France. Paris. Souvenir shop on Avenue des Champs-ƒlysŽes. Numerous objects, such asT-shirts and mugs (I love Paris), Santa Claus figurines, Eiffel towers, the yellow shirt of the Tour de France. Some fake  statuettes: Aphrodite of Milos, better known as the Venus de Milo ; David of Michelangelo; the Winged Victory of Samothrace, also called the Nike of Samothrace. 17.11.10  © 2010 Didier Ruef

Je juis un cretin, ho il souvenir di Parigi sul frigo

Sono un’egoista, lo so. Je suis un cretin, ha ragione Crozza. Ho il souvenir di Parigi sul frigo. Ho pianto per i morti di Parigi venerdì notte, rimanendo inchiodata davanti alla tv fino alla mattina seguente. E così anche sabato, domenica, lunedì… A leggere storie, commenti, a guardare foto, profili facebook, con il fiato sospeso. Mi sono riconosciuta nell’utente medio del Bataclan. Potevo essere lì, nella sala concerto di Boulevard Voltaire a vedere gli Eagles of Death Metal. Valeria potevo essere io. Sono egoista, ribadisco. Questa volta sì. Sì, questa volta i colpi di Kalashnikov li ho sentiti a “casa” mia, tra le mie mura. Eppure non sono mai stata indifferente di fronte agli attentati in Siria, a Beirut, in Turchia o all’aereo russo sul Sinai. Ho provato sgomento per le morti di civili in Afganistan, in Iraq, a Gaza, per la guerra in Ucraina. Le vittime del terrore sono tutte orribili, indistintamente ma nell’eterno dibattito sull’Islam, tra Tiziano Terzani e Oriana Fallaci, continuo a sentirmi profondamente vicina all’umanità di Terzani. Alla parole di rabbia e di odio preferisco il suo messaggio di pace, alla banalità dell’istinto scelgo l’amore: “Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore”. Ecco perché sono egoista. Perché questa volta è diverso. È diverso per me. Mi sento realmente coinvolta, chiamata in causa, casca il tabù della mia intoccabilità. Dovrei farmene una colpa? Se così fosse chiedo scusa ai siriani, palestinesi, egiziani, nigeriani.
Oggi, forse, capisco di più il loro dolore, attraverso il mio.
E mi chiedo perché abbiamo dovuto pagare questo prezzo per capirlo.

(angelica)

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