La maschera da sub di Decathlon diventa un respiratore grazie a Isinnova

La maschera da sub di Decathlon diventa un respiratore.

Dopo le valvole stampate in 3D, il team geniale di Isinnova, formato da giovani ingegneri e designer, ha raccolto una nuova idea trasformandola in un oggetto concreto e assolutamente necessario in questo particolare momento storico.

“Nei giorni scorsi siamo stati contattati da un ex primario dell’Ospedale di Gardone Valtrompia, il dottor Renato Favero, che è venuto a conoscenza di Isinnova tramite un medico dell’Ospedale di Chiari, struttura per la quale stavamo realizzando con stampa 3d le valvole d’emergenza per respiratori. Il dottor Favero ha condiviso con noi un’idea per far fronte alla possibile penuria di maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva, che sta emergendo come concreata problematica legata alla diffusione del Covid-19: si tratta della costruzione di una maschera respiratoria d’emergenza riadattando una maschera da snorkeling già in commercio”.

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Così si legge sul sito della società che in breve tempo ha  analizzato la proposta assieme all’inventore (il dottor Favero) e ha contattato Decathlon, in quanto ideatore, produttore e distributore della maschera Easybreath da snorkeling.

“L’azienda si è resa immediatamente disponibile a collaborare fornendo il disegno CAD della maschera che avevamo individuato. Il prodotto è stato smontato, studiato e sono state valutate le modifiche da fare. È stato poi disegnato il nuovo componente per il raccordo al respiratore, che abbiamo chiamato valvola Charlotte, e che abbiamo stampato in breve tempo tramite stampa 3d. Il prototipo nel suo insieme è stato testato su un nostro collega direttamente all’Ospedale di Chiari, agganciandolo al corpo del respiratore, e si è dimostrato correttamente funzionante. L’ospedale stesso è rimasto entusiasta dell’idea e ha deciso di provare il dispositivo su un paziente in stato di necessità. Il collaudo è andato a buon fine. Ribadiamo che l’idea si rivolge a strutture sanitarie e vuole aiutare a realizzare un maschera d’emergenza nel caso di una conclamata situazione di difficoltà nel reperimento di fornitura sanitaria ufficiale, solitamente impiegata. Né la maschera né il raccordo valvolare sono certificati e il loro impiego è subordinato a una situazione di cogente necessità”.

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L’uso da parte del paziente è subordinato all’accettazione dell’utilizzo di un dispositivo biomedicale non certificato, tramite dichiarazione firmata.

“Stante la bontà del progetto, abbiamo deciso di brevettare in urgenza la valvola di raccordo, per impedire eventuali speculazioni sul prezzo del componente. Chiariamo che il brevetto rimarrà ad uso libero perché è nostra intenzione che tutti gli ospedali in stato di necessità possano usufruirne. Abbiamo deciso di condividere liberamente il file per la realizzazione del raccordo in stampa 3d”.

A differenza della valvola dei respiratori, secondo Isinnova, si tratta di un raccordo di facile realizzazione, quindi è possibile per tutti makers provare a stamparlo. Le strutture sanitarie in difficoltà potranno acquistare la maschera Decathlon (qui il link) e accordarsi con stampatori 3d che realizzino il pezzo e possano fornirlo.

“Chiariamo che la nostra iniziativa è totalmente priva di scopo di lucro, non percepiremo diritti sull’idea del raccordo o né sulla vendita delle maschere Decathlon”.

Isinnova dichiara di rilasciare i disegni, le logiche ed ogni altro diritto di proprietà intellettuale relativo al dispositivo “valvola Charlotte” a titolo gratuito a condizione che  non sia utilizzato per fini commerciali.

Per maggiori info si rimanda alla pagina di Isinnova  

I volti segnati di medici e infermieri che combattono contro il virus

Il numero di persone che risultano positive al test per il coronavirus sta salendo alle stelle in tutto il mondo. Ora è chiaro che frenare la pandemia sarà una vera e propria battaglia.

E gli operatori sanitari stanno combattendo in prima linea.

Le immagini dei loro volti, straziati, qui sotto è la prova vivente di ciò che sta accadendo. Dai turni eterni che lasciano il viso gravemente contuso, al lavoro senza attrezzatura adeguata rischiando la vita, il sacrificio è impressionante.

"Non amo i selfie. Ieri, però, ho scattato questa foto. Dopo 13 ore in terapia intensiva. Non sono un eroe. Sono una persona normale"
“Non amo i selfie. Ieri, però, ho scattato questa foto. Dopo 13 ore in terapia intensiva. Non sono un eroe. Sono una persona normale”
"Non ce la facciamo più. Non dormiamo, non mangiamo"  
“Non ce la facciamo più. Non dormiamo, non mangiamo”

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"Sviluppi mal di testa per le cinghie, dolore su tutto il viso, che non riesci a toccare fino a quando non ti svesti. Ho ancora segni e dolore stamattina. Per favore, state tutti a casa e fate ciò che è richiesto. È probabile che tu stia bene, ma potresti trasmetterlo a qualcun altro. Non abbiamo bisogno di più pazienti !!!
“Sviluppi mal di testa per le cinghie, dolore su tutto il viso, che non riesci a toccare fino a quando non ti svesti. Ho ancora segni e dolore stamattina.
Per favore, state tutti a casa e fate ciò che è richiesto. È probabile che tu stia bene, ma potresti trasmetterlo a qualcun altro. Non abbiamo bisogno di più pazienti !!!

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"Molta stanchezza, paura e preoccupazione in aggiunta ai marchi e alle ferite causati da dispositivi di protezione"
“Molta stanchezza, paura e preoccupazione in aggiunta alle ferite causate da dispositivi di protezione”
Infermiera dopo ore di lavoro in terapia intensiva
Infermiera dopo ore di lavoro in terapia intensiva

12 musei e gallerie famose che puoi visitare seduto dal divano di casa

Se non hai mai avuto la possibilità di visitare uno di questi 12 musei di fama mondiale, non temere: ora hai l’opportunità perfetta per passeggiare virtualmente al loro interno e prendere tutto il tempo necessario per guardare dipinti, sculture e manufatti .

Google Arts And Culture ha collaborato con diverse centinaia di musei e gallerie di tutto il mondo per offrire a tutti tour e mostre virtuali di alcuni dei luoghi più famosi del mondo. La collezione di Google comprende giganti culturali come il Guggenheim Museum di New York, il Van Gogh Museum di Amsterdam e il British Museum di Londra.

# 1 British Museum, Londra
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Il tour virtuale di questo museo iconico che si trova nel cuore di Londra ti consente di visitare diversi periodi della storia e scoprire curiosità come le mummie egizie.

#2 Rijksmuseum, Amsterdam
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Sede di molti capolavori dell’età d’oro olandese, questo museo iconico offre un tour di Google Street View che ti farà sentire come se stessi passeggiando attraverso le sue sale meticolosamente decorate. Andate lì per vedere opere di geni come Vermeer e Rembrandt.

#3 National Gallery of Art, Washington, D.C.
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Questo museo d’arte americano offre due mostre online su Google. La prima è una mostra di moda americana dal 1740 al 1895, che comprende molti rendering di abiti dall’era coloniale a quella rivoluzionaria. La seconda mostra opere dell’artista barocco olandese Johannes Vermeer.

#4 Guggenheim Museum, New York
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Utilizzando la funzione Street View di Google, ora puoi visitare la famosa scala a chiocciola del Guggenheim senza dover camminare. Qui puoi vedere incredibili opere d’arte di vari periodi storici, tra cui le epoche impressionista, post-impressionista, moderna e contemporanea.

#5 National Museum of Modern and Contemporary Art, Seoul
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Questo museo è uno dei più famosi della Corea e ora puoi accedervi da qualsiasi parte del mondo. Il tour virtuale del museo nazionale ti porta attraverso sei piani di arte coreana contemporanea e internazionale. Preparati a rimanere sbalordito.

#6 Pergamon Museum, Berlin
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Pergamon è uno dei più grandi musei della Germania; pertanto, ha molto da offrire. Questo museo storico ospita numerosi manufatti antichi come la famosa Porta Ishtar di Babilonia e, naturalmente, l’altare di Pergamon.

#7 Van Gogh Museum, Amsterdam
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Puoi vedere da vicino le opere di questo geniale pittore entrando in questo museo virtuale che ospita la più grande collezione di opere d’arte di Vincent van Gogh. La collezione comprende oltre 200 dipinti, 500 disegni e oltre 750 lettere personali.

#8 The J. Paul Getty Museum, Los Angeles
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Questo museo d’arte che si trova in California ti riporta indietro fino all’ottavo secolo. Partecipa a un tour di Street View per esplorare la vasta collezione di capolavori: dipinti, disegni, sculture, manoscritti e fotografie.

#9 Galleria degli Uffizi, Firenze
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Questa galleria a Firenze,  ospita la collezione d’arte di una delle famiglie più famose della città: i de’Medici. Ora, chiunque può passeggiare attraverso le sue fantasiose sale progettate da Giorgio Vasari appositamente per Cosimo I de ‘Medici nel 1560.

#10 MASP, São Paulo
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Questo moderno museo no profit è il primo del suo genere in Brasile. Fai un tour virtuale nella vasta collezione di MASP che include oltre 10 mila opere. Qui si possono vedere dipinti, sculture, fotografie e persino costumi di una vasta gamma di periodi storici e vari luoghi.

#11 National Museum Of Anthropology, Mexico City
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Questo affascinante museo è dedicato al patrimonio preispanico del Messico ed è sede di vari interessanti manufatti di archeologia e storia. Non perdere l’occasione di vagare per tutte le 23 sale espositive che espongono una serie di oggetti antichi, compresi alcuni dell’antica civiltà Maya.

#12 Museo d’Orsay, Paris
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Questa galleria parigina ospita dozzine di opere famose di artisti francesi che hanno vissuto tra il 1848 e il 1914. Dirigiti alla mostra virtuale e ammira opere d’arte di artisti di fama mondiale come Monet, Gauguin e Cézanne.

 

Coronavirus, l’acqua nei canali di Venezia diventa cristallina

Se i pessimisti vedono un bicchiere mezzo vuoto, gli ottimisti ne vedono in realtà uno mezzo pieno.

Lo stesso vale per il caos in corso in seguito all’emergenza coronavirus: mentre alcuni stanno accumulando carta igienica come se non ci fosse un domani, ci sono persone che intravedono risvolti positivi anche in una situazione così terribile.

Uno di questi è che l’inquinamento è diminuito drasticamente a seguito del blocco in Italia. Scienziati e ricercatori concordano sulla significativa riduzione rilevata dei livelli di NO2.

Quindi, man mano che le strade sono più vuote, l’aria diventa più chiara e le acque fangose ​​si schiariscono per mostrare la vita che c’è nei canali di Venezia e che non è stata mai vista prima.

Solo i piccioni camminano sui marciapiedi deserti e nelle piazze.

Venezia ha già sofferto abbastanza di turismo eccessivo.

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Pertanto, ora sembra il momento perfetto per lasciare “respirare” la città. Le acque del canale di Venezia si sono finalmente schiarite. Si vedono i pesci.

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Image credit: Marco Capovilla

Le immagini satellitari rivelano un drastico calo dell’inquinamento durante la quarantena

L’epidemia da Coronavirus sta investendo tutto il mondo, che si tratti di infermieri, medici, civili o interi governi. Le aree di quarantena stanno aumentando proprio mentre aumenta il numero di persone infette ed è molto difficile avere una visione positiva del futuro quando nessuno ha alcuna risposta al riguardo.

Nel frattempo gli scienziati stanno segnalando un cambiamento positivo, anche se potrebbe non essere quello che stiamo aspettando.

Secondo l’Agenzia spaziale europea (ESA), oltre a una manciata di ricercatori indipendenti, le emissioni di biossido di azoto sono notevolmente diminuite in Italia a seguito del blocco causato dalla diffusione di COVID-19. Il satellite Copernicus Sentinel-5P ha rilevato un calo delle emissioni di NO2 segnalando la diminuzione dell’inquinamento atmosferico, con il cambiamento più significativo osservato nella parte settentrionale del paese.

“Il calo delle emissioni di biossido di azoto nella Pianura Padana nel nord Italia è particolarmente evidente”, ha riferito Claus Zehner, responsabile della missione Copernicus Sentinel-5P dell’ESA.
I grafici mostrano una graduale riduzione dell’inquinamento da NO2 a partire dal 14 febbraio

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Con meno tracce di NO2 il 24 febbraio

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Santiago Gassó, un ricercatore associato della NASA, si è rivolto a Twitter per riferire sui risultati del sensore satellitare. Ha anche spiegato che mentre le fluttuanti emissioni di NO2 sono del tutto normali considerando che differiscono in base a fattori come il giorno della settimana, questo cambiamento osservato è stato decisamente significativo.

E una riduzione significativa a marzo

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La mappa mostra i livelli di inquinamento di NO2 l’8 febbraio, sabato

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Mentre questo mostra i livelli di inquinamento di sabato 7 marzo

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Il distanziamento sociale potrebbe durare ancora a lungo

La vita in Italia, così come in altri paesi nel mondo, sta cambiando drasticamente.

Siamo fisicamente lontani dai nostri cari, dai nostri amici, stiamo evitando di riunirci nei nostri luoghi preferiti, mentre siamo più stressati economicamente o nel peggiore dei casi senza lavoro.

La  pandemia da Covid-19 si sta insinuando in ogni aspetto della nostra vita e stiamo già desiderando che finisca. Ma la lotta al virus potrebbe non finire ancora per mesi o un anno o anche più.

“Il distanziamento sociale dovrà essere messo in atto per la maggior parte dell’anno per arginare la schiacciante pandemia di coronavirus che sta travolgendo gli ospedali”.  L’avvertimento arriva dai migliori scienziati del governo inglese.

La verità è che il virus può continuare a infettare  persone e causare focolai fino a quando non ci sarà un vaccino o un trattamento per fermarlo.

Le politiche più severe come la chiusura delle scuole, il lavoro da casa e l’evitamento di familiari e amici dovranno ancora essere applicate per diverso tempo.

Come prevede Adam Kucharski, uno dei massimi esperti, un accademico della Lond School f Hygiene and Tropical Medicine e autore di “The Rules of Contagion”, “questo virus circolerà, potenzialmente per un anno o due, quindi dobbiamo pensare su quelle scale temporali.  Al momento, sembra che l’unico modo per ridurre in modo sostenibile la trasmissione siano le misure più drastiche”.

La ragione per cui potremmo andare ancora avanti per un lungo periodo, dice Kucharski, è che la cosa principale che ora sembra  davvero funzionare  è una severa politica di allontanamento sociale.

Eliminare tali misure consentirebbe alle persone di riunirsi di nuovo mentre il virus è ancora là fuori e nuovi focolai possono iniziare a minacciare gravemente la salute pubblica, in particolare le persone anziane e cronicamente malate, le persone più vulnerabili e con malattie gravi.

La romanticizzazione della quarantena è un privilegio di classe

“La romanticizzazione della quarantena è un privilegio di classe”. Recita così lo slogan di uno striscione esposto su un balcone spagnolo in questo periodo di emergenza pandemia. Anche lì, in Spagna, da pochi giorni, come in Italia, il governo ha deciso di chiudere tutto, scuole e attività commerciali, emanando restrizioni per proteggere la popolazione che nel frattempo deve restare a casa.

Molti spagnoli, così come molti italiani, non hanno un reddito o sono precari, non tutti hanno Netflix o possono permettersi di pagare un abbonamento ad Internet, molte famiglie hanno a malapena qualcosa da mangiare. Non è la stessa cosa rimanere chiuso in casa in un paese che garantisce lavoro e sicurezza sociale, che in uno in cui prevalgono disoccupazione, lavoro nero, a cottimo o malpagato. Per molte famiglie non lavorare un giorno significa non poter mangiare.

Pensa a quanto sia facile recludersi in casa quando non vivi con il tuo molestatore, quando hai molto spazio, non hai bambini che si arrampicano sulle pareti di un appartamento di 40 metri quadrati, quando non sei depresso o non hai altre sofferenze psichiche, motorie o disabilità. Pensa a quanto sia facile rimanere in una città quando è la tua casa, quando non ti senti solo e lontano da tutte le persone che ami di più, perché il sistema ci costringe anche a spostarci dai luoghi in cui ci sentiamo a casa, pur di avere un dannato lavoro. 

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Bill Gates profetico nel 2015: “Ci ucciderà un virus altamente contagioso” (video)

Le parole del padre fondatore di Microsoft, Bill Gates, nel 2015, risuonano oggi inquietanti. Nei prossimi decenni, dice, ci ucciderà probabilmente un virus altamente contagioso. Il motivo? Abbiamo investito negli anni in enormi deterrenti nucleari, ma pochissimo in un sistema capace di combattere le epidemie. “La prossima epidemia sarà più devastante di Ebola”, disse.

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Guarda il video:

Coronavirus, chi non ha sintomi è più contagioso. The Guardian ci spiega perchè

La maggior parte dei contagi da Coronavirus potrebbero arrivare da persone che hanno recentemente contratto il virus e non hanno ancora iniziato a mostrare i sintomi. Lo dicono gli scienziati in un articolo  pubblicato dal giornale britannico The Guardian.

“Un’analisi delle infezioni svoltasi a Singapore e Tianjin in Cina ha rivelato che i due terzi e i tre quarti delle persone sembrano averlo preso da altri che stavano incubando il virus ma senza sintomi”.
La scoperta ha sconcertato i ricercatori di malattie infettive in quanto significa che isolare le persone una volta che iniziano a sentirsi male sarà molto meno efficace nel rallentare la pandemia di quanto si sperasse.

“Questa è una delle prime cose di cui eravamo preoccupati quando è iniziata l’epidemia”, ha dichiarato Steven Riley, professore di dinamica delle malattie infettive all’Imperial College di Londra.

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I ricercatori in Belgio e nei Paesi Bassi hanno attinto ai dati relativi alle epidemie di Singapore e Tianjin per elaborare l’intervallo di generazione” del Covid-19 ossia il tempo che intercorre tra il momento in cui una persona viene infettata e quello in cui ne infetta un’altra. Il dato è prezioso per stimare la velocità con cui si manifesterà un focolaio.

L’intervallo di generazione medio è stato di 5,2 giorni nel cluster di Singapore e 3,95 giorni nel cluster cinese.

Ci sono incertezze nelle cifre perché gli scienziati non avevano informazioni precise su chi ha infettato chi nei due gruppi di malattie. Ma anche le stime più basse mostrano che c’era una sostanziale trasmissione di coronavirus da persone che non si erano ancora ammalate, che stavano ancora incubando il virus e non avevano ancora sviluppato sintomi.

Nel cluster di Singapore, tra il 45% e l’84% delle infezioni sembravano provenire da persone che incubavano il virus. In Cina, le cifre variavano dal 65% fino all’87%.

Secondo Tapiwa Ganyani, un ricercatore del team,  i numeri suggeriscono che isolare i malati non sarebbe sufficiente per reprimere l’epidemia. “È improbabile che queste sole misure siano sufficienti per controllare l’epidemia di Covid-19”, ha detto. “Sono necessarie misure aggiuntive, come il distanziamento sociale”.

La scoperta conferma i recenti commenti di Maria Van Kerkhove, capo dell’unità emergente per le malattie e le zoonosi dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui i dati preliminari hanno mostrato che i pazienti rilasciano più virus nelle prime fasi della malattia, anche quando presintomatici. Uno studio separato che ha monitorato nove pazienti in Germania ha scoperto che i livelli del virus potrebbero già essere in declino quando si manifestano i sintomi.

Rowland Kao, che studia le dinamiche delle malattie infettive all’Università di Edimburgo, ha dichiarato: “Uno dei fattori che ha distinto questa pandemia di Coronavirus dall’epidemia di Sars del 2003, è che Sars era contagioso solo dopo lo sviluppo di segni clinici,  e quindi relativamente più facile da controllare. Per l’attuale pandemia, sin da molto tempo si sospettava che un numero considerevole di trasmissioni sorgesse prima che apparissero segni clinici.
“Ciò che è importante sapere è che l’isolamento può svolgere un ruolo importante e forse cruciale, ma deve essere integrato da altre misure”, ha aggiunto.

Coronavirus, l’età media si sta abbassando. L’appello di un paziente a Piazza Pulita

Restiamo a casa, non c’è più tempo da perdere. Fermiamo il contagio con responsabilità, evitando i contatti che consentono al virus di diffondersi più rapidamente.

Non sottovalutiamo la potenza e la pervasività del Coronavirus, un virus invisibile perchè chiunque potrebbe averlo e trasmetterlo.
Se non ci fermiamo adesso, il sistema sanitario crollerà e la diffusione del virus sarà devastante.
A Piazza Pulita la testimonianza di medici e ammalati è impressionante.

Fino a poco tempo fa si è cercato di minimizzare il problema e ancora adesso molti liquidano il Coranavirus come una influenza.

Il risultato è che la nostra terapia intensiva in Lombardia sta crollando e in questo momento, non abbiamo quasi spazio e i nostri medici sono sfiniti. Gli operatori sanitari ci stanno implorando di rimanere a casa.

Galimberti sul Coronavirus: “Parlerei di angoscia, non sappiamo da dove viene, chiunque può attaccarcelo”.

Il filosofo Umberto Galimberti interviene sul Coronavirus.
Secondo Galimberti la paura non riproduce la situazione attuale, gli stati d’animo della popolazione. “La paura è un ottimo meccanismo di difesa” che ci consente di reagire ad un pericolo determinato. Invece nel caso del Coronavirus non si può parlare di paura, non c’è un oggetto determinato.
“Non sappiamo da dove viene, chiunque può attaccarcelo. È indeterminato. Di fronte ad una situazione indeterminata non esiste più la paura, ma esiste l’angoscia”.

“In principio era la relazione”. La vacuità dei rapporti virtuali

“In principio era la relazione”, diceva il pedagogista Martin Buber. E ancora: “Ogni vita vera è incontro”. “La relazione è reciprocità”, sosteneva.

Ma cosa sono diventate oggi le relazioni?

Noi siamo essere spirituali calati in una dimensione materiale.

Oggi viviamo in un’epoca di materialità ossessiva, di rapporti usa e getta: rimuovi, blocca, accetta l’amicizia di quello e di quell’altro, segui, metti  mi piace.  Viviamo incollati ad un dispositivo, il cellulare, che è diventato quasi il nostro unico interlocutore, coccolato e ricoperto di troppe e spropositate attenzioni dalle prime ore del mattino alla sera prima di addormentarci.

Le relazioni sono sempre più liquide, non solide, come diceva Bauman.

Viviamo in una società liquida fatta di rapporti sempre più effimeri, vacui, virtuali, in cui la rete rimpiazza la comunità vera, l’identità diventa virtuale e in cui non servono spiccate abilità sociali; d’altronde queste si sviluppano per strada, nell’incontro con l’altro, nel contatto umano, vero.

Per paura della solitudine abbiamo bisogno di tanti amici per sentirci vivi. Ci aggrappiamo alla collettività per sfuggire alle responsabilità della vita.

Ci rifugiamo nella socialità virtuale aggiornando un profilo che non rispecchia la nostra unicità di individuo, il proprio essere unico ed irripetibile, la propria identità.  C’è un sostituto virtuale che ha urgenza di apparire.

D’altra parte ci illudiamo di vivere in una comunità vera, quando l’unico suono che vogliano sentire è solo ed unicamente l’eco della nostra voce. C’è infatti una forma di negazione del rapporto con l’altro e di alienazione. Ci alimentiamo del nostro ego e della nostra vanità. Ci sentiamo più social, ma in realtà si avverte la totale mancanza di relazionalità. Tutto è delegato al virtuale, non ci assumiamo la responsabilità di vivere.

Che fine fanno quindi le relazioni autentiche? Vanificano sempre più.

Quanto detto fino ad ora non è una condanna alle nuove opportunità di incontro sui social, ma è un invito alla riflessione critica e alla ricerca dell’autenticità dei rapporti tra persone, tra esseri umani, affinché sia considerato necessario un intervento educativo adeguato.

relazioni umane

“Quando manca la qualità, si cerca rifugio nella quantità. Quando non c’è niente che duri, è la rapidità del cambiamento che può redimerti”. Z. Bauman

Luigi Sorrentino
www.luigisorrentino.it 

Un senzatetto diventa Babbo Natale nel nuovo commovente murale di Banksy (video)

L’artista Banksy è sempre pronto a sorprenderci con effetti speciali e geniali. Questa volta l’opera d’arte finita sotto i riflettori si trova a Birmingham, dove è successo qualcosa di bello ed emozionante.

Banksy ha pubblicato su Instagram il racconto di questo momento particolare con un video che immortala Ryan, un clochard: “Dio benedica Birmingham. Nei 20 minuti in cui abbiamo filmato Ryan su questa panchina, i passanti gli hanno offerto una bevanda calda, due barrette di cioccolato e un accendino, senza che lui chiedesse mai niente”, spiega Banksy.

Ryan si distende sulla panchina, l’inquadratura si allarga e si vede il murale di Banksy raffigurante due renne.  Con la panchina vicina si crea una suggestiva immagine di una slitta immaginaria e di un Babbo Natale speciale.  Una fotografia reale e commovente della vita di un senzatetto, filmato di nascosto, insieme alla gente che, nonostante i tempi frenetici segnati da diffidenza, paura ma anche egoismo, si ferma e regala un gesto di umanità.

Psicomagia, un’arte per guarire. Il nuovo film di Alejandro Jodorowsky

La psicomagia di Alejandro Jodorowsky è diventata un film. La tecnica di guarigione da lui creata e inventata approda al cinema per essere presentata e raccontata. L’eclettico artista, autore de La danza della realtà e già regista di significative pellicole come La montagna sacra, Santa Sangre, El Topo e l’ultima Poesia senza fine,  arriva sul grande schermo con Psicomagia, un’arte per guarire, per spiegare come è possibile aiutare ad affrontare le criticità della vita di un individuo attraverso azioni psicomagiche.

jodAtti simbolici di grande impatto, consigli pratici ed originali che aiutano a sbarazzarsi delle idee nocive e delle influenze negative. Possono aiutare a risolvere problemi di lavoro, di salute, di sesso, della vita di coppia come quella da single, e insegnano ad affrontare sentimenti come l’odio, la gelosia, l’insicurezza, il senso di fallimento o di inferiorità, il pessimismo, l’abbandono e molti ostacoli che possono affliggere la vita.
“C’è sempre chi mi chiede un consiglio (in fondo, mi sta chiedendo il permesso per compiere un’azione che non osa) – scrive Jodorowsky nel suo libro Manuale Pratico di Psicomagia – o una predizione (possibilmente positiva). E allora non posso fare a meno di inquadrare la sua domanda. ‘Incontrerò un uomo? ‘Non posso dirti se incontrerai un uomo, ma posso dirti perchè non lo incontri “.

Il film verrà proiettato nei cinema francesi dal 2 ottobre e in quelli italiani dall’8 ottobre grazie alla Mescalito Film.

 

Alejandro Jodorowsky, nato nel Cile del Nord nel 1929, figlio di immigrati ebreo-ucraini, si è trasferito nel 1953 a Parigi, dove ha fondato con Fernando Arrabal e Roland Topor il movimento di teatro “panico”. Jodorowsky è regista, autore di pantomime e pièce teatrali, di romanzi e libri di fumetti (tra cui L’Incal e La casta del meta-baroni).

Ecco il trailer del film:

Le fiabe sono vere, sono il catalogo dei destini di un uomo e una donna

Per due anni ho vissuto in mezzo ai boschi e palazzi incantati, col problema di come meglio vedere in viso la bella sconosciuta che si corica ogni notte al fianco del cavaliere, o con l’incertezza se usare il mantello che rende invisibile o la zampina di formica, la penna d’aquila e l’unghia di leone che servono a trasformarsi in animali.

E per questi due anni a poco a poco il mondo intorno a me veniva atteggiandosi a quel clima, a quella logica, ogni fatto si prestava a essere interpretato e risolto in termini di metamorfosi e incantesimo: e le vite individuali, sottratte al solito discreto chiaroscuro degli stati d’animo, si vedevano rapite in amori fatati, o sconvolte da misteriose magie, sparizioni istantanee, trasformazioni mostruose, poste di fronte a scelte elementari di giusto o ingiusto, messe alla prova da percorsi irti d’ostacoli, verso felicità prigioniere d’un assedio di draghi; e così nelle vite dei popoli, che ormai parevano fissate in un calco statico e predeterminato, tutto ritornava possibile: abissi irti di serpenti s’aprivano come ruscelli di latte, re stimati giusti si rivelavano crudi persecutori dei propri figli, regni incantati e muti si svegliavano a un tratto con gran brusio e sgranchire di braccia e gambe.

Ogni poco mi pareva che dalla scatola magica che avevo aperto, la perduta logica che governa il mondo delle fiabe si fosse scatenata, ritornando a dominare sulla terra. Ora che il libro è finito, posso dire che questa non è stata un’allucinazione, una sorta di malattia professionale. È stata piuttosto una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza, quel qualcosa cui prima accennavo, quell’unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere.

Le fiabe sono nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, tutto: la drastica divisione dei viventi in re e poveri, ma la loro parità sostanziale; la persecuzione dell’innocente e il suo riscatto come termini d’una dialettica interna ad ogni vita; l’amore incontrato prima di conoscerlo e poi subito sofferto come bene perduto; la comune sorte di soggiacere a incantesimi, cioè d’essere determinato da forze complesse e sconosciute, e lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, insieme a quello di liberare gli altri, anzi il non potersi liberare da soli, il liberarsi liberando; la fedeltà a un impegno e la purezza di cuore come virtù basilari che portano alla salvezza e al trionfo; la bellezza come segno di grazia, ma che può essere nascosta sotto spoglie d’umile bruttezza come un corpo di rana; e soprattutto la sostanza unitaria del tutto, uomini bestie piante cose, l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste.

Italo Calvino, dalla prefazione a Fiabe Italiane

Scoprire il mondo con nuovi occhi.