Financial Times: “Le riforme di Matteo Renzi sono un ponte verso il nulla”

Altro che Ponte sullo Stretto. Un ponte sul nulla. L’affondo arriva dal prestigioso giornale economico-finanziario del Regno Unito, il Financial Times, secondo il quale l’Italia ha bisogno di meno leggi, ma fatte meglio.

Tony Barber, nel suo articolo, esordisce facendo riferimento all‘ennesima “magia”, quella del controverso progetto di un Ponte sullo Stretto di Messina, messo in campo prima da Berlusconi e ora rilanciato da Renzi, con tanto di “sopracciglia alzate”, un’espressione facciale che per il linguaggio del corpo è da secoli sinonimo di scetticismo e disaccordo.

Un piano abbandonato nel 2013 a causa degli enormi costi, ma anche per la vulnerabilità dello Stretto a causa del potenziale rischio di terremoti e per quello delle infiltrazioni mafiose.

Financial Times: "Le riforme di Mattelo Renzi sono un ponte verso il nulla"
“Perché il signor Renzi, che ha criticato il ponte nel 2012 come uno spreco di denaro, sostiene ora di vederne dei pregi?” Si chiede il Financial Times, dandosi subito una risposta: “Una risposta giace nel rischio per la sua premiership con il referendum sulle riforme costituzionali che si terrà il 4 dicembre. Con il rilancio di un progetto caro a Berlusconi, Renzi mira a disincentivare i fedelissimi di Berlusconi e le altre forze di centro-destra a farlo cadere nel caso in cui dovesse perdere il referendum”.

“Se ha senso poi costruire un ponte in cui, 3000 anni fa, Omero aveva immaginato i mostri Scilla e Cariddi attaccare Ulisse è un’altra questione. Il punto più grande è che, contrariamente alle affermazioni del signor Renzi, le riforme costituzionali faranno poco per migliorare la qualità del governo, la legislazione e della politica. I poteri del Senato saranno drasticamente ridotti. Il Senato non sarebbe più eletto con il voto popolare diretto, ma sarebbe composto principalmente da consiglieri regionali e sindaci. I suoi membri tagliati da 315 a 100″.

Renzi sostiene che le modifiche alla Costituzione daranno più stabilità al sistema istituzionale. Eppure, secondo il Financial Times,  il record di tutti i governi del dopoguerra, compreso quello di Renzi, confuta la sua tesi: in Italia passano più leggi di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito.

Per il giornale inglese il problema vero “è la frammentazione del sistema politico italiano, che riflette la frammentazione della società italiana.  Ogni partito, ogni fazione, si distingue per una serie distintiva di interessi economici, geografici, ideologici, religiosi o sociali.

“Pace, Mr Renzi”, dice ancora il Financial Times, “l’Italia non ha bisogno di più leggi che passano velocemente, ma di meno leggi e migliori, scritte con cura e non aggirate dalla pubblica amministrazione e da interessi privati e pubblici”.

Infine una bastonata anche per l’Italicum considerata “una cattiva riforma”.

 

 

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