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La romanticizzazione della quarantena è un privilegio di classe

“La romanticizzazione della quarantena è un privilegio di classe”. Recita così lo slogan di uno striscione esposto su un balcone spagnolo in questo periodo di emergenza pandemia. Anche lì, in Spagna, da pochi giorni, come in Italia, il governo ha deciso di chiudere tutto, scuole e attività commerciali, emanando restrizioni per proteggere la popolazione che nel frattempo deve restare a casa.

Molti spagnoli, così come molti italiani, non hanno un reddito o sono precari, non tutti hanno Netflix o possono permettersi di pagare un abbonamento ad Internet, molte famiglie hanno a malapena qualcosa da mangiare. Non è la stessa cosa rimanere chiuso in casa in un paese che garantisce lavoro e sicurezza sociale, che in uno in cui prevalgono disoccupazione, lavoro nero, a cottimo o malpagato. Per molte famiglie non lavorare un giorno significa non poter mangiare.

Pensa a quanto sia facile recludersi in casa quando non vivi con il tuo molestatore, quando hai molto spazio, non hai bambini che si arrampicano sulle pareti di un appartamento di 40 metri quadrati, quando non sei depresso o non hai altre sofferenze psichiche, motorie o disabilità. Pensa a quanto sia facile rimanere in una città quando è la tua casa, quando non ti senti solo e lontano da tutte le persone che ami di più, perché il sistema ci costringe anche a spostarci dai luoghi in cui ci sentiamo a casa, pur di avere un dannato lavoro. 

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