Mentana su Brexit un fiume in piena: “Giudicare ignorante il corpo elettorale è segno ulteriore di una penosa e pericolosa deriva elitaria”.

Sulla Brexit e soprattutto sull’ipotesi avanzata di voler tornare a votare con un nuovo referendum è intervenuto il giornalista Enrico Mentana,  il quale si è scagliato, come un fiume in piena sul suo profilo facebook, contro chi non rispetta la volontà popolare.  E lo ha fatto in 4 punti.

1 Il referendum non è come un telequiz, in cui il conduttore può dire: “risposta errata”. Questa è un’illusione delle élites, e non può diventare una pretesa. Quella referendaria è un’arma forte della democrazia, che ben difficilmente poi offre scappatoie a chi propugnava l’alternativa risultata perdente. Vi immaginate se gli ex ministri di Casa Savoia avessero cominciato a raccogliere le firme il giorno dopo la proclamazione della Repubblica, o avessero tirato in ballo il voto dei giovani o l’ignoranza degli elettori? La lesione della democrazia avviene semmai quando un esito referendario viene tradito (ed è successo perfino ad alcuni dei nostri referendum abrogativi, vedi responsabilità civile dei magistrati o ministero dell’agricoltura). Quel che è veramente miserevole è ascoltare e leggere tesi sbalorditive sull’abuso del referendum e dello stesso responso popolare da parte di persone che sembravano a lutto stretto solo un mese fa per la morte di Marco Pannella.

2 La cosa davvero surreale è che il referendum britannico non è nato da petizioni popolari o automatismi costituzionali, ma dallo strumentalismo dello stesso premier, che anche su quella promessa ha vinto le elezioni politiche dello scorso anno. Fosse passato il no, Cameron sarebbe stato accolto con giubilo e pacche sulle spalle dagli alleati europei. Così invece il rancore si sposta sugli elettori anziani (in realtà coloro che hanno avuto tempo e strumenti per valutare pro e contro dell’adesione all’Europa in questi 40 anni, e quindi perfettamente in grado di dire la loro come tutti gli altri) o sull’ignoranza del corpo elettorale, segno ulteriore di una penosa e pericolosa deriva elitaria. Non sono stati gli elettori a chiedere il referendum, non sono loro a doverne rendere conto. E poi, a chi? E come mai inglesi e scozzesi si sono così divisi nella scelta? Gli inglesi sono vecchi e ignoranti e gli scozzesi giovani e colti? C’è un limite anche alle fesserie del giorno dopo..

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3 Non ho la minima idea di come avrei votato se fossi un suddito del Regno Unito. Non è questo il problema: il problema è il rispetto della democrazia in ogni sua manifestazione. Non ha senso ricordare che una volta si preferì Barabba a Gesù e un’altra il partito di Hitler vinse libere elezioni: è appunto per questo che Winston Churchill, un signore che gli effetti di quel voto ai nazisti li dovette fronteggiare più di ogni altro, amava dire che la democrazia è il peggiore dei sistemi, a parte tutti gli altri. Esisteranno sicuramente governanti migliori di altri, e opzioni preferibili rispetto alle alternative. Ma la storia umana non ha trovato forme di scelta e di rappresentanza migliori di quelle determinate dalla scelta elettorale. Il cittadino paga le tasse e rispetta le leggi, e lungo la storia la sua spinta ha contrapposto all’assolutismo le istituzioni liberali, peraltro proprio a partire da Londra.

4 Sappiamo tutti che il mondo non è un’enorme Svizzera, e non si possono dirimere tutte le vertenze e prendere tutte le decisioni con l’ombra incombente dei referendum (e del resto non è così neanche nella Confederazione Elvetica e nei suoi cantoni). Non hanno senso le lezioni su questo. Sulle tasse e sulla guerra non si può decidere a colpi di referendum. Ma la campana che suona per noi dal voto britannico è proprio questa: l’unica alternativa alla retorica della “parola al popolo” sempre e comunque è una vera democrazia rappresentativa. Comporta un parlamento fatto di eletti e non di nominati, i quali siano stati scelti direttamente da ambiti territoriali e non iniziatici, insomma da collegi elettorali e non da voti di partito. I sindaci in questo sono un esempio, eletti direttamente e investiti del potere di rappresentanza. Non sto dicendo un’ovvietà: sto dicendo che la riforma costituzionale ha bisogno di chiarezza sull’investitura dei nuovi senatori, e l’Italicum deve sostituire la pletora di nominati con deputati realmente eletti.Questa sì sarebbe una risposta seria della politica italiana a quel che è successo in Gran Bretagna e (soprattutto) dintorni

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