza migliori di quelle determinate dalla scelta elettorale. Il cittadino paga le tasse e rispetta le leggi, e lungo la storia la sua spinta ha contrapposto all’assolutismo le istituzioni liberali, peraltro proprio a partire da Londra.

4 Sappiamo tutti che il mondo non è un’enorme Svizzera, e non si possono dirimere tutte le vertenze e prendere tutte le decisioni con l’ombra incombente dei referendum (e del resto non è così neanche nella Confederazione Elvetica e nei suoi cantoni). Non hanno senso le lezioni su questo. Sulle tasse e sulla guerra non si può decidere a colpi di referendum. Ma la campana che suona per noi dal voto britannico è proprio questa: l’unica alternativa alla retorica della “parola al popolo” sempre e comunque è una vera democrazia rappresentativa. Comporta un parlamento fatto di eletti e non di nominati, i quali siano stati scelti direttamente da ambiti territoriali e non iniziatici, insomma da collegi elettorali e non da voti di partito. I sindaci in questo sono un esempio, eletti direttamente e investiti del potere di rappresentanza. Non sto dicendo un’ovvietà: sto dicendo che la riforma costituzionale ha bisogno di chiarezza sull’investitura dei nuovi senatori, e l’Italicum deve sostituire la pletora di nominati con deputati realmente eletti.Questa sì sarebbe una risposta seria della politica italiana a quel che è successo in Gran Bretagna e (soprattutto) dintorni

La Brexit segna la fine dell’era della globalizzazione

Per decenni, i leader finanziari e politici hanno predicato l’inevitabilità della globalizzazione, promettendo alle nazioni che sacrificando parte della propria sovranità e facendo cadere le barriere nazionali avrebbero beneficiato di ricompense ben maggiori attraverso l’integrazione economica e la cooperazione.

E questo si è rivelato essere in gran parte vero.

Ma il voto a sorpresa della Gran Bretagna che lascia l’Unione europea segna una nuova era dopo quella della globalizzazione post seconda guerra mondiale.
Il voto è stato forse, fino ad oggi, il più grande referendum pubblico sulla globalizzazione.

Ora la Gran Bretagna e le altre democrazie occidentali potrebbero trovarsi di fronte a crescenti pressioni per mettere un freno all’apertura commerciale e alle politiche sull’immigrazione che sono stati i tratti distintivi della crescita mondiale.

L’era della globalizzazione è sicuramente finita“, ha dichiarato Fredrik Erixon, direttore del Centro europeo per la Politica Economica Internazionale, un think tank indipendente, con sede a Bruxelles.

Pochi stanno prevedendo uno scenario in cui le principali frontiere sono chiuse e il protezionismo governa la quotidianità. Tuttavia i sentimenti sottolineati dalla ribellione del popolo britannico sono ampiamente condivisi da molta altra gente nell’UE e negli Stati Uniti. I politici e gli investitori sono particolarmente preoccupati che la mossa della Gran Bretagna farà da catalizzatore per altri movimenti secessionisti nell’UE, che potrebbero modificare sostanzialmente la struttura politica ed economica che è in vigore da decenni.

“Con un colpo solo, l’ordine del mondo è stato capovolto in una notte, e dove il caos si ferma nessuno lo sa”, ha detto Chris Rupkey, capo economista finanziario per Mitsubishi UFG Financial Group.

La reazione nasce dalla crescente consapevolezza che i maggiori vincitori della globalizzazione sono stati le multinazionali, le famiglie benestanti, operai specializzati e istruiti e quelli con un facile accesso al capitale. Le famiglie più anziane della classe operaia in molte nazioni occidentali hanno invece fatto i conti con salari stagnanti, la perdita del posto di lavoro e un debito sconcertante. La disuguaglianza del reddito è peggiorata in molti degli stessi paesi che hanno abbracciato la globalizzazione.

Allo stesso tempo, le forze che una volta hanno azionato la globalizzazione – tecnologie avanzate, riduzione delle barriere e l’ascesa della Cina e di altre economie in via di sviluppo – sono diminuite.  Il commercio mondiale e la crescita economica sono anche rallentate negli ultimi anni.

Con il cosiddetto voto Brexit, l’Unione Europea, a sua volta probabilmente l’esperimento più ambizioso di globalizzazione dopo la seconda guerra mondiale, appare a rischio disfacimento.

La Brexit segna la fine dell'era della globalizzazione

“Nel dopoguerra, con l’ombra delle guerre mondiali e dell’URSS che non è più l’Europa, i paesi sono sempre più pronti a tornare al nazionalismo“, ha detto un diplomatico europeo ai giornalisti a Washington, parlando in forma anonima.
Negli Stati Uniti, la marea antiglobalizzazione ha portato all’opposizione pubblica a offerte commerciali radicali, come ad esempio l’accordo di libero scambio nordamericano e la proposta del patto commerciale delle 12 nazioni conosciuto come la Trans-Pacific Partnership.

Al centro della campagna “Leave” in Gran Bretagna c’è stato il desiderio di limitare l’immigrazione e recuperare la piena sovranità in Parlamento.

“Entrambi questi temi sono incompatibili con un mondo che è sempre più globalizzato”, ha detto Erixon, il direttore del think tank. Egli ha aggiunto che “la dipartita della Gran Bretagna renderà l’Unione europea sempre più ripiegata su se stessa, più difensiva sulla globalizzazione”
L’Unione europea è nata dalle ceneri delle due guerre mondiali che avevano diviso il continente, e il mercato unico e l’unione politica erano cresciuti intorno a 28 membri, leader europei che hanno visto nella maggiore integrazione economica e sociale un modo per competere in un mondo sempre più in orbita attorno agli Stati Uniti e alla Cina, le due più grandi economie.

Ma i sentimenti anti-europei si sono acuiti a seguito della incapacità dell’Ue di rispondere in modo efficace alla crisi globale e alla crisi della zona euro, così come sulla gestione della pesante ondata migratoria dall’Europa orientale e, più recentemente, dal Medio Oriente.

C’è di più la ripresa economica ha lasciato fuori grandi segmenti della popolazione in Gran Bretagna e in altri paesi dell’UE. E questi sono diventati sempre più frustrati e l’hanno vista come una mancanza dei governi che non hanno agito in direzione dei loro bisogni.

“La parte davvero, davvero sorprendente del referendum Brexit e della ribellione contro la globalizzazione è che è sostenuta da un gruppo di “baby boomers” che hanno beneficiato enormemente delle società aperte”, ha detto Erixon. “Ora si stanno ribellando contro la loro stessa storia economica.”

In Europa e negli Stati Uniti, le proteste sono state particolarmente forti da parte dei cittadini più anziani e meno istruiti che hanno risentito della perdita del lavoro o della stagnazione del reddito. La maggior parte dei loro mezzi di sostentamento sono stati tagliati dall’automazione e dalla manodopera straniera a prezzi più bassi- due caratteristiche importanti della globalizzazione – così come le multinazionali e gli individui ricchi sono diventati sempre più ricchi.
“Questo voto [in Gran Bretagna] è stato mobilitato intorno a questioni di nazionalismo definito in termini etnici”, ha detto Robert Shapiro, presidente della società di consulenza Sonecon ed ex consigliere economico del presidente Clinton. “È sorprendente che uno dei paesi più sofisticati sia caduto per questo,” ha detto. “Questo ci dice molto sul fallimento sostanziale dell’UE.”
Il respingimento della globalizzazione pone anche una nuova domanda: Qual è l’alternativa? Finora, c’è molto di più accordo sui problemi che la globalizzazione ha creato rispetto a qualsiasi soluzione o risposta.

Il dolore economico diretto e immediato si farà sentire più duramente in Gran Bretagna. L’economia della nazione aveva superato la maggior parte degli altri paesi in Europa occidentale negli ultimi anni, ma nei prossimi mesi potrebbe arrivare la recessione.
Il mondo ha sempre considerato Londra come capitale finanziaria d’Europa, anche per la cultura cosmopolita e per il libero flusso dei lavoratori. Ora tutto questo potrebbe finire e Londra potrebbe diventare vittima della reazione alla globalizzazione.

“È chiaro che c’è un sacco di insoddisfazione là fuori”, ha detto Clyde Prestowitz, presidente dell’Istituto sulla strategia economica ed ex negoziatore per il commercio nell’amministrazione Reagan. “Quello che è stato ignorato(dalle elitè politiche ed economiche, ndr)”, ha detto, “è che per gran parte della popolazione, la globalizzazione non è stata una grande cosa.”

dal Los Angeles Times

Ue: è arrivata l’ora dell’esame di coscienza

Per l’Unione europea è arrivata l’ora di un bell’esame di coscienza. Una riflessione seria su quanto accaduto ieri. Inevitabile.

Se i cittadini britannici abbandonano la casa europea è perché lì dentro c’è aria viziata.

C’è più di un motivo che li spinge ad andarsene, a non rimanere, a scegliere la via d’uscita.

Ma poi quale è l’idea di Europa che hanno le istituzioni europee? Quale è lo spirito europeo tanto sbandierato? Perché bisognerebbe sentirsi a casa in Europa? Per le politiche di austerità, dei costi e sacrifici, dell’immigrazione, per i ricatti delle banche? Per rispettare delle regole che credi siano sbagliate?

L’Unione Europea ha sonoramente fallito ieri.

E poi c’è da dire che gli elettori più anziani non hanno deciso sul futuro dei più giovani. Sono stati i più colpiti dalla crisi che hanno scelto Brexit, quelli che hanno subito le ripercussioni negative delle politiche europee: la maggior parte dell’elettorato maturo che vive nel malessere ha spinto per il “leave”. Probabilmente volevano semplicemente votare contro i poteri forti, senza niente da perdere se si è esasperati. È un voto contro i potenti.

Il popolo sovrano ha puntato il dito contro i responsabili: le istituzioni europee.

Per loro è arrivato il momento di cambiare e ricucire lo strappo. Se questo non avverrà altre nazioni si chiameranno fuori.

hellone

Musica tra i ghiacci: Ludovico Einaudi per la difesa dell’Artico (video)

Sono immagini spettacolari quelle che arrivano dal Polo Nord: Ludovico Einaudi, musicista e compositore di fama mondiale, ha eseguito al pianoforte l’inedito “Elegy for the Arctic”, in una performance suggestiva al largo del ghiacciaio Wahlenbergbreen, sulle Isole Svalbard (Norvegia), per la difesa dell’Artico.

Einaudi ha raggiunto il ghiacciaio a bordo della nave “Arctic Sunrise” di Greenpeace unendosi all’appello firmato da quasi 8 milioni di persone per chiedere alla comunità internazionale di sottoscrivere al più presto un accordo che protegga l’Artico dallo sfruttamento e dai cambiamenti climatici.

“L’artico non è un deserto ma un luogo pieno di vita – ha commentato Einaudi – Ho potuto vedere con i miei occhi la purezza e la fragilità di quest’area meravigliosa. E interpretare una mia composizione ispirata alla bellezza dell’Artico e alle minacce che subisce a causa del riscaldamento globale. Dobbiamo comprendere l’importanza dell’Artico per proteggerlo prima che sia troppo tardi”.

Musica tra i ghiacci: Ludovico Enaudi per la difesa dell'Artico (video)

L’incredibile “concerto” si è tenuto proprio alla vigilia di un’importante riunione dell’Ospar, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Atlantico nordorientale, che proprio in questi giorni potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati nelle acque internazionali del Mar Glaciale Artico, al momento il mare meno protetto del mondo.

Si tratterebbe di un’area con un’estensione pari a quella della Gran Bretagna. Sebbene la decisione sia sostenuta dal parere del comitato scientifico dell’Ospar, che ha riconosciuto l’elevato valore ecologico di questa regione e il grave processo di disgelo causato dai cambiamenti climatici, la pressione dei governi di Norvegia, Danimarca e Islanda, che stanno cercando di ostacolare il processo di approvazione, rischia di far saltare l’accordo. Quel che accade nell’Artico non resta nell’Artico: il surriscaldamento di questo ecosistema unico e prezioso può avere gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre!

Unisciti a Greenpeace per far sentire la tua voce: salviamo l’Artico!

da Greenpeace

10 regole per un matrimonio felice: una guida alle buone maniere per la felicità domestica

La prima regola è non dare mai nulla per scontato e dire sempre “per favore” e “grazie”, spesso “mi dispiace” e “scusa”.

Lo scrittore inglese Gyles Brandreth dispensa una serie di spiritosi suggerimenti per aiutarti a navigare nelle acque increspate della vita. Una guida alla buone maniere per assicurare la felicità domestica.

Ovunque ti trovi, le buone maniere sono importanti. E contano di più a casa.
Gyles prende spunto da un libro di Barbara Cartland che diceva: “A meno che la donna non sia malata, dovrebbe alzarsi e preparare la colazione del marito prima di andare a lavorare la mattina. È di cattivo gusto farlo in bigodini, senza rossetto, in una squallida vestaglia e pantofole. Un uomo dall’altro canto dovrebbe dire “Grazie, cara” e non leggere il giornale se sua moglie è seduta di fronte a lui”.

Gyles da quel giorno porta la colazione a letto alla moglie quasi tutti i giorni dell’anno. Ha scoperto che per una vita felice, è necessario avere una moglie felice.

Nel matrimonio le due parti sono veramente partner se condividono ogni responsabilità e compiti domestici, fanno a turno per cucinare, sparecchiare, per pulire, scegliere cosa guardare in tv.

Nonostante la curiosa ossessione di far indossare sempre il rossetto, l’essenza delle regole di Barbara Cartland per le buone maniere all’interno del matrimonio sono ancora valide e non c’è nulla di male ad attaccare questa lista sul frigo:

1. Non dare niente per scontato. Dì sempre ”per favore’’ e “grazie”, e se sei uomo dille “mi dispiace” con la frequenza necessaria. (Più spesso di quanto pensi.)

2. Fai all’altro quello che vuoi sia fatto a te e sii un buon esempio per i bambini.

3. Tieniti sempre pulito. La freschezza personale è parte fondamentale di un buon matrimonio.

4. Non mettere a soqquadro il bagno. (Sì, ragazze, sapete di cosa sto parlando.)

5. Non prenderti tutte le coperte.

6. Ricordati gli anniversari.

7. Non russare. E se lo fai, bevi o mangia di meno per migliorare la situazione.

8. Evita quelle abitudini e manierismi che infastidiscono il partner.

9. Non ti incazzare alla prima scintilla. Ricordati di dare sempre un bacio prima di coricarti.

10. Sii affettuoso. Ricordati di parlare, tanto. Dai sempre il buongiorno al mattino, la buona notte la sera.

dal Daily Mail10 regole per un matrimonio felice

Questo video ti lascerà senza parole e ti aprirà la mente

Dovremmo mostrare a tutti questo video, condividerlo e sperare che si colga il messaggio.

In un mondo che amplifica le divisioni, che ci mette l’uno contro l’altro, è facile pensare che le cose che ci dividono siano maggiori di quelle che ci uniscono. E invece…

È ora di aprire le nostre menti e cercare, ognuno nel proprio piccolo, di fare di questo mondo un posto migliore!

 

Addio detersivi! Molto meglio i rimedi della nonna

Attenzione: c’è un nemico che si aggira nelle case. E non sono i ladri. È qualcosa che, da un po’ di tempo, sta a cuore anche a Floris a Dimartedì, tant’è che Crozza ne è riuscito a fare una divertentissima parodia.

Il male è sempre in agguato. E non è l’Isis. È lo sporco, sono i tanto temuti batteri. Certo,  a sentire gli esperti dovresti prendere i dovuti accorgimenti per ogni cosa che tocchi, prendi, usi in casa. Spugnette, taglieri, spazzolini.

I batteri sono ovunque. E anche la nostra ossessione.

Tuttavia, a volte, il problema può essere risolto facilmente, grazie ad alcune soluzioni naturali e senza ricorrere a invenzioni chimiche e dannose per la nostra salute e per l’ambiente che ci circonda.

Avere la casa pulita con il minimo sforzo è il sogno di tutti: basta utilizzare questi suggerimenti utili.

Se sei a corto di stracci, basta inumidire un calzino spaiato in una soluzione detergente. Per togliere strisce e macchie va bene anche lo smacchiatore per le unghie, perfetto anche per pulire il bianco delle scarpe da tennis. Il latte si usa per togliere l’inchiostro, le macchie di caffè se ne vanno con il bicarbonato, quelle di vino rosso con il vino bianco, le macchie di erba si rimuovono con aceto, quelle di olio con del gessetto bianco.

Per sbloccare i canali di scolo basta utilizzare acqua bollente, aggiungendo poi una tazza di bicarbonato di sodio e successivamente l’aceto e una tazza di acqua calda. Una volta che il mix produce le sue bollicine fare scorrere l’acqua del rubinetto calda nello scarico dai 30 secondi ad un minuto e oplà:  i vostri canali di scolo saranno di nuovo liberi.

Oppure il limone e il sale per pulire un tagliere in meno di un minuto. Per far brillare la lavastoviglie serve mezzo bicchiere di collutorio.Per le finestre, pavimenti e vetri agrumi e aceto. Sbucciare la frutta e mettere la buccia in un barattolo, ricoprire con aceto e lasciare riposare per due settimane. Togliere le bucce e diluire con aceto e acqua. Addio detersivi! Molto meglio i rimedi della nonna

Invece di grattare la sporcizia dal piano cottura prendete i bruciatori dei fornelli e metteteli a mollo in ammoniaca dentro una busta sigillata, per una notte intera. La mattina grattateli appena con una spugna e torneranno come nuovi. Per raggiungere angoli e fessure nascoste, munitevi di un vecchio spazzolino da denti per raggiungere le zone impossibili. Immergetelo in una soluzione composta da olio vegetale e due parti di bicarbonato di sodio, la pulizia sarà garantita.

Per scrostare il soffione della doccia immergetelo in una busta con aceto bianco e limone, sigillatelo con una fascetta per capelli e lasciatelo a mollo per una notte.

Non è più semplice?

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by Daily Mail 

Il nostro incubo: le calorie! C’è chi ha pensato di rifare i loghi degli alimenti per sbatterci in faccia la cruda realtà!

E se i prodotti alimentari mettessero in bella mostra le calorie che contengono?

Oddio, aiuto, si salvi chi può.

Un incubo per chi preferisce non sapere, ma vuole solo mangiare ignorando le conseguenze.

Esiste un account su Instagram chiamato Calorie Brands che ha deciso di riprogettare graficamente i prodotti alimentari più famosi per mostrare l’esatta quantità di calorie che contengono. Secondo Calorie Brands, “così dovrebbero apparire i loghi delle grandi marche in vista dell’estate per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi sulla forma fisica”.

Il limite medio di calorie per un adulto dovrebbe essere intorno alle 1940 al giorno per le donne e 2.550 per gli uomini.

Onestamente acquistereste questi prodotti se avessero queste etichette?

Il nostro incubo: le calorie! C'è chi ha pensato di rifare i loghi degli alimenti per sbatterci in faccia la cruda realtà!

Il nostro incubo: le calorie! C'è chi ha pensato di rifare i loghi degli alimenti per sbatterci in faccia la cruda realtà!

“Se il Pd perde saltano le Olimpiadi”. Ma le Olimpiadi servono davvero a Roma?

Con tutti i problemi che gravano su una città complessa come Roma, possono essere le Olimpiadi l’ago della bilancia?

“Se il Pd perde a Roma ho l’impressione che saltino le Olimpiadi del 2024”, ha detto Matteo Renzi ad Otto e mezzo dalla Gruber, ribadendo che non si dimetterebbe se le elezioni amministrative dovessero andare a male (a Roma e Torino si intende).

Signori miei, tanto esprimersi a modo suo, detto così non sembra un po’ un ricatto? Se tu mi voti, se voti il Pd, ti do le Olimpiadi. Se non lo voti, niente Olimpiadi perché il M5S le considera uno spreco. C’è, insomma, un po’ di pressione da parte sua.

Ma le Olimpiadi servono davvero a Roma?

Come reagiranno le casse comunali della città sui cui pesa un debito da 14 miliardi di euro? Roma potrà permettersi di fare un passo così oneroso?
Il sindaco di Stoccolma, e parliamo della Svezia, a suo tempo rinunciò a candidare la capitale svedese alle olimpiadi invernali del 2022 per via della delicata situazione economica. Cracovia a sua volta la ritirò dopo un referendum nella città polacca che ha visto affermare i no con il 70%.

Oh, belle le Olimpiadi a Roma, sicuramente. Tuttavia è esagerato cavalcare solo questa questione come se fosse la priorità di una città bistrattata che invece deve fare i conti quotidianamente con i suoi guai, le buche, il degrado, il traffico, il caos metro ecc.

Una città che aspetta ancora di rialzarsi in piedi. Che aspetta ancora cose ordinarie. Poi per lo straordinario, per le Olimpiadi c’è sempre tempo.

“Se il Pd perde saltano le Olimpiadi”. Ma le Olimpiadi servono davvero a Roma?

Sulla questione è intervenuto sul Corriere della sera Vezio De Lucia, uno dei massimi urbanisti italiani, già consigliere regionale del Lazio negli anni ‘90, che guida il fronte del no alla candidatura della Capitale ai Giochi del 2024. “Le Olimpiadi? Non ci sono le condizioni per organizzarle a Roma. Da dove partiamo? Dalle Olimpiadi del ’60?  Non furono un «motore» dello sviluppo di Roma? Ma no furono un disastro…  Non ci sono le condizioni, in questo clima di sfascio generale e di situazione finanziaria precaria”.

Queste suore vogliono curare il mondo con la marijuana (video)

“Le sorelle della valle” sono devote ad una particolare pianta.  Sono vestite da suore, tuttavia negano di avere qualsiasi legame con il cattolicesimo.

Professano in realtà un solo culto: la coltivazione di una pianta che solitamente non è associata alla religione cristiana, la marijuana.

La missione delle sorelle californiane Kate e Darcy è quello di promuovere rimedi per curare ed alleviare varie malattie.

La loro abbazia è una fattoria nella contea di Merced, nella California centrale. Qui crescono e raccolgono la canapa.

L’attività, lanciata lo scorso anno, gli rende 1.000 dollari al giorno attraverso le vendite on line in giro per il mondo.

Le sorelle preparano i loro medicinali durante i cicli lunari, secondo l’antica saggezza.

L’unguento, costa tra i 10 e i 95 dollari, cura l’artrite e i dolori muscolari, allevia altri tipi di dolore, come il mal di denti e le emicranie, e aiuta a superare problemi di sonno.

Anche se garantiscono che i loro prodotti contengono solo lo 0,3% di tetraidrocannabinolo, il principale componente psicoattivo della marijuana, l’ azienda è sotto pressione da parte delle autorità locali.

 

Alcune suore vogliono curare il mondo con la marijuana

Alcune suore vogliono curare il mondo con la marijuana

Alcune suore vogliono curare il mondo con la marijuana

Alcune suore vogliono curare il mondo con la marijuana

Alcune suore vogliono curare il mondo con la marijuana

Alcune suore vogliono curare il mondo con la marijuana

Alcune suore vogliono curare il mondo con la marijuana

Qui di seguito pubblichiamo il video di Rt che illustra l’attività delle sorelle.

La prima cura contro il cancro? Ridurre i grassi in eccesso

È la migliore pillola per il trattamento del cancro, è gratuita e non ha effetti collaterali.

Secondo un team di ricercatori statunitensi, i malati di cancro devono necessariamente perdere peso per ridurre il rischio di morte. Anche piccole quantità di perdita di peso corporeo insieme all’esercizio fisico moderato possono migliorare le probabilità di sopravvivenza di oltre il 20%.

Gli studiosi si sono concentrati sugli effetti della dieta sul cancro al seno, affermando che l”eccesso di grasso favorisce la circolazione di ormoni estrogeni, insulina e leptina, che facilitano la crescita del tumore. Il team di Harvard ha annunciato nei giorni scorsi la ricerca con cui dimostrerà che la perdita del 10% del peso aumenta le possibilità di sopravvivenza su un periodo di cinque anni del 20%.

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Su 100 donne, solo 19 non riuscirebbero a sconfiggere la malattia.

La ricerca  che segue ad altre che avevano già in precedenza sottolineato i benefici della perdita di peso, potrebbe far sì che una dieta a basso contenuto calorico associata ad una camminata veloce possano essere regolarmente prescritte come trattamento in tutte le forme di cancro, insieme all’eventuale intervento chirurgico e alla chemioterapia.

I risultati sono molto attesi dagli esperti di cancro di tutto il mondo, in quanto potrebbero indurre una profonda revisione delle linee guida sul trattamento di tutti tipi di tumori.

Il team ha registrato risultati simili anche per le donne affette da tumore ovarico che hanno fatto 30 minuti di camminata veloce al giorno o altre forme di esercizio fisico moderato.
Altri studi invece hanno anche dimostrato i benefici della perdita di peso sugli uomini con cancro alla prostata.

by Daily Mail