La sinistra che sbatte la testa contro un muro pur di non vedere le Stelle

Il senso del risultato dei ballottaggi che ha portato al trionfo del Movimento 5 Stelle in Italia, con la conquista di Roma (quasi prevedibile) e dell’inaspettata Torino, è chiaro: gli elettori, i cittadini, vogliono innanzitutto onestà.

Vogliono una qualità che attualmente ritrovano nei volti di questi giovani più simili ai loro, persone semplici (sempliciotte ed ignoranti per i più maligni), senza partito, senza casacca, senza appartenenze da sfoggiare ma con una sensibilità enorme ai loro problemi.

La gente li ha sentiti vicini, li ha percepiti come i veri soccorritori, come l’ultima spiaggia, come l’ancora di salvezza. O ora o mai più.

La voglia di cambiamento ad ogni costo degli italiani, il bisogno di una rottura con i partiti tradizionali delle infinite promesse mai mantenute, li ha condotti verso un movimento che dalla partenza timida ed inesperta è diventato grande e grosso, solido e sicuro di sé.

Chi è in buona fede e riconosce questo dato oggettivo, riconosce la verità, sta guardando la realtà con occhi sinceri, senza bisogno di aggrapparsi a mille menzogne. Bugie frutto, a volte, di quell’attaccamento ad uno schieramento, ad una concezione ideologica, più che ad un partito, che si sostiene sempre e comunque come una squadra di calcio, anche quando perde, anche quando affanna, anche quando mente, anche quando inganna, anche quando ruba le partite. Perché la Juventus è sempre la Juventus. Il Milan è il Milan, la Roma è la Roma e via dicendo, tanto per fare degli esempi a caso.  La sinistra è la sinistra. La fede politica non si tradisce, come una religione che, anche se cattiva, con regole subdole ed inquisitorie, si accetta e si segue con devozione e ottusità. Come la famiglia. Come un’organizzazione, come un clan.

P1020351Un clan in cui ci si sente i migliori, i puri, i primi, i veri fautori della storia, delle conquiste, delle lotte, i primogeniti, quelli che hanno il marchio di fabbrica, non i sostituti, i surrogati, i finti di sinistra tendenti al fascio tanto per dire.

Nel clan si crede spesso che i valori debbano appartenere ad un eventuale schieramento, anziché essere valori universali dell’essere umano. E così succede che la solidarietà, l’uguaglianza, i diritti sul lavoro, il diritto all’istruzione pubblica sono valori appartenenti a quel clan e non a quell’altro.

Così il bisogno di appartenenza, tipico di questa società dove è sempre più difficile trovare persone uniche e non conformiste, si riflette nella politica.

E allora oggi secondo il clan è arrivato il momento di vedere giocare il Movimento 5 Stelle e vedere di cosa è capace. Come se a loro fosse stata data nella vita politica una sola possibilità, e non migliaia, con successi ma anche tonfi e disfatte senza precedenti. Sono lì che osservano, criticano, sparlano, deridono, con spocchia, con il dito puntato, chiamando in causa le scie chimiche, i complotti, gli errori grammaticali della rete, il commento “fascista” di uno pseudo attivista anonimo sul blog, aspettando che il nemico inciampi. La loro insofferenza e la continua giustificazione alla quale sono costretti a ricorrere, è dettata dalla mancanza di coraggio, dalla mancanza di onestà che gli avrebbe consentito di vedere ed accettare la realtà, svincolandosi dalle ideologie e abbracciando il mondo delle idee.

D’altronde come diceva Krishnamurti: “Non ci può essere evoluzione senza abbandono della tradizione

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