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MEMORIE: MAIN MEMORY, BY HEART, PAR COUR, l’installazione di Paola Romoli Venturi negli appartamenti di Palazzo Doria Pamphilj

Martedì 19 dicembre apre al pubblico l’appuntamento conclusivo del tour specific dell’installazione MEMORIE: MAIN MEMORY, BY HEART, PAR COUR. di Paola Romoli Venturi, che sarà in mostra negli appartamenti privati del Palazzo Doria Pamphilj a Roma fino al 7 gennaio 2018.

Un viaggio, un tour specific, iniziato a marzo dalla piazza della Chiesa di Santa Maria in Cappella a Roma, riaperta in occasione della festa della patrona Santa Francesca Romana e della mostra itinerante MEMORIE#ESTASI, a cura di Don Massimiliano Floridi, proseguito durante l’estate presso la Villa del Principe-Palazzo di Andrea Doria a Genova, nel Castello di Dolceacqua (Im), e nei Chiostri di Santa Caterina a Finale Ligure (Sv).

Tornata a Roma, l’installazione in marmo e acciaio specchiante dell’artista Paola Romoli Venturi, dialogherà in modo assolutamente unico con la collezione Doria Pamphilj, che per la prima volta si apre all’arte contemporanea, trasportando il visitatore in una dimensione intima e atemporale.

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L’opera è stata commissionata all’artista romana da Lucia Viscio, imprenditrice e Past-President Rotary Club Roma Cassia, per poi essere donata al Trust Floridi Doria Pamphilj, per celebrare il centenario della Fondazione Rotary con la mostra itinerante MEMORIE#ESTASI, promossa dagli stessi enti e iniziata presso il polo culturale dell’Ospitale della Fondazione Santa Francesca Romana a Roma.

L’installazione è stata realizzata dall’artista rispettando le caratteristiche di tutte le location in cui sarebbe stata installata durante il suo tour specific, prima di arrivare alla sua collocazione definitiva nella Cappella Floridi a Campocatino, Guarcino (Fr).

C1 MEMORIE MAIN MEMORY, BY HEART, PAR COEUR. Paola Romoli Venturi ph Marcello Leotta__ (1)

«Dopo il suo lungo viaggio MEMORIE: MAIN MEMORY, BY HEART, PAR COUR viene collocata non a caso nella Sala Azzurra degli appartamenti Doria Pamphilj – afferma Don Massimiliano Floridi – originaria camera da letto dei coniugi, come dimostra un’incisione del 1862. A condividere lo spazio con quest’opera è la parte più intima della nostra collezione, composta dai ritratti di famiglia, che si rifletteranno sulle superfici dell’installazione, ispirata all’amore e alla carità».

MEMORIE: MAIN MEMORY, BY HEART, PAR COUR. nasce da una pietra trovata alle cave di Carrara, piena di segni e di storia, un reperto che ricorda nella forma il muscolo cardiaco e che l’artista battezza come MAIN MEMORY. La pietra è stata scansionata in 3D, al fine di realizzarne delle copie: la prima, BY HEART è realizzata dal robot in Rosso di Francia Languedoc, su una pietra prescelta. La pietra è stata lasciata così come la macchina l’ha ricordata “by heart”. La seconda, PAR COEUR, copia realizzata in Statuario Carrara Bianco puro, è stata levigata, smussata, modellata e cerata dall’artista “par coeur”. Sulla sua superficie sono stati rilasciati pensieri e suggestioni, sono state enfatizzate alcune tracce lasciate dal robot, trasformandole in fendenti e spine intrecciate.

«Le tre pietre sono posizionate su un’ara in acciaio inox dalla superficie specchiante – spiega Paola Romoli Venturi – in modo che le ‘memorie’ della natura si riflettano e raddoppino, creando un rapporto intimo con lo spazio circostante e con l’osservatore che guardandole si vede riflesso insieme allo spazio e alla sua storia. In ogni luogo dove saranno esposte, le ‘memorie’ si rigenereranno di nuovi riflessi».

Il gioco di riflessi si riverbera anche nelle parole incise sulle pietre. La pietra originale MAIN MEMORY è riprodotta “a memoria”: by heart e par coeur, rispettivamente la traduzione in inglese e in francese della frase idiomatica “a memoria”.

MEMORIE: MAIN MEMORY, BY HEART, PAR COUR. di Paola Romoli Venturi sarà la prima opera ad entrare nella collezione di Arte contemporanea Floridi Doria Pamphilj che sarà collocata a Campocatino, Guarcino (Fr). Al fine di accrescere negli anni la nuova collezione è stato istituito il premio MEMORIE#. Un’opportunità per tutti gli artisti contemporanei di entrare in una prestigiosa collezione. Il tema scelto dai mecenati Don Massimiliano Floridi e Lucia Viscio, sostenitrice del progetto, insieme al Comitato Scientifico del Premio (Alessandra Mercantini, Paola Romoli Venturi, Angelandreina Rorro, Laura Stagno, Maurizio Vinciguerra) per questa prima edizione è MEMORIE#CONFRONTI, di cui proprio in questi giorni si sapranno gli esiti.

La sfida del Trust Floridi Doria Pamphilj non è solo preservare una delle più prestigiose collezioni di arte antica, ma anche aprirsi all’ arte contemporanea, chiamata a far parte di questa tradizione secolare.

La mostra MEMORIE#ESTASI è stata realizzata grazie al contributo di Viscio Trading, Banca di Credito Cooperativo di Roma e Rotary Club Roma Cassia.

Paola Romoli Venturi è nata a Roma, dove vive e lavora. La sua ricerca artistica è legata al valore della trasparenza come mezzo per comunicare. ‘La trasparenza e la sospensione predispongono il visitatore a “guardare attraverso”, a non distogliere lo sguardo ad osservare le cose per riflettere’ questo il pensiero ispiratore delle sue performance e installazioni esposte in Italia e all’estero. Nel suo lavoro tocca temi sociali, creando spazi disegnati da luci ombre e suoni, utilizzando diversi mezzi espressivi pittorico scultorei, video audio ed installazioni site specific performative. Tra i suoi progetti: Traspaquadri (2004/2006), mOlecOle e madre natura (2007), instant art_vedova di guerra_Alessandra (2008), La Sentenza_Das Urteil  (2009/2010), instat art_SI=NO (2011) PTV_ Paola Trash Vortex (2012/2016) SALVA LA TUA BALENA! (2013/2016) MANTRAreading (2015/2016) WE(2016) Caos, caso, osa, sa, o. (2016) MEMORIE (2017). Attualmente lavora al progetto ROVESCIARE e alla rassegna transfusioni.

www.paolaromoliventuri.com

Vademecum:

Mostra: Memorie#Estasi – installazione Tour specific di Paola Romoli Venturi

Periodo: 19 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018

Curatore: Don Massimiliano Floridi

Luogo: Palazzo Doria Pamphilj – appartamenti privati – via del Corso, 305 Roma 

Inaugurazione: lunedì 18 dicembre ore 18:30. Solo per l’inaugurazione del 18 dicembre si entrerà da Piazza del Collegio Romano 2 

apertura da Martedì a Domenica

orario 10.00/19.00 ( ultimo ingresso ore 18.00)

chiuso tutti i Lunedì, il 25 dicembre,il 1 gennaio

chiusura anticipata il 24 dicembre alle ore 17.00 (ultimo ingresso ore 16.00)

Info  tel:   331 1641490

Info  mail:   info.rm@trustfdp.it

Biglietto intero €8.00

Biglietto ridotto €6.00 (under 26 over 65 e gruppi da 15 persone in su)

Testo critico in catalogo: Angelandreina Rorro 

Organizzazione: Trust Floridi Doria Pamphilj

La mostra è stata realizzata grazie al contributo di:

Sponsor tecnico:

Ufficio Stampa di Memorie#Estasi – installazione tour specific di Paola Romoli Venturi:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661 – chiaracgiuliani@gmail.com

Antonella Liucci mob +39 3881707863 – antonella.liucci@gmail.com

Recent Works on Ceramic, la mostra di Claudio Andreoli ad Assisi

La Minigallery di Assisi è lieta di presentare Recent Works on Ceramic, la prima personale in galleria di Claudio Andreoli. Dopo le sculture lignee esposte alla Terza Biennale di Scultura di Piazzola sul Brenta, l’artista propone ad Assisi la recente ricerca composta da 30 “tavole” (18x14cm circa) in ceramica naturale o verniciata, con impressa l’immagine di una figura umana sempre più astratta, rarefatta.

Claudio Andreoli Sottocosto 4 Minigallery

L’argilla è per sua natura duttile, incapace di resistere alla forza; facile da manipolare, ha una predisposizione intrinseca a essere messa in forma. Partendo da queste riflessioni Andreoli ne ribalta l’approccio: da un lato riduce al minimo l’energia utilizzata, sottolineando gli incidenti involontari del lavoro, che diventano cicatrici durature. La modellazione come testimonianza di un metodo processuale. Dall’altra interviene sulla resistenza del materiale, stravolto da azioni violente: le proprietà fisiche consentono a linee, graffi, incisioni di dissolversi gradualmente nella massa stessa. Così, quelli che sono dei corpi, la sottile umanità che ossessivamente l’autore racconta, viene diluita in segni impercettibili, sostituita dall’imprevedibilità e dal caso. Anche la rottura in cottura o essiccazione (l’errore) può trasformarsi in opera, ricomposta con barre di piombo e gomma. In mostra, infine, sono presenti due tele di grandi dimensioni che perdono il telaio e acquistano, nella deformazione, la capacità di farsi struttura nello spazio.

Recent Works on Ceramic

È il quarto Sottocosto di Claudio Andreoli, un appuntamento che si concentra sul tema dell’accessibilità dell’arte; un progetto nato nel 2012 con la Takeawaygallery di Roma e che dopo il legno, il cemento e la pittura, approda alla Minigallery per insistere sull’analisi dei ruoli di gallerista, critico, artista e collezionista e del complesso rapporto tra gli ultimi due. Ciascuna tavola, proposta a una cifra irrisoria, perde nel momento dell’acquisizione la sua aura, assumendo quella di semplice “oggetto”; un esperimento sui processi e i meccanismi dello scambio; un cortocircuito che fa saltare la regola non scritta della corrispondenza tra prezzo e valore.

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Info:
RECENT WORKS ON CERAMIC

Sottocosto 4

Di Claudio Andreoli

8 – 17 dicembre 2017
Vernissage: venerdì 8 dicembre 2017 ore 18
Orari: dal giovedì al martedì 10-18; mercoledì chiuso

MINIGALLERY
Di Stefano Frascarelli
Via Portica 26
, Assisi PG
stefano.frascarelli@gmail.com | 3332946260 | www.minigallery.it

Ingresso gratuito

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/145225939533723/

“COM surrogate”: la mostra collettiva ispirata al virus di Windows

Martedì 5 dicembre apre COM surrogate, la prima collettiva della stagione per la galleria Richter Fine Art, che unisce sotto lo stesso tetto i nuovi corpi di lavori di: Dario Carratta (1988), Alessandro Giannì (1989), Katarina Janeckova (1988), Silvio Saccà (1989).

COM surrogate – virus che quest’anno ha infettato molti sistemi Windows OS e a cui gli artisti si sono ispirati per intitolare la mostra – è un tentativo, un “laboratorio” di sperimentazione attorno al linguaggio del disegno e alle possibilità che il mezzo offre, uno stimolo percettivo diretto, basato quasi esclusivamente sulla percezione della materia, del colore o della forma-tratto.

COMsurrogate_courtesy gli artisti

La collettiva mette in relazione quattro artisti, tutti nati alla fine degli anni ’80, stilisticamente molto lontani tra loro, accumunati esclusivamente dal mezzo che utilizzano.

L’insieme dei lavori costituisce, attraverso il segno di ognuno, un’immagine articolata e multiforme che spazia tra l’analisi sulla realtà e le sue memorie-esperienze di Dario Carratta, il segno irruento e dinamico di Alessandro Giannì, le relazioni erotico-emozionali di Katarina Janeckova e il recupero di un magico punk-noise di Silvio Saccà.

All’interno dell’allestimento ogni singolo manufatto è frutto dell’entusiasmo immediato e dell’intuizione che può essere recepito sia come incipit di un’opera futura, sia come opera a tutti gli effetti, sia come una “post opera”.

Fenomeni artistici “isolati” che più che un codice estetico unanime sembrano portare avanti una situazione di collettività. Nonostante le differenti modalità d’approccio e le diverse ricerche personali, i quattro artisti, appartenenti tutti alla stessa generazione, sono guidati dall’urgenza di trasmettere una visione comune.

La collettiva è stata ideata dal gallerista, Tommaso Richter, per unire pittori che circuitano intorno alla galleria, come Dario Carratta e Alessandro Giannì, e connetterli tra loro e con altri artisti esterni, Silvio Saccà e Katarina Janekova – prima artista internazionale invitata durante questa stagione – per stimolarli e testare possibili sperimentazioni del “mezzo” nella maniera più viscerale e germinale possibile.

Questa volta non verrà stampato un catalogo della mostra, bensì ci sarà la possibilità, per ogni visitatore, di creare un proprio catalogo o una fanzine personalizzata. Il piano inferiore della galleria verrà allestito come un laboratorio tipografico dove ognuno potrà scegliere immagini ed estratti del testo di Marco Deserto da inserire nel proprio catalogo. I materiali saranno diversi ogni giorno perché gli artisti lavoreranno tutti i giorni in galleria fino alla fine dell’esposizione.

 

Dario Carratta nasce a Gallipoli nel 1988. Diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, utilizza la pittura per trasferire su tela visioni distopiche e perturbanti di personaggi al limite tra la fisicità reale e l’evanescenza del sogno. Tra i principali progetti espositivi si segnala: Non amo che le rose che non colsi, (Richter Fine Art, 2016); The Grass Grows (74 Riehenstrasse, Basilea, 2014); The Celeste Choice (Format Gallery, Milano, 2014); Petty Theft (Launch F18 gallery, New York, 2013); Collateral Orbits (Allegranomad Gallery, Bucarest, 2013); Distopie (26cc, Roma, 2013); Flash Over (galleria Alessandri, Roma, 2012);  Sniff my leather jacket  (galleria Richter Fine Art, 2017);  Straperetana  (Pereto, 2017); Bocs Cosenza (Cosenza, 2017).

 

Alessandro Giannì nasce a Roma nel 1989, città dove vive e lavora. Nel suo lavoro recupera frammenti estetici dai social network e dalla rete con l’intento di dare loro una nuova direzione. Nella propria ricerca porta avanti una rigorosa “economia dell’immagine”, spesso anche attraverso l’uso della citazione e la rivisitazione dell’arte classica. Nelle sue opere la pratica analogica della pittura si fonde con l’utilizzo dei nuovi media, con l’universo di internet e con la cultura digitale.  Dal 2013 ad oggi espone in diverse istituzioni in Italia e all’estero tra cui: il museo MACRO di Roma; La Casa delle armi di Roma; L’istituto Svizzero di Roma; L’istituto Svizzero di Milano; il Museo d’Inverno di Siena; i Giardini del Casinò di Venezia; l’American University Katzen Arts Center di Washington DC; la residenza dell’ambasciatore italiano negli USA “Villa Firenze” a Washington DC. Nel 2014 prende parte al movimento ÑEWPRESSIONISM formato dall’artista greco Miltos Manetas. Nel 2015 cura a Roma, all’interno degli spazi della Città dell’Altra Economia, una serie di mostre indipendenti insieme ad altri artisti romani della sua generazione. Nel 2016 prende parte come art director al progetto “Ovalis” di Enrico Ghezzi ed Emiliano Montanari e in quest’occasione alcuni suoi interventi vengono installati all’interno della 73esima biennale d’arte cinematografica di Venezia.

 

Katarina Janeckova Walshe (Bratislava –Slovacchia, 1988). Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bratislava, si è guadagnata una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione.

È riuscita in questa impresa non solo dovuta per la sua pittura caratteristicamente rilassata e marcata da espressività emozionali ma specialmente grazie all’onestà con la quale ritrae le sue esperienze non convenzionali. Katarina Janeckova documenta la sua vita a tal punto che le sue rispettive opere possono essere percepite quasi come voci di un diario. Tra i principali progetti espositivi si segnala:  No pain No gain, Flatgallery (Bratislava 2013); So Many Fish, So Little Time, SOGA, (Bratislava 2014);  Bears, Catastrophes and other everyday events, NOVA Galerie, (Praga 2015); SALMON LOVERS, Galerie Wolfsen, (Aalborg 2015);  How To Make a Bear Fall in Love, Studio D’Arte Raffaelli, (Trento 2016). Premi: Painting of the Year 2012, VUB Foundation Award, 3rd. place 2012; 2nd place at Gruppo Euromobil Award / Premio Under 30, Arte Fiera Bologna 2017

 

Silvio Saccà (1989) Installazioni, video, sculture, disegni, fotografie, dipinti, disegno, object trouvé, suoni e calchi 3D. La biografia dell’artista s’intreccia con le sue opere, l’improvvisazione e l’istintività sono elementi chiave del suo modo di procedere. La sua ricerca si è sempre configurata come espressione intima e autonoma del proprio io, senza filtri e aperta istintivamente alla sfera collettiva. Si serve dei (new)media come cassa di risonanza. L’intervento dei mezzi di comunicazione e l’eco che essi producono contribuisce all’attribuzione di senso e alla realizzazione delle sue opere. Con diversi strati di manipolazione, tra analogico e digitale, si serve della potenza comunicativa e del fascino immediato delle immagini mediatiche che trova nelle riviste, in tv e in internet, per realizzare a sua volta elaborati e situazioni ambientali multimediali che siano d’ulteriore impatto e che rispecchino la società odierna. Tra i principali suoi progetti si segnalano le mostre The Last Rite (Taller de cine, Museo de arte contemporaneo, A Coruna, 2017); I love you but we are in crisis (A01 gallery, Napoli, 2018); Artists in residence  (Villa Firenze- residenza ambasciatore italiano, Washington DC, 2016); Fucnk Streeeeet Art! (La Pelanda, Macro Testaccio, Roma, 2016); 12 Transformer Auction (Katzen Art Center, Washington DC, 2016); Good Times Bad Times (Pavilion M4, Città dell’altra economia, Roma, 2016); cura di SPRINGSTERS (Pavilion M4, Città Dell’ Altra Economia, Roma, 2015); cura di 89-2012 (Pavilion M4, Città Dell’ Altra Economia); cura di Too Big To Fail (Pavilion M4, Città dell’altra Economia, Roma, 2015);  S. (Codalunga, Casa delle Armi, Roma, 2014)

 

 

Vademecum:

Titolo: COM surrogate

Artisti: Dario Carratta | Alessandro Giannì | Katarina Janeckova | Silvio Saccà

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Inaugurazione: martedì 5 dicembre dalle ore 18.30, ingresso libero

Durata mostra: dal 5 dicembre 2017 al 31 gennaio 2018

Orari: dal 6 dicembre al 31 gennaio: dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

L’essere umano moderno: uno “zombie” nelle illustrazioni di Gunduz Agayev

L’artista Gunduz Agayev mette in mostra, attraverso immagini, problemi che nei secoli rimangono ancora evidenti ed irrisolti. In particolare l’individuo “zombie”, moderno ma senza capacità critiche, che non agisce individualmente ma tende ad essere influenzato dalla massa o dalle figure di potere.
Sfortunatamente, le grandi masse hanno una caratteristica piuttosto devastante.

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EMMA B, la sarcastica trasposizione di Madame Bovary al Teatro Petrolini di Roma

Dal 9 al 12 novembre torna in scena al Teatro Petrolini di Roma “Emma B.”, la sarcastica trasposizione del capolavoro di Gustave Flaubert “Madame Bovary”. Seguendo le vicende della trattazione originaria, quella che nasce come critica alla cultura romantica e alle dinamiche della piccola borghesia locale diventa oggi una lezione sulla forza femminile e un inno alla vita. L’epilogo finale, ribaltato in un monologo dell’attrice principale, un atto di rivalsa, vittoria e vitalità.

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Emma B. narra la storia di una donna del nostro tempo, nel pieno della maturità, con tutte le inquietudini e i desideri repressi di chi ha trascorso gran parte della vita ottemperando ai doveri di una moglie medio borghese oppressa dalla noia e dalla ripetitività. Sposata con un tedioso e presuntuoso medico di provincia, non risponde in alcun modo ai canoni estetici del prototipo femminile ma se ne discosta apparendo orgogliosa e trionfante nella sua fisicità ridondante, dalle forme giunoniche ma non per questo poco attraenti. Affetta da tutti i disturbi alimentari in voga nel nostro presente, veri e simulati, Emma insegue sogni amorosi che si illude di veder incarnati negli uomini mediocri che le capita di conoscere tramite le relazioni professionali del marito. Ne uscirà sempre scornata Emma, ma dopo l’ultima delusione sentimentale, piena di debiti contratti nella cecità della sua passione, anziché cedere al desiderio di farla finita seguendo la sorte che già fu dell’eroina ottocentesca, sceglie di scrollarsi di dosso la sua apatia e la sua rassegnazione e di intraprendere una nuova via.

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Cucita da Enza Li Goi sulla verve e la personalità di Eleonora Manara, la storia dell’inquieta casalinga contemporanea si rinnova nel cast e nella regia: sotto la direzione di Fabio Luigi Lionello – che ne sdoppia la scena sperimentando con proiezioni e mostrando simultaneamente le diverse facce della stessa realtà – e l’ingresso di nuovi giovani attori, la commedia vira in modo più incisivo verso un registro comico immettendo spunti che ibridano il linguaggio teatrale con quello della performance contemporanea. Cambiate sono anche le musiche, composte ed eseguite da Adriano Dragotta che è  docente di violino e direttore d’orchestra della Scuola Popolare di Musica di Testaccio fondata da Giovanna Marini.

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Lo spettacolo sarà replicato il 16 e il 26 novembre rispettivamente a San Mauro Torinese e a Latina e per ogni biglietto acquistato verrà donato un euro all’Associazione Viva la Vita per l’assistenza ai malati di SLA.

 

Info:

EMMA B.

Di: Enza Li Gioi

Regia: Fabio Luigi Lionello

Con: Eleonora Manara, Daniele Sirotti, Sandro Calabrese, Davide Soldani, Marco Martino

Musica composta ed eseguita da: Adriano Dragotta

Art director: Carlotta Bolognini

 

Teatro Petrolini

Via Rubattino 5, Roma (Testaccio)

06 5757488  teatropetrolini@tiscali.it

 

Dal 9 al 12 novembre 2017

Giovedì, venerdì e sabato ore 21.00; domenica ore 16.00

Biglietto: 15 € (13 + 2 euro tessera associativa)

 

 

Scegli il Contemporaneo#2 – visite guidate e animate nei Musei di Roma

Apre a novembre la seconda edizione di Scegli il Contemporaneo, un progetto culturale a cura di  “Senza titolo”  dedicato alla città di Roma e pensato per il pubblico italiano e straniero che desidera intraprendere un percorso di conoscenza ed esplorazione attiva e partecipata della produzione artistica contemporanea e degli spazi espositivi della città.

L’obiettivo è stimolare la fruizione del contemporaneo a Roma, attraverso un approccio tematico e mettere in relazione musei, mostre, opere, architetture per favorire un’interpretazione dinamica dell’arte del nostro tempo.

Un percorso interdisciplinare che vuole superare il confine e lautonomia della singola mostra, per avvicinare il pubblico ai linguaggi e ai codici dell’arte contemporanea attivando il confronto critico tra opera, città, pubblico.

Il progetto è strutturato in visite guidate per adulti e studenti e visite animate per bambini con attività laboratoriali condotte da curatori, educatori museali specializzati e storici dell’arte.

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Scegli il Contemporaneo è un progetto nato per offrire ad adulti e ragazzi una nuova modalità di frequentare mostre e musei a Roma.  Ci piace pensare a una piattaforma mobile concepita come un percorso in città, che attraverso un tema – questa seconda edizione dedicata al luogo, allo spazio, all’architettura – intercetta le migliori proposte culturali della stagione e rivolge al pubblico una lettura trasversale e collegamenti inusuali che non emergerebbero nella visita tradizionale ad una singola mostra. L’idea è innescare connessioni e rimandi, unendo l’orientamento curatoriale a quello didattico in un progetto che rafforzi i legami con le istituzioni e i luoghi espositivi e accompagni il visitatore nella scelta, nella conoscenza e nell’approfondimento del panorama contemporaneo della città “. Spiega Elena Lydia Scipioni, autrice del progetto Scegli il Contemporaneo.

La prima edizione di Scegli il Contemporaneo si è svolta tra aprile e maggio 2017 con il ciclo Locchio della terra : tre percorsi tematici dedicati al tema della natura in relazione all’uomo e alla Terra, strutturati in due appuntamenti ciascuno con tappa alla Galleria Nazionale, al Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR, al museo MAXXI e al museo MACRO.

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Scegli il Contemporaneo #2

BE STATIC WITH MOVEMENT

Questa seconda edizione è un invito a considerare lo spazio, costruito e naturale come elemento di lettura e comprensione del linguaggio artistico contemporaneo.

Attraverso il programma di visite guidate e animate ad alcune tra le più significative mostre della stagione, si indagheranno le diversi connessioni tra lo spazio – inteso come architettura, paesaggio, città- le opere e il pubblico.

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DOVE

Galleria Nazionale | La Collezione

  • Visita guidata per adulti Un percorso di approfondimento sulle relazioni tra spazio naturale e spazio artificiale, tra costruzione e decostruzione spaziale attraverso le opere di artisti come Gabriele Basilico, Alberto Burri, Giorgio de Chirico, Piet Mondrian, Pino Pascali, Mario Schifano, Cy Twombly. La visita guidata sarà l’occasione per rileggere la storia della collezione e il suo allestimento ma anche per indagare le sperimentazione che hanno attraversato il Novecento e ridefinito i processi artistici.
  • Visita animata per bambini e famiglie. Un’attività per scoprire lo spazio che ci circonda  con gli occhi degli artisti contemporanei: la visione delle opere sarà il punto di partenza per immaginare nuovi colori, linee con cui dare forma ad inedite costruzioni dartista!

Cinecittà  | Studi cinematografici

  • Visita guidata per adulti Un percorso per rileggere i motivi storici della nascita degli studi di Cinecittà – luogo fondamentale per la storia del cinema italiano e internazionale -conoscere le produzioni che hanno reso famoso questo luogo e indagare le architetture reali in relazione con i set cinematografici.
  • Visita animata per bambini e famiglie. Un percorso tra realtà e finzione per giocare con le geometrie degli edifici, scoprire cosa nascondono i set cinematografici e inventare nuove architetture.

MAXXI | mostra Home Beirut. Sounding the Neighbors 

  • Visita guidata per adulti Dopo i focus sulla scena artistica contemporanea iraniana e su quella di Istanbul, la mostra conclude la trilogia sul Mediterraneo e presenta alcune delle tendenze creative contemporanee che si intrecciano con la crescita e il destino di questa città. In esposizione i lavori di artisti, architetti, registi, musicisti, ballerini, ricercatori, attivisti per riflettere sulla recente storia di conflitti, l’archiviazione e il ripristino di memorie e prospettive future, e i tentativi di trasformazione urbana.
  • Visita animata per bambini e famiglie. La suggestiva forma architettonica del MAXXI condurrà i partecipanti in un divertente percorso tra linee, forme, volumi, pieni e vuoti da esplorare con il proprio corpo. Proprio come gli artisti, i bambini potranno trasformare una città reale in un luogo immaginato sovvertendo le regole della rappresentazione!

Chiostro del Bramante | Enjoy

  • Visita guidata per adulti La mostra al Chiostro del Bramante – esempio di classica simmetria architettonica, in cui è possibile vedere anche uno dei più incredibili affreschi di Raffaello – indaga il tema del gioco e del divertimento attraverso alcune significative installazioni di arte contemporanea realizzate per questa occasione, concepite come un invito a considerare una nuova percezione dell’esperienza estetica e come l’occasione per approfondire nuovi approcci partecipativi da parte del pubblico (tra gli artisti presenti in mostra Alexander Calder, Jean Tinguely, Leandro Erlich, Erwin Wurm, Ernesto Neto)
  • Visita animata per bambini e famiglie. Farfalle, specchi, ruote saranno gli ingredienti per vivere un racconto surreale tra le installazioni presenti in mostra e trasformare oggetti quotidiani in sorprendenti elementi fantastici. Un’attività pensata per allenare la fantasia e progettare originali marchingegni d’artista!

Fondazione Volume! | Respiro, all’interno dell’esterno dellinterno – visita congiunta a Villa Farnesina

  • Visita guidata per adulti Per la Fondazione VOLUME! Paolo Icaro ha realizzato un intervento site-specific, rivestendo l’interno degli spazi con teli di polietilene, dipinti di bianco, che accarezzano le pareti dello spazio, facendosi epidermide sensibile e reattiva ad ogni alito di vento e al passaggio dello spettatore. Trasparenze e sovrapposizioni animano lo spazio che, attraverso l’intervento dell’artista, si trasforma in un luogo vivo, capace di restituire la memoria custodita dalle sue pareti.

La visita alla mostra di Paolo Icaro sarà abbinata alla visita alla Villa Farnesina, commissionata al celebre architetto Baldassarre Peruzzi dal ricco banchiere senese Agostino Chigi, e decorata, oltre che dal Peruzzi stesso, da Raffaello, da Sebastiano del Piombo e dal Sodoma con affreschi ispirati ai miti classici.

  • Visita animata per bambini e famiglie. Due tappe per esplorare luoghi vicini nello spazio e lontani nel tempo, conoscere differenti linguaggi e tecniche artistiche.

 

CALENDARIO visite

Galleria Nazionale collezione permanente

Sabato 11 novembre

ore 16 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni)

 

MAXXI mostra Home Beirut. Sounding the Neighbors

Sabato 18 novembre

ore 16  visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni)

 

Chiostro del Bramante  mostra Enjoy

Domenica 19 novembre

ore 16 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni)

 

Villa Farnesina e Fondazione Volume!

Sabato 25 novembre da confermare

ore 11 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni). Villa Farnesina; segue (a piedi) la visita alla mostra Respiro, all’interno dell’esterno dellinterno di Fondazione Volume!

 

Cinecittà Studios visita al complesso architettonico di Cinecittà e ai set

Sabato 2 dicembre

ore 16 visita guidata adulti; guidata bambini (5-10 anni)

 

Chiostro del Bramante mostra Enjoy

Domenica 3 dicembre

ore 16  visita guidata adulti, guidata bambini (5-10 anni)

 

Galleria Nazionale Collezione permanente

Sabato 16 dicembre

ore 16 visita guidata adulti, guidata bambini (5-10 anni)

 

Tutte le visite prevedono una durata di 90 minuti e un numero di partecipanti tra 8 min e 25 max


COME ISCRIVERSI

 PRENOTAZIONI

Per prenotare inviare una mail a : eduroma@senzatitolo.net esplicitando le seguenti informazioni :

  • Data della visita
  • Tipologia (specificare visita guidata adulti o visita animata per bambini e famiglie)
  • Numero partecipanti
  • Nome e cognome
  • Numero di telefono di riferimento per eventuali comunicazioni

COSTI

Il costo è di € 8,00  per partecipante ( adulto e bambino ) oltre al costo del biglietto*

È necessaria la prenotazione (min 8 – max 25 partecipanti**)

*L’ingresso alla Fondazione Volume! è gratuito. Per le altri sedi, si prega di verificare sul sito di ciascun museo costi ed eventuali riduzioni.

** Le visite possono essere svolte anche in lingua inglese e francese su richiesta. Data e orario da concordare.

 

ORARIO e LUOGO

L’appuntamento è previsto in biglietteria nell’ingresso principale di ogni sede 15 minuti prima l’inizio della visita

 

PERCORSO PERSONALIZZATO

È possibile richiedere percorso personalizzato o ai singoli percorsi tematici, concordando tempi e modalità di svolgimento.

Per costi e informazioni scrivere a :  eduroma@senzatitolo.net

 

INDIRIZZI

Galleria Nazionale, viale delle Belle Arti, 131

Chiostro del Bramante, Via Arco della Pace, 5

MAXXI, via Guido Reni, 4/A

Palazzo del Quirinale, Piazza del Quirinale

Fondazione Volume!, Via San Francesco di Sales, 86/88

Villa Farnesina, Via della Lungara, 230

Cinecittà Studios, Via Tuscolana, 1055


Senza titolo” è un’associazione culturale nata a Bologna nel 2008 all’interno del Dipartimento educativo MAMbo, e si occupa di mediazione culturale ed educazione all’arte e al patrimonio, attraverso una metodologia basata sul dialogo, il coinvolgimento attivo e il fare pratico in laboratorio.

Grazie ad un’ampia e consolidata esperienza sul territorio nazionale nella gestione continuativa di servizi educativi per musei e spazi espositivi, “Senza titolo” promuove e cura progetti e iniziative nell’ambito dell’editoria, museografia, formazione e multimedia.

 

Scegli il Contemporaneo è un progetto a cura di Elena Lydia Scipioni.

 

Profili

Anna Caratini. Ha una formazione in storia dell’arte e una decennale esperienza nella gestione di servizi educativi  e nella progettazione di percorsi e supporti per la mediazione  di contenuti storico artistici. E’ Presidente di “Senza titolo” Progetti aperti alla cultura.

Serena Giulia Della Porta. Ha una formazione in storia dell’arte e una specializzazione in comunicazione e didattica dell’arte. Cura percorsi educativi per adulti e bambini;  progetta mappe e supporti didattici dedicate all’arte, al cinema, alla scienza; si occupa di allestimento di spazi laboratoriali e di mostre didattiche e interattive. Attualmente coordina per “Senza titolo” i progetti culturali nella città di Roma.

Elena Lydia Scipioni. Storica dell’arte e curatrice. Ha lavorato in diversi musei di Italia, cura mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero; collabora da oltre due anni con “Senza Titolo” .

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INFO & CONTATTI

senza titolo

email : info@senzatitolo.net

 

Ufficio Stampa Scegli il Contemporaneo

Lucia Bosso    luciabosso@gmail.com  338 3226379

Chiara Ciucci Giuliani  chiaracgiuliani@gmail.com 3929173661

“C’è una volta”: l’evoluzione del mondo pittorico di Luca Grechi

Mercoledì 18 ottobre inaugura la nuova stagione espositiva della galleria Richter Fine Art, al suo secondo anno di attività, con C’è una volta, la personale di Luca Grechi.

L’artista, classe 1985, che già aveva partecipato alla collettiva d’esordio lo scorso ottobre, propone una selezione di dipinti, disegni e installazioni, un esempio di tutti i generi e i supporti utilizzati da Grechi. Le opere sono tutte in relazione tra loro, tra le loro diverse dimensioni e genere in rapporto allo spazio espositivo, ma mai corrispondenti.

C’è una volta è l’evoluzione del mondo pittorico di Luca Grechi, da dove nasce e cosa fa nascere, come afferma l’artista:« Mi piace pensare che ogni opera “c’è una volta”, quella visione, quel momento, quella vibrazione da dove nasce l’idea dev’essere alimentata costantemente, per far sì che la prossima “volta” possa continuare ad essere colta».

L’esposizione è pensata esattamente come sono pensati i disegni dell’artista, senza indecisioni, ogni lavoro, accuratamente scelto, mostra un lato e un tempo del percorso dell’autore, parla da solo, come una sintesi di tutti i lavori che l’hanno preceduto su quello stesso tema e sulla stessa sfumatura di intendere l’arte. La mostra, come sempre allestita su due piani prevede accanto ad una tela di grande formato al piano di sopra, degli oggetti, dei disegni, e una tela di formato più piccolo nello studio; al piano interrato disegni e lavori in legno.

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La pittura dell’artista grossetano è caratterizzata da una figurazione al tempo stesso precaria e poetica, con i soggetti – per lo più elementi vegetali e paesaggi naturali – colti in uno stato di sospensione tra definizione ed evanescenza, una volontà di incastrare fra gli strati di materia il mondo interiore dell’artista insieme alla realtà esterna.

Il disegno è una purificazione, un lavoro di tabula rasa, di annientamento del mondo alla ricerca di un segno puro e sintetico; mentre le installazioni sono “cose” trovate, lasciate decantare, trasformate e rivisitate, rese vive di nuovo attraverso assemblaggi, colori in contrasto o empatici. L’oggetto, che in alcuni casi rimane se stesso, riflette il passato, il presente e il futuro aprendosi semplicemente alla contemplazione. Le basi cilindriche e totemiche, nelle varianti cromatiche ed emotive, accolgono nella verticalità gli oggetti posati e diventano monadi, specchi viventi dotati di azione interna e in grado di riflettere una presa di coscienza.

Senza titolo, 2017, legno, gesso, pigmento, seme, 163,5 x 20 x 17 cm

Come afferma Isabella Vitale in dialogo con Francesco Angelucci nel testo che accompagna la mostra: « Le opere di Grechi cambiano sotto i nostri sguardi e le forme che esse evocano portano in sé sia i ricordi dell’artista sia del suo fruitore, secondo l’antico concetto di “empatia” o “simpatica simbolica”. […] Ma il titolo “c’è una volta” vuole appunto sottolineare l’imprescindibile legame con il presente, hic et nunc […] L’arte non può aspettare, ma l’artista deve saper aspettare. Ne nasce una sorta di compromesso, un patto tra arte e artista, che si instaura e si rinnova di continuo attraverso un tacito accordo. »

 La galleria Richter Fine Art, nata lo scorso ottobre a Roma per volontà di Tommaso Richter, prosegue anche quest’anno la sua attività laboratoriale e di sperimentazione attorno ai linguaggi della pittura e alle possibilità che il mezzo offre, presentando una proposta artistica internazionale.

 

 

Bio artista
Luca Grechi, nato nel 1985 a Grosseto, vive e lavora a Roma. Dal 2004 al 2008 ha viaggiato tra l’America centrale, il sud America e la Francia. Si stabilisce poi a Roma dove nel 2010 consegue il diploma di laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti.
Tra le mostre personali più recenti: Infinito (Galleria La Linea, 2016, Montalcino); Un sasso sul mare #2 (Sala Santa Rita, 2016, Roma); Sinkhole (Galleria Artothèque de Rome, Roma, 2013).

Tra le mostre collettive più recenti: Forever Never Comes (Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, 2017, Grosseto); Non amo che le rose che non colsi, (Galleria Richter Fine Art, 2016, Roma); Asyndeton, (Castello di Rivara, 2016, Rivara, To); L’Uomo, Il Suono, La Natura (Terravecchia, 2016, Campania); I Materiali della pittura, (Il Frantoio, 2016, Capalbio); Iconologia Onirica, (Galleria La Linea, 2015, Montalcino); The Grass Grows,( Basel, 2014).

Nel 2016 espone al Mac di Lissone in occasione del Premio Lissone.

 

 

Vademecum:

 

Titolo: C’è una volta

Artista: Luca Grechi

Testi: Francesco Angelucci e Isabella Vitale

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Durata mostra: 18 ottobre – 24 novembre

Orari: dal 19 ottobre al 24 novembre 2017: dalle 13.00 alle 19.30 dal martedì al venerdì e il sabato dalle 09.00 alle 20.00.

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

 

Ufficio Stampa: Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661 – chiaracgiuliani@gmail.com

 

 

La seduzione della memoria: a Roma la mostra di Karlos Pérez

Dall’8 al 24 ottobre viene ospitata al Palazzo della Cancelleria (piazza della Cancelleria 1, Roma), appartenente alla Santa Sede, la mostra “Karlos Pérez: la seduzione della memoria”.

L’artista cubano, nato a Camagüey nel 1990, “riesce a recuperare certe preziosità legate a vecchie fotografie per proiettarle nell’oggi sottolineando l’ineguagliabile pregio della memoria”, come scrive Luciano Caprile nel saggio in catalogo e aggiunge: “Egli prende a pretesto quelle icone (ovvero il loro spirito di intrigante reliquia) intervenendo su di esse per recuperarne e per rinnovarne il valore espressivo”. Nella circostanza vengono esposte ventiquattro grandi tele ricavate da simili suggestioni: le figure sembrano lievitare dall’impasto della materia, da una sorta di fioritura di sostanza che evidenzia certe sottolineature pittoriche: si aggiunge così un’ulteriore, palpabile nota narrativa (dovuta anche a una modulata presenza del colore) alla primitiva interpretazione essenzialmente fotografica.

Alle ore 17,30 di sabato 7 ottobre si terrà, su invito, l’inaugurazione nella Sala del Vasari alla presenza dell’artista, di Jorge Quesada Concepción (Ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede) e del curatore Eriberto Bettini. Presenterà l’evento il critico d’arte Luciano Caprile.

La mostra, visitabile tutti i giorni dalle ore 10 alle 12,30 e dalle ore 15,30 alle 18, gode del patrocinio dell’Ambasciata di Cuba presso la Santa Sede e del Pontificio Consiglio della Cultura, si avvale del sostegno di Bettini & Co Gallery, di Mediolanum e di Medica srl.

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Karlos Pérez

  La seduzione della memoria

 

A cura di Eriberto Bettini

Testo critico Luciano Caprile

 

Palazzo della Cancelleria

Piazza della Cancelleria, Roma

 

Inaugurazione sabato 7 ottobre ore 17.30 su invito

8 – 24 ottobre 2017

orario: dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00

ingresso libero

 

L’esposizione gode del patrocinio dell’Ambasciata di Cuba presso la Santa Sede e del Pontificio Consiglio della Cultura

Gli sponsor dell’evento sono: Bettini & Co Gallery

Banca Mediolanum

Medi.ca

Le faceshearts dell’artista underground Kiddy Citny in mostra a Roma

Prima mostra a Roma per il tedesco Kiddy Citny, che con Die Welt im Arm apre la stagione espositiva della BQB Art Gallery inaugurando il capitolo iniziale della serie di quattro personali in programma fino a giugno 2018.

Pioniere del graffitismo sul Muro di Berlino, musicista e rappresentante della più vitale cultura underground degli ultimi decenni del passato millennio, dal 5 ottobre, giorno dell’opening, fino al 21 novembre, propone in via di Panico 23 una selezione di lavori realizzati nel 2016 e 2017, una produzione inedita che si riallaccia all’immaginario che lo ha reso famoso negli anni ’80.

Kiddy Citny, best friends

Citny ha iniziato a ricoprire, con immagini e messaggi di libertà, la parte ovest (l’unica dipinta fino alla caduta) della barriera che per 28 anni ha spaccato in due l’attuale capitale tedesca, a partire dal 1984. Interpretati come simboli di speranza e disobbedienza, i suoi Re e le sue FacesHearts, enormi volti coronati o facce dalla forma di cuore, presenze rassicuranti sulla grigia assurdità della cortina, hanno sorvegliato dai loro oltre tre metri di altezza alcune delle pagine più inquietanti della storia. Diversi sono gli elementi che nel tempo si sono sommati a questo nucleo iniziale: compaiono figure che sorreggono mondi tra le braccia; Re bambini o Regine; Maghi; ma soprattutto donne, dai visi ammalianti e con occhi ben puntati sulla realtà, o più spesso in atteggiamenti provocanti, parlando di sessualità e tabù.

Kiddy Citny, Man of good fortune Kiddy Citny_ Kiddy Citny, Wonderwall flowers of romance

Per la mostra al Baronato Quattro Bellezze ritornano, prevalenti, i temi degli esordi, anche se non mancano incursioni nei trascorsi figurativi recenti, con dei grandi soggetti femminili dall’aspetto ancestrale. Le immagini, come di consueto in molti dei suoi lavori, sono contornate da brevi slogan, singole parole, o veloci frasi dall’evidenza disarmante, come chiari e diretti sono i messaggi delle opere: se le FacesHearts alludono alla dualità e all’unione, Re e le Regine raccontano di come ci si dovrebbe sentire ogni giorno, per camminare a testa alta nonostante tutto. D’altronde Kiddy si è sempre rivolto alla strada, e da essa ha tratto la propria visione: «Sono diretto verso un’arte che si nutre della nostra vita quotidiana, un’arte che emerge da queste vite, e che nutre le loro verità».

Kiddy Citny, Die Welt im Arm

Nato a Stoccarda e cresciuto a Brema, Kiddy Citny (1957) arriva a Berlino nel ’76 dove, tra una serie di pause – nel ’79 è ad Amsterdam e Londra, nell’80 a Zurigo, negli anni 1989-1990 a Berna, nel ’93 e nel ‘94 a Los Angeles e nel 2000 a Monaco – tutt’ora vive e lavora. Fondatore, a fine anni ’70, del progetto musicale O.U.T., cui ha collaborato anche Nina Hagen, nell’81 dà origine all’etichetta discografica Kassettekombinat e alla storica formazione post punk Sprung Aus Den Wolken, con cui segue per diverse stagioni i tour degli Einstürzende Neubauten. Il brano Pas Attendre viene usato per la colonna sonora di Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders. Conosciuto soprattutto per essere stato tra i primi, con Thierry Noir, Christophe Bouchet e pochi altri, ad intervenire sul Muro, ricoprendo di graffiti metri e metri di cortina, durante lo smantellamento molte delle sue sezioni sono state vendute e oggi si trovano sparse tra l’Europa e l’America. Dedicatosi prioritariamente alla pittura dagli inizi dei ’90, ha preso parte alla East Side Gallery, la più lunga galleria d’arte all’aperto al mondo, sui residui di Muro nella parte est della città. Ha esposto a Amburgo, Monaco, Colonia, Berlino, Merano, Parigi, Vienna, New York, Los Angeles, Dubai e Bangkok. Sue opere sono presenti in modo permanente in musei e spazi pubblici: al Märkisches Museum di Berlino; a La Defense (Parigi); a New York in 53rd St.Plaza e nell’Intrepid Museum; a Leipziger Platz e Potsdamer Platz, Berlino; al Salsali Private Museum, Dubai e al  Musee-Würth, Francia.

 

Info:

Kiddy Citny |Die Welt im Arm

Mostra personale di pittura di Kiddy Citny

A cura di BQB Art Gallery con un testo critico di Carlotta Monteverde

 

Inaugurazione: giovedì 5 ottobre ore 18.30

Dal 6 ottobre al 21 novembre 2017

Orari: dal martedì alla domenica 12.00-24.00

 

BQB Art Gallery

Via di Panico 23, Roma

baronatoquattrobellezze@gmail.com | 06.45548220

Ingresso gratuito

Archetipo: l’idea e l’immagine. La Scultura di Claudio Nardulli

Si inaugura sabato 30 settembre, alle ore 16.00, negli spazi coperti del sito archeologico di Capo di Bove sulla Via Appia Antica, dove ha anche sede l’Archivio Antonio Cederna, la mostra Archetipo: l’idea e l’immagine. La Scultura di Claudio Nardulli a cura di Barbara Martusciello e introdotta dal Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica, Rita Paris.

Archetipo l’idea e l’immagine.La Scultura di Claudio Nardulli -spazio (2)

Le sculture sono allestite in questo luogo di grande importanza storico-archeologica discretamente ma con una loro forza e un impatto visivo mirabile; la materia assimila un tempo pressoché infinito per gli esseri viventi, “il tempo geologico” e si dà con minuziosa e raffinata conformazione. Di queste opere si apprezza la perizia manuale, lo studio e la calibrazione del marmo usato e forzato fino al massimo consentito, oltre il quale si spezzerebbe, e l’effetto di leggerezza e dinamicità.

Capo di Bove 1

Sulla scia della  tradizione plastica della Storia dell’Arte, queste sculture lapidee sono però libere di esplorare il mondo della pura forma: analizzando e riproponendo in maniera finissima e mentale la rarefatta astrazione e la sintesi geometrica, non euclidea, le superfici a guscio, i piani a quadrica, le estensioni paraboloidi iperboliche, gli ellissoidi.

Archetipo l’idea e l’immagine. La Scultura di Claudio Nardulli 2 (1)  Tali marmoree solidità, che alludono alla malleabilità, alla flessuosità e accolgono la luce nei propri incavi e nelle sporgenze animandosi, quasi vibrando come viva sostanza, richiamano certa preesistenza in natura ma anche nell’antico e nell’architettura ponendosi infine come elemento integrale, autentico e originario: archetipico. Vi dimora l’arché, il “principio” di tutto, inizio e dunque modello. Da Filone di Alessandria, Dionigi di Alicarnasso e Luciano di Samosata a Platone sino a Carl Gustav Jung e poi a Jacques Derrida, è lungo l’elenco di chi sviluppò il tema nei suoi diversi segmenti e significati; Nardulli li comprende tutti, perché li conosce, li ha elaborati e ne ha accolta quella frazione a lui fondamentale per definire una lingua tutta sua. La sua scultura deriva da lì, da quella vastità sapienziale ma anche sensualmente fisica, carnale – senza quest’ultima la scultura non emetterebbe nemmeno i primi vagiti! – tradotta in questi vividi monumenti alla forma/pensiero, in un equilibrio compiuto tra spazio e tempo dimostrando e sottolineando l’archiscrittura e, insomma, i metaconcetti: intensamente connettivi, come potenzialmente è la stessa Arte che questa mostra celebra.

Info mostra

Inaugurazione: sabato 30 settembre, ore 16.00 – 19.30

(ingresso consentito sino alle 19.15)

Archetipo: l’idea e l’immagine. La Scultura di Claudio Nardulli – A cura di Barbara Martusciello; con un’introduzione di Rita Paris, Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica

Sito archeologico Capo di Bove, Parco Archeologico dell’Appia Antica – Via Appia Antica 222, Roma

Dal 30 settembre al 28 ottobre 2017; dal lunedì alla domenica 9.00 – 18.30, orario continuato. Ingresso gratuito. Accessibilità totale. Contatti: pa-appia.archiviocederna@beniculturali.it

Trasporti: Metro A fermata Colli Albani e proseguire con bus linea 660

Con il Patrocinio:

MiBact-Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; Parco Archeologico dell’Appia Antica; Casa dell’Architettura di Roma – Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia

 

Media Partner: www.architetturadipietra.it – www.materialdesign.it

Pensare il non-pensato: a Roma la mostra di Melker Garay

 

Verrà inaugurata venerdì 6 ottobre a Palazzo Velli Expo la prima personale italiana di Melker Garay intitolata Pensare il non-pensato. Ciò a cui il pensiero non può arrivare: quindici tele della serie Monokrom, esposte già a Norrköping e a Mosca, e che voleranno a New York dopo l’esperienza romana.

In Garay, scrittore cileno naturalizzato svedese, accostatosi alla pittura nel 2013, immagine e parola non possono scindersi: l’una accompagna e completa l’altra, ne arricchisce il senso. Non a caso molte opere sono associate a brani estratti dalle sue raccolte di storie, da romanzi o da riflessioni scaturite dalla pratica artistica. Entrambi mettono a fuoco il dilemma, il paradosso, il dubbio. Il vuoto esistenziale che il gesto della creazione intende colmare.

Melker Garay, Il Ponte, 2017
Sono sette i libri pubblicati, la maggior parte dei quali tradotti in inglese, spagnolo e russo, mentre per l’inverno verranno dati alle stampe in Italia “Lo Spaventapasseri – racconti crepuscolari” e “Il ratto e altri racconti crudeli”. Atti a sondare problematiche filosofiche, teologiche e il dualismo vita-morte, presentano una lingua scarna, essenziale, talvolta ironica, e mettono in scena un meccanismo enigmatico-interrogativo attraverso cui setacciare ogni pretesa di verità. Stessi dispositivi sui quali si fondano i quadri. «La pittura è per me la parola impossibile da esprimere in un testo scritto», spiega l’autore, che prosegue: «Si tratta di resistere e di dubitare di ciò che è già scontato, certo, ovvio»; «Un lavoro ha una molteplicità di transiti, sia piccoli che grandi, sia visibili che invisibili, sia consentiti che proibiti. Io intendo un lavoro-travaglio dove ogni emancipazione – sia fisica che psichica – sia, a diversi gradi, dolorosa».

Il titolo della serie, Monokrom, è indicativo, ma l’intera mostra non si esaurisce nella ripetizione del colore unico. Nelle prime tele (2013-14) sperimenta un astrattismo concitato: i toni si accumulano e si fanno stridenti e squillanti; oppure si sovrappongono gli uni agli altri dando vita a pattern geometrici, di trama e ordito, o a movimenti di superficie come mare in tempesta. Nella seconda parte (2015-16), più materica, in cui possono comparire inserti tridimensionali, vi è un effetto magmatico, di cristallizzazione della forma; agglomerato primordiale di senso che dal piano sembra tentare di affrancarsi. Analizzandone le opere Ida Thunström ha parlato di zen e di influenza di questa tradizione. Man mano cominciano ad apparire delle sagome, e siamo di fronte all’ultimo nucleo figurativo, recente. Autoritratti involontari, pappagalli, fiori, galli, e accenni di volti; il tumulto dei colori ricorda i lavori iniziali: il ciclo che ha percorso in tre anni si è chiuso.

Melker Garay, La coscienza di Caino, 2017Melker Garay, forskjuten fantasi, 2017Melker Garay, Ett ofrivilligt självporträtt, 2017

 

Melker Garay è nato da padre svedese a da madre cilena in Cile (Tocopilla) nel 1966. Nel 1970 la famiglia si trasferisce in Svezia, a Norrköping, che da allora è diventata la sua città. Come scrittore ha pubblicato racconti e romanzi, di cui uno, “mcv”, può definirsi una forma di arte concettuale. La sua letteratura affronta i grandi argomenti e le grandi questioni esistenziali e religiose del mondo contemporaneo. Alcuni racconti sono diventati cortometraggi e hanno partecipato a festival internazionali, non ultimo il Festival del cinema di Göteborg e il Berlinalen. “Kinski and Death” ha anche avuto una trasposizione teatrale. Ha di recente fondato il magazine Opulens.se. La prima mostra personale è del 2014; l’ultima si è tenuta a Mosca nella primavera 2017 presso la Central House of Artists.

 

Dal 7 al 20 ottobre 2017
Dal lunedì al sabato ore 11.00-19.00
Ingresso gratuito

 

Palazzo Velli Expo

Piazza Sant’Egidio 10, 00153 Roma (Trastevere)

 

Contatti: +39 06.877.89758 | info@palazzovelli.it | box11studio@gmail.com

 

La mostra rientra nella programmazione della Rome Art Week  9 – 15 Ottobre

Facebook event: https://www.facebook.com/events/1721209611508448/

Cinque artisti per cinque muri: il FestiWall di Ragusa

Si apre domenica 24 settembre la terza edizione di FestiWallil festival d’arte pubblica più a sud d’Europa – che per una settimana, fino a sabato 30 settembre, trasformerà Ragusa in un cantiere a cielo aperto dove i protagonisti saranno gli artisti e i muri su cui lavoreranno.

Giunto alla terza edizione FestiWall torna a Ragusa con la formula diventata ormai classica: 5 artisti per 5 muri, insieme a un fitto programma di eventi collaterali tra workshop, talk, mostre e live. Prosegue così un percorso di ricerca nell’ambito della migliore arte pubblica internazionale, con lo scopo di offrire alla città un panorama completo delle ultime produzioni della Street Art e dei suoi rappresentanti più interessanti.

Le opere murali realizzate da artisti di fama mondiale si sommano ai dieci muri delle passate edizioni, opere permanenti consegnate alla comunità che hanno attivato un processo di rigenerazione urbana e hanno dato la possibilità ai cittadini di vivere in maniera più emozionale il proprio territorio.

Per questa edizione gli artisti coinvolti, GUE (IT), Marat Morik (RU), Guido Van Helten (AU), Sebas Velasco (SPA), Zoerism (FRA), lavoreranno nel centro storico della città. Iperrealismo, figurazione, astrattismo, elementi grafici, architettonici o meccanici, questi alcuni dei motivi rintracciabili nelle opere degli artisti invitati, tutti accomunati da un forte legame con il contesto in cui lavorano e da una profonda sperimentazione sul linguaggio artistico.

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10_Sebas_Velasco_Rijeka_Croatia_2016 04_GUE_Basket Camp_Alessandri_Italy_2017 07_Marat-Morik-in-Ukraine 01_FestiWall_preview_Dulk_Lost_found_ph-credits-Marcello-BocchieriSe nelle prime due edizioni il festival si è rivolto alle aree di più recente costruzione, prima al nuovo centro cittadino e poi alla zona popolare del quartiere selvaggio, questa volta si concentra su un tema critico fondamentale della città di Ragusa: lo spopolamento del centro storico e le sue ricadute sull’area urbana.

Una serie di pianificazioni politiche poco lungimiranti hanno fatto sì che oggi il centro storico di Ragusa, nonostante la bellezza architettonica e la naturale funzione sociale, risulti per lo più disabitato. La disponibilità di alloggi non ristrutturati e a basso costo ha favorito il ripopolamento di quest’area da parte di famiglie meno abbienti, spesso migranti, innescando una deriva ghettizzante che rende necessaria una riflessione condivisa. Continua così il focus sul territorio che da sempre è caratteristica di successo del festival.

L’arte urbana compone una mappa, disegna un nuovo paesaggio, rimette in moto pratiche positive per la cittadinanza. Come affermano Vincenzo Cascone e Antonio Sortino dell’Associazione Culturale Pandora, ideatori e curatori del progetto: «la collocazione delle opere d’arte all’interno del tessuto urbano del centro storico vuole stimolare il dialogo e il confronto di tutti i residenti, senza alcuna distinzione di sorta, per favorire una rinascita di questo importante quartiere della città».  

Questa edizione è stata anticipata da un’anteprima lo scorso 5 agosto a Marina di Ragusa, nel centro della movida estiva: presso Piazza Torre l’artista spagnolo Dulk, uno dei protagonisti più visionari del panorama della Street Art internazionale, ha realizzato il murale lanciando un grido d’allarme sui tragici effetti della corruzione ambientale e le sue inevitabili conseguenze.

L’indipendenza del progetto, la capacità di innescare relazioni durature con partner attivi sul territorio, la ricchezza dell’offerta culturale e la puntuale analisi delle dinamiche urbane, rendono FestiWall un unicum sulla scena artistica italiana e contribuiscono a trasformare Ragusa in una delle mete di riferimento per gli appassionati di Street Art. Per questa terza edizione il festival avrà il suo Quartier Generale presso il “City”, struttura che doveva rappresentare un luogo di socializzazione adiacente all’area verde della città, ma che da qualche anno versa in uno stato di degrado e abbandono. Viene riaperto proprio per FestiWall, per ospitare tutti gli eventi della manifestazione, dalla mostra site-specific di Geometric Bang, al workshop di Letterpress, alle selezioni di documentari su Street Art, Public Art e Graffiti, alle performance e al talk con Giuseppe Stagnitta (Emergence Festival), Andrea Bartoli (FARM Cultural Park), e alla presentazione del libro “La street art in Sicilia” con gli autori Marco Mondino, Luisa Tuttolomondo, Mauro Filippi; infine la festa di chiusura, che per il primo anno, è stata organizzata in collaborazione con Ortigia Sound System Festival, al fine di mettere in rete i più interessanti festival siciliani.

 

Artisti e indirizzi muri FestiWall 2017:

headquarter, City, via Natalini 4, Ragusa

Dulk (SPA), Piazza Torre, Marina di Ragusa

GUE (IT), Via Addolorata (Strada per cimitero), Ragusa

Marat Morik (RU), Via Generale Cadorna – Via Luciano Nicastro, Ragusa

Guido Van Helten (AU), Liceo Classico Umberto I, (Zona Marsala) Via Giordano Bruno, Ragusa

Sebas Velasco (SPA), Via Maiorana – Ponte Vecchio, Ragusa

Zoerism (FRA) Via Marsala- Via Giovanni Meli (Ex stazione rifornimento), Ragusa

La replica del Partenone con 100 mila libri censurati

L’artista argentina Marta Minujín, 74 anni, ha creato una replica monumentale del Partenone greco con 100.000 copie di libri censurati.
Secondo l’artista, simboleggia la resistenza alla repressione politica.
Il Partenone dei Libri si trova a Kassel, in Germania e fa parte del festival Documenta 14.

Con l’aiuto degli studenti dell’università di Kassel, Minujín ha identificato oltre 170 titoli che sono stati o sono vietati in diversi paesi nel mondo e ha costruito il tempio iconico servendosi di lastre di plastica e acciaio, oltre ai libri proibiti.

Ma probabilmente quello che è il libro più controverso della Germania, il “Mein Kampf” di Adolf Hitler, non apparirà sul Partenone. E per una buona ragione: i nazisti erano noti censori di libri. Infatti, il lavoro di Minujín è stato realizzato all’interno di un sito storico: qui i nazisti, nel 1933, bruciarono circa 2.000 libri nell’ambito di una campagna di censura molto estesa. “Dove bruciano libri, alla fine bruciano anche persone”, ha detto Heinrich Heine nel XIX secolo.

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Fata Morgana: l’installazione ambientale nel lago del Col d’Olen

Fata Morgana è un miraggio, l’apparizione di un intrico di piante acquatiche o fiori o arbusti che dal centro del lago del Col d’Olen a 2722 metri di quota ne invade parte della superficie. È l’ipotetica risposta della vita alle modifiche dell’ecosistema apportate da decenni di cambiamenti naturali e indotti dall’attività umana. È l’intervento in scala ambientale dello scultore Alberto Timossi in Valle d’Aosta, visibile dal 23 luglio al 27 agosto in alta valle del Lys, Gressoney-La-Trinité, a cura Takeawaygallery e con il patrocinio della Regione Autonoma Valle d’Aosta e del Comune di Gressoney-La-Trinité.

lago del Col d’Olen

Decine di elementi verticali, di un rosso sanguigno, si elevano a altezze differenti; una germinazione artificiale che trae la propria conformazione dalla profondità dell’alveo: uno sviluppo in rapporto armonico, come si producono le forme spontaneamente. Il riflesso dell’opera sullo specchio liquido, assieme al contorno delle cime montuose, delle nuvole e del cielo, compongono una totalità inscindibile.

Fata Morgana di Alberto TimossiL’installazione trae linfa dal lago, che ne modella le pareti e permette a ogni fusto di oscillare liberamente: la nascita di una nuova specie avviene in un ambiente lacustre caratterizzato dalla fusione del ghiaccio presente all’interno di una particolare forma del paesaggio geomorfologico d’alta quota, detta rock glacier (ghiacciaio di pietra). Qui il ghiaccio, protetto da un accumulo detritico, rilascia nel piccolo bacino acqua con caratteristiche fisiche e chimiche differenti rispetto alle normali sorgenti.

Dopo l’operazione nelle Cave Michelangelo di Carrara (luglio 2015) e l’attenzione posta sul rapporto arte/natura/ambiente antropizzato, Fata Morgana si propone di estendere le riflessioni sugli spazi apparentemente incontaminati. La colorata reazione ai cambiamenti climatici è un invito alla presa di coscienza delle conseguenze dell’Antropocene.

Il progetto è stato possibile grazie alle informazioni scientifiche messe a disposizione dai ricercatori dell’Università di Torino, che, in collaborazione con numerosi enti di ricerca (CNR-IRSA, Università di Bologna, ARPA-Valle d’Aosta, Carleton University, Politecnico di Torino)  negli ultimi anni hanno compiuto una campagna di studio sulle acque del piccolo bacino idrico, localizzato all’interno di un sito della Rete LTER Italia (www.lteritalia.i/).

L’installazione verrà ripresa da una webcam e potrà essere vista, in tempo reale e per tutta la sua durata, sulla piattaforma Rifuginrete.com e su www.albertotimossi.com.

Fata Morgana - Dentro l'Antropocene di Alberto Timossi

Alberto Timossi (Napoli 1965), si è formato all’Accademia di scultura di Carrara. Vive e lavora a Roma. Con una carriera quasi trentennale, ha fatto dell’opera pubblica che dialoga con lo spazio connotato la propria cifra stilistica. Timossi ha una lunga serie di mostre alle spalle, allestite in luoghi sperimentali o istituzionali, che lo hanno portato a rinnovare il linguaggio scultoreo in senso minimale, caratterizzato dall’uso del tubo in pvc colorato, vera e propria costante negli anni. Fra le principali mostre personali figurano: “Simple Dialogues”, Plaza Gallery, Tokyo, 1997; “Un dia cualquier”, Galleria Nebulosa, Xalapa (Messico), 2003; “Anywhere”, Centro per l’arte contemporanea Trebisonda, Perugia, 2005; “Innesti”, Fondazione Pastificio Cerere, Roma, 2006; “Parti del discorso”, Associazione culturale Tralevolte, Roma; 2008; “Partitura urbana”, Archivio Crispolti, Roma, 2009; “Accento in rosso”, Torre Civica di Pomezia, 2012; “Flussi”, Galleria Nazionale d’arte moderna, Collezione Manzù, Ardea, 2013; “Flussi: il rosso, il giallo”, Palazzo dei Consoli, Gubbio, 2014; “Sinonimi”, facoltà di Architettura, Università Federico II, Napoli, 2015; “Illusione”, Cave Michelangelo, Carrara, 2015. Fra le mostre collettive si ricordano: “Periplo della scultura italiana contemporanea 2”, Chiese rupestri, Matera, 2000; “Premio giovani scultura”, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, 2002; “Prima Biennale di scultura”, Piazzola sul Brenta, 2013; “Beelden in Gees”, Gees, Olanda, 2015; “BadRagartz”, VI Triennale di scultura, Bad Ragaz, Svizzera, 2015; “Fragili eroi”, Museo Bilotti, Roma, 2016.

 

Info:

Fata Morgana | Dentro l’Antropocene

Installazione ambientale di Alberto Timossi presso il Lago del Col d’Olen, alta Valle del Lys, Gressoney-La-Trinité, Valle d’Aosta

 

A cura Takeawaygallery

Coordinamento: Andrea Beck Peccoz

Con un testo di Carlotta Monteverde

 

Dal 23 luglio al 27 agosto 2017

Inaugurazione domenica 23 luglio ore 10.30 al lago del Col d’Olen e conferenza ore 16.00 in Piazza a Gressoney-La-Trinitè.

Partecipano alla conferenza: l’Assessore alla Cultura di Gressoney-La-Trinité Paolo Viganò, l’artista Alberto Timossi, i docenti dell’Università di Torino Michele Freppaz (Pedologia alpina e Nivologia) e Marco Giardino (Geomorfologia), Umberto Morra di Cella di ARPA Valle d’Aosta, lo storico e critico d’arte Barbara Martusciello, il gallerista della Takeawaygallery Stefano Esposito.

Il lago del Col d’Olen è raggiungibile in venti minuti a piedi dall’arrivo della funivia dei Salati (percorso Staffal-Gabiet e Gabiet-Passo dei Salati).

 

Con il Patrocinio di: Regione Autonoma Valle d’Aosta, Comune di Gressoney-La-Trinité  

 

In collaborazione con: Università degli Studi di Torino, ARPA Valle d’Aosta

 

Con il supporto di: Consorzio Gressoney Monte Rosa, Monterosa-Ski

   
Sponsor tecnici: Rifuginrete, Edilizia 1960, Infissi Termici 2000
Video: Walter Paradiso

Progetto grafico: Aurelio Candido

Traduzioni: Andrea Viviani

 

Contatti: takeawaygallery@gmail.com | 3478164486 | http://www.takeawaygalleryroma.altervista.org/Roma/
Takeawaygallery

Associazione Culturale

via della Reginella 11

00186 Roma
06.68809645

Vendetta, riconoscimento e pacificazione: Eugenio De Rosa legge l’Odissea

Il 12 luglio sarà il giorno della vendetta, del riconoscimento e della pacificazione. Si conclude così, dopo un anno, la lettura pubblica dell’Odissea di Omero: è la volta, infatti, del libro XXII in cui Odisseo dopo un’accurata e attentissima preparazione, solo con l’aiuto del figlio e di due fedelissimi, affronta la folla dei Proci e li stermina. Ma non è solo vendetta: nei due libri successivi c’è il dolcissimo riconoscimento dello sposo da parte di Penelope e del figlio da parte del padre Laerte.

Per tutto il 2017, ogni mercoledì alle 21, nella sede del Baronato Quattro Bellezze (via di Panico 23 al centro di Roma) Eugenio De Rosa, giornalista ed editore, ha letto uno dopo l’altro i 24 libri cercando di trasmettere a quanta più gente possibile le proprie profonde emozioni. “La straordinaria ricchezza di questo romanzo, scritto 3000 anni fa, dice De Rosa, mi ha sempre commosso. L’avventura, i mostri, le emozioni umane la costruzione della storia, le modalità del racconto sono una guida geniale a tutta la letteratura e poesia successive.”

Eugenio De Rosa è stato giornalista prevalentemente scientifico (ma non solo: è stato testimone fin dai primi attimi dell’invasione russa di Praga; è stato in contatto con Ton That Tung, direttore dell’Ospedale di Hanoi, durante la guerra del Vietnam), ha diretto la Fabbri, la Etas Kompass, e diverse direzioni della De Agostini (video, multimedia, cartogafia), ha lanciato e posseduto in Italia la versione italiana di Science 80 durata 6 anni, ha aperto un sua casa editrice (Eclectica) che per 10 anni ha concepito e prodotto prodotti multimediali vendendoli poi in molti Paesi del mondo (dalla Francia e Spagna al Giappone e alla Cina e Corea), ha scritto libri di divulgazione scientifica. E’ autore di un piccolo libro dove cerca di trasformare la scienza in poesia.

La lettura

Penelope, mentre Odisseo e Telemaco stavano facendo a pezzi i Pretendenti, dormiva nel sonno magico prodotto da Pallade Atena, la grande protettrice. Viene svegliata da un’anziana ancella che le dice che è tornato il suo sposo. E lei non crede, scende nella sala e vede questo vecchio miserando coperto di stracci. Non può credere che sia il suo grande sposo che aveva lasciato l’isola vent’anni prima. Ma c’era pur qualcosa… Telemaco l’accusa di avere il cuore di pietra ma Penelope è ancora incerta e dice “saprò riconoscerlo; abbiamo segni segreti”. E invita l’ancella a spostare il suo letto, il letto di Odisseo, fuori dalla camera. Ed ecco il segno inequivocabile: Odisseo che ha costruito il letto sopra un possente olivo (“intorno a questo murai la stanza”) sa che non si può spostare e la dolce Penelope si precipita “piangendo a gettargli le braccia al collo e a baciargli il capo”. E lui, “più grande venne la voglia del pianto e, piangeva tenendosi stretta la sposa dolce al cuore”.

De Rosa legge l'Odissea

Ma il ritorno non è ancora compiuto. Atena ha lasciato a Odisseo di assaporare la notte del ritorno “trattendo i due cavalli che l’Aurora, aureo trono, trasportano” ma l’alba arriva e il rischio è quello di rimanere assediati da tutti coloro cui Odisseo aveva ammazzato figli e fratelli. Bisogna riparare  in campagna e là attendere gli eventi. Qui, ridotto come un povero schiavo, Laerte, il padre, zappetta il campo. Ma anche qui Odisseo non si limita a corrergli incontro e ad abbracciarlo. Inventa un’altra storia alla fine della quale “una nera nube di strazio avvolse il vecchio che singhiozzava”. E allora finalmente si scioglie anche Odisseo che “si slanciò ad abbracciarlo e baciarlo e gli diceva ‘son io, son io, padre’ “. E così facendo riconosce gli alberi che Laerte gli aveva donato da piccolo.

Nel frattempo a Itaca Eupite, il padre di Antinoo, il primo dei Pretendenti ucciso da Odisseo, ha arringato la folla e è riuscito a indurne la metà a unirsi a lui nella vendetta. La folla si arma e corre verso il podere di Laerte. Ma Atena, consigliata anche da Zeus, provvede. Ridà a Laerte, che nel frattempo si era armato di lancia, la sua possanza giovanile. Eupite gli si scatena contro e il vecchio lancia l’asta che trapassa l’elmo e tutto il cranio. Si sta scatenando una guerra: Odisseo e Telemaco roteano le loro micidiali spade finché Zeus il Cronide scaglia una fumosa folgore, un lampo che terrorizza tutti. “Smetti Odisseo la guerra crudele”. Odisseo e i suoi si fermano: “e un patto per il futuro stabilì fra di loro Pallade Atena, figlia di Zeus egioco”.

Info:

Vendetta, riconoscimento e pacificazione: Eugenio De Rosa legge l’Odissea

Mercoledì 12 luglio ore 21.30-22.30

Ingresso gratuito

 

Baronato Quattro Bellezze

Via di Panico 23, Roma

baronatoquattrobellezze@gmail.com | 06.45548220

Martedì-domenica: 11.00-02.00 fino al 6 agosto

 

Sniff my leather jacket: le visioni distopiche di Dario Carratta

Martedì 20 giugno apre Sniff my leather jacket, personale di Dario Carratta e ultima mostra della stagione espositiva 2017 della Richter Fine Art che, durante il suo primo anno di vita, ha organizzato quattro mostre tutte dedicate alla pittura, fil rouge della programmazione della galleria.
Torna, stavolta come unico autore, uno degli artisti che avevano partecipato alla prima collettiva d’inaugurazione, a chiudere simbolicamente il cerchio di questa prima stagione espositiva. Dario Carratta (Gallipoli, 1988) il più giovane tra gli artisti della galleria, utilizza la pittura per trasferire su tela visioni distopiche, animate da personaggi al limite tra la fisicità del reale e l’evanescenza del sogno. Ma il carattere onirico dei suoi dipinti è più torbido che idilliaco, dominato da una temperatura cupa che sembra evocare un esistenzialismo vicino alla cultura grunge. I personaggi che compaiono nelle tele di Carratta sono figure umane fragili, dei “loser” dall’atteggiamento dimesso, soggetti da tenere ai margini.
I dipinti dell’artista propongono scene non da guardare, ma da spiare: accadimenti magici e perturbanti, in cui il punto di vista dell’artista (e, di conseguenza, anche dello spettatore) sembra quello di un voyeur che, per pudore o per paura, si mette a osservare in silenzio, senza spezzare la tensione di queste visioni momentanee ed estatiche. Dario Carratta_Sniff my leather jacket_2017

Il visitatore si troverà di fronte a un allestimento volutamente “carico”, con decine di opere – dipinti su tela e lavori su carta – che invaderanno letteralmente la galleria.
Come di consueto la mostra sarà accompagnata da un piccolo catalogo pensato direttamente da Carratta come una sorta di taccuino che, tra appunti e tracce visive, permetterà al pubblico di entrare maggiormente a contatto con lo sguardo dell’artista.

La galleria Richter Fine Art, a pochi passi da Castel Sant’Angelo, nasce per volontà di Tommaso Richter, trentenne, collezionista e appassionato d’arte, che ha avviato l’attività ristrutturando l’antica bottega di un fabbro, proprio accanto allo spazio espositivo dedicato all’antiquariato e gestito dalla famiglia: una prosecuzione quasi fisiologica dell’attività, che dall’arte antica arriva ai giorni nostri.
Tommaso Richter definisce fin da subito la direzione della galleria, che intende presentarsi come un “laboratorio” di sperimentazione attorno ai linguaggi della pittura e alle possibilità che il mezzo offre, come testimoniato dalla mostra collettiva Non amo che le rose che non colsi (ottobre- dicembre 2016), la prima personale a Roma dell’artista iraniana Zanbagh Lotfi È stato forse ieri (febbraio-marzo 2017) e la personale di Elena Bellantoni DreamEscape (aprile-maggio 2017).

Bio artista
Dario Carratta nasce a Gallipoli nel 1988. Diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, utilizza la pittura per trasferire su tela visioni distopiche e perturbanti di personaggi al limite tra la fisicità reale e l’evanescenza del sogno. Tra i principali progetti espositivi si segnala: Non amo che le rose che non colsi, (Richter Fine Art, 2016); The Grass Grows (74 Riehenstrasse, Basilea, 2014); The Celeste Choice (Format Gallery, Milano, 2014); Petty Theft (Launch F18 gallery, New York, 2013); Collateral Orbits (Allegranomad Gallery, Bucarest, 2013); Distopie (26cc, Roma, 2013); Flash Over (galleria Alessandri, Roma, 2012).

Vademecum:

Titolo: Sniff my leather jacket
Artista: Dario Carratta
Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma
Inaugurazione: martedì 20 giugno 2017 dalle ore 18.30, ingresso libero
Durata mostra: dal 20 giugno al 28 luglio 2017
Orari: dal 21 giugno al 28 luglio 2017: dalle 13.00 alle 19.30 dal martedì al venerdì e il sabato dalle 09.00 alle 20.00.

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/
Email: tommaso.richter.85@gmail.com
Fb account: Galleria Richter Fine Art

Il catalogo sarà disponibile in galleria.

Ufficio Stampa: Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661
email: chinapressoffice@gmail.com

Segni & Sogni: la mostra di Giampaolo Atzeni sulle costellazioni dello zodiaco

Si apre venerdì 9 giugno al Baronato Quattro Bellezze di Roma la mostra personale di Giampaolo Atzeni Segni & Sogni: esposti dodici acrilici su tela che raffigurano le diverse costellazioni dello zodiaco. Durante la serata inaugurale l’artista firmerà e dedicherà la serie di stampe ricavate dalle immagini, mentre dalle 21 Erika Eramo, giornalista esperta in astrologia leggerà i temi natali degli ospiti.

L’astrologia è un sogno? Certamente non è una scienza, ma non è neppure un’arte priva di legittimità e rientra a pieno titolo nella storia della cultura e delle religioni. Ma nello “Zodiaco” di Giampaolo Atzeni è certamente un sogno. Un sogno durante il quale il pensiero si esprime attraverso immagini che sono vissute come fatti reali.  Se, dunque, da sempre l’uomo è affascinato dall’idea che la posizione degli astri possa condizionare i fatti terrestri, fino a ritenere l’astrologia un mezzo per conoscere più a fondo se stessi, le pulsioni che nasconde il proprio intimo, i doni naturali e il cammino da percorrere, le opere di Giampaolo Atzeni che rappresentano i dodici segni zodiacali affascinano, perché  riportano lo spettatore nel fantastico mondo dei sogni.

3-Gemelli-Giampaolo Atzeni

Per farlo è necessario “staccare la spina” (quella spina che c’è in tutti i quadri dell’artista) dalla logica e dalla razionalità, salire sul tappeto (anch’esso sempre presente) e cominciare a volare.

8-Scorpione-Giampaolo Atzeni

E nei sogni di Giampaolo Atzeni c’è sempre una donna: gambe, bocche, rossetti, unghie smaltate, seni di ogni forma, scarpe con i tacchi. Oggetti che si trasformano in donne e donne che si trasformano in oggetti. Mondi reali o sognati in cui la narrazione si unisce ad una felicità cromatica senza pari. Un’estetica che coniuga la pennellata precisa, geometrica e l’uso del colore della pop Art con l’incoerenza del mondo onirico e la metafisica.

10-Capricornno-Giampaolo Atzeni

Così la donna Leone ti guarda maliziosa di spalle, con la coda all’insù; quella Capricorno sotto la faccia austera svela il suo lato sexi con giarrettiere e calze a rete; la donna Ariete ti sfida con il suo corpo possente e statuario. Da un altro lato la donna Scorpione allunga la sua coda che termina con un pungiglione velenoso che prende la forma di uno stivale stringato; mentre la donna Gemelli mostra l’altra sua metà in un gioco sensuale di gambe e tacchi rossi. Donne libere, colte, eleganti e raffinate, ma anche ironiche e colorate.

5-Leone-Giampaolo Atzeni
La donna universaleInfo:

Segni e sogni di Giampaolo Atzeni
Mostra personale di pittura di Giampaolo Atzeni

 

Inaugurazione: venerdì 9 giugno ore 19.00

Dal 9 al 19 giugno 2017

Orari: dal martedì al sabato ore 12.00-24.00

 

Baronato Quattro Bellezze

Via di Panico 23, Roma

baronatoquattrobellezze@gmail.com | 06.45548220

Ingresso gratuito