“La cura” di Barbara Eforo: al Teatroblue di Roma in scena la quotidianità di una badante

“La cura” è il lavoro teatrale dell’attrice Barbara Eforo che andrà in scena sabato 22 aprile al Teatroblue di via Cola di Rienzo a Roma.

Racconta la vita di una donna migrante che lavora in Italia come badante.

Barbara Eforo spiega così lo spettacolo che porterà in scena: “Incontro una badante. Si racconta a me con una sincerità disarmante. Ascolto tutto. Anche i silenzi e i sospiri. Tutto. I suoi tentativi di parole smozzicate sono la sua musica, le sue note. Nella sua storia ci sono storie di bambine, donne, madri, vecchie. Storie sedute vicino a corpi che invecchiano. Storie di tutti noi, migranti in questo mondo di parole. Impariamo a parlare per tentare di raccontarci. Chissà se poi davvero serve a qualcosa tutto questo. Tutto questo imparare. Tutto questo parlare.”

la cura
È da un incontro un po’ voluto e un po’ casuale (forse volutamente casuale) che prende vita questo lavoro. Le parole e i silenzi della donna sono diventati il testo e il ritmo del racconto di scena. La ricerca linguistica e attoriale è stata costruita sulla difficoltà di esprimersi che si incontra quando si impara a parlare, quando si cerca di parlare in una lingua che non ci appartiene e anche quando invece non si riesce più a parlare.

"La cura", in scena la quotidianità di una badante
È un lavoro che dura 50 minuti. 50 minuti in cui le immagini di una badante e di un’anziana si fondono e confondono. 50 minuti: pochi per raccontare una vita, eterni se ci si guarda negli occhi.

Per info e prenotazioni:
emanuela guaiana 3403974732 / flora farina 3477233054

Evento facebook: La cura

 

Barbara Eforo è attrice di prosa e televisiva. La sua formazione artistica si realizza seguendo i corsi di recitazione del Teatro Stabile di Genova. Si perfeziona alla scuola del Teatro Stabile del Veneto e allo stage di teatralità corporea condotto da Naira Gonzales, attrice dell’Odin Teatret. Lavora sotto la direzione registica di Valerio Binasco, Giuseppe Emiliani e Luca Valentino. Nel 1997 fonda il gruppo di ricerca teatrale Do(ro)versi con il quale sperimenta nuove possibilità di dare vita scenica ai testi futuristi. È voce recitante per gli audiolibri de Il Narratore. Dal 2001 al 2007 è co-protagonista nella trasmissione televisiva L’ Albero Azzurro, programma per i bambini di Rai Due. Parallelamente, lavora come dottore clown nel reparto pediatrico dell’ospedale di Piacenza. Dal 2008 ad oggi porta in scena i suoi spettacoli: “Il Gusto delle Parole“, trilogia di spettacoli di ricerca sul linguaggio del cibo,  “Rose“, nell’ambito del Festival Dannunziano a Gardone, “La cura“, monologo dedicato alla realtà delle badanti, “Animate storie” e “L’AccalappiaCose“, due spettacoli dedicati ai bambini, “PituPitu” con Paolo Mazzocchi. Attualmente è impegnata nello studio dell’uso del monologo seguendo il laboratorio di Chiara Guidi, fondatrice della Societas Raffaello Sanzio e nella preparazione del suo nuovo lavoro: “Namoro”.

Inediti n.4, nove artisti differenti in mostra alla galleria BQB di Roma

Nove artisti differenti fra loro nello stile, nel luogo di provenienza e sotto il profilo generazionale.

INEDITI, all’interno della serie di mostre che la galleria ha prodotto, ha una sua peculiare forma. Nello specifico, l’obbligo da parte degli artisti di presentare opere mai pubblicate e la libertà dell’artista di scegliere l’opera da presentare. Dunque, uno specifico modo di collocarsi all’interno dei linguaggi espressivi, nelle arti visive della nostra contemporaneità. Una ricerca fatta più con lo sguardo di un artista che con quello tradizionale del curatore. Uno sguardo, si spera, in grado di associare il rigore filologico con il coraggio visionario, quanto mai necessario per proporre INEDITI del nostro sentire.

Questa mostra, INEDITI N°4, conferma il respiro internazionale delle mostre precedenti, con il valore aggiunto della presenza al vernissage di tutti gli artisti coinvolti. La forte presenza degli artisti catalani è accompagnata dalla regina della mostra, ovvero la signora Ester Chacon Avila franco/cilena con un passato parigino e mostre in tutto il mondo in prestigiosi musei, una storia fatta di amicizie come Janis Joplin, Calder e tanti della sua epoca giovanile. Il giovane performer Adrian Pino Olivera che sta facendo parlare di sé con i suoi interventi agli Uffizi di Firenze e il Louvre di Parigi, con il suo gruppo di due giovanissime fotografe e videomaker. O artisti come Fabrizio Sacchetti, fotografo, performer, quasi dimenticato in Italia, ma presente da circa dieci anni con le sue installazioni, video e performance, in America, Austria, Svizzera, Germania e non solo. Alcuni come Germano Scurti, sociologo, performer, regista di documentari e noto musicista nel mondo della musica contemporanea, che debutta con un lavoro fotografico di assoluto interesse. Incontriamo inoltre il lavoro di Cesare Marino, autodidatta, con una ricerca personale, fotografo di eventi e operatore video, che prende come punto di partenza la fotografia industriale dei coniugi Becher e della cosiddetta “Scuola di Dusseldorf”. Mia Murgese Mastroianni, artista visiva, privilegia l’uso della macchina fotografica per indagare la realtà attraverso scatti che dal cinema e dal suo passato di pittrice le consentono di creare composizioni poetiche e oniriche. Motiscause, artista italo-catalano, sintetizza nel tratto grafico del disegno tutta la sua multidisciplinarietà e il legame con Bruno Munari. Andrea Orsini, artista poliedrico, quasi un alchimista dell’espressione, antropologo, architetto, che lavora ultimamente sulla relazione tra le idee, le immagini, il suono e il colore. Infine Anton Roca, artista catalano, italiano di adozione, caratterizza il suo lavoro per una stretta interazione tra esperienze vitali e artistiche, si muove tra pensiero e osservazione dai quali emerge una poetica che trascende il fatto estetico per approdare all’etica.
Una mostra collettiva che vuole associare, grazie all’effervescenza degli artisti coinvolti, alla loro presenza e trasversalità, lo spazio non convenzionale della BQB Gallery a un vernissage dalle caratteristiche di un happening. Il contributo testimoniale di Antonio Arévalo, poeta cileno, suggella l’articolazione un po’ visionaria del progetto artistico.

 

Info:

INEDITI N°4

Ester Chacon Avila, Cesare Marino, Motiscause, Mia Murgese Mastroianni, Adrian Pino Olivera, Andrea Orsini, Anton Roca, Fabrizio Sacchetti, Germano Scurti

A cura di BQB, direzione artistica KlaudiodiKarlo

Con un testo di Antonio Arévalo

Inaugurazione: giovedì 20 aprile ore 18,30
Dal 21 aprile al 07 giugno 2017
Orari: da martedì a domenica 12.00-23.00

Baronato Quattro Bellezze Art Gallery

via di Panico 23, Roma
info@baronatoqb.gallery | 06.45548220

Ingresso gratuito

 

Tredici, la serie tv sul bullismo da proiettare nelle scuole

Una serie tv che andrebbe proiettata nelle scuole.  La serie “Tredici” (13 reasons why), trasmessa da Netflix, è la storia di Hannah Baker, una ragazza del liceo, vittima del bullismo. Hannah si toglie la vita e in 13 audiocassette spiega ai suoi amici, ma anche “carnefici”, il perché del folle gesto.

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13 REASONS WHY

La serie è tratta dal romanzo 13 dello scrittore Jay Asher. Uno sguardo autentico sul dolore adolescenziale, con una potenza narrativa tale da poter sensibilizzare tutti, ragazzi ed adulti.

Su Change.org è possibile firmare la petizione per rendere obbligatoria la visione di Tredici nelle scuole.

 

La cassiera chiede alla bimba se vuole una bambola più simile a lei. La risposta di Sophia spiazza tutti

Sophia Benner ha due anni e vive nella Carolina del Sud. Da grande vuole fare il medico. Così, quando insieme alla mamma, Brandi, si è recata in un negozio per acquistare una bambola, ha scelto la bambola dottoressa.
Tuttavia non poteva immaginare la reazione della cassiera alla vista della sua bambola. Prima le ha chiesto se la bambola fosse un regalo per qualche amichetto e poi: “Sei sicura che questa è la bambola che vuoi, tesoro?”.

Il motivo? La bambola scelta da Sophia era nera, un particolare a cui Brandi e Sophia non avevano neanche pensato minimamente fino a quel momento.

La bambina ha risposto sì e allora la cassiera ha continuato dicendo “Ma non ti somiglia. Abbiamo un sacco di altre bambole che sono più simili a te”. La mamma allora si è arrabbiata, ma prima che potesse intervenire Sophia ha dato la migliore risposta possibile.

Il cassiere chiede alla bimba se vuole una bambola più simile a lei. La risposta di Sophia spiazza tutti

“Sì, mi somiglia. Lei è una dottoressa come me. E io sono una bella ragazza e lei è una bella ragazza. Hai visto i suoi bei capelli? E il suo stetoscopio?” Per fortuna la cassiera ha deciso di abbandonare la conversazione rispondendo solamente: ‘Oh, che bello’.

“Questa esperienza – ha detto Brandi – ha appena confermato la mia convinzione che non siamo nati con l’idea che il colore sia importante. La pelle può essere di colori diversi così come i capelli e gli occhi e ogni sfumatura è bellissima”.

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La conversazione completa si trova sulla pagina Instagram di Brandi. Il racconto ha avuto più di 450k like  e 180k condivisioni su Facebook.

Sophia è solo una bambina, ma è chiaramente più intelligente di certi adulti là fuori...

Maggiori informazioni: Instagram | Facebook

 

Nick and I told Sophia that after 1 whole month of going poop on the potty, she could pick out a special prize at Target. She, of course, picked a new doll. The obsession is real. While we were checking out, the cashier asked Sophia if she was going to a birthday party. We both gave her a blank stare. She then pointed to the doll and asked Sophia if she picked her out for a friend. Sophia continued to stare blankly and I let the cashier know that she was a prize for Sophia being fully potty trained. The woman gave me a puzzled look and turned to Sophia and asked, “Are you sure this is the doll you want, honey?” Sophia finally found her voice and said, “Yes, please!” The cashier replied, “But she doesn’t look like you. We have lots of other dolls that look more like you.” I immediately became angry, but before I could say anything, Sophia responded with, “Yes, she does. She’s a doctor like I’m a doctor. And I’m a pretty girl and she’s a pretty girl. See her pretty hair? And see her stethoscope?” Thankfully the cashier decided to drop the issue and just answer, “Oh, that’s nice.” This experience just confirmed my belief that we aren’t born with the idea that color matters. Skin comes in different colors just like hair and eyes and every shade is beautiful. #itswhatsontheinsidethatcounts #allskinisbeautiful #teachlove #teachdiversity #thenextgenerationiswatching

Un post condiviso da Brandi Benner (@leilani324) in data:


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La Nave di Clo, un sito a misura di bambino per un uso consapevole della rete

In che modo pensare alla rete, quando a viverla sono i piccoli utenti?

Una risposta alla domanda c’è. Ed ha provato a darla La Nave di Clo, un portale che ha l’obiettivo di condividere in rete attività digitali e non solo a misura di bambino per favorire il gioco e l’apprendimento.

Un progetto senza scopo di lucro, patrocinato dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’educazione dell’Università degli Studi di Torino.

Il sito vuol essere una “porta verso la rete” dedicata ai più piccoli dove imparare e stimolare fantasia e creatività, in totale sicurezza.

La nave di Clo propone un’interazione stimolante e creativa con tanti personaggi che popolano le pagine del portale, primo fra tutti il topolino Clo che guida i bambini verso un uso consapevole e intuitivo del mezzo interattivo.

A dare vita e linfa al progetto ci sono alcuni co-worker che lavorano ai contenuti e alla comunicazione.

Navediclo.it è un ambiente confortevole disegnato per un pubblico di piccoli utenti di età compresa tra i 5 e gli 11 anni al fine di garantire attività divertenti e al contempo ricche di significati.

La Nave di Clo, un sito a misura di bambino per un uso consapevole della rete

Partendo dalla metafora della rete come un mare da navigare, navediclo.it propone il motto “bambini all’arrembaggio” nell’intento di dare ai più piccoli l’opportunità di conoscere e sperimentare il web da vicino supportati da un team di personaggi fantastici che accompagnano tutte le attività.

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Il sito ha vinto nel 2010 l’eContent Award Italiano nella categoria Education e, nello stesso anno, il World Summit Youth Award – riconoscimento delle Nazioni Unite – nella categoria Education for All. Il sito è stato selezionato perché considerato uno dei migliori esempi di impiego dei new media per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Nel 2011 vince il Premio come Miglior portale italiano per bambini (6-12 anni) indetto da Adiconsum e Save the Children, grazie al quale viene inserito di diritto nella lista dei migliori siti per bambini della Comunità Europea. Nel 2014 La nave di Clo e Silvia Carbotti in qualità di referente, entrano nel Thematic Network POSCON – Positive Online Content and Services for Children in Europe.

Il sito propone attività differenti distinte in diverse categorie: printables e lavoretti, scuola, giochi, fiabe, audiofiabe /videofiabe.

Sito internet: La nave di Clo

Facebook: La nave di Clo

 

DreamEscape: il viaggio onirico di Elena Bellantoni in mostra a Roma

DreamEscape è la mostra di Elena Bellantoni a cura di Saverio Verini, che verrà inaugurata giovedì 20 aprile alla galleria Richter Fine Art.

L’artista torna a Roma, dopo diversi anni, con una personale che accompagna lo spettatore in un viaggio “onirico”, dall’infanzia al presente, e che attraverso paesaggi e visioni ci parla di bellezza, natura e decadenza.

Con DreamEscape Elena Bellantoni si misura con un mezzo a lei caro, la pittura, ma poco impiegato nelle sue mostre; un linguaggio coltivato quasi parallelamente e in maniera “appartata” rispetto, per esempio, al video. Un progetto che fa emergere un lato inedito della produzione dell’autrice, che afferma ancora una volta la volontà di sperimentare e cambiare volto al proprio lavoro, mantenendo tuttavia una forte coerenza concettuale.

Per la serie di opere DreamEscape, da cui la mostra prende il titolo, l’artista espone dei dipinti di giovani donne nigeriane immerse in paesaggi lussureggianti; lo scenario apparentemente idilliaco è “sporcato” da dettagli che rivelano come la presenza delle ragazze in quel contesto sia legata al mercato della prostituzione. Grazia e degrado, innocenza e carnalità entrano nelle composizioni con la stessa forza, testimoniando l’attenzione e la forte spinta dell’artista verso temi politici e sociali.

Come afferma l’artista: «Il processo che ho messo in atto per questa mostra procede come sempre per strati e su vari livelli: quello visivo, personale, relazionale, sociale e politico. Ho lavorato a questa produzione pittorica con lo stesso approccio in cui lavoro ai video o alle mie performance».

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La mostra continua al piano inferiore della galleria con il video The Beauty and the Beast. Anche nel video, il mezzo che forse maggiormente ne contraddistingue il lavoro, Elena Bellantoni ha sempre avuto un approccio “pittorico”, fatto di valori chiaroscurali, di ombre e luci, di immagini ricreate sapientemente. Di nuovo un lavoro sull’infanzia, la violenza e la natura che mostra una bambina mentre si aggira in un grande museo di scienze naturali, osservando animali impagliati e leggendo un estratto de La banalità del male di Hannah Arendt.

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DreamEscape è infine anche un lavoro sull’identità. Il volto delle protagoniste non viene mai restituito, sia le giovani donne rappresentate, che la bambina presente nel video, sono spesso colte di spalle, celate; un lavoro sull’infanzia perduta, in cui l’elemento dell’esotico emerge al contrario: i dipinti infatti non nascono solamente dalla memoria del viaggio in Africa dell’artista ma anche da una serie di bozzetti e fotografie scattate sulla via Laurentina, che da Roma porta verso Anzio o rielaborate dal web. Le prostitute, da sempre corpo-oggetto, come le modelle per i pittori, si trasformano in qualcos’altro: non sono più rappresentate per il loro erotismo, ma in questo caso sono racchiuse nel loro mistero/sogno dando le spalle al mondo, denunciando la loro fragilità.

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La galleria Richter Fine Art, a pochi passi da Castel Sant’Angelo, nasce per volontà di Tommaso Richter, trentenne, collezionista e appassionato d’arte, che ha avviato l’attività ristrutturando l’antica bottega di un fabbro, proprio accanto allo spazio espositivo dedicato all’antiquariato e gestito dalla famiglia: una prosecuzione quasi fisiologica dell’attività, che dall’arte antica arriva ai giorni nostri.

Tommaso Richter definisce fin da subito la direzione della galleria, che intende presentarsi come un “laboratorio” di sperimentazione attorno ai linguaggi della pittura e alle possibilità che il mezzo offre, come testimoniato dalla mostra collettiva Non amo che le rose che non colsi, aperta da ottobre a dicembre 2016 e la prima personale a Roma dell’artista iraniana Zanbagh Lotfi È stato forse ieri terminata il 21 marzo.

_________________________________________________________________________ Elena Bellantoni  (Vibo Valentia, 1975) lavora tra Roma e Berlino. Laureata in Arte Contemporanea, studia anche Parigi e a Londra, dove consegue un MA in Visual Art al WCA University of Arts London.  Approfondisce il teatro-danza e le arti performative: la sua ricerca si incentra sui concetti di identità ed alterità attraverso il linguaggio e l’uso del corpo come strumento di interazione. Tra le ultime personali: 2016, Hale Yella addio/adios, Viamoroni SpazioArte, Bergamo; 2015, Lucciole, Spazio Alviani, Pescara; 2014 Passo a Due, Careof DOCVA, Milano; Dunque siamo.., Fondazione Filiberto Menna, Museo Archelogico di Salerno. Tra le collettive: 2016, Beyond Borders. Transnational Italy, British School at Rome; The Picutre Club, American Academy in Rome; Al-Tiba9 Algiers, Bardo National Museum, Algeria; 2015, Capolavori dalla Collezione Farnesina; Uno sguardo sull’arte italiana dagli anni Cinquanta ad oggi, Museo di Arte Contemporanea di Zagabria, Croazia. Tra le residenze: 2016, Soma Residency, Mexico City, Messico; 2014, Careof Residency Program DOCVA, Milano. Tra i premi: 2009, Movin’up G.A.I., Torino con un progetto a Santiago del Cile; 2012, bando NGBK, progetto In Other Words, realizzato alla Kunstraum Kreuzberg Bethanien di Berlino. Collezioni pubbliche: nel 2014 entra nella Collezione Farnesina, presso il Ministero degli Affari Esteri, Roma.

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Vademecum:

Titolo: DreamEscape

Artista: Elena Bellantoni

A cura di: Saverio Verini

Testi critici di: Antonello Tolve, Saverio Verini, Claudio Zambianchi

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Inaugurazione: giovedì 20 aprile 2017 dalle ore 18.30, ingresso libero

Durata mostra: dal 20 aprile al 26 maggio 2017

Orari: dal 21 aprile al 26 maggio 2017: dalle 13.00 alle 19.30 dal martedì al venerdì e il sabato dalle 09.00 alle 20.00.

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Habitat, le installazioni di Marco Milia nella chiesa di Sant’Agostino a Montalcino

Si chiama Habitat la mostra di Marco Milia che è possibile visitare, fino al 28 aprile, nella sede di OCRA Officina Creativa dell’Abitare a Montalcino.

Si tratta di due grandi installazioni nei chiostri della Chiesa di Sant’Agostino.

Le opere sono caratterizzate dalla ripetizione del modulo circolare: in Come Quando le Api, la pianta esagonale della struttura – formata da diciannove cerchi, tre per lato – dà vita a una cella, elemento base di cui sono costituiti i favi, accorgimento necessario in natura per ottimizzare costruzioni e spazi. Poggiata a terra e attraversabile dallo spettatore – che, entrandovi, si sente parte di quel processo produttivo tipico delle api sociali – ci conduce nel secondo chiostro dove è esposta Nell’essere idrico, già presentata a Fermo nel 2015. Una cascata irregolare di particelle blu scende dalla copertura in vetro: pioggia o vortice, nutrimento o distruzione; acqua. L’installazione, che non ha né centro né un punto di osservazione predefinito, e che si sviluppa caoticamente toccando terra quasi nel mezzo dell’ambiente, bilancia il rigore geometrico della sala antecedente, inondando di riflessi turchesi l’intero volume. L’habitat ideale e lo sviluppo di un futuro sostenibile sono questo: equilibrio tra fenomeni atmosferici e laboriosa attività di progettazione; patto – o ritrovata intesa – tra naturale e artificiale. E non vi è luogo più significativo in cui sottolinearlo: dove l’architettura si studia, e si fa.

Marco Milia, Nell'essere idrico, 2015 Marco Milia, Come quando le api, 2017

Marco Milia riprende il discorso, già sviluppato in precedenza, della radice del simbolo (dell’origine del linguaggio simbolico) da un lato e della ricerca sui quattro elementi dall’altro, sostituendo al quadrato delle sue città invisibili, dell’utopia, della realtà specchiata e duplicata, l’esagono, emblema di edificazione, spinta ascensionale, armonia del regno animale. Reiterando il cerchio traslucido – a significare la vita – e sfruttando il materiale a lui congeniale, il policarbonato, contrappone natura (suolo, aria e precipitazioni) e cultura attraverso una semplificazione formale fatta di accenni e giocata sui contrasti di toni, geometrie o superfici.

Bio
Marco Milia è nato a Roma nel 1976. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma, alla cattedra di scultura. La sua ricerca spazia dall’installazione al disegno, con cui analizza la rappresentazione e percezione dello spazio attraverso interventi site-specific, ed include l’interazione del pubblico, chiamato a fare esperienza dei suoi lavori fisicamente, sensibilmente. Nel 2007 entra a far parte della collezione permanente del Museo degli Argenti presso Palazzo Pitti a Firenze nelle nuove sale espositive dedicate al gioiello d’artista contemporaneo. Vive e lavora a Roma. Tra le principali esposizioni e riconoscimenti: “L’Ottavo giorno”, Sala Ottagonale del Liceo Gentileschi, Carrara, personale a cura di Luciano Massari nell’ambito delle Marble Weeks (2015); Biennale di scultura Piazzola sul Brenta, Villa Contarini, Padova (2015); “Crystal Time” Art Student’s League of New York, Vytlacil Artist in Residence (2014); “In aĕre in aquis”, Museo delle Case Romane del Celio, Roma, personale a cura Takeawaygallery (2013-14); “At what time? Early morning”, Scatolabianca (etc), Milano, personale a cura di Sonia Patrizia Catena; “Artefatto – moto urbis”, Museo Arte Contemporanea Revoltella, Trieste (2012); PremioBasi, Cava di Roselle, (GR), Site specific “Emotional Circles” (2011); “Urban Necessity”, Èstile gallery, Roma, mostra personale con testi di Valentina Bernabei.

Info:

OCRA – Officina Creativa dell’Abitare
Via Boldrini 4, Montalcino (SI)
tel. +39 0577 847065 | www.scuolapermanenteabitare.org
Per apertura: ocra@scuolapermanenteabitare.org
Ingresso gratuito

sito internet: Marco Milia

La magia di un libro o di un film per capire la vita. La scuola della comprensione umana secondo Morin

Rileggere Edgar Morin non può che far bene. A se stessi, alla scuola, all’umanità intera. “La testa ben fatta” è un libro sempre attuale, che custodisce insegnamenti preziosi.

Qui Morin, una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea, invita insegnanti, studenti e cittadini a riflettere sullo stato dei saperi e sulle sfide che caratterizzano la nostra epoca: “la posta in gioco sono i nuovi problemi posti alla convivenza umana da un’interdipendenza planetaria irreversibile fra le economia, le politiche, le religioni, le conoscenze di tutte le società umane”, si legge sulla copertina.

Morin vuole insegnarci a vivere.

Come nel capitolo “La scuola di vita e la comprensione umana” che riportiamo qui di seguito.

Quando si considerano i termini “cultura umanistica”, si deve valutare il termine “cultura” nel suo senso antropologico: una cultura fornisce le conoscenze, i valori, i simboli che orientano e guidano le vite umane. La cultura umanistica è stata, rimane e deve divenire non più per un’élite, ma una preparazione alla vita per tutti.

Letteratura, poesia e cinema devono essere considerati non solamente, né principalmente, come oggetti d’analisi grammaticale, sintattica o semiotica, ma come scuole di vita, e ciò in molteplici sensi’.

Scuole della lingua, che rivela tutta la sua qualità e possibilità attraverso le opere di scrittori e poeti e permette all’adolescente, delle cui ricchezze egli si appropria, di esprimersi pienamente nella sua relazione con gli altri.

Scuole della qualità poetica della vita, e quindi dell’emozione estetica e dello stupore.

Scuole della scoperta di sé, in cui l’adolescente può riconoscere la sua vita soggettiva attraverso quella dei personaggi di romanzi o di film. Può scoprire la rivelazione delle proprie aspirazioni, problemi, verità, non solo in un libro che espone idee, ma anche, e talvolta più profondamente, in un poema o in un romanzo. Alcuni libri costituiscono “esperienze di verità”, dando forma e svelandoci una verità ignorata, nascosta, profonda, informe, che portiamo in noi e che ci procura la doppia estasi della scoperta della nostra verità nella scoperta di una verità esterna a noi, che si accoppia alla nostra verità, la incorpora e diviene la nostra verità. È spesso caratteristico di queste opere, come Una stagione all’inferno, ciò che con parole straordinarie Eraclito dice della Pizia di Delfi: “Non afferma, non nasconde, ma suggerisce”. Com’è bello favorire tali scoperte!

Scuole della complessità umana…perché la conoscenza della complessità umana fa parte della conoscenza della condizione umana e poiché nello stesso tempo questa conoscenza ci inizia a vivere con esseri e situazioni complesse.

La magia di un libro o di un film per capire la vita. La scuola della comprensione umana secondo MorinCome si sa dopo Shakespeare e come ha affermato Geneviève Mathis, “una sola opera letteraria cela un infinito culturale che ingloba scienza, storia, religione, etica….” È il romanzo che estende il regno del dicibile alla complessità infinita della nostra vita soggettiva, che utilizza l’estrema precisione della parola, l’estrema sottigliezza dell’analisi per tradurre la vita dell’anima e del sentimento. È nel romanzo o nel film che si riconoscono i momenti di verità dell’amore, i tormenti delle anime straziate e che si scoprono le instabilità profonde dell’identità, come in Dostoevskij, la molteplicità interiore di una stessa persona, come in Proust, e, come in Papà Goriot o in Guerra e pace, la trasformazione degli esseri messi di fronte al destino sociale o storico, travolti dal torrente degli eventi che possono fare di noi degli eroi, dei martiri, dei vili, dei carnefici. È nel romanzo, nel teatro o nel film che si coglie che Homo sapiens è nello stesso tempo indissolubilmente Homo demens. È nel romanzo, nel film, nel poema che l’esistenza manifesta la sua miseria e la sua tragica grandezza, con il rischio dello scacco, dell’errore, della follia. È nella morte dei nostri eroi che facciamo le nostre prime esperienze della morte. È dunque nella letteratura che l’insegnamento sulla condizione umana può prendere forma vivente e attiva per illuminare ciascuno sulla propria vita. Un adolescente non ha bisogno di letteratura annacquata, cosiddetta per ragazzi; come ha affermato Yves Bonnefoy: “Questi giovani esseri attendono che dei grandi segni carichi di mistero e di gravità si levino di fronte a loro, essi sanno bene che ben presto dovranno affrontare il mistero e la gravità nella vita”.

La magia di un libro o di un film per capire la vita. La scuola della comprensione umana secondo Morin

Qui il filosofo e lo psicologo dovrebbero confermare che ogni individuo, anche il più chiuso nella più banale delle vite, costituisce in se stesso un cosmo.

Scuole della comprensione umana. Nella lettura o nella visione cinematografica, la magia del libro o del film ci fa comprendere ciò che nella vita quotidiana non comprendiamo. Nella vita di tutti i giorni percepiamo gli altri solo in modo esteriore, mentre invece sullo schermo o attraverso le pagine di un libro essi ci appaiono in tutte le loro dimensioni, soggettive e oggettive.

La letteratura è la sola a saper rappresentare e chiarire le situazioni di incomunicabilità, di chiusura in se stessi, di qui pro quo comici o tragici. Il lettore scopre anche le cause dei malintesi e impara a capire gli incompresi”.

Attraverso la letteratura e il cinema possiamo comprendere che non si deve ridurre un essere a una sua minima parte, né alla parte peggiore del suo passato. Allorché nella vita quotidiana ci affrettiamo a qualificare come criminale chi ha commesso un crimine, riducendo tutti gli altri aspetti della sua vita e della sua persona a questo unico tratto, scopriamo nei loro molteplici aspetti i re gangster di Shakespeare e i gangster reali dei film gialli. Possiamo vedere in che modo un criminale può trasformarsi e riscattarsi come Jean Valjean e RaskoInikov. Chi, per strada, prova repulsione verso i vagabondi che incontra, simpatizza di tutto cuore, al cinema, con il vagabondo Charlot. Allorché nella vita di tutti i giorni siamo quasi indifferenti alle miserie fisiche e morali, nella lettura di un romanzo o nella visione di un film proviamo commiserazione, pietà, bontà.

La magia di un libro o di un film per capire la vita. La scuola della comprensione umana secondo Morin

E infine, possiamo imparare le lezioni fondamentali della vita, la compassione per le sofferenze di tutti gli umiliati, e la comprensione autentica.

Letteratura, poesia, cinema, psicologia, filosofia dovrebbero convergere per divenire scuole di comprensione. L’etica della comprensione umana costituisce senza dubbio un’esigenza chiave dei nostri tempi di incomprensione generalizzata: viviamo in un mondo d’incomprensione tra stranieri, ma anche tra membri di una stessa società, di una stessa famiglia, tra partner di coppia, tra genitori e figli. Viene da chiedersi se le chiavi psico-psicoanalitiche, diffuse in modo dogmatico e riduttivo nella nostra cultura (complesso d’inferiorità, edipo, paranoia, schizofrenia, sadomasochismo ecc.), non aggravino l’incomprensione offrendo un’intelligibilità riduttrice.

Spiegare non basta a comprendere, come ha rivelato Dilthey. Spiegare è utilizzare tutti i mezzi obiettivi di conoscenza, ma che sono insufficienti per comprendere l’essere soggettivo. C’è comprensione umana quando sentiamo e concepiamo gli umani come soggetti; essa ci rende aperti alle loro sofferenze e alle loro gioie; ci permette di riconoscere negli altri gli stessi meccanismi egocentrici di autogiustificazione che sono in noi, così come le retroazioni positive (nel senso cibernetico del termine) che fanno degenerare le più piccole dispute in conflitti implacabili. E a partire dalla comprensione che si può lottare contro l’odio e l’esclusione.

Per affrontare le difficoltà della comprensione umana si richiederebbe il ricorso non a insegnamenti separati, ma a una pedagogia congiunta che raggruppi filosofi, psicologi, sociologi, storici, scrittori e ciò si coniugherebbe con un’iniziazione alla lucidità.

A Londra è apparso un seno gigante per supportare l’allattamento in pubblico

Londra è una città sorprendente nel vero senso della parola. L’effetto stupore non mancherà infatti per questa serie di immagini che propongono un seno gonfiabile gigante apparso per le vie della città inglese nei giorni scorsi.
L’agenzia creativa indipendente Mother London spera di aumentare  così la consapevolezza sul tema dell’allattamento al seno.

La tetta gigante è apparsa nel giorno della festa della mamma (il 26 marzo nel Regno Unito) ed è parte della campagna #freethefeed, un movimento che promuove un approccio non giudicante nei riguardi dell’alimentazione attraverso il seno. “È difficile credere che nel 2017, le madri del Regno Unito ancora si sentano osservate e giudicate durante l’allattamento in pubblico”, scrive Mother London nel suo blog. “Questo è il nostro giorno della mamma. Una celebrazione che mette al centro il diritto di ogni donna di decidere come e dove si alimentano i propri figli senza sentirsi in colpa o in imbarazzo riguardo le proprie scelte di genitorialità”.

A Londra è apparso un seno gigante per supportare l'allattamento in pubblico

A Londra è apparso un seno gigante per supportare l'allattamento in pubblico

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