In Islanda le strisce pedonali in 3D per far rallentare gli automobilisti

Nella piccola città islandese di Ísafjörður, dedita alla pesca, sono emerse, letteralmente, dalla strada delle innovative strisce pedonali che faranno la differenza in termini di sicurezza stradale. I nuovi attraversamenti pedonali sono stati verniciati in maniera tale da sembrare dei blocchi di cemento per mezzo di un’abile illusione ottica tridimensionale.

Non solo il design innovativo in 3D offre ai passeggeri la sensazione di camminare per aria, ma anche mette in guardia i conducenti, che alla vista delle strisce “galleggianti” rallenteranno la loro velocità di guida. L’assessore ambientale islandese Ralf Trylla ha chiesto la collocazione delle strisce nella città di Ísafjörður dopo aver visto un progetto simile a Nuova Delhi, in India.

Per maggiori informazioni: Gústi Productions, Vegmálun GÍH

attraversare la strada su strisce 3d

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“C’è una volta”: l’evoluzione del mondo pittorico di Luca Grechi

Mercoledì 18 ottobre inaugura la nuova stagione espositiva della galleria Richter Fine Art, al suo secondo anno di attività, con C’è una volta, la personale di Luca Grechi.

L’artista, classe 1985, che già aveva partecipato alla collettiva d’esordio lo scorso ottobre, propone una selezione di dipinti, disegni e installazioni, un esempio di tutti i generi e i supporti utilizzati da Grechi. Le opere sono tutte in relazione tra loro, tra le loro diverse dimensioni e genere in rapporto allo spazio espositivo, ma mai corrispondenti.

C’è una volta è l’evoluzione del mondo pittorico di Luca Grechi, da dove nasce e cosa fa nascere, come afferma l’artista:« Mi piace pensare che ogni opera “c’è una volta”, quella visione, quel momento, quella vibrazione da dove nasce l’idea dev’essere alimentata costantemente, per far sì che la prossima “volta” possa continuare ad essere colta».

L’esposizione è pensata esattamente come sono pensati i disegni dell’artista, senza indecisioni, ogni lavoro, accuratamente scelto, mostra un lato e un tempo del percorso dell’autore, parla da solo, come una sintesi di tutti i lavori che l’hanno preceduto su quello stesso tema e sulla stessa sfumatura di intendere l’arte. La mostra, come sempre allestita su due piani prevede accanto ad una tela di grande formato al piano di sopra, degli oggetti, dei disegni, e una tela di formato più piccolo nello studio; al piano interrato disegni e lavori in legno.

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La pittura dell’artista grossetano è caratterizzata da una figurazione al tempo stesso precaria e poetica, con i soggetti – per lo più elementi vegetali e paesaggi naturali – colti in uno stato di sospensione tra definizione ed evanescenza, una volontà di incastrare fra gli strati di materia il mondo interiore dell’artista insieme alla realtà esterna.

Il disegno è una purificazione, un lavoro di tabula rasa, di annientamento del mondo alla ricerca di un segno puro e sintetico; mentre le installazioni sono “cose” trovate, lasciate decantare, trasformate e rivisitate, rese vive di nuovo attraverso assemblaggi, colori in contrasto o empatici. L’oggetto, che in alcuni casi rimane se stesso, riflette il passato, il presente e il futuro aprendosi semplicemente alla contemplazione. Le basi cilindriche e totemiche, nelle varianti cromatiche ed emotive, accolgono nella verticalità gli oggetti posati e diventano monadi, specchi viventi dotati di azione interna e in grado di riflettere una presa di coscienza.

Senza titolo, 2017, legno, gesso, pigmento, seme, 163,5 x 20 x 17 cm

Come afferma Isabella Vitale in dialogo con Francesco Angelucci nel testo che accompagna la mostra: « Le opere di Grechi cambiano sotto i nostri sguardi e le forme che esse evocano portano in sé sia i ricordi dell’artista sia del suo fruitore, secondo l’antico concetto di “empatia” o “simpatica simbolica”. […] Ma il titolo “c’è una volta” vuole appunto sottolineare l’imprescindibile legame con il presente, hic et nunc […] L’arte non può aspettare, ma l’artista deve saper aspettare. Ne nasce una sorta di compromesso, un patto tra arte e artista, che si instaura e si rinnova di continuo attraverso un tacito accordo. »

 La galleria Richter Fine Art, nata lo scorso ottobre a Roma per volontà di Tommaso Richter, prosegue anche quest’anno la sua attività laboratoriale e di sperimentazione attorno ai linguaggi della pittura e alle possibilità che il mezzo offre, presentando una proposta artistica internazionale.

 

 

Bio artista
Luca Grechi, nato nel 1985 a Grosseto, vive e lavora a Roma. Dal 2004 al 2008 ha viaggiato tra l’America centrale, il sud America e la Francia. Si stabilisce poi a Roma dove nel 2010 consegue il diploma di laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti.
Tra le mostre personali più recenti: Infinito (Galleria La Linea, 2016, Montalcino); Un sasso sul mare #2 (Sala Santa Rita, 2016, Roma); Sinkhole (Galleria Artothèque de Rome, Roma, 2013).

Tra le mostre collettive più recenti: Forever Never Comes (Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, 2017, Grosseto); Non amo che le rose che non colsi, (Galleria Richter Fine Art, 2016, Roma); Asyndeton, (Castello di Rivara, 2016, Rivara, To); L’Uomo, Il Suono, La Natura (Terravecchia, 2016, Campania); I Materiali della pittura, (Il Frantoio, 2016, Capalbio); Iconologia Onirica, (Galleria La Linea, 2015, Montalcino); The Grass Grows,( Basel, 2014).

Nel 2016 espone al Mac di Lissone in occasione del Premio Lissone.

 

 

Vademecum:

 

Titolo: C’è una volta

Artista: Luca Grechi

Testi: Francesco Angelucci e Isabella Vitale

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Durata mostra: 18 ottobre – 24 novembre

Orari: dal 19 ottobre al 24 novembre 2017: dalle 13.00 alle 19.30 dal martedì al venerdì e il sabato dalle 09.00 alle 20.00.

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

 

Ufficio Stampa: Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661 – chiaracgiuliani@gmail.com

 

 

La seduzione della memoria: a Roma la mostra di Karlos Pérez

Dall’8 al 24 ottobre viene ospitata al Palazzo della Cancelleria (piazza della Cancelleria 1, Roma), appartenente alla Santa Sede, la mostra “Karlos Pérez: la seduzione della memoria”.

L’artista cubano, nato a Camagüey nel 1990, “riesce a recuperare certe preziosità legate a vecchie fotografie per proiettarle nell’oggi sottolineando l’ineguagliabile pregio della memoria”, come scrive Luciano Caprile nel saggio in catalogo e aggiunge: “Egli prende a pretesto quelle icone (ovvero il loro spirito di intrigante reliquia) intervenendo su di esse per recuperarne e per rinnovarne il valore espressivo”. Nella circostanza vengono esposte ventiquattro grandi tele ricavate da simili suggestioni: le figure sembrano lievitare dall’impasto della materia, da una sorta di fioritura di sostanza che evidenzia certe sottolineature pittoriche: si aggiunge così un’ulteriore, palpabile nota narrativa (dovuta anche a una modulata presenza del colore) alla primitiva interpretazione essenzialmente fotografica.

Alle ore 17,30 di sabato 7 ottobre si terrà, su invito, l’inaugurazione nella Sala del Vasari alla presenza dell’artista, di Jorge Quesada Concepción (Ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede) e del curatore Eriberto Bettini. Presenterà l’evento il critico d’arte Luciano Caprile.

La mostra, visitabile tutti i giorni dalle ore 10 alle 12,30 e dalle ore 15,30 alle 18, gode del patrocinio dell’Ambasciata di Cuba presso la Santa Sede e del Pontificio Consiglio della Cultura, si avvale del sostegno di Bettini & Co Gallery, di Mediolanum e di Medica srl.

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Karlos Pérez

  La seduzione della memoria

 

A cura di Eriberto Bettini

Testo critico Luciano Caprile

 

Palazzo della Cancelleria

Piazza della Cancelleria, Roma

 

Inaugurazione sabato 7 ottobre ore 17.30 su invito

8 – 24 ottobre 2017

orario: dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00

ingresso libero

 

L’esposizione gode del patrocinio dell’Ambasciata di Cuba presso la Santa Sede e del Pontificio Consiglio della Cultura

Gli sponsor dell’evento sono: Bettini & Co Gallery

Banca Mediolanum

Medi.ca

La passerella mozzafiato per ammirare la foresta danese

Lo studio di architettura EFFEKT ha progettato una passerella altissima a spirale che si innalzerà sopra una foresta in Danimarca per la felicità di escursionisti e Instagrammers. L’idea è quella di offrire vedute dell’area senza compromettere l’ambiente.

La torre sarà costruita in maniera tale da sembrare avvolgente, superando i 45 metri circa. La costruzione della clessidra sarà realizzata ad un’ora a sud di Copenaghen, a Glisselfeld Kloster, Haslev. Sarà costituita da una rampa interna in legno lunga 600 metri, che raccoglierà i visitatori dalla foresta e li porterà lassù in alto culminando con una vista a 360° del paesaggio collinare, caratteristico della regione.

Le strutture che compongono l’itinerario verso la torre sono state suddivise in due sezioni: l’alta passerella si estenderà tra gli alberi più antichi della foresta, mentre il percorso più basso si muove attraverso le aree più giovani.
Il progetto, unico nel suo genere, dovrebbe essere terminato nel 2018.

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Le faceshearts dell’artista underground Kiddy Citny in mostra a Roma

Prima mostra a Roma per il tedesco Kiddy Citny, che con Die Welt im Arm apre la stagione espositiva della BQB Art Gallery inaugurando il capitolo iniziale della serie di quattro personali in programma fino a giugno 2018.

Pioniere del graffitismo sul Muro di Berlino, musicista e rappresentante della più vitale cultura underground degli ultimi decenni del passato millennio, dal 5 ottobre, giorno dell’opening, fino al 21 novembre, propone in via di Panico 23 una selezione di lavori realizzati nel 2016 e 2017, una produzione inedita che si riallaccia all’immaginario che lo ha reso famoso negli anni ’80.

Kiddy Citny, best friends

Citny ha iniziato a ricoprire, con immagini e messaggi di libertà, la parte ovest (l’unica dipinta fino alla caduta) della barriera che per 28 anni ha spaccato in due l’attuale capitale tedesca, a partire dal 1984. Interpretati come simboli di speranza e disobbedienza, i suoi Re e le sue FacesHearts, enormi volti coronati o facce dalla forma di cuore, presenze rassicuranti sulla grigia assurdità della cortina, hanno sorvegliato dai loro oltre tre metri di altezza alcune delle pagine più inquietanti della storia. Diversi sono gli elementi che nel tempo si sono sommati a questo nucleo iniziale: compaiono figure che sorreggono mondi tra le braccia; Re bambini o Regine; Maghi; ma soprattutto donne, dai visi ammalianti e con occhi ben puntati sulla realtà, o più spesso in atteggiamenti provocanti, parlando di sessualità e tabù.

Kiddy Citny, Man of good fortune Kiddy Citny_ Kiddy Citny, Wonderwall flowers of romance

Per la mostra al Baronato Quattro Bellezze ritornano, prevalenti, i temi degli esordi, anche se non mancano incursioni nei trascorsi figurativi recenti, con dei grandi soggetti femminili dall’aspetto ancestrale. Le immagini, come di consueto in molti dei suoi lavori, sono contornate da brevi slogan, singole parole, o veloci frasi dall’evidenza disarmante, come chiari e diretti sono i messaggi delle opere: se le FacesHearts alludono alla dualità e all’unione, Re e le Regine raccontano di come ci si dovrebbe sentire ogni giorno, per camminare a testa alta nonostante tutto. D’altronde Kiddy si è sempre rivolto alla strada, e da essa ha tratto la propria visione: «Sono diretto verso un’arte che si nutre della nostra vita quotidiana, un’arte che emerge da queste vite, e che nutre le loro verità».

Kiddy Citny, Die Welt im Arm

Nato a Stoccarda e cresciuto a Brema, Kiddy Citny (1957) arriva a Berlino nel ’76 dove, tra una serie di pause – nel ’79 è ad Amsterdam e Londra, nell’80 a Zurigo, negli anni 1989-1990 a Berna, nel ’93 e nel ‘94 a Los Angeles e nel 2000 a Monaco – tutt’ora vive e lavora. Fondatore, a fine anni ’70, del progetto musicale O.U.T., cui ha collaborato anche Nina Hagen, nell’81 dà origine all’etichetta discografica Kassettekombinat e alla storica formazione post punk Sprung Aus Den Wolken, con cui segue per diverse stagioni i tour degli Einstürzende Neubauten. Il brano Pas Attendre viene usato per la colonna sonora di Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders. Conosciuto soprattutto per essere stato tra i primi, con Thierry Noir, Christophe Bouchet e pochi altri, ad intervenire sul Muro, ricoprendo di graffiti metri e metri di cortina, durante lo smantellamento molte delle sue sezioni sono state vendute e oggi si trovano sparse tra l’Europa e l’America. Dedicatosi prioritariamente alla pittura dagli inizi dei ’90, ha preso parte alla East Side Gallery, la più lunga galleria d’arte all’aperto al mondo, sui residui di Muro nella parte est della città. Ha esposto a Amburgo, Monaco, Colonia, Berlino, Merano, Parigi, Vienna, New York, Los Angeles, Dubai e Bangkok. Sue opere sono presenti in modo permanente in musei e spazi pubblici: al Märkisches Museum di Berlino; a La Defense (Parigi); a New York in 53rd St.Plaza e nell’Intrepid Museum; a Leipziger Platz e Potsdamer Platz, Berlino; al Salsali Private Museum, Dubai e al  Musee-Würth, Francia.

 

Info:

Kiddy Citny |Die Welt im Arm

Mostra personale di pittura di Kiddy Citny

A cura di BQB Art Gallery con un testo critico di Carlotta Monteverde

 

Inaugurazione: giovedì 5 ottobre ore 18.30

Dal 6 ottobre al 21 novembre 2017

Orari: dal martedì alla domenica 12.00-24.00

 

BQB Art Gallery

Via di Panico 23, Roma

baronatoquattrobellezze@gmail.com | 06.45548220

Ingresso gratuito

Zadie Smith: “I social network negano il diritto di poter sbagliare”

La scrittrice britannica Zadie Smith mette in guardia dai social network. L’autrice di Denti Bianchi che non ha né twitter né instagram, spiega, in un evento dal vivo con la giornalista del New Yorker Jia Tolentino a New York, come rimanere lontani dai social media le dà “il diritto di poter sbagliare” senza temere le reazioni di altre persone, dicendo inoltre che se avesse conosciuto le reazioni dei lettori ai suoi lavori, non sarebbe stata in grado di scrivere.

Quindi evitando Twitter e Instagram protegge il suo “diritto di sbagliare”, che sarebbe inibito da una reazione pubblica immediata.

Voglio esprimere i miei sentimenti, le mie emozioni, anche se sbagliate, anche se inopportune, nella privacy del mio cuore e della mia mente. Non voglio essere bullizzata per questo”.

Ha continuato a dire: “Capisco che sia importante essere appropriati nella vita pubblica, nella vita sociale, nella vita politica. Ma nella tua anima? No, questa è una cosa diversa”.

2023