Body’s Contaminations, la mostra fotografica di Alessandro Risuleo

Giovedì 9 Marzo Alessandro Risuleo inaugura la sua ultima serie fotografica Body’s Contaminations, nel nuovo spazio espositivo NUMEN gallery, nel cuore della Capitale, a pochi passi dal Colosseo.

Al centro della ricerca dell’artista il concetto di “contaminazione”: tra differenti tipi di arte, linguaggi, forme. Nelle fotografie in mostra, il corpo viene “contaminato” da altri corpi o frammenti cromatici: materia esplosa che porta sulla pelle tracce inquinanti. Ritratto nella sua perfezione estetica di forma e proporzioni, ne vengono esaltate solo alcune parti, fatte emergere dallo sfondo scuro specchiante attraverso delle pennellate materiche composte di vernice e farina e distribuite in modo da valorizzarne la posa.

Body’s Contaminations, la mostra fotografica di Alessandro Risuleo

Scrive Simona Cresci nel suo testo critico: “Liberando il corpo dalla sua rappresentazione statica, ecco che la fotografia diviene il supporto pensato non più come pura riproduzione della realtà, ma come sua estensione, fisica e virtuale. Infatti Risuleo isola il corpo da un contesto più narrativo in cui, le sue parti, si presentano in una sospensione dell’immagine tra presenza e assenza. Le sue fotografie, osservate nel loro insieme, si mostrano come delle storie a sequenza volutamente sospese, frammentarie e in bilico”.

L’artista va oltre l’immagine bidimensionale, trasmettendola in una realtà virtuale, rende possibile ogni espansione nell’immaginario del fruitore grazie a un’applicazione di realtà aumentata: ARTScan, da utilizzare con il proprio smartphone, che lui stesso ha progettato, realizzato e che descrive: “le immagini che compongono il progetto, se inquadrate tramite un dispositivo, prendono vita e diventano parte di un’animazione che racconta qualcosa in più rispetto a quello che si può vedere a occhio nudo”.

__________________________________________________________________________

 

Nato a Roma nel 1971, Alessandro Risuleo si è subito appassionato ai sistemi di comunicazione visiva. Dopo oltre vent’anni di esperienza come art director e pubblicitario, sviluppata attraverso il lavoro della sua agenzia Visual Creative Studio, ha trovato nella fotografia un mezzo di espressione artistica che gli permette di esprimere liberamente la sua creatività. Le sue fotografie si muovono tra l’astratto, il pittorico e l’iperrealismo. Una tecnica fotografica portata al massimo delle potenzialità espressive, tra uso della luce e delle ombre, padronanza delle tecniche digitali e apertura alle nuove tecnologie. I suoi progetti sono stati esposti all’interno delle edizioni 2015 e 2016 del MIA Photo Fair a Milano. Prima ha esposto in diversi contesti sia internazionali (come la 16° edizione del Lishui International Photographic Art Exhibition in Cina nel 2015 e prossimamente al Queens Museum di New York) sia nazionali (come la Biennale 2015 della Fotografia a Trezzo sull’Adda curata da Vittorio Sgarbi o l’edizione 2014 di Roma PhotoFestival) ottenendo diversi riconoscimenti, tra i più recenti il Bronzo nella categoria Fine Art Nude del One Eyeland 2015, la menzione d’onore nella categoria Fine Art – Nudes dell’ND Awards 2015 o il terzo posto, sempre nella Fine Art-Nudes Category, del MIFA Moscow International Foto Awards nel 2015 e il primo posto assoluto nel 1X PHOTO AWARD 2014, premio assegnato dal giudice fotografo internazionale Steve McCurry.

 

Vademecum:

Titolo: Body’s Contaminations

Artista: Alessandro Risuleo

Luogo: NUMEN gallery, via Capo d’Africa, 9 – Roma

Inaugurazione: giovedì 9 marzo 2017 dalle ore 19.00, ingresso libero

Durata mostra: dal 9 marzo al 12 aprile 2017

Orari: tutti i giorni dalle 7:30 alle 22:00

Sito internet: http://www.alessandrorisuleo.com/it/

Ufficio Stampa: Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661; email: chinapressoffice@gmail.com

Dopo 17 anni Nokia rilancia lo storico 3310, il telefono più amato del mondo

Nel 2000 Nokia lanciò il 3310, un cellulare che rivoluzionò l’intero settore della telefonia mobile. E ora, 17 anni dopo, decide di rilanciarlo!

Secondo le indiscrezioni diffuse da Evan Blass di VentureBeat avrà un costo di  59 euro e verrà presentato tra i nuovi smartphone Nokia nel corso del 26° Mobile World Congress di febbraio.

Il leggendario telefono, tra i preferiti dagli utenti, è diventato anche un divertente meme  per via della sua robustezza e della durata della batteria, apparentemente senza fine.
Resta da vedere se sarà esattamente lo stesso telefono o ci saranno nuove funzionalità.

nokia-3310-relaunch-1

Dopo 17 anni Nokia rilancia lo storico 331004132f590ad7c91c0f3fd2602356ec756d88d59941c80f9efa92b7cd26d7210cb2fMeme7BatteryBackup

La lettera di Michele, giovane precario suicida: “Questa generazione si vendica del furto della felicità”

Qui di seguito pubblichiamo la lettera di Michele, giovane friulano morto suicida nei giorni scorsi. Una lettera d’addio in cui spiega le ragioni del suo gesto con estrema lucidità e dignità. La pubblichiamo così com’è senza commenti e soprattutto senza giudicare, nel massimo rispetto della sua persona. 

 

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte. Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.

Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.

L’uomo che ha salvato 669 bambini dall’Olocausto non ha idea di chi siede accanto a lui. Guarda la sua reazione!

Nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale, un giovane agente di borsa britannico, Nicholas Winton, fa qualcosa di veramente incredibile. Rischia la sua vita per salvare 669 bambini, la maggior parte ebrei, dalla Cecoslovacchia durante l’Olocausto, garantendo loro un passaggio sicuro in Gran Bretagna. E poi, come un vero eroe, non ne parla più fino a cinquant’anni più tardi, quando la moglie trova un album nella soffitta della loro casa che conteneva i nomi, immagini e documenti dei bambini che ha salvato.

Sir Nicholas, che è stato nominato cavaliere dalla regina Elisabetta II nel 2003 e che ha ricevuto l’Ordine del Leone Bianco nel 2014 nella Repubblica Ceca, è morto il 1 ° luglio 2015, all’età di 106 anni. soprannominato lo Schindler britannico dalla stampa inglese, è apparso su un programma televisivo dell’Uk chiamato “Così è la vita!” nel 1988. È stato invitato come spettatore, del tutto ignaro che le persone sedute intorno a lui erano in vita solo grazie al suo coraggio e altruismo.

Guarda il video qui sotto per vedere questo momento ad alto tasso di commozione.

Stati Uniti: ma quale democrazia modello?

In questi giorni convulsi, il mondo si preoccupa degli effetti che il signor Trump avrà sul suo paese, e di conseguenza sul mondo. È probabile che il signor Trump non migliorerà molto il futuro del suo paese, ma di certo è già riuscito a migliorare abbastanza il suo passato recente. Abbiamo vissuto un’età dell’oro della democrazia statunitense – però non questa che è appena giunta al termine, ma quella che l’irruzione del signor Trump ha concluso con collera e fragore. È un meccanismo classico. Lo aveva già detto, come quasi tutto, il presidente argentino Juan Perón: “Non è che io sia stato buono, è che chi è venuto dopo mi ha fatto sembrare migliore”.

Adesso, all’improvviso, lo specchio rotto del signor Trump spinge politici, giornalisti, attrici di Hollywood e altri opinionisti stizziti a esprimere la loro nostalgia per quell‘“esempio per il mondo” (lo hanno scritto in diversi) che erano gli Stati Uniti d’America. Sono tanti: parlano della democrazia modello, della società più giusta, del paradigma di libertà e di tutte le altre cose che l’apoteosi del signor Trump sta per rovinare o ha già rovinato.

È strano. In realtà parlano di un paese in cui le disuguaglianze sociali ed economiche sono estreme, dove il famoso 1 per cento più ricco della popolazione possiede più di un terzo di tutte le ricchezze, dove il reddito della metà più povera della popolazione non è cresciuto negli ultimi trent’anni, mentre quelli di quell’1 per cento si sono triplicati. Un paese che ha speso 700 miliardi di euro per salvare le banche che stavano per mandarlo a picco, sprofondando in una crisi per cui in un anno nove milioni di persone hanno perso il loro lavoro.

Parlano di un paese in cui più di sei milioni di persone sono in prigione o in libertà condizionale, dove la proporzione dei neri detenuti è tripla di quella dei neri liberi. Un paese il cui governo progressista e sorridente ha espulso, dal 2009 al 2016, tre milioni di immigrati, mentre dichiarava che li stava aiutando. Un paese che ha guadagnato grandi fortune sfruttando la manodopera a basso costo e maltrattata di altri paesi, e che adesso si lamenta delle conseguenze.

Parlano di un paese che solo l’anno scorso ha sganciato più di 26mila bombe in Siria, in Iraq, in Afghanistan, in Libia e nello Yemen. Un paese che ha ancora un campo di concentramento fuori del suo territorio in cui rinchiude chi vuole. Un paese che molte volte è intervenuto negli affari interni di altri paesi, spesso con estrema violenza.

Parlano di un paese armato, in cui la metà degli uomini possiede armi da fuoco, e in cui ogni anno 12mila persone muoiono colpite da una pallottola. Un paese in cui abbondano le sparatorie di massa, omicidi plurimi dettati dal caso, in cui un uomo armato uccide quante più persone possibile in una scuola, una chiesa, un bar, un centro commerciale: quasi centocinquanta dal 2000.

Un paese in cui due persone su tre sono favorevoli alla pena di morte, e in cui tremila persone aspettano la loro esecuzione.

Parlano di un paese sulle cui banconote è scritto “In God we trust”.

Un paese in cui quattro adulti su dieci credono che un dio abbia creato l’uomo così com’è oggi meno di diecimila anni fa, come dice la Bibbia.

Parlano di un paese che da decenni è guidato da dinastie familiari (padri e figli, marito e moglie) che sarebbero oggetto di burla e di vergogna in qualsiasi repubblichetta del sud del continente.

Un paese in cui i grandi poteri economici assumono legalmente dei maneggioni per fare pressione sui legislatori e ottenere leggi in linea con i loro interessi.

Un paese in cui un multimiliardario misogino e razzista può diventare presidente con il voto dei suoi cittadini.

Parlano di un paese che è anche pieno di gente affascinante, di grandi artisti e scrittori, di università e biblioteche, di innovazioni scientifiche e tecniche, di iniziative generose.

Ma che non è il modello di virtù che adesso dipingono.

Sappiamo che i tempi passati sono sempre migliori. Il fatto è che questa lettura nostalgica della storia ci impedisce di capirla.

È il modo migliore per continuare a pensare al signor Trump come a un meteorite entrato in un’atmosfera pura e delicata, un bubbone inspiegabile: non la conseguenza di un processo, ma un incidente. Così non è possibile trovare una via d’uscita. Se il terremoto Trump servirà a qualcosa, sarà perché molti decideranno che è ora di ripensare le loro vite e la loro società: sarebbe un peccato che si limitassero a piangere per un paradiso che non hanno mai perduto perché non è mai esistito.

(Traduzione di Francesca Rossetti per Internazionale, articolo originale di Martín Caparrós, El País)