Archivi categoria: Arte

La musica reggae diventa patrimonio dell’Umanità

L’Unesco consacra il reggae a patrimonio dell’Umanità e santifica i suoi figli prediletti, Bob Marley e Peter Tosh in prima linea.
La musica giamaicana, famosa in tutto il mondo grazie a pezzi come Jammin’, Natural Mystic, Johnny B. Goode, riceve un riconoscimento ufficiale per “il suo contributo al dibattito internazionale su questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità”.

“Get up, stand up: stand up for your rights!”, alzati e difendi i tuoi diritti, diceva Bob Marley; la sua musica è fortemente dedicata al tema della lotta contro l’oppressione politica e razziale e all’invito all’unificazione dei popoli di colore come unico modo per raggiungere la libertà e l’uguaglianza.

Il reggae è una musica prevalentemente gioiosa, rilassante e con un tipico andamento lento.

Storia del reggae
Cambia il ruolo del basso e della chitarra rispetto al rock: il primo strumento diventa predominante. L’early reggae (così chiamato in seguito per distinguerlo da altre forme successive) era caratterizzato da molteplici sfumature: oltre alle sonorità tipiche dello ska e del rocksteady, erano presenti forti influenze soul, supportate da nuove introduzioni strumentali come l’organo e le chitarre. I gruppi erano caratterizzati da robuste linee di basso, chitarra in levare, la batteria in rimshot (ovvero un colpo dato prendendo sia la pelle del rullante sia il bordo in metallo), e, come nel rocksteady, fiati meno presenti, largamente utilizzati invece nello ska. Il genere venne caratterizzato anche da una pesante ritmica in backbeat. Il termine reggae può essere utilizzato genericamente per definire diversi tipi di musica giamaicana, tra cui in maniera molto generica anche ska e rocksteady, o veri e propri sottogeneri come dub, dancehall.

Imagine, quanto ci manchi John Lennon

Ieri 9 ottobre John Lennon avrebbe compiuto 78 anni. Fino ad oggi, in occasione delle celebrazioni per il suo compleanno, sarà possibile vedere il film “John Lennon & Yoko Ono – Imagine“, restaurato e interamente rimasterizzato agli Abbey Road Studios in Dolby Atmos. Un film tributo che racconta la storia visionaria di questa psichedelica coppia.

Guarda il trailer:

20181008_150508_F77AC474.jpg_997313609

COVER2

ono_lennon1

john lennon

images

Lo scherzo di Banksy durante l’asta: la sua opera si autodistrugge (video)

L’artista Banksy colpisce sempre con effetti speciali. Questa volta l’effetto sorpresa dello street writer inglese lascia tutti a bocca aperta: la sua opera “La bambina con il palloncino” (Balloon Girl), una delle immagini più iconiche di Banksy, si autodistrugge, sfilandosi dalla cornice e triturandosi in tanti coriandoli.

La scena stupisce il pubblico dell’asta di arte contemporanea di Sotheby’s a Londra: il quadro era stato appena aggiudicato per 1.042.000 sterline (1,2 milioni di dollari). All’ultimo colpo di martello è scattato l’allarme.

A molti è sembrato uno scherzo: la tela incorniciata passa attraverso un trituratore, un meccanismo apparentemente nascosto all’interno del telaio.

Nel video qui di seguito Banksy rivendica la sua azione e spiega di aver inserito, anni fa, un tritacarte all’interno della cornice. “L’urgenza di distruggere è essa stessa urgenza creativa”, si legge nel post.


Visualizza questo post su Instagram

. “The urge to destroy is also a creative urge” – Picasso

Un post condiviso da Banksy (@banksy) in data:

banksy-1067061bansky-835

Love around the world: le più belle foto di matrimonio del 2018

Per molte coppie il matrimonio è il giorno più importante, da incorniciare nella memoria attraverso immagini che catturano l’essenza e la magia di una festa speciale.

Il concorso Junebug Weddings 2018  ha raccolto più di 5.000 immagini inviate da fotografi sparsi in 35 paesi del mondo.

Migliaia di foto scattate nelle splendide località scelte per la cerimonia o come meta del viaggio di nozze. Solo 50 hanno colpito i giudici che hanno premiato il romanticismo e la bellezza dei luoghi. Ecco la Top 50.

Maggiori informazioni: junebugweddings.com

#1 Renania-Palatino, Germania
love 1

#2 Pandawa, Bali, Indonesia
love 2

#3 Eilean Donan Castle, Scozia
love 3

#4 Glen Oaks Big Sur, California, Stati Uniti
love 4

#5 Venezia, Italia
love 5

#6 Cliffs Of Moher, Irlanda
love 6

#7 Pura Lempuyang Luhur, Bali, Indonesia
love 7

#8 Isle Of Skye, Regno Unito
love 8

#9 Maui, Hawaii, Stati Uniti
love 9

#10 Snæfellsnes, Islanda
love 10

#11 Cartagena. Columbia
love 11

#12 Queenstown, Nuova Zelanda
love 12

#13 Jigokudani Valley, Nagano, Giappone
love 13

#14 Islanda orientale
love 14

#15 Porto, Portogallo
love 15

#16 Lago Di Braies, Italia
love 16

#17 Lake Wakatipu, Queenstown, Nuova Zelanda
love 17

#18 Martinborough, Nuova Zelanda
love 18

#19 Bai Tho Mountain, Vietnam
love 19

#20 Santorini, Grecia
love 20

#21 Kintamani, Bali, Indonesia
love 21

#22 Snoqualmie Pass, Washington, Stati Uniti
love 22

#23 Baltimora, Maryland, Stati Uniti
love 23

#24 Northland, Nuova Zelanda
love 24

#25 Seljalandsfoss, Islanda
love 25

#26 Palma di Maiorca, Spagna
love 26

#27 Brooklyn, New York, Stati Uniti
love 27

#28 Bonneville Salt Flats, Utah, Stati Uniti
love 28

#29 Castello di Paracense, in Spagna
love 29

#30 Chania, Creta, Grecia
love 30

Mostre, Giorgio Di Noto e Sara Palmieri riflettono sulle possibilità della percezione

Matèria ospita la doppia personale di Giorgio Di Noto e Sara Palmieri, due artisti che attraverso la loro ricerca riflettono sui limiti e sulle possibilità della percezione. In questa occasione le due stanze di Matèria sono trattate come due spazi separati in cui fruire di due mostre personali in una volta sola.

Giorgio Di Noto presenta nella prima sala una selezione di diversi lavori che convergono sui concetti di temporaneità, materialità e distanza. Tutte le opere, seppur attraverso media diversi – fotografia, stampa 3D, monitor offrono un punto di vista alternativo sulla natura e l’esperienza della visione,  portando lo spettatore a confrontarsi con la natura stessa dell’ immagine e con la sua elaborazione e traduzione nella memoria.

L’analisi del modo in cui percepiamo, elaboriamo e ricordiamo (o dimentichiamo) le immagini è il filo conduttore che alimenta la ricerca di Giorgio Di Noto.

Se la serie Fading Frames mira a rendere visibile la reale percezione delle immagini, che finiscono per diventare macchie indistinte nella nostra memoria attraverso un processo analogico, in Matrix presenta invece la struttura che sottostà ad una fotografia nella sua traduzione in immagine digitale. L’immagine è il risultato di puri algoritmi che, applicati alle fotografie, hanno prodotto delle composizioni astratte, frutto di un’elaborazione automatica, che restituisce una possibile versione dello scheletro di un un’immagine numerica.

Con The Kiss l’indagine viene spostata verso il tentativo di tradurre una fotografia in un oggetto tridimensionale. Una famosa icona – The Kiss di Robert Doisneau – da cui il lavoro prende il titolo, viene trasformata in una scultura apparentemente astratta che rivela l’immagine di partenza solo in certe condizioni di luce e in una posizione specifica. La distanza tra l’osservatore e l’oggetto è il nodo cruciale del lavoro, in quanto determina la possibilità stessa della visione costringendolo a cercare una relazione profonda (in termini fisici e mentali) con un’icona, o meglio con l’immagine mentale che abbiamo di essa. Infine Screening è un’installazione composta da diversi schermi accesi che ad occhio nudo risultano completamente bianchi: solo attraverso un filtro sarà possibile scorgere da lontano quello che gli schermi realmente proiettano, scoprendo così un caos di immagini che si accavallano, a rappresentare il nostro quotidiano incessante rapporto con esse.

Giorgio Di Noto, The Kiss (2)

Sara Palmieri presenta nella seconda e più ampia sala di Matèria un allestimento site specific. La forma del silenzio pone un interrogativo: si può rompere il muro che separa l’uomo dalla sua percezione limitata di tempo, spazio e infinito? L’artista prova a rispondere a questa domanda esplorando il rapporto tra silenzio, flusso emozionale ed esplosione catartica che porta ogni essere umano a sentire il desiderio di trascendere, di ricongiungersi al metafisico. La forma del silenzio racconta la dilatazione del millesimo di secondo e la metamorfosi dello spazio percettivo, decostruisce e ricostruisce mondi, universi, ricerca nuovi livelli, analizza gli strati intimi dell’emotività, attraverso storie e relazioni. Nella sala, una distesa di ghiaia nera diviene metafora del tempo che esiste in quanto attraversato dall’uomo, e l’oro che appare e invade ricorda l’impossibilità di accettare il suo scorrere incessante e l’umana illusione di poterlo arrestare. A parete, l’installazione Tacita Muta traccia una costellazione immaginaria in cui le ‘stelle’ diventano una nuova mappa di riferimenti dove materia, roccia e corpi umani si trasformano gli uni gli altri e si somigliano, ripercorrendo quei concetti einsteiniani dove tutto è relativo, lo spazio e il tempo esistono ma non sono indipendenti da quanto accade, sono fatti della stessa materia di cui sono fatte le altre cose del mondo.

Sara Palmieri -Pulse, 2018_high (1)

Immagini, installazioni e suoni individueranno un percorso cognitivo tra spazio e tempo, tra stasi e azione, tra silenzio e rumore, con l’obiettivo di fuoriuscire dal canone della forma e dare un suggerimento al pubblico: guardate oltre il visibile, abbracciate la vostra ribellione, rischiate la vostra rivoluzione.

‘Per ’La Forma del Silenzio’ – afferma Sara Palmieri –  sono partita da testi di fisica e scienza, da Rovelli a Klein passando per Bergson, ma sono finita a Lanzarote leggendo Saramago ed Hesse, perché la scienza mi ha portato nello stesso luogo in cui conduce la poesia: al di là del visibile, oltre l’ordine delle cose presenti”.

 

Biografia

 

Giorgio Di Noto (Roma 1990), ha studiato fotografia al Centro Sperimentale di Fotografia A. Adams e ha imparato le tecniche di camera oscura lavorando con alcuni stampatori in Italia. Nel 2011 inizia una ricerca sui materiali e i linguaggi fotografici concentrandosi sul rapporto tra processo tecnico e contenuto delle immagini. Prosegue la formazione partecipando al Reflexion Masterclass e al Joop Swart Masterclass (World Press Photo) dove approfondisce e sviluppa progetti interattivi attraverso la sperimentazione di diversi procedimenti di stampa. Con il libro in edizione limitata “ The Arab Revolt” è menzionato in “ The Photobook. A History. Vol. III” di Martin Parr e Gerry Badger e viene segnalato dal British Journal of Photography tra i “Ones to watch” 2013. Nel 2017 pubblica il libro “The Iceberg” edito da Edition Patrick Frey.  Vive e lavora a Roma dove frequenta la facoltà di Filosofia all’Università La Sapienza.

 

Sara Palmieri (Roma, 1974) vive e lavora a Roma, dove si laurea in Architettura nel 2005. Nel suo lavoro la fotografia è il mezzo scelto per indagare gli aspetti non visibili della realtà, attraverso un processo fatto di ricordi e intuizioni, inconscio e rivelazioni, frammenti e ricomposizioni. Le immagini sono spesso un punto di partenza, porzioni della realtà percepita poi riassemblate in nuove ipotesi attraverso una rappresentazione metafisica che sovverte gli schemi percettivi e il senso, mescola realtà e finzione, lasciando emergere ciò che non è visibile.  Tempo e spazio sono sia gli strumenti di ricerca che l’oggetto indagato. Tra il 2015 ed il 2016 prende parte alla prima ISSP Masterclass tenuta da Aaron Schuman. Nel 2016 il suo libro La plume plongea la tête vince il Premio Marco Bastianelli come miglior libro italiano autoprodotto. I suoi lavori sono stati esposti a livello internazionale in festival e gallerie, tra i quali Fotohaus ParisBerlin Gallery, Arles (2017), Focus Photography Festival, Mumbai (2017), Landskrona Fotofestival (2016), Krakow Photomonth (2016), Nopx Gallery, Torino (2016), Obscura Festival, Malesia e Fotografia Festival di Roma (2015), Wuho Gallery, L.A. (2013). Il suo lavoro Scenario è parte di A Place Both Wonderful and Strange, libro pubblicato da Fuego Books ad Ottobre 2017.

 

 

Info:

Giorgio Di Noto | Sulla distanza delle immagini

Sara Palmieri | La forma del silenzio

Opening 06 giugno 208 h 19:00

Dal 07 giugno al 19 luglio 2018

Matèria, Via Tiburtina 149, Roma

Orari: da martedì a sabato dalle 11:00 alle 19:00

Contatti: contact@materiagallery.com, www.materiagallery.com

Ufficio stampa: press@materiagallery.com

Chiara Ciucci Giuliani chiaracgiuliani@gmail.com mob: +39 392 917 3661

Roberta Pucci robertapucci@gmail.com mob: +39 340 817 4090

 

“Chi cerca trova”, il mondo interiore di Katarina Janeckova in mostra a Roma

La Richter Fine Art ospita la prima mostra personale in galleria dell’artista slovacca Katarina Janeckova.

Dopo aver partecipato alla collettiva COM surrogate (5 dicembre 2017 – 31 gennaio 2018) l’artista presenta la sua ultima serie di lavori.

Slovacca di nascita e texana per amore, nel 2013, dopo il Master in pittura, si trasferisce negli States con il suo futuro marito.

Katarina Janeckova si è guadagnata in breve tempo una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione, è riuscita nella sua impresa non solo grazie alla sua pittura figurativa tipicamente rilassata, caratterizzata da espressività emotiva, ma soprattutto grazie all’onestà con cui interpreta le sue esperienze quotidiane non convenzionali. Documenta la sua vita a tal punto che le sue opere possono essere percepite quasi come le voci di un diario. I suoi dipinti raccontano la cultura texana, fatta di pescatori locali di un piccolo paese, il suo cortile, le tonnellate di piatti nel lavandino, lavoratori che costruiscono case intorno, il giardino, il deserto, i serpenti, i cowboy, le cowgirl e ovviamente suo marito.

«Chi cerca trova  – afferma l’artista – è stata la prima frase che ho imparato in italiano. Mio padre, scomparso sette anni fa, mi ha insegnato questa frase prima del mio primo viaggio in Italia, quando avevo dodici anni, e non l’ho mai dimenticata. Da allora l’ho usata nella mia vita. Appena trasferita in Texas mi ci è voluto un po’ per smettere di compatirmi e rendermi conto che vivere qui può essere un’opportunità per guardare la vita in modo diverso. Ogni giorno di più i soggetti che dipingo diventavano una ricca fonte di divertimento, ispirazione, e infine ammirazione, finchè ho capito di aver trovato quello che stavo cercando».

Katarina Janeckova_Chi cerca trova (1)

Ma Katarina Janeckova non si affida interamente alla realtà esterna, uguale, se non maggiore, è l’attenzione rivolta al suo mondo interiore. Questa fusione di eventi, sentimenti e pensieri soggettivi particolari, crea il raro tipo d’intensità che si irradia dal suo lavoro. È davvero impossibile separare la fantasia dalla realtà, poiché la prima si fonde costantemente con quest’ultima e viceversa. Sebbene spesso basata sulla sua esperienza personale, l’approccio dell’artista non è esclusivamente documentario in modo descrittivo. La sua capacità di esprimersi attraverso simboli ampiamente riconosciuti e facilmente riciclabili spesso conferisce alle sue scene un aspetto allegorico che sposa il razionale con la sensualità, la castità con il desiderio subconscio irrefrenabile, il convenzionale con un comportamento sessuale provocatorio.

02_Katarina Janeckova

 

03_Katarina Janeckova_Chi cerca trova

 Katarina Janeckova_Chi cerca trova (3)

Katarina Janeckova (Bratislava 1988). Diplomata all’accademia di belle Arti di Bratislava, si è ben guadagnata una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione.

Lei è riuscita in questa impresa non solo dovuta per la sua pittura caratteristicamente rilassata e marcata da espressività emozionali ma specialmente grazie all’onestà con la quale lei ritrae le sue esperienze non convenzionali. Questa fusione di particolari esperienze, eventi, sentimenti e pensieri rendono una speciale luce ed energia nel suo lavoro. Katarina Janeckova documenta la sua vita a tal punto che le sue rispettive opere possono essere percepite quasi come voci di diario. Comunque lei non si affida interamente alla realtà esterna, ma uguale, se non maggiore, l’attenzione è rivolta sempre al suo mondo interiore.

Tra i principali progetti espositivi si segnala:  No pain No gain, Flatgallery (Bratislava 2013), So Many Fish, So Little Time, SOGA, (Bratislava 2014),  Bears, Catastrophes and other everyday events, NOVA Galerie, (Praga 2015), SALMON LOVERS, Galerie Wolfsen, (Aalborg 2015),  How To Make a Bear Fall in Love, Studio D’Arte Raffaelli, (Trento 2016).

Premi: Painting of the Year 2012, VUB Foundation Award, 3rd. place 2012

2nd place at Gruppo Euromobil Award / Premio Under 30, Arte Fiera Bologna 2017

2017, mostra collettiva, ComSurrogate, galleria Richter Fine Art.

2018 Untitled Art Fair, San Francisco, rappresentata dalla Allouche Gallery.

2018 mostra collettiva, Redness, the Copper house gallery Dublin, Ireland.

 

 

Nell’ambito della stessa sera siamo lieti di annunciare l’inaugurazione congiunta con:

z2o Sara Zanin Gallery | Gabriel Hartley

6 Giugno > 31 Luglio 2018

 

 

Vademecum:

Titolo: Chi cerca trova

Artisti: Katarina Janeckova

galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Durata mostra: dal 6 giugno al 21 luglio

Orari: da giovedì 7 giugno a venerdì 21 luglio dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

L’arte pittorica transilvana in mostra a Roma

Martedì 17 aprile la galleria Richter Fine Art ospita tre giovani talenti dell’arte pittorica transilvana: Dragoş Bădiţă, Răzvan Botiş e Tincuta Marin, nella seconda collettiva di questa stagione “A word for each of us”.

In linea con la ricerca che la galleria Richter Fine Art porta avanti attorno al linguaggio della pittura gli artisti romeni della Şcoala de la Cluj mostrano il loro approccio alla pittura contemporanea: fresco, unico, le cui opere riflettono non solo la società odierna, ma un modo singolare di costruire un discorso sulla pittura.
Tutti e tre gli artisti romeni si sono formati nell’Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD), che negli ultimi vent’anni è diventata un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea, soprattutto per la pittura, artisti di livello internazionale come Victor Man (1974), Radu Comșa (1975), Adrian Ghenie (1977), Mircea Cantor (1977), Ciprian Mureşan (1977), Șerban Savu (1978) e Ioana Nemeş (1979) si sono formati nella stessa Accademia.

Come afferma Antonello Tolve nel testo che accompagna la mostra: «Con esperienze di gusto assai diverse, animate tuttavia da uno stesso background il volto di Cluj-Napoca – una vera miniera di pittori di qualità – è fatto oggi di nuove leve dell’arte, di occhi vigili che guardano, che metabolizzano e, între tradiţii şi inovaţii (tra tradizioni e innovazioni), reinventano, arricchendo le immagini di contenuti sempre più aperti. Munita di grande determinazione e tecnica la generazione dei nati tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, presenta infatti un termometro la cui gradazione immaginifica assorbe al suo interno esperienze nazionali e estere, ricerca e di riflessone sulla pittura, luoghi della memoria collettiva e della storia sociale, spazi fisici e metafisici risucchiati spesso nella regione aperta dell’остранение (Šklovskij), di un processo narrativo in cui la realtà viene ribaltata da un punto di vista inconsueto».

Dragoș Bădiță, Răzvan Botiş e Tincuța Marin, il triunvirato radunato in questa mostra che Tommaso Richter dedica alle freschezze della Şcoala de la Cluj, sono campioni che delineano appieno lo scenario plurale di un paese dove la partecipazione collettiva avverte l’importanza della singolarità e dove il manuale e il mentale si intrecciano indissolubilmente per creare piacevoli e accattivanti stordimenti visivi.

Le opere di Dragoş Bădiţă (Horezu, 1987) riflettono sulla natura momentanea dell’esperienza e su come si collega a una più ampia comprensione della realtà, che porta in primo piano il rapporto con la natura, con il corpo, con le persone, con la natura fluttuante del sé, l’inevitabilità della decadenza e della dissoluzione, i limiti della comprensione dei mondi interiori degli altri.
Bright,2012,oil on wood,30 x 40 cm

Salted water,2016,oil on board,40 x 50 cm

Blighted Thujas,2016,oil on board,40 x 50 cm

Dried Plant,2016,oil on board,40 x 50 cm

Răzvan Botiş (Brașov, 1984) propone uno spaccato riflessivo senza laccature che ricuce al suo interno strati d’animo differenti: dalla cupezza del capitalismo e della corruzione planetaria all’alienazione dell’uomo contemporaneo, dalla perdita della certezza alla vetrinizzazione sociale, dalle periferie ai residui di una libertà condizionata dal potere.
3_Razvan Botis

8_Razvan Botis (1)

7_Razvan Botis

1_Razvan Botis

2_Razvan Botis

4_Razvan Botis

6_Razvan Botis

5_Razvan Botis

Infine le opere di Tincuta Marin (Galați, 1995) presentano e incorporano elementi presi dalla street art e dall’espressionismo astratto. L’artista manipola frammenti della realtà, li destruttura e li ricompone per creare combinazioni magiche e dinamiche, completando i collage attraverso le basi del gesto pittorico, della linea, del punto e della forma.
Le sue opere sono piene di magia e immagini oniriche dalla forma alla composizione, alla metamorfosi dei filtri percettivi, ai personaggi deformati, con strani volti atipici.
4_Tincuta Marin

3_Tincuta Marin

1_Tincuta Marin

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Dragoş Bădiţă (Horezu, 1987)  vive e lavora a Cluj, in Romania.
Dragos si è laureato presso Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD) e ha esposto a Bucarest, Cluj, Londra, Copenaghen, Atene, Gand, Maiorca e Berlino.

Răzvan Botiş (Brașov, 1984) vive e lavora a Cluj. Si è laureato Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD) e ha partecipato a mostre personali e collettive a Berlino, Mosca, Chicago, Venezia, Vienna, Bucarest, Timişoara e Cluj. Nel 2017 il suo lavoro è stato esposto ad Art Encounters, la biennale d’arte di Timişoara.

Tincuta Marin (Galați, 1995) vive e lavora a Cluj, in Romania.
Si è laureata presso l’Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD)

Vademecum:
Titolo: A word for each of us
Artisti: Dragoş Bădiţă | Răzvan Botiş | Tincuta Marin
Testo critico di: Antonello Tolve
Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma
Inaugurazione: martedì 17 aprile dalle ore 18.30, ingresso libero
Durata mostra: 17 aprile – 25 maggio 2018
Orari: da mercoledì 18 aprile a venerdì 25 maggio: dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/
Email: tommaso.richter.85@gmail.com
Fb account: Galleria Richter Fine Art

Ufficio Stampa:
Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661
email: chiaracgiuliani@gmail.com

I mandala naturali disegnati nei boschi e sulla spiaggia

La natura è bella così com’è, ma James Brunt è costantemente alla ricerca di nuovi modi per renderla ancora più attraente. James crea opere usando oggetti naturali che trova intorno alla sua casa nello Yorkshire, in Inghilterra.

Da rocce e ramoscelli a foglie e persino bacche, Brunt sistema i materiali in spirali e cerchi concentrici simili a mandala. James fotografa il suo lavoro regolarmente e lo condivide sui social, i suoi fan sono anche invitati a unirsi a lui mentre lavora. Scorri verso il basso per esaminare il lavoro di Brunt.

Maggiori informazioni: jamesbruntartist.co.uk

james-brunt-natural-materials-land-art-england19-5a7d95a5cba92__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england61-5a7d954c574e6__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england13-5a7d9591292b7__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england3-5a7d95763437e__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england11-5a7d958b90818__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england93-5a7d9490d08cb__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england94-5a7d973fba88f__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england64-5a7d9558a1783__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england80-5a7d94595ae15__880

james-brunt-natural-materials-land-art-england88-5a7d94b5210a6__880

Il Mangiarsi Reciproco: a Roma la mostra di Silvia Argiolas e Giuliano Sale

Dal 13 febbraio la galleria Richter Fine Art ospita la doppia personale Il Mangiarsi Reciproco di Silvia Argiolas e Giuliano Sale. I due artisti sardi, per la prima volta in mostra insieme, presentano un percorso di opere inedite ricreando l’atmosfera che si vive quotidianamente nel loro atelier. Vivono e lavorano a Milano da molti anni, sotto lo stesso tetto e nello stesso studio, i cavalletti a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro, non si guardano, non si toccano, ma ognuno si riconosce nell’altro.

Richter Fine Art_§Il Mangiarsi Reciproco

A dispetto delle apparenze Il Mangiarsi Reciproco non è una mostra di una coppia di artisti, ma un percorso dove il “mascolino” e il “femminino” confermano le loro autenticità in un’identità mutante a seconda delle situazioni, diventando trans.

Domenico Russo, nel testo che accompagna la doppia personale, spiega: «Penso a loro come a un unico essere dotato di doppia pelle, Yin e Yang, notte e giorno, due opposti nello stesso corpo. […] La loro quasi surreale espressività include senza censure la catastrofe sociale in uno schema pulsionale privato altamente erotico che fa di entrambi i capi fila di una “Altra Individualità”, dove la pittura è soprattutto adesione alla personale urgenza comunicativa prima che a una vera e propria attitudine di stile. Il segno che li accomuna si svolge principalmente nel legame con il reale e con i meccanismi indecifrabili attraverso cui questo fa presa su tutti, riuscendo a colmare quell’inadeguatezza attuale dell’arte a esprimere la vacuità della contemporaneità».

I due artisti, che rappresentano benissimo l’attuale pittura italiana, sono difficilmente etichettabili tra le categorie di maniera già definite.

La pittura di Silvia Argiolas è veritiera, con tratti selvaggi ed espressionisti, molto vicina alla bad painting londinese. Il suo mondo è popolato di personaggi colti al limite delle loro ossessioni e manie. A primo impatto il suo segno arrabbiato e punk può sembrare improvvisato, ma è tutto adeguatamente curato e costruito con logica, compiendo una vera e propria indagine sociologica contemporanea. “Dipinti contro le costrizioni culturali, che combattono l’atrofia dell’immaginazione con eccessi dirompenti e bizzosi”.

Mentre Giuliano Sale, con attitudini diverse preleva alcuni ingredienti della sua pittura dalla storia dell’arte, adattandoli alle esigenze contemporanee.

Nel suo linguaggio originale e unico, alterna precisione e gestualità, costruzione e scomposizione, ferocia ed eleganza. Prendendo spunto dalla realtà circostante, da persone, fatti reali ed esperienze, ma anche dalla grande arte del passato interpretata attraverso un procedimento di decontestualizzazione e riadattamento delle immagini a un nuovo tipo di espressività lontana dai canoni di bellezza e armonia classica.

 

Silvia Argiolas è nata a Cagliari nel 1977. Dopo aver frequentato il liceo artistico, la sua formazione prosegue principalmente come autodidatta. La pittura di Argiolas, del tutto coerente e riconoscibile, è caratterizzata da atmosfere stranianti e perturbanti; ne derivano opere spesso grottesche, permeate da un’ironia amara e corrosiva. Attualmente vive e lavora a Milano. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. Nel 2015 è finalista al Premio Fabbri; nel 2012 e nel 2010 è tra gli artisti selezionati del Premio Terna; nel 2006 è finalista al Premio Celeste. Nel 2011 espone all’interno del Padiglione Sardegna nell’ambito della 54. Biennale di Venezia. Ha partecipato inoltre a diverse edizioni della fiera ArtVerona. Nel 2013 e 2015 mostra personale da Robert Kananaj gallery (Toronto).  Vasi e serpenti  (Burning Giraffe gallery, 2016), Di carne di nulla (Antonio Colombo gallery, 2017), Lalangue solo show, a cura di Claudia Cosmo presso la galleria Rompone – Koln. Inoltre nel 21017 partecipa ad Artissima Fair con Antonio Colombo gallery.

 

Giuliano Sale nato a Cagliari  l’11 settembre1977. Vive e lavora a Milano.

Dopo il liceo artistico inizia a partecipare a varie mostre in gallerie e musei del territorio facendosi conoscere per la sua pittura dissacratoria e inquietante. Collabora saltuariamente come scenografo per il Teatro Il Crogiuolo di Cagliari. Nel 2006 è finalista al Premio Celeste. Inizia un rapporto di collaborazione con il critico Ivan Quaroni che lo invita a diverse mostre a Milano. Nel 2008 partecipa alla mostra pubblica Arrivi e partenze alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Insieme al gruppo del critico milanese partecipa alla quarta Biennale di Praga nel 2009. Nello stesso anno espone le sue tele alla Biennale Giovani del Serrone di Villa Reale a Monza. Nel 2009 esce il secondo numero della rivista Or Not, edita dall’Associazione Culturale Arsprima, interamente dedicato al suo lavoro. Nel 2011 espone nella galleria Antonio Colombo con una personale dal titolo Biedermaier.

Nello stesso anno espone nei padiglioni regionali della 54 Biennale di Venezia ed espone nei finalisti del 12a Premio Cairo al Museo della Permanente di Milano.

Nel 2015 partecipa ad Artissima con una personale nella galleria Irlandese Mother’s Tankstation. Nel 2016 espone in una collettiva dal titolo Non amo che le rose che non colsi alla galleria romana Richter Fine art.

Nel 2017 espone nella galleria Antonio Colombo con una bipersonale dal titolo Qualcuno da qualche parte e nello stesso in una mostra collettiva dal titolo Angry Boys alla galleria Rompone di Colonia a cura di Claudia Cosmo.

 

Vademecum:

Titolo: Il Mangiarsi Reciproco

Artisti: Silvia Argiolas e Giuliano Sale

Testo critico: Domenico Russo

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Inaugurazione:  dalle ore 18.30, ingresso libero

Durata mostra: dal 13 febbraio al 24 marzo

Orari: dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

“Solo roba per bambini”: Giovanni Albanese trasforma una bottega in un’officina delle meraviglie

Dal 30 gennaio la Fondazione VOLUME! rievoca le sue origini di laboratorio artigianale con l’intervento di Giovanni Albanese (Bari,1955) che trasforma gli ambienti di via San Francesco di Sales, che furono la bottega – e la casa – di un vetraio, in una vera e propria officina delle meraviglie.

Solo roba per bambini, è un progetto inedito a cui l’artista lavora da più di 10 anni: una serie di personaggi costruiti nel tempo e con pazienza, abitano lo spazio di VOLUME! come sospinti da un moto costante. Vota Antonio, Pantani, Cecchino, Giudice, Uno che fa buchi nell’acqua sono solo alcuni degli strani automi realizzati con materiali di recupero, abitanti di uno spazio che diviene, allo stesso tempo, scenario e attore del racconto fantastico messo in scena dall’artista, animato dalla presenza dello spettatore e dalla sua immaginazione.

Fondazione VOLUME! Giovanni Albanese - Solo roba per bambini - ©Susana Serpas Soriano
Un banco da lavoro con gli strumenti del mestiere è il luogo dove avviene l’atto creativo e dove relitti senza vita suggeriscono l’intervento dell’artista demiurgo e parlano a chi sa prestare attenzione. Come scrive Ascanio Celestini nel testo che accompagna la mostra: “Non esistono oggetti muti, ma solo persone sorde che non li sanno ascoltare. E Giovanni cammina in mezzo a questo cimitero del presente. Parla coi morti del suo Spoon River. Elettrodomestici del passato, chiavi avanzate dalla galera, biciclette scassate. Ci parla e traduce per noi la loro lingua scomparsa”.
VOLUME! si fa custode di un’atmosfera in cui luci, ombre, presenze surreali e suoni di movimenti meccanici e improvvisi si mescolano e accompagnano lo spettatore in un percorso straniante che, passo dopo passo, svela il procedere della narrazione.
Questa serie di opere arriva come una naturale evoluzione del percorso di Albanese, che, dopo le macchine calcolatrici e i lavori fatti con le “lampadine a fiamma”, mette il suo lavoro al servizio di questi strani automi. A questi l’artista trasferisce tutta la sua poesia e li trasforma in “pupazzi”, riportando nella nostra quotidianità l’elemento ludico e offrendoci una nuova prospettiva da cui osservare il mondo, con lo sguardo tipico di chi sa ancora lasciarsi sorprendere.

SCHEDA RIASSUNTIVA

Artista: Giovanni Albanese
Titolo: Solo roba per bambini
Sede: VOLUME!, via di San Francesco di Sales 86|88, Roma
Inaugurazione: martedì 30 gennaio 2018 ore 18:30
Date: 31 gennaio – 16 marzo 2018
Ingresso: gratuito
Orari: dal martedì al venerdì dalle 17:00 alle 19:30 | sabato su appuntamento
Catalogo: Edizioni VOLUME!
Informazioni: tel. 06 6892431 – info@fondazionevolume.com
Sito: www.fondazionevolume.com
Ufficio stampa: Roberta Pucci – press@fondazionevolume.com – mob +39 3408174090

Arte contemporanea, design e collezionismo: Roma accoglie il progetto ADA (Your Art and Design Advisor)

Dal 27 gennaio gli appartamenti Floridi Doria Pamphilj di Roma accolgono un nuovo progetto dedicato all’arte contemporanea, al design e al collezionismo: ADA (Your Art and Design Advisor), piattaforma nata dall’idea di Carlotta Mastroianni (classe ’91), giovane art advisor attenta al lavoro di artisti e designer under 40, che ha l’obiettivo di rompere le barriere tra arte contemporanea e design e offrire a collezionisti e artisti un’esperienza personalizzata di consulenza.

In occasione del lancio della piattaforma www.adadvisor.it – dal 27 gennaio in poi – saranno in mostra negli appartamenti Floridi Doria Pamphilj gli artisti fin ora coinvolti nel giovane progetto: Luca di Luzio, Silvia Giambrone, JAGO, Gustavo Martini, Miriam Pace.

ADA fornirà consulenze in materia dʼinvestimenti in arte e in design, avvalendosi della valutazione gratuita ai fini di vendita di opere d’arte, di oggetti di antiquariato e modernariato e di vini di pregio italiani e francesi.
Le opere di ADA si potranno osservare dal vivo in questa speciale occasione all’interno degli appartamenti Floridi Doria Pamphilj di Roma.
Grazie a questa collaborazione ADA ha lʼonore di veicolare il premio MEMORIE#, istituito dal Trust Floridi Doria Pamphilj attraverso il quale la famiglia acquisirà, ogni anno, unʼopera dʼarte contemporanea che entrerà a far parte della collezione privata.

Le opere di ADA saranno in mostra fino al 25 marzo in tutte le sale degli appartamenti storici di Palazzo Doria Pamphilj a Roma, fondendo i lavori degli artisti, tutti nati negli anni ’80, con gli arredi storici e le opere esistenti, attraverso un allestimento incisivo ma non invasivo, ideato dalla curatrice Pia Lauro. Il percorso mostra mette in luce come le opere contemporanee possano dialogare in modo dinamico con un contesto storico, permettendo un’ulteriore lettura, e dunque un approfondimento, di contesti e opere già ampiamente studiati.
Così, nel passaggio da una sala all’altra, il pubblico si troverà immerso in uno spazio intimo e privato, che grazie all’allestimento delle opere contemporanee attualizza il proprio arredo, senza trasformarsi in un mero spazio espositivo.
Inoltre, è stato fondamentale creare un’armonia fra le opere selezionate per la mostra, differenti per materiale, poetica dell’artista e realizzazione, restituendo il sapore di una mostra eterogenea nei contenuti, ma armonica nella sua presentazione.

Il percorso mostra inizia dalla Sala del Trono con le opere di Miriam Pace, i cui paesaggi astratti e sospesi ben dialogano con quelli a tempera del Giovannini esposti nella sala.

Miriam-Pace_Merletto_lr (1)

Nella Sala Azzurra sono esposte la serie di Luca di Luzio e l’opera di Silvia Giambrone.
Luca-di-Luzio---Atlas-Ego-Imago-Mundi_lr (1)

Di seguito la Sala Verde, dal gusto veneziano, ospita notevoli dipinti del primo Settecento ed è ancora oggi utilizzata come sala da pranzo. Per tale ragione sono stati selezionati per questo spazio i lavori di JAGO e di Silvia Giambrone.
JAGO - Carne - 2015, sasso di marmo, coltello (1)

Per la Sala Gialla, adibita a studiolo, è stato selezionato lo scaffale in ferro brunito del designer Gustavo Martini. Questo è stato concepito sulla base di un modulo di riferimento unico, che può essere assemblato secondo i diversi progetti del designer.
Gustavo Martini - Statera (1)
La Sala Rossa, ancora oggi vissuta come camera da letto, è una stanza riccamente decorata in stile romano. Dato il carattere intimo della sala e l’arredo imponente, sono state pensate due opere di Silvia Giambrone.
Silvia Giambrone - Halo (1)Infine nella Toletta di Venere è allestita al centro della sala un’imponente scultura di JAGO che ben si sposa con la ricchezza della stanza.

 

Carlotta Mastroianni
Fondatrice e Art Advisor
Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, prosegue i propri studi con il Master of Art della LUISS Business School di Roma. Dopo diverse esperienze lavorative in Gallerie d’Arte Contemporanea e Musei, si specializza in Art e Finance presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra. Inizia la sua attività di Art Advisor ed avvia una collaborazione con lo Studio Associato Mastroianni per sostenere i propri clienti anche sotto gli aspetti fiscali e legali. Sviluppata una certa esperienza, fonda ADA, piattaforma web dedicata a giovani artisti e designer e pensata per accompagnare il cliente negli investimenti e nella gestione del proprio patrimonio.

Vademecum:

Mostra:
Periodo: 27 gennaio – 25 marzo
Luogo: Appartamenti Floridi Doria Pamphilj – Palazzo Doria Pamphilj – via del Corso, 305 Roma
apertura da Martedì a Domenica
orario 10:00/19:00 ( ultimo ingresso ore 18.00)
Info tel:   331 1641490
Info mail:  info.rm@trustfdp.it
Biglietto intero €8.00
Biglietto ridotto €6.00 (under 26 over 65 e gruppi da 15 persone in su)
Organizzazione: Trust Floridi Doria Pamphilj

Contatti:
www.adadvisor.it
https://www.facebook.com/ADArtDesignAdvisor/
https://www.instagram.com/adaadvisor/

Referente
Carlotta Mastroianni mob +39 334 6633660 – Mail: info@adadvisor.it

Ufficio Stampa
Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661 – chiaracgiuliani@gmail.com
Antonella Liucci mob +39 3881707863 – antonella.liucci@gmail.com

A Berlino hanno trasformato le svastiche sui muri in graffiti

Come i manifestanti degli anni ’60 mettevano i fiori nelle canne dei fucili, ci sono persone nel mondo consapevoli del fatto che il modo migliore per combattere l’odio è con l’amore, la bellezza e la creatività.

Ibo Omari è una di quelle persone. Attraverso la sua ONG Die kulturellen Erben (Il patrimonio culturale) ha avviato Paintback, una campagna per trasformare simboli e slogan odiosi nelle strade in qualcosa di divertente e artistico.

Con sede a Berlino, in Germania, il progetto Paintback ha finora coperto diverse svastiche lungo le strade della città, dal momento che gruppi di estrema destra in Germania iniziano a mostrare segni di maggiore attività.

Usando semplici disegni e modelli, gli artisti dei graffiti coinvolti in Paintback sperano di essere fonte di ispirazione per chi vuole rispondere ai brutti messaggi di odio attraverso qualcosa di bello. Tramite un breve video condiviso sui social media, che è diventato virale in Germania, la campagna si è rapidamente diffusa in altre città.

Scorri in basso per vedere alcuni esempi di Paintback.

swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-4-5a5603823d319__700 - Copia swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-35-5a56188b0e6d8__700 - Copia swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-26-5a5617cc4d9fe__700 - Copia swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-18-5a561025ebcaf__700 - Copia swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-3-5a5603067255a__700 swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-34-5a56175475f2c__700 swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-25-5a56107257397__700 swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-29-5a5614b127b43__700 swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-31-5a56154f08377__700 swastika-transformation-street-art-paintback-berlin-24-5a560e892381b-png__700 BD5neuERci2-png__700 BIHK7_sj9xs-png__700

“Incantesimi. Tra favole e satira”: a Roma lo spettacolo musico-teatrale di Gaspare Russo

Voce recitate, sax, pianoforte, elettronica e percussioni prenderanno per mano gli spettatori che, partendo dal frustrante quotidiano, per mezzo della satira, della favola e della musica, saranno guidati a scendere nel profondo dell’essere umano.

È la descrizione dello spettacolo musico-teatrale “Incantesimi” dal sottotitolo Tra satira e fiabe, di e con Gaspare Russo, che andrà in scena il 13 e 14 gennaio al teatro Elettra di Roma. Gaspare Russo, è autore, attore e regista già noto in ambito cinematografico per il cortometraggio Canile, selezionato dall’Istituto Luce e dal Centro Nazionale del Corto per rappresentare l’Italia al Festival di Cannes nel 2015.

La nuova performance, questa volta teatrale, consisterà in un’originale commistione di generi che prevede momenti di reading, intervallati da momenti musicali, di stand-up comedy e da monologhi. Le favole allegoriche saranno lette, con l’accompagnamento di musiche inedite composte ad hoc dal complesso costituito da Jacopo De Cicco al sax e da Tommaso Filippo Latina al pianoforte e percussioni. Seguiranno monologhi ironici e paradossali, virando verso una potentissima satira senza veli.

Ma una nuova trasformazione attende lo spettatore in sala: lo spettacolo diventerà interattivo coinvolgendo il pubblico in riflessioni capaci di unire logiche apparentemente diverse. Lo stesso autore e attore così spiega la sua operazione teatrale: “Vorrei fare un teatro anticonvenzionale, introspettivo, psicologico, antropologico e simbolico che aiuti l’individuo a riflettere sulle sue gabbie mentali, sulla sua necessità di ricentrarsi e di ritrovare la sua identità più vera e profonda. Tutto questo però deve passare attraverso l’ironia e il paradosso, attraverso proposte di miglioramento sociale folli e provocatorie, che disorientano ma che aprono a considerazioni più profonde dell’essere umano”.

 

''Incantesimi. Tra favole e satira

Uno spettacolo musico-teatrale di e con

Gaspare Russo, voce recitante

Musiche inedite eseguite dal vivo di

Jacopo De Cicco, sax tenore, contralto, didgeridoo e percussioni

Tommaso Filippo Latina, pianoforte, elettronica e percussioni.

INFO E PRENOTAZIONI
Cell 3394927455
Costo del biglietto 10 euro
Orari sabato ore 21, domenica ore 18
Teatro Elettra via Capo d’Africa 30, 00184 Roma

Lo spettacolare albero di Natale di Vilnius illuminato con 70 mila lampadine

La stagione natalizia è ufficialmente iniziata a Vilnius da quando il primo dicembre è stato illuminato lo spettacolare albero di Natale nella piazza della cattedrale.

Lo scorso anno Vilnius aveva uno degli alberi di Natale più belli del mondo, perciò quest’anno la capitale lituana ha di nuovo preparato un’enorme sorpresa per tutti i cittadini e gli ospiti della città: un albero di Natale mozzafiato illuminato con più di 70.000 lampadine, con un’altezza  di 27 metri e 2700 giocattoli natalizi. L’intero albero di Natale  copre una superficie di 2.500 metri quadrati.

Lo spettacolare albero di Natale di Vilnius illuminato con 70 mila lampadine

albero vilnius 3 albero vilnius 4 albero vilnius 5 albero vilnius 7 albero vilnius 8 albero vilnius 9 albero vilnius 10 albero vilnius

 

“Atto Secondo”: a Roma trenta autori per la collettiva di fotografia

Claudio Abate, Paul Athanas, Rino Barillari, Fabrizio Borelli, Gerald Bruneau, Andrea Buccella, Federica Campochiaro, Elisabetta Catalano, Giovanni Cozzi, Angelo Cricchi, Gianmaria De Luca, Simon d’Exea, Federico D’Onofrio, Thalassini Douma, Stefano Esposito, Rodolfo Fiorenza, Francesca Romana Guarnaschelli, Franz Gustincich, Guido Laudani, Annamaria Mazzei, Claudio Orlandi, Luciana Paris, Dino Pedriali, Massimiliano Ruta, Andrea Santarlasci, Marco Sibillio, Massimo Scognamiglio, Germano Serafini, Paolo Torella, Fabio Ventura, Fernanda Veron

In occasione degli otto anni di attività, inaugura il 13 dicembre ore 18.30 nel quattrocentesco Palazzo Velli Expo nel cuore di Trastevere a Roma la collettiva di fotografia Atto Secondo, a cura della Takeawaygallery. Oltre trenta autori da tempo legati al non profit, tre generazioni a confronto, una “festa” per rimarcare la doppia direzione su cui la galleria si concentra dal 2013: da un lato proseguono i grandi interventi nello spazio urbano e naturale con installazioni ambientali e la collaborazione con scultori per progetti ad hoc (Case Romane del Celio, Roma, 2013-16; Cave Michelangelo, Carrara, 2015; Lago del Col d’Olen, Valle d’Aosta, 2017); dall’altra si vuol riprendere il filo con le proprie origini e con esposizioni quali “I Love Music” (Room26, Roma, 2011) e “La Verità è nuda” (one piece art, Roma, 2012).

 Francis Kuipers, 2016 - stampa digitale, Paolo Torella ‘Too Much Pressure Tour’ The SELECTER (uk) 2011 . Francesca Romana Guarnaschelli

La mostra si apre con un omaggio ad alcuni nomi scomparsi di recente, dopo un lungo sodalizio professionale e affettivo: Claudio Abate, Elisabetta Catalano, Giovanni Cozzi e Rodolfo Fiorenza. Sono presenti autori coinvolti fin dal 2009, anno di fondazione, come Thalassini Douma, Guido Laudani, Claudio Orlandi, Marco Sibillio, Paolo Torella e Fernanda Veron, mentre tra i giovani spiccano Federica Campochiaro, Gianmaria De Luca, Simon d’Exea, Federico D’onofrio, Francesca Romana Guarnaschelli, Annamaria Mazzei e Germano Serafini. Lo shooting di moda è rappresentato da Andrea Buccella e Angelo Cricchi; il reportage e l’attualità da Rino Barillari, Gerald Bruneau, Franz Gustincich e Massimiliano Ruta; Dino Pedriali è l’unico cui è stata esposta un’immagine nella sede di via della Reginella; poi ci sono Massimo Scognamiglio, invitato a celebrare con Punk Aristocracy il settimo anniversario della galleria; e Paul Athanas, Fabrizio Borelli, Luciana Paris e Fabio Ventura, che hanno fatto il loro ingresso nell’entourage da pochi mesi. Infine, Andrea Santarlasci è il solo a non essere un fotografo puro, ma uno scultore che si avvale anche di questo mezzo, a sottolineare le due anime della associazione, e per lo stesso motivo Stefano Esposito presenta uno scatto estrapolato dalla “performance” Audioghost68 di Giancarlo Neri tenutasi a Gibellina nel 2015. Uno spaccato di autori che operano principalmente a Roma; la verifica di otto anni di attività.

 Annamaria Mazzei, 18 agosto 2014 Claudio Orlandi, Timeless 17, 2016 Audioghost68 performance di Giancarlo Neri e Robert Del Naja, di Stefano esposito 2015 Paradise, Nord Corea, 2000 - stampa analogica, Gerald Bruneau

Info:

TAKEAWAYGALLERY_ATTO SECONDO

Collettiva di fotografia a cura Takeawaygallery

Inaugurazione: mercoledì 13 dicembre ore 18.30

Dal 13 al 23 dicembre 2017

Dal lunedì al sabato ore 12.00-19.00

Palazzo Velli Expo

Piazza Sant’Egidio 10, Roma (Trastevere)

Ingresso gratuito

Contatti: 0668809645 takeawaygallery@gmail.com

http://www.takeawaygalleryroma.altervista.org/Roma/

Facebook event: https://www.facebook.com/events/384661735288598/