Mostre, Giorgio Di Noto e Sara Palmieri riflettono sulle possibilità della percezione

Matèria ospita la doppia personale di Giorgio Di Noto e Sara Palmieri, due artisti che attraverso la loro ricerca riflettono sui limiti e sulle possibilità della percezione. In questa occasione le due stanze di Matèria sono trattate come due spazi separati in cui fruire di due mostre personali in una volta sola.

Giorgio Di Noto presenta nella prima sala una selezione di diversi lavori che convergono sui concetti di temporaneità, materialità e distanza. Tutte le opere, seppur attraverso media diversi – fotografia, stampa 3D, monitor offrono un punto di vista alternativo sulla natura e l’esperienza della visione,  portando lo spettatore a confrontarsi con la natura stessa dell’ immagine e con la sua elaborazione e traduzione nella memoria.

L’analisi del modo in cui percepiamo, elaboriamo e ricordiamo (o dimentichiamo) le immagini è il filo conduttore che alimenta la ricerca di Giorgio Di Noto.

Se la serie Fading Frames mira a rendere visibile la reale percezione delle immagini, che finiscono per diventare macchie indistinte nella nostra memoria attraverso un processo analogico, in Matrix presenta invece la struttura che sottostà ad una fotografia nella sua traduzione in immagine digitale. L’immagine è il risultato di puri algoritmi che, applicati alle fotografie, hanno prodotto delle composizioni astratte, frutto di un’elaborazione automatica, che restituisce una possibile versione dello scheletro di un un’immagine numerica.

Con The Kiss l’indagine viene spostata verso il tentativo di tradurre una fotografia in un oggetto tridimensionale. Una famosa icona – The Kiss di Robert Doisneau – da cui il lavoro prende il titolo, viene trasformata in una scultura apparentemente astratta che rivela l’immagine di partenza solo in certe condizioni di luce e in una posizione specifica. La distanza tra l’osservatore e l’oggetto è il nodo cruciale del lavoro, in quanto determina la possibilità stessa della visione costringendolo a cercare una relazione profonda (in termini fisici e mentali) con un’icona, o meglio con l’immagine mentale che abbiamo di essa. Infine Screening è un’installazione composta da diversi schermi accesi che ad occhio nudo risultano completamente bianchi: solo attraverso un filtro sarà possibile scorgere da lontano quello che gli schermi realmente proiettano, scoprendo così un caos di immagini che si accavallano, a rappresentare il nostro quotidiano incessante rapporto con esse.

Giorgio Di Noto, The Kiss (2)

Sara Palmieri presenta nella seconda e più ampia sala di Matèria un allestimento site specific. La forma del silenzio pone un interrogativo: si può rompere il muro che separa l’uomo dalla sua percezione limitata di tempo, spazio e infinito? L’artista prova a rispondere a questa domanda esplorando il rapporto tra silenzio, flusso emozionale ed esplosione catartica che porta ogni essere umano a sentire il desiderio di trascendere, di ricongiungersi al metafisico. La forma del silenzio racconta la dilatazione del millesimo di secondo e la metamorfosi dello spazio percettivo, decostruisce e ricostruisce mondi, universi, ricerca nuovi livelli, analizza gli strati intimi dell’emotività, attraverso storie e relazioni. Nella sala, una distesa di ghiaia nera diviene metafora del tempo che esiste in quanto attraversato dall’uomo, e l’oro che appare e invade ricorda l’impossibilità di accettare il suo scorrere incessante e l’umana illusione di poterlo arrestare. A parete, l’installazione Tacita Muta traccia una costellazione immaginaria in cui le ‘stelle’ diventano una nuova mappa di riferimenti dove materia, roccia e corpi umani si trasformano gli uni gli altri e si somigliano, ripercorrendo quei concetti einsteiniani dove tutto è relativo, lo spazio e il tempo esistono ma non sono indipendenti da quanto accade, sono fatti della stessa materia di cui sono fatte le altre cose del mondo.

Sara Palmieri -Pulse, 2018_high (1)

Immagini, installazioni e suoni individueranno un percorso cognitivo tra spazio e tempo, tra stasi e azione, tra silenzio e rumore, con l’obiettivo di fuoriuscire dal canone della forma e dare un suggerimento al pubblico: guardate oltre il visibile, abbracciate la vostra ribellione, rischiate la vostra rivoluzione.

‘Per ’La Forma del Silenzio’ – afferma Sara Palmieri –  sono partita da testi di fisica e scienza, da Rovelli a Klein passando per Bergson, ma sono finita a Lanzarote leggendo Saramago ed Hesse, perché la scienza mi ha portato nello stesso luogo in cui conduce la poesia: al di là del visibile, oltre l’ordine delle cose presenti”.

 

Biografia

 

Giorgio Di Noto (Roma 1990), ha studiato fotografia al Centro Sperimentale di Fotografia A. Adams e ha imparato le tecniche di camera oscura lavorando con alcuni stampatori in Italia. Nel 2011 inizia una ricerca sui materiali e i linguaggi fotografici concentrandosi sul rapporto tra processo tecnico e contenuto delle immagini. Prosegue la formazione partecipando al Reflexion Masterclass e al Joop Swart Masterclass (World Press Photo) dove approfondisce e sviluppa progetti interattivi attraverso la sperimentazione di diversi procedimenti di stampa. Con il libro in edizione limitata “ The Arab Revolt” è menzionato in “ The Photobook. A History. Vol. III” di Martin Parr e Gerry Badger e viene segnalato dal British Journal of Photography tra i “Ones to watch” 2013. Nel 2017 pubblica il libro “The Iceberg” edito da Edition Patrick Frey.  Vive e lavora a Roma dove frequenta la facoltà di Filosofia all’Università La Sapienza.

 

Sara Palmieri (Roma, 1974) vive e lavora a Roma, dove si laurea in Architettura nel 2005. Nel suo lavoro la fotografia è il mezzo scelto per indagare gli aspetti non visibili della realtà, attraverso un processo fatto di ricordi e intuizioni, inconscio e rivelazioni, frammenti e ricomposizioni. Le immagini sono spesso un punto di partenza, porzioni della realtà percepita poi riassemblate in nuove ipotesi attraverso una rappresentazione metafisica che sovverte gli schemi percettivi e il senso, mescola realtà e finzione, lasciando emergere ciò che non è visibile.  Tempo e spazio sono sia gli strumenti di ricerca che l’oggetto indagato. Tra il 2015 ed il 2016 prende parte alla prima ISSP Masterclass tenuta da Aaron Schuman. Nel 2016 il suo libro La plume plongea la tête vince il Premio Marco Bastianelli come miglior libro italiano autoprodotto. I suoi lavori sono stati esposti a livello internazionale in festival e gallerie, tra i quali Fotohaus ParisBerlin Gallery, Arles (2017), Focus Photography Festival, Mumbai (2017), Landskrona Fotofestival (2016), Krakow Photomonth (2016), Nopx Gallery, Torino (2016), Obscura Festival, Malesia e Fotografia Festival di Roma (2015), Wuho Gallery, L.A. (2013). Il suo lavoro Scenario è parte di A Place Both Wonderful and Strange, libro pubblicato da Fuego Books ad Ottobre 2017.

 

 

Info:

Giorgio Di Noto | Sulla distanza delle immagini

Sara Palmieri | La forma del silenzio

Opening 06 giugno 208 h 19:00

Dal 07 giugno al 19 luglio 2018

Matèria, Via Tiburtina 149, Roma

Orari: da martedì a sabato dalle 11:00 alle 19:00

Contatti: contact@materiagallery.com, www.materiagallery.com

Ufficio stampa: press@materiagallery.com

Chiara Ciucci Giuliani chiaracgiuliani@gmail.com mob: +39 392 917 3661

Roberta Pucci robertapucci@gmail.com mob: +39 340 817 4090

 

“Chi cerca trova”, il mondo interiore di Katarina Janeckova in mostra a Roma

La Richter Fine Art ospita la prima mostra personale in galleria dell’artista slovacca Katarina Janeckova.

Dopo aver partecipato alla collettiva COM surrogate (5 dicembre 2017 – 31 gennaio 2018) l’artista presenta la sua ultima serie di lavori.

Slovacca di nascita e texana per amore, nel 2013, dopo il Master in pittura, si trasferisce negli States con il suo futuro marito.

Katarina Janeckova si è guadagnata in breve tempo una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione, è riuscita nella sua impresa non solo grazie alla sua pittura figurativa tipicamente rilassata, caratterizzata da espressività emotiva, ma soprattutto grazie all’onestà con cui interpreta le sue esperienze quotidiane non convenzionali. Documenta la sua vita a tal punto che le sue opere possono essere percepite quasi come le voci di un diario. I suoi dipinti raccontano la cultura texana, fatta di pescatori locali di un piccolo paese, il suo cortile, le tonnellate di piatti nel lavandino, lavoratori che costruiscono case intorno, il giardino, il deserto, i serpenti, i cowboy, le cowgirl e ovviamente suo marito.

«Chi cerca trova  – afferma l’artista – è stata la prima frase che ho imparato in italiano. Mio padre, scomparso sette anni fa, mi ha insegnato questa frase prima del mio primo viaggio in Italia, quando avevo dodici anni, e non l’ho mai dimenticata. Da allora l’ho usata nella mia vita. Appena trasferita in Texas mi ci è voluto un po’ per smettere di compatirmi e rendermi conto che vivere qui può essere un’opportunità per guardare la vita in modo diverso. Ogni giorno di più i soggetti che dipingo diventavano una ricca fonte di divertimento, ispirazione, e infine ammirazione, finchè ho capito di aver trovato quello che stavo cercando».

Katarina Janeckova_Chi cerca trova (1)

Ma Katarina Janeckova non si affida interamente alla realtà esterna, uguale, se non maggiore, è l’attenzione rivolta al suo mondo interiore. Questa fusione di eventi, sentimenti e pensieri soggettivi particolari, crea il raro tipo d’intensità che si irradia dal suo lavoro. È davvero impossibile separare la fantasia dalla realtà, poiché la prima si fonde costantemente con quest’ultima e viceversa. Sebbene spesso basata sulla sua esperienza personale, l’approccio dell’artista non è esclusivamente documentario in modo descrittivo. La sua capacità di esprimersi attraverso simboli ampiamente riconosciuti e facilmente riciclabili spesso conferisce alle sue scene un aspetto allegorico che sposa il razionale con la sensualità, la castità con il desiderio subconscio irrefrenabile, il convenzionale con un comportamento sessuale provocatorio.

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Katarina Janeckova (Bratislava 1988). Diplomata all’accademia di belle Arti di Bratislava, si è ben guadagnata una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione.

Lei è riuscita in questa impresa non solo dovuta per la sua pittura caratteristicamente rilassata e marcata da espressività emozionali ma specialmente grazie all’onestà con la quale lei ritrae le sue esperienze non convenzionali. Questa fusione di particolari esperienze, eventi, sentimenti e pensieri rendono una speciale luce ed energia nel suo lavoro. Katarina Janeckova documenta la sua vita a tal punto che le sue rispettive opere possono essere percepite quasi come voci di diario. Comunque lei non si affida interamente alla realtà esterna, ma uguale, se non maggiore, l’attenzione è rivolta sempre al suo mondo interiore.

Tra i principali progetti espositivi si segnala:  No pain No gain, Flatgallery (Bratislava 2013), So Many Fish, So Little Time, SOGA, (Bratislava 2014),  Bears, Catastrophes and other everyday events, NOVA Galerie, (Praga 2015), SALMON LOVERS, Galerie Wolfsen, (Aalborg 2015),  How To Make a Bear Fall in Love, Studio D’Arte Raffaelli, (Trento 2016).

Premi: Painting of the Year 2012, VUB Foundation Award, 3rd. place 2012

2nd place at Gruppo Euromobil Award / Premio Under 30, Arte Fiera Bologna 2017

2017, mostra collettiva, ComSurrogate, galleria Richter Fine Art.

2018 Untitled Art Fair, San Francisco, rappresentata dalla Allouche Gallery.

2018 mostra collettiva, Redness, the Copper house gallery Dublin, Ireland.

 

 

Nell’ambito della stessa sera siamo lieti di annunciare l’inaugurazione congiunta con:

z2o Sara Zanin Gallery | Gabriel Hartley

6 Giugno > 31 Luglio 2018

 

 

Vademecum:

Titolo: Chi cerca trova

Artisti: Katarina Janeckova

galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Durata mostra: dal 6 giugno al 21 luglio

Orari: da giovedì 7 giugno a venerdì 21 luglio dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com