“Chi cerca trova”, il mondo interiore di Katarina Janeckova in mostra a Roma

La Richter Fine Art ospita la prima mostra personale in galleria dell’artista slovacca Katarina Janeckova.

Dopo aver partecipato alla collettiva COM surrogate (5 dicembre 2017 – 31 gennaio 2018) l’artista presenta la sua ultima serie di lavori.

Slovacca di nascita e texana per amore, nel 2013, dopo il Master in pittura, si trasferisce negli States con il suo futuro marito.

Katarina Janeckova si è guadagnata in breve tempo una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione, è riuscita nella sua impresa non solo grazie alla sua pittura figurativa tipicamente rilassata, caratterizzata da espressività emotiva, ma soprattutto grazie all’onestà con cui interpreta le sue esperienze quotidiane non convenzionali. Documenta la sua vita a tal punto che le sue opere possono essere percepite quasi come le voci di un diario. I suoi dipinti raccontano la cultura texana, fatta di pescatori locali di un piccolo paese, il suo cortile, le tonnellate di piatti nel lavandino, lavoratori che costruiscono case intorno, il giardino, il deserto, i serpenti, i cowboy, le cowgirl e ovviamente suo marito.

«Chi cerca trova  – afferma l’artista – è stata la prima frase che ho imparato in italiano. Mio padre, scomparso sette anni fa, mi ha insegnato questa frase prima del mio primo viaggio in Italia, quando avevo dodici anni, e non l’ho mai dimenticata. Da allora l’ho usata nella mia vita. Appena trasferita in Texas mi ci è voluto un po’ per smettere di compatirmi e rendermi conto che vivere qui può essere un’opportunità per guardare la vita in modo diverso. Ogni giorno di più i soggetti che dipingo diventavano una ricca fonte di divertimento, ispirazione, e infine ammirazione, finchè ho capito di aver trovato quello che stavo cercando».

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Ma Katarina Janeckova non si affida interamente alla realtà esterna, uguale, se non maggiore, è l’attenzione rivolta al suo mondo interiore. Questa fusione di eventi, sentimenti e pensieri soggettivi particolari, crea il raro tipo d’intensità che si irradia dal suo lavoro. È davvero impossibile separare la fantasia dalla realtà, poiché la prima si fonde costantemente con quest’ultima e viceversa. Sebbene spesso basata sulla sua esperienza personale, l’approccio dell’artista non è esclusivamente documentario in modo descrittivo. La sua capacità di esprimersi attraverso simboli ampiamente riconosciuti e facilmente riciclabili spesso conferisce alle sue scene un aspetto allegorico che sposa il razionale con la sensualità, la castità con il desiderio subconscio irrefrenabile, il convenzionale con un comportamento sessuale provocatorio.

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Katarina Janeckova (Bratislava 1988). Diplomata all’accademia di belle Arti di Bratislava, si è ben guadagnata una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione.

Lei è riuscita in questa impresa non solo dovuta per la sua pittura caratteristicamente rilassata e marcata da espressività emozionali ma specialmente grazie all’onestà con la quale lei ritrae le sue esperienze non convenzionali. Questa fusione di particolari esperienze, eventi, sentimenti e pensieri rendono una speciale luce ed energia nel suo lavoro. Katarina Janeckova documenta la sua vita a tal punto che le sue rispettive opere possono essere percepite quasi come voci di diario. Comunque lei non si affida interamente alla realtà esterna, ma uguale, se non maggiore, l’attenzione è rivolta sempre al suo mondo interiore.

Tra i principali progetti espositivi si segnala:  No pain No gain, Flatgallery (Bratislava 2013), So Many Fish, So Little Time, SOGA, (Bratislava 2014),  Bears, Catastrophes and other everyday events, NOVA Galerie, (Praga 2015), SALMON LOVERS, Galerie Wolfsen, (Aalborg 2015),  How To Make a Bear Fall in Love, Studio D’Arte Raffaelli, (Trento 2016).

Premi: Painting of the Year 2012, VUB Foundation Award, 3rd. place 2012

2nd place at Gruppo Euromobil Award / Premio Under 30, Arte Fiera Bologna 2017

2017, mostra collettiva, ComSurrogate, galleria Richter Fine Art.

2018 Untitled Art Fair, San Francisco, rappresentata dalla Allouche Gallery.

2018 mostra collettiva, Redness, the Copper house gallery Dublin, Ireland.

 

 

Nell’ambito della stessa sera siamo lieti di annunciare l’inaugurazione congiunta con:

z2o Sara Zanin Gallery | Gabriel Hartley

6 Giugno > 31 Luglio 2018

 

 

Vademecum:

Titolo: Chi cerca trova

Artisti: Katarina Janeckova

galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Durata mostra: dal 6 giugno al 21 luglio

Orari: da giovedì 7 giugno a venerdì 21 luglio dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

La Cina come Black Mirror: cittadini puniti e ricompensati con un’app stile Tripadvisor

La notizia che segue potrebbe creare un certo stupore, soprattutto se non avete mai visto la puntata “Nosedive” della serie tv Black Mirror. L’episodio è ambientato in un mondo in cui le persone possono valutarsi a vicenda da uno a cinque stelle, come su TripAdvisor, per ogni interazione che hanno e che può influire e persino compromettere il proprio stato socioeconomico. Lacie (Bryce Dallas Howard) è una giovane donna ossessionata dalle sue recensioni.

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Sono milioni i cinesi che dal primo maggio non potranno prenotare un biglietto aereo o salire su un treno ad alta velocità. Il motivo? Essere stati dei cattivi cittadini. Il loro nome compare nella blacklist con cui Pechino colpisce quelli che hanno diffuso notizie false o tentato di usare biglietti scaduti, provocato problemi o acceso una sigaretta dove non è permesso fumare. Il programma è parte del Social Credit System sviluppato dalla Repubblica popolare per valutare i propri cittadini «premiando l’affidabilità» e «sanzionando chi si comporta male». Sotto la lente d’ingrandimento delle autorità cinesi finirà ogni momento della vita quotidiana: gli acquisti online e le scelte di consumo, la condotta sui social, la puntualità nei pagamenti e le piccole infrazioni.

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L’algoritmo elabora i dati raccolti che sono poi sintetizzati in un singolo numero: «l’indicatore della fiducia». Una cifra attraverso cui si determinano punizioni e privilegi. Se l’algoritmo ti giudicherà «inaffidabile», allora la connessione Internet rallenterà e scatteranno limitazioni alle tue possibilità di consumo – per esempio, nel frequentare alberghi e ai ristoranti – così come incontrerai ostacoli per lavorare nel settore pubblico e per mandare i tuoi figli nelle scuole più esclusive. Premi e sconti sono invece previsti per i cittadini virtuosi. Per i critici, il sistema rischia di realizzare la distopia immaginata nella serie Black Mirror o nel grande fratello Orwelliano.   

Per altri, Pechino vuol semplicemente far aumentare i consumi sviluppando un sistema per la concessione di prestiti in assenza di garanzie tradizionali e di dati storici consolidati. Già decine sono i progetti-pilota di social credit avviati dai governi locali in Cina fin dall’inizio degli Anni 2000, anche se nei piani di Pechino questi dovranno essere integrati e armonizzati in un unico sistema nazionale entro il 2020.

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La missione è «far crescere il livello di fiducia nella società cinese» con le stesse modalità con cui si assegnano le stelline di gradimento su eBay e TripAdvisor.

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Per esempio, attraverso la app Honest Shanghai, le autorità della metropoli cinese sono in grado di tracciare un profilo dei residenti e delle imprese attraverso la raccolta «di 3000 tipi d’informazioni da oltre 100 uffici governativi».

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Oltre ai governi locali, negli ultimi anni anche i giganti di Internet della Repubblica popolare hanno lanciato programmi di credito sociale. È il caso di Sesame Credit di AliPay, sviluppato da Ant Financial, il braccio finanziario con 520 milioni di utenti del colosso dell’e-commerce Alibaba, e da Tencent, sviluppatore dell’onnipresente WeChat, usato da quasi un miliardo di persone. Le piattaforme di Alibaba e Tencent dominano ogni aspetto della vita in Cina: senza mai uscire dalle app si può chattare con i propri contatti, condividere un pensiero sui social, prenotare il biglietto di un treno, pagare ristoranti, taxi e anche trasferire denaro tra gli utenti.

È proprio l’enorme mole di big data prodotta ogni giorno dalle attività online e dai consumi degli utenti di AliPay e di WeChat ad aver fornito ai colossi di Internet in Cina le informazioni per tracciare profili di affidabilità. L’algoritmo usato è segreto, anche se Sesame Credit ha diffuso i parametri attraverso cui valuta i propri utenti: per esempio, calcolando la puntualità con cui si pagano le bollette. Tra i criteri ci sono anche le abitudini di acquisto. «Chi gioca per dieci ore al giorno ai videogame può essere considerato pigro», diceva in un’intervista alla rivista Caixin, il direttore del programma di social credit di Alibaba, Li Yingyun. «Mentre chi acquista spesso pannolini è probabile che sia un genitore, quindi più responsabile». Per Sesame Credit anche la rete sociale di cui ci circondiamo ha un suo peso: condividere e comunicare sui social messaggi «positivi» può far aumentare il punteggio. «Se la fiducia si rompe in un luogo, le restrizioni potranno essere applicate ovunque». Per ora, l’adesione a questi programmi è volontaria, anche se a spingere milioni di cinesi a partecipare sono state le ricompense: dall’ottenere un prestito per acquisti online sulla piattaforma Alibaba a poter prenotare un hotel senza dover lasciare una cauzione, fino a facilitazioni per l’ottenimento di un visto per viaggiare all’estero. Così che sui social cinesi è anche già iniziata la rincorsa a chi può vantare un credito sociale più alto. Pechino è così riuscita a trasformare la propria ossessione per la stabilità sociale in un gioco a premi.

(La Stampa)

L’arte pittorica transilvana in mostra a Roma

Martedì 17 aprile la galleria Richter Fine Art ospita tre giovani talenti dell’arte pittorica transilvana: Dragoş Bădiţă, Răzvan Botiş e Tincuta Marin, nella seconda collettiva di questa stagione “A word for each of us”.

In linea con la ricerca che la galleria Richter Fine Art porta avanti attorno al linguaggio della pittura gli artisti romeni della Şcoala de la Cluj mostrano il loro approccio alla pittura contemporanea: fresco, unico, le cui opere riflettono non solo la società odierna, ma un modo singolare di costruire un discorso sulla pittura.
Tutti e tre gli artisti romeni si sono formati nell’Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD), che negli ultimi vent’anni è diventata un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea, soprattutto per la pittura, artisti di livello internazionale come Victor Man (1974), Radu Comșa (1975), Adrian Ghenie (1977), Mircea Cantor (1977), Ciprian Mureşan (1977), Șerban Savu (1978) e Ioana Nemeş (1979) si sono formati nella stessa Accademia.

Come afferma Antonello Tolve nel testo che accompagna la mostra: «Con esperienze di gusto assai diverse, animate tuttavia da uno stesso background il volto di Cluj-Napoca – una vera miniera di pittori di qualità – è fatto oggi di nuove leve dell’arte, di occhi vigili che guardano, che metabolizzano e, între tradiţii şi inovaţii (tra tradizioni e innovazioni), reinventano, arricchendo le immagini di contenuti sempre più aperti. Munita di grande determinazione e tecnica la generazione dei nati tra la seconda metà degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, presenta infatti un termometro la cui gradazione immaginifica assorbe al suo interno esperienze nazionali e estere, ricerca e di riflessone sulla pittura, luoghi della memoria collettiva e della storia sociale, spazi fisici e metafisici risucchiati spesso nella regione aperta dell’остранение (Šklovskij), di un processo narrativo in cui la realtà viene ribaltata da un punto di vista inconsueto».

Dragoș Bădiță, Răzvan Botiş e Tincuța Marin, il triunvirato radunato in questa mostra che Tommaso Richter dedica alle freschezze della Şcoala de la Cluj, sono campioni che delineano appieno lo scenario plurale di un paese dove la partecipazione collettiva avverte l’importanza della singolarità e dove il manuale e il mentale si intrecciano indissolubilmente per creare piacevoli e accattivanti stordimenti visivi.

Le opere di Dragoş Bădiţă (Horezu, 1987) riflettono sulla natura momentanea dell’esperienza e su come si collega a una più ampia comprensione della realtà, che porta in primo piano il rapporto con la natura, con il corpo, con le persone, con la natura fluttuante del sé, l’inevitabilità della decadenza e della dissoluzione, i limiti della comprensione dei mondi interiori degli altri.
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Salted water,2016,oil on board,40 x 50 cm

Blighted Thujas,2016,oil on board,40 x 50 cm

Dried Plant,2016,oil on board,40 x 50 cm

Răzvan Botiş (Brașov, 1984) propone uno spaccato riflessivo senza laccature che ricuce al suo interno strati d’animo differenti: dalla cupezza del capitalismo e della corruzione planetaria all’alienazione dell’uomo contemporaneo, dalla perdita della certezza alla vetrinizzazione sociale, dalle periferie ai residui di una libertà condizionata dal potere.
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Infine le opere di Tincuta Marin (Galați, 1995) presentano e incorporano elementi presi dalla street art e dall’espressionismo astratto. L’artista manipola frammenti della realtà, li destruttura e li ricompone per creare combinazioni magiche e dinamiche, completando i collage attraverso le basi del gesto pittorico, della linea, del punto e della forma.
Le sue opere sono piene di magia e immagini oniriche dalla forma alla composizione, alla metamorfosi dei filtri percettivi, ai personaggi deformati, con strani volti atipici.
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Dragoş Bădiţă (Horezu, 1987)  vive e lavora a Cluj, in Romania.
Dragos si è laureato presso Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD) e ha esposto a Bucarest, Cluj, Londra, Copenaghen, Atene, Gand, Maiorca e Berlino.

Răzvan Botiş (Brașov, 1984) vive e lavora a Cluj. Si è laureato Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD) e ha partecipato a mostre personali e collettive a Berlino, Mosca, Chicago, Venezia, Vienna, Bucarest, Timişoara e Cluj. Nel 2017 il suo lavoro è stato esposto ad Art Encounters, la biennale d’arte di Timişoara.

Tincuta Marin (Galați, 1995) vive e lavora a Cluj, in Romania.
Si è laureata presso l’Universitatea de Artă și Design din Cluj-Napoca (UAD)

Vademecum:
Titolo: A word for each of us
Artisti: Dragoş Bădiţă | Răzvan Botiş | Tincuta Marin
Testo critico di: Antonello Tolve
Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma
Inaugurazione: martedì 17 aprile dalle ore 18.30, ingresso libero
Durata mostra: 17 aprile – 25 maggio 2018
Orari: da mercoledì 18 aprile a venerdì 25 maggio: dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/
Email: tommaso.richter.85@gmail.com
Fb account: Galleria Richter Fine Art

Ufficio Stampa:
Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661
email: chiaracgiuliani@gmail.com

Aranzulla contro l’ansia da social network: “Creano dipendenza. Imparate a disconnettervi e a disattivare le notifiche”

Salvatore Aranzulla, il Piero Angela della divulgazione tecnologica, risponde ad alcune domande sul sito Linkiesta raccontando di un’epoca iperconnessa, sostanzialmente opposta a quella senza smartphone e del 56k.

“Da ragazzino per esempio io mi collegavo per la prima volta dopo che ero tornato da scuola, entravo sulla posta e controllavo le mail prima di mangiare e di passare il pomeriggio a studiare e fare i compiti. Poi online ci tornavo alle 8 di sera…
La situazione ora è sostanzialmente opposta. Ora quando abbiamo bisogno di una pausa ci disconnettiamo, perché la normalità è essere connessi, sempre. In molti momenti della giornata sento l’esigenza di essere offline, tipo quando scrivo e mi continuano ad arrivare input, messaggi, notifiche.

Ho disabilitato le notifiche di tutto. A me il dover rispondere mi crea un’ansia pazzesca. Se vedo il numerino rosso della notifica che appare su una app provo la necessità di risolverlo, che siano messaggi, mail, like. Quando lavoro ho bisogno di concentrarmi e questa continua sollecitazione me lo impedisce. Dieci anni fa riuscivo a concentrarmi molto di più di adesso”.

Per Aranzulla è molto importante diffondere questa consapevolezza. “Farò prima o poi una sezione all’interno del mio sito dedicata appunto al detox da questa vita iperconnessa. Molte persone non si rendono conto neppure di essere nel bel mezzo di una dipendenza e che non riescono a combinare nulla durante il giorno, neppure studiare. Sono letteralmente sommersi dalle notifiche.
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I social network hanno tutto l’interesse a usare il sistema delle notifiche proprio perché garantisce questi effetti: ricevi una notifica e torni sul social network, e se torni ci passi più tempo, vedi più pubblicità e loro prosperano. Non credo quindi che ci si possa aspettare un cambio di strategia da parte dei social network, quello che credo sia doveroso sia una presa di coscienza da parte degli utenti, che deve entrare nelle impostazioni e disabilitare manualmente tutte le notifiche inutili. Io personalmente cerco di concentrare le comunicazioni su pochi strumenti, la mail soprattutto, altri li gestisco silenziando le notifiche, come Facebook o Whatsapp, altri addirittura li cancello, come ho fatto recentemente con Telegram, che pur non usandolo quasi mai mi mandava notifiche che mi trovavo a dover gestire. È che proprio mi crea ansia vedere quel numero rosso che non diminuisce mai”.

da Linkiesta

I mandala naturali disegnati nei boschi e sulla spiaggia

La natura è bella così com’è, ma James Brunt è costantemente alla ricerca di nuovi modi per renderla ancora più attraente. James crea opere usando oggetti naturali che trova intorno alla sua casa nello Yorkshire, in Inghilterra.

Da rocce e ramoscelli a foglie e persino bacche, Brunt sistema i materiali in spirali e cerchi concentrici simili a mandala. James fotografa il suo lavoro regolarmente e lo condivide sui social, i suoi fan sono anche invitati a unirsi a lui mentre lavora. Scorri verso il basso per esaminare il lavoro di Brunt.

Maggiori informazioni: jamesbruntartist.co.uk

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“Vivere per lavorare o lavorare per vivere”: lo Stato Sociale, i giovani e l’incertezza sul futuro

Un testo serio cantato con leggerezza e allegria. Lo Stato Sociale, gruppo fino a poco tempo fa di nicchia, è entrato così, dopo Sanremo, nelle case degli italiani. Bebo, Lodo, Albi, Checco e Carota hanno conquistato il pubblico dell’Ariston, e non solo, con “Una vita in vacanza“.

Il loro messaggio, anche se non completamente intonato, è arrivato al cuore di tanti.

Con loro c’erano anche Domenico Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, operai della Fiat di Pomigliano d’Arco. Questi cinque nomi erano sulle giacche dei cinque ragazzi di Bologna. “La loro storia – dicono – è solo uno dei tanti esempi di come il lavoro in questo paese pesi sulle vite delle persone, troppo spesso degradando la loro dignità. Abbiamo pensato che un brano il cui tema è quello del lavoro, seppur con leggerezza, potesse planare su un argomento sensibile e centrale per tutti noi. La speranza e il desiderio sono quelli che il futuro più prossimo possa portare ad un’inversione di rotta nelle politiche che da troppi anni non consentono di poter cercare la propria felicità e realizzazione attraverso il lavoro. La dedica è per tutti i lavoratori, i disoccupati, i precari, i cassaintegrati e chiunque ambisca a poter vivere una vita in vacanza, non forzata“.

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Torneremo a guardare il cielo e alzeremo la testa dai cellulari?

Qui di seguito il testo della canzone di Diodato e Roy Paci “Adesso”, presentata al festival di Sanremo 2018.

Riflettiamo ora sul senso della vita contestualizzata al momento storico odierno in cui il virtuale, un selfie, un video, una storia su instagram, sembrano valere più di un abbraccio, di un gesto, di un tramonto non postato su facebook, di un’emozione reale. Si dovrebbe semplicemente “capire che adesso è tutto ciò che avremo”, come canta Diodato. Alzare la testa dai nostri cellulari e vivere, per davvero.

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Dici che torneremo a guardare il cielo
Alzeremo la testa dai cellulari
Fino a che gli occhi riusciranno a guardare
Vedere quanto una luna ti può bastare
E dici che torneremo a parlare davvero
Senza bisogno di una tastiera
E passeggiare per ore per strada
Fino a nascondersi nella sera
E dici che accetteremo mai di invecchiare
Cambiare per forza la prospettiva
Senza inseguire una vita intera
L’ombra codarda di un’alternativa
E dici che troveremo prima o poi il coraggio
Di vivere tutto per davvero
Senza rincorrere un altro miraggio
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo

Dici che riusciremo a sentire ancora
Un’emozione prenderci in gola
Quando sei parte della storia
Fino a riuscire ad averne memoria
E dici che avremo prima o poi il coraggio
Di vivere tutto per davvero
Senza rincorrere un altro miraggio
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
E tu che nome dai
Al tuo coraggio
Al non volere mai ammetter che
Al non volere capire che
Adesso è tutto ciò che avremo
Adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Adesso è tutto ciò che avremo
Dici che torneremo a guardare il cielo

Il Mangiarsi Reciproco: a Roma la mostra di Silvia Argiolas e Giuliano Sale

Dal 13 febbraio la galleria Richter Fine Art ospita la doppia personale Il Mangiarsi Reciproco di Silvia Argiolas e Giuliano Sale. I due artisti sardi, per la prima volta in mostra insieme, presentano un percorso di opere inedite ricreando l’atmosfera che si vive quotidianamente nel loro atelier. Vivono e lavorano a Milano da molti anni, sotto lo stesso tetto e nello stesso studio, i cavalletti a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro, non si guardano, non si toccano, ma ognuno si riconosce nell’altro.

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A dispetto delle apparenze Il Mangiarsi Reciproco non è una mostra di una coppia di artisti, ma un percorso dove il “mascolino” e il “femminino” confermano le loro autenticità in un’identità mutante a seconda delle situazioni, diventando trans.

Domenico Russo, nel testo che accompagna la doppia personale, spiega: «Penso a loro come a un unico essere dotato di doppia pelle, Yin e Yang, notte e giorno, due opposti nello stesso corpo. […] La loro quasi surreale espressività include senza censure la catastrofe sociale in uno schema pulsionale privato altamente erotico che fa di entrambi i capi fila di una “Altra Individualità”, dove la pittura è soprattutto adesione alla personale urgenza comunicativa prima che a una vera e propria attitudine di stile. Il segno che li accomuna si svolge principalmente nel legame con il reale e con i meccanismi indecifrabili attraverso cui questo fa presa su tutti, riuscendo a colmare quell’inadeguatezza attuale dell’arte a esprimere la vacuità della contemporaneità».

I due artisti, che rappresentano benissimo l’attuale pittura italiana, sono difficilmente etichettabili tra le categorie di maniera già definite.

La pittura di Silvia Argiolas è veritiera, con tratti selvaggi ed espressionisti, molto vicina alla bad painting londinese. Il suo mondo è popolato di personaggi colti al limite delle loro ossessioni e manie. A primo impatto il suo segno arrabbiato e punk può sembrare improvvisato, ma è tutto adeguatamente curato e costruito con logica, compiendo una vera e propria indagine sociologica contemporanea. “Dipinti contro le costrizioni culturali, che combattono l’atrofia dell’immaginazione con eccessi dirompenti e bizzosi”.

Mentre Giuliano Sale, con attitudini diverse preleva alcuni ingredienti della sua pittura dalla storia dell’arte, adattandoli alle esigenze contemporanee.

Nel suo linguaggio originale e unico, alterna precisione e gestualità, costruzione e scomposizione, ferocia ed eleganza. Prendendo spunto dalla realtà circostante, da persone, fatti reali ed esperienze, ma anche dalla grande arte del passato interpretata attraverso un procedimento di decontestualizzazione e riadattamento delle immagini a un nuovo tipo di espressività lontana dai canoni di bellezza e armonia classica.

 

Silvia Argiolas è nata a Cagliari nel 1977. Dopo aver frequentato il liceo artistico, la sua formazione prosegue principalmente come autodidatta. La pittura di Argiolas, del tutto coerente e riconoscibile, è caratterizzata da atmosfere stranianti e perturbanti; ne derivano opere spesso grottesche, permeate da un’ironia amara e corrosiva. Attualmente vive e lavora a Milano. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. Nel 2015 è finalista al Premio Fabbri; nel 2012 e nel 2010 è tra gli artisti selezionati del Premio Terna; nel 2006 è finalista al Premio Celeste. Nel 2011 espone all’interno del Padiglione Sardegna nell’ambito della 54. Biennale di Venezia. Ha partecipato inoltre a diverse edizioni della fiera ArtVerona. Nel 2013 e 2015 mostra personale da Robert Kananaj gallery (Toronto).  Vasi e serpenti  (Burning Giraffe gallery, 2016), Di carne di nulla (Antonio Colombo gallery, 2017), Lalangue solo show, a cura di Claudia Cosmo presso la galleria Rompone – Koln. Inoltre nel 21017 partecipa ad Artissima Fair con Antonio Colombo gallery.

 

Giuliano Sale nato a Cagliari  l’11 settembre1977. Vive e lavora a Milano.

Dopo il liceo artistico inizia a partecipare a varie mostre in gallerie e musei del territorio facendosi conoscere per la sua pittura dissacratoria e inquietante. Collabora saltuariamente come scenografo per il Teatro Il Crogiuolo di Cagliari. Nel 2006 è finalista al Premio Celeste. Inizia un rapporto di collaborazione con il critico Ivan Quaroni che lo invita a diverse mostre a Milano. Nel 2008 partecipa alla mostra pubblica Arrivi e partenze alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Insieme al gruppo del critico milanese partecipa alla quarta Biennale di Praga nel 2009. Nello stesso anno espone le sue tele alla Biennale Giovani del Serrone di Villa Reale a Monza. Nel 2009 esce il secondo numero della rivista Or Not, edita dall’Associazione Culturale Arsprima, interamente dedicato al suo lavoro. Nel 2011 espone nella galleria Antonio Colombo con una personale dal titolo Biedermaier.

Nello stesso anno espone nei padiglioni regionali della 54 Biennale di Venezia ed espone nei finalisti del 12a Premio Cairo al Museo della Permanente di Milano.

Nel 2015 partecipa ad Artissima con una personale nella galleria Irlandese Mother’s Tankstation. Nel 2016 espone in una collettiva dal titolo Non amo che le rose che non colsi alla galleria romana Richter Fine art.

Nel 2017 espone nella galleria Antonio Colombo con una bipersonale dal titolo Qualcuno da qualche parte e nello stesso in una mostra collettiva dal titolo Angry Boys alla galleria Rompone di Colonia a cura di Claudia Cosmo.

 

Vademecum:

Titolo: Il Mangiarsi Reciproco

Artisti: Silvia Argiolas e Giuliano Sale

Testo critico: Domenico Russo

Luogo: galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Inaugurazione:  dalle ore 18.30, ingresso libero

Durata mostra: dal 13 febbraio al 24 marzo

Orari: dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

La custodia che blocca lo smartphone, per il bene dell’umanità

Graham Dugoni, 31 anni, durante un festival di musica a San Francisco nel 2012 ha visto due sconosciuti filmare e mettere su youtube il video di un ragazzo ubriaco che ballava. Dugoni ha deciso che l’uso degli smartphone andava ristretto per il bene dell’umanità e ha creato Yondr.

Jack White, ex leader dei White Stripes, ha detto no ai telefonini durante i suoi concerti. Ieri la notizia del rocker americano è circolata ovunque tramite un comunicato che spiega la decisione di non autorizzare foto, video o registrazioni audio: «Pensiamo che vi piacerà vivere insieme il concerto al cento per cento nel momento presente, e condividere il nostro amore per la musica, senza intermediari». Gli scatti saranno riservati al fotografo ufficiale della tournée. «Diffondete le nostre foto quanto volete, e approfittate di un’esperienza al 100 per cento umana, senza telefono».

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Quella che potrebbe sembrare una trovata della casa discografica contro le registrazioni pirata è invece una guerra totale all‘uso invadente e maleducato del cellulare. White, come molti suoi colleghi, detesta chi ha rimpiazzato l’accendino analogico o l’applauso o le urla a squarciagola con lo smartphone in bella vita spesso impugnato in aria. Come dimenticare il rimprovero di Adele ad una sua fan nel bel mezzo del concerto al’arena di Verona: “Puoi smettere di filmare? Perché io sono veramente qui, nella vita reale”. O i Yeah Yeah Yeahs che avevano messo un cartello all’ingresso dei loro show: «Per favore, mettete via quelle schifezze per rispetto nostro e della persona accanto a voi»

L’iphone è il male non solo per ragioni di violazione del copyright, ma perchè fa svanire la magia del concerto da fruire qui e ora.

Per impedire la selvaggia ondata di mani alzate con schermi luccicanti, White ha deciso di ricorrere a Yondr, l’applicazione di una start up di Portland, che in America comincia a essere usata nelle aule di tribunale, nelle scuole e nei teatri. Un’arma di saggezza che presto potrà essere utilizzata anche dai genitori in caso di figli eccessivamente connessi. 

In poche parole all’ingresso ai concerti lo smartphone verrà chiuso in una busta di neoprene. Lo spettatore che entrerà nella «Yondr Zone» verrà invitato a mettere lo smartphone in una custodia che rimarrà chiusa fino alla fine del concerto, e riaperta da una chiave speciale in dotazione solo alla staff Yondr. In caso di emergenza durante lo spettacolo, bisogna uscire dalla sala e raggiungere la Yondr Zone.

Riusciremo noi digitali, con una dipendenza da smartphone, a farne a meno per l’intero concerto? Ma la domanda vera è: perchè tante volte non riusciamo a rinunciare a quell’inutile foto? Perché dobbiamo stare impalati con lo schermo in mano a caccia di un momento da condividere a tutti i costi sui social? Mania di esibizionismo? Con chi sentiamo l’urgenza di comunicare? E questa smania da dispositivo non ci starà facendo sprecare del tempo della nostra vita che stiamo vivendo attraverso uno schermo vuoto? Non lo so.

Di sicuro l’esperienza vintage era molto meglio.

“Solo roba per bambini”: Giovanni Albanese trasforma una bottega in un’officina delle meraviglie

Dal 30 gennaio la Fondazione VOLUME! rievoca le sue origini di laboratorio artigianale con l’intervento di Giovanni Albanese (Bari,1955) che trasforma gli ambienti di via San Francesco di Sales, che furono la bottega – e la casa – di un vetraio, in una vera e propria officina delle meraviglie.

Solo roba per bambini, è un progetto inedito a cui l’artista lavora da più di 10 anni: una serie di personaggi costruiti nel tempo e con pazienza, abitano lo spazio di VOLUME! come sospinti da un moto costante. Vota Antonio, Pantani, Cecchino, Giudice, Uno che fa buchi nell’acqua sono solo alcuni degli strani automi realizzati con materiali di recupero, abitanti di uno spazio che diviene, allo stesso tempo, scenario e attore del racconto fantastico messo in scena dall’artista, animato dalla presenza dello spettatore e dalla sua immaginazione.

Fondazione VOLUME! Giovanni Albanese - Solo roba per bambini - ©Susana Serpas Soriano
Un banco da lavoro con gli strumenti del mestiere è il luogo dove avviene l’atto creativo e dove relitti senza vita suggeriscono l’intervento dell’artista demiurgo e parlano a chi sa prestare attenzione. Come scrive Ascanio Celestini nel testo che accompagna la mostra: “Non esistono oggetti muti, ma solo persone sorde che non li sanno ascoltare. E Giovanni cammina in mezzo a questo cimitero del presente. Parla coi morti del suo Spoon River. Elettrodomestici del passato, chiavi avanzate dalla galera, biciclette scassate. Ci parla e traduce per noi la loro lingua scomparsa”.
VOLUME! si fa custode di un’atmosfera in cui luci, ombre, presenze surreali e suoni di movimenti meccanici e improvvisi si mescolano e accompagnano lo spettatore in un percorso straniante che, passo dopo passo, svela il procedere della narrazione.
Questa serie di opere arriva come una naturale evoluzione del percorso di Albanese, che, dopo le macchine calcolatrici e i lavori fatti con le “lampadine a fiamma”, mette il suo lavoro al servizio di questi strani automi. A questi l’artista trasferisce tutta la sua poesia e li trasforma in “pupazzi”, riportando nella nostra quotidianità l’elemento ludico e offrendoci una nuova prospettiva da cui osservare il mondo, con lo sguardo tipico di chi sa ancora lasciarsi sorprendere.

SCHEDA RIASSUNTIVA

Artista: Giovanni Albanese
Titolo: Solo roba per bambini
Sede: VOLUME!, via di San Francesco di Sales 86|88, Roma
Inaugurazione: martedì 30 gennaio 2018 ore 18:30
Date: 31 gennaio – 16 marzo 2018
Ingresso: gratuito
Orari: dal martedì al venerdì dalle 17:00 alle 19:30 | sabato su appuntamento
Catalogo: Edizioni VOLUME!
Informazioni: tel. 06 6892431 – info@fondazionevolume.com
Sito: www.fondazionevolume.com
Ufficio stampa: Roberta Pucci – press@fondazionevolume.com – mob +39 3408174090

Arte contemporanea, design e collezionismo: Roma accoglie il progetto ADA (Your Art and Design Advisor)

Dal 27 gennaio gli appartamenti Floridi Doria Pamphilj di Roma accolgono un nuovo progetto dedicato all’arte contemporanea, al design e al collezionismo: ADA (Your Art and Design Advisor), piattaforma nata dall’idea di Carlotta Mastroianni (classe ’91), giovane art advisor attenta al lavoro di artisti e designer under 40, che ha l’obiettivo di rompere le barriere tra arte contemporanea e design e offrire a collezionisti e artisti un’esperienza personalizzata di consulenza.

In occasione del lancio della piattaforma www.adadvisor.it – dal 27 gennaio in poi – saranno in mostra negli appartamenti Floridi Doria Pamphilj gli artisti fin ora coinvolti nel giovane progetto: Luca di Luzio, Silvia Giambrone, JAGO, Gustavo Martini, Miriam Pace.

ADA fornirà consulenze in materia dʼinvestimenti in arte e in design, avvalendosi della valutazione gratuita ai fini di vendita di opere d’arte, di oggetti di antiquariato e modernariato e di vini di pregio italiani e francesi.
Le opere di ADA si potranno osservare dal vivo in questa speciale occasione all’interno degli appartamenti Floridi Doria Pamphilj di Roma.
Grazie a questa collaborazione ADA ha lʼonore di veicolare il premio MEMORIE#, istituito dal Trust Floridi Doria Pamphilj attraverso il quale la famiglia acquisirà, ogni anno, unʼopera dʼarte contemporanea che entrerà a far parte della collezione privata.

Le opere di ADA saranno in mostra fino al 25 marzo in tutte le sale degli appartamenti storici di Palazzo Doria Pamphilj a Roma, fondendo i lavori degli artisti, tutti nati negli anni ’80, con gli arredi storici e le opere esistenti, attraverso un allestimento incisivo ma non invasivo, ideato dalla curatrice Pia Lauro. Il percorso mostra mette in luce come le opere contemporanee possano dialogare in modo dinamico con un contesto storico, permettendo un’ulteriore lettura, e dunque un approfondimento, di contesti e opere già ampiamente studiati.
Così, nel passaggio da una sala all’altra, il pubblico si troverà immerso in uno spazio intimo e privato, che grazie all’allestimento delle opere contemporanee attualizza il proprio arredo, senza trasformarsi in un mero spazio espositivo.
Inoltre, è stato fondamentale creare un’armonia fra le opere selezionate per la mostra, differenti per materiale, poetica dell’artista e realizzazione, restituendo il sapore di una mostra eterogenea nei contenuti, ma armonica nella sua presentazione.

Il percorso mostra inizia dalla Sala del Trono con le opere di Miriam Pace, i cui paesaggi astratti e sospesi ben dialogano con quelli a tempera del Giovannini esposti nella sala.

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Nella Sala Azzurra sono esposte la serie di Luca di Luzio e l’opera di Silvia Giambrone.
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Di seguito la Sala Verde, dal gusto veneziano, ospita notevoli dipinti del primo Settecento ed è ancora oggi utilizzata come sala da pranzo. Per tale ragione sono stati selezionati per questo spazio i lavori di JAGO e di Silvia Giambrone.
JAGO - Carne - 2015, sasso di marmo, coltello (1)

Per la Sala Gialla, adibita a studiolo, è stato selezionato lo scaffale in ferro brunito del designer Gustavo Martini. Questo è stato concepito sulla base di un modulo di riferimento unico, che può essere assemblato secondo i diversi progetti del designer.
Gustavo Martini - Statera (1)
La Sala Rossa, ancora oggi vissuta come camera da letto, è una stanza riccamente decorata in stile romano. Dato il carattere intimo della sala e l’arredo imponente, sono state pensate due opere di Silvia Giambrone.
Silvia Giambrone - Halo (1)Infine nella Toletta di Venere è allestita al centro della sala un’imponente scultura di JAGO che ben si sposa con la ricchezza della stanza.

 

Carlotta Mastroianni
Fondatrice e Art Advisor
Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, prosegue i propri studi con il Master of Art della LUISS Business School di Roma. Dopo diverse esperienze lavorative in Gallerie d’Arte Contemporanea e Musei, si specializza in Art e Finance presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra. Inizia la sua attività di Art Advisor ed avvia una collaborazione con lo Studio Associato Mastroianni per sostenere i propri clienti anche sotto gli aspetti fiscali e legali. Sviluppata una certa esperienza, fonda ADA, piattaforma web dedicata a giovani artisti e designer e pensata per accompagnare il cliente negli investimenti e nella gestione del proprio patrimonio.

Vademecum:

Mostra:
Periodo: 27 gennaio – 25 marzo
Luogo: Appartamenti Floridi Doria Pamphilj – Palazzo Doria Pamphilj – via del Corso, 305 Roma
apertura da Martedì a Domenica
orario 10:00/19:00 ( ultimo ingresso ore 18.00)
Info tel:   331 1641490
Info mail:  info.rm@trustfdp.it
Biglietto intero €8.00
Biglietto ridotto €6.00 (under 26 over 65 e gruppi da 15 persone in su)
Organizzazione: Trust Floridi Doria Pamphilj

Contatti:
www.adadvisor.it
https://www.facebook.com/ADArtDesignAdvisor/
https://www.instagram.com/adaadvisor/

Referente
Carlotta Mastroianni mob +39 334 6633660 – Mail: info@adadvisor.it

Ufficio Stampa
Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661 – chiaracgiuliani@gmail.com
Antonella Liucci mob +39 3881707863 – antonella.liucci@gmail.com

Le 7 tipiche abitudini delle persone infelici

Vuoi essere felice? Scaccia via abitudini distruttive ed il gioco sarà fatto. “La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”, diceva Marco Aurelio. E allora comincia a sbarazzarti di pensieri inutili e negativi, vivendo con positività.

Ecco alcune delle abitudini delle persone infelici.

1. Temono il giudizio degli altri.
Molte persone hanno una preoccupazione costante nei confronti delle opinioni e dei giudizi degli altri al punto che, pur di non prestare il fianco a critiche o commenti negativi, di fatto scelgono di non esporsi, rimangono dietro le quinte e finiscono per vivere un’esistenza estremamente limitata. Ma perché precluderti interessanti esperienze e stimolanti novità solo perché qualcun altro potrebbe fare dei commenti su di te?
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2. Si complicano troppo la vita.
La vita è spesso già troppo complicata di per sé. Ma altrettanto spesso siamo noi stessi a renderla ancora più complicata di quanto effettivamente non sia, e questo nostro atteggiamento contribuisce in modo decisivo a innalzare i nostri livelli di stress e insoddisfazione.È vero che il mondo è sempre più complesso, ma questo non significa che non puoi iniziare a creare già oggi delle nuove abitudini che rendano la tua vita un poco più semplice.
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3. Associano la felicità alla perfezione.
È forse necessario che la tua vita sia perfetta affinché tu possa ritenerti felice?Se credi che la perfezione sia la premessa indispensabile della felicità, allora con tutta probabilità sei destinato a rimanere deluso dalla verità dei fatti.La felicità non puoi trovarla nella perfezione, quanto piuttosto nella capacità di sapere gestire il mondo di imperfezioni e difetti che contraddistingue te e il mondo che ti circonda.

4. Vivono in un mare di voci negative.
Nessuno è un’isola. Coloro con i quali socializziamo, ciò che leggiamo, guardiamo e ascoltiamo ha un notevole effetto sul nostro pensiero e sul nostro stato d’animo.Diventa molto più difficile essere felice se ci si lascia trascinare giù dalle voci negative di coloro che sono intorno a noi. Molte voci che sanno guardare l’esistenza soltanto da una prospettiva negativa ci dicono costantemente che la vita è piena di difficoltà, pericoli, limiti e paure.
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5. Rimangono bloccati nel passato e si preoccupano del futuro.
Trascorrere molto del tuo tempo con la mente nel passato e rivivere vecchi ricordi dolorosi, conflitti e opportunità, può fare davvero male. Trascorrere molto del tuo tempo con la mente nel futuro preoccupandoti degli scenari peggiori che potrebbero accaderti in salute, in amore e sul lavoro, può fare ancora più male. Non fermarti a cogliere in pieno e ad assaporare il qui e ora può farti rinunciare a una miriade di esperienze meravigliose.

6. Confrontano la propria vita con quella degli altri.
Un’abitudine quotidiana molto diffusa e allo stesso tempo estremamente distruttiva è quella di confrontare continuamente la propria vita con quella delle altre persone. Si mettono a confronto automobili, case, posti di lavoro, scarpe, denaro, relazioni, popolarità sociale e così via. E così facendo si finisce per annientare la propria autostima e generare una mole significativa di sensazioni negative.

7. Si concentrano sugli aspetti negativi della propria vita.
Focalizzarti costantemente e in modo pressoché esclusivo sugli aspetti negativi di qualsiasi situazione è la via maestra per condurti all’infelicità. E per far crollare il buon umore di coloro che ti sono intorno. Non è uno scenario molto attraente, vero?

(via web)

Benvenuti a Oymyakon, il villaggio più freddo del mondo!

 

Benvenuti a Oymyakon, il villaggio considerato il più freddo insediamento abitato del mondo.  Qui, siamo in Siberia, il termometro segna attualmente una temperatura di -62° C circa. Anzi non segna più, perchè il termometro si è rotto per il troppo freddo. Il villaggio è appena precipitato in un inverno così rigido da rendere ridicola ogni nostra lamentela a proposito di problematiche relative al tempo.

Tuttavia qui la vita va avanti normalmente, si va scuola, si lavora, si vende al mercato.

Il fotografo Amos Chapple si era recato lì tre anni fa osando sfidare il congelamento. “Indossavo pantaloni sottili quando sono uscito fuori a -47 ° C”, aveva detto Chapple. “Ricordo che mi sentivo come se il freddo mi stesse afferrando fisicamente le gambe, e a volte la mia saliva si congelava in aghi che mi pungevano le labbra”.

Questa volta, tuttavia, il freddo è ancora più forte e non solo colpisce le gambe, ma trasforma anche le ciglia in ghiaccioli. 

Ojmjakon è uno dei luoghi candidati, insieme a Verchojansk e Tomtor, per il polo nord del freddo (i “poli del freddo” sono i posti nell’emisfero sud e nord dove è stata registrata la temperatura più bassa dell’aria) in quanto il 26 gennaio 1926 sarebbe stata registrata una temperatura di -68,2 °C.

Negli anni ’20 e ’30 Oymyakon era uno scalo per i pastori di renne che ristoravano le loro greggi nella sorgente termale. Nel tentativo di costringere la sua popolazione nomade a mettere radici, il governo sovietico successivamente trasformò il sito in un insediamento permanente.

Benvenuti a Oymyakon, il villaggio più freddo del mondo!

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La storia di Ice boy: il bambino che cammina per 5 km al gelo per frequentare la scuola

Recentemente, un bambino cinese di 8 anni ha camminato per circa 4,8 km per raggiungere la sua scuola elementare Zhuanshanbao nella cittadina di Xinjie in Provincia dello Yunnan, in Cina, a-9 ° C, per sostenere un esame. Il suo viaggio è diventato virale, la gente ha iniziato a contattare la scuola, cercando di contribuire in qualsiasi modo per migliorare le condizioni di apprendimento del bambino e degli altri studenti.

Fu Heng, il preside della scuola elementare, non poteva credere ai suoi occhi. All’arrivo, il suo allievo aveva i ghiaccioli invece dei capelli e delle sopracciglia, in contrasto con le sue guance rosse che scottavano. Heng ha scattato una foto del piccolo, dando l’inizio a questa folle storia. Internet lo ha soprannominato “Ice Boy” e presto la scuola ha ricevuto più di $ 15.000 in donazioni, 20 apparecchiature per il riscaldamento e 144 set caldi di vestiti.

“Era il primo giorno degli esami finali, ha detto Heng. “Le temperature sono scese a meno nove gradi Celsius in circa 30 minuti quella mattina”. Il preside ha affermato che il ragazzo vive lontano dalla scuola. Heng ha anche notato che è considerato il “clown della classe”, alla ricerca costante di modi per far morire di risate i suoi 16 compagni di classe. È assurdo pensare che il ragazzo mantenga un atteggiamento positivo, nonostante viva in estrema povertà e passi la maggior parte del tempo solo con la sorella e la nonna.

Secondo Fu, la scuola cerca di vigilare sul bambino e gli altri il più possibile, offrendo loro la colazione ma ammette che le aule non sarebbero adeguatamente riscaldate a causa della mancanza di fondi.

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A Berlino hanno trasformato le svastiche sui muri in graffiti

Come i manifestanti degli anni ’60 mettevano i fiori nelle canne dei fucili, ci sono persone nel mondo consapevoli del fatto che il modo migliore per combattere l’odio è con l’amore, la bellezza e la creatività.

Ibo Omari è una di quelle persone. Attraverso la sua ONG Die kulturellen Erben (Il patrimonio culturale) ha avviato Paintback, una campagna per trasformare simboli e slogan odiosi nelle strade in qualcosa di divertente e artistico.

Con sede a Berlino, in Germania, il progetto Paintback ha finora coperto diverse svastiche lungo le strade della città, dal momento che gruppi di estrema destra in Germania iniziano a mostrare segni di maggiore attività.

Usando semplici disegni e modelli, gli artisti dei graffiti coinvolti in Paintback sperano di essere fonte di ispirazione per chi vuole rispondere ai brutti messaggi di odio attraverso qualcosa di bello. Tramite un breve video condiviso sui social media, che è diventato virale in Germania, la campagna si è rapidamente diffusa in altre città.

Scorri in basso per vedere alcuni esempi di Paintback.

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Intelligenza emotiva: le abilità del cuore per vivere una vita felice

Le emozioni sono importanti. Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perchè si lasciano modificare dalla persuasione, diceva Aristotele.

Avete sentito parlare di intelligenza emotiva? Cos’è? Perchè può renderci felici?

Crisi profonde nella società, nella famiglia, nei rapporti umani, alienazione sociale, disperazione individuale, un crescente malessere emozionale. L’intelligenza emotiva può essere di grande aiuto nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Se tutti facessero buon uso di questa abilità del cuore si eviterebbero tanti crimini, guerre, conflitti, litigi violenti, scontri.

Daniel Goleman, psicologo e scrittore statunitense, ha scritto un libro, “Intelligenza emotiva”, in cui spiega l’importanza delle emozioni: se presteremo attenzione in modo più sistematico all’intelligenza emotiva potremo sperare in un futuro più sereno, dice.

E in un mondo in cui anche l’infanzia è in crisi suggerisce la necessità di insegnare ai bambini l’alfabeto emozionale, le capacità fondamentali del cuore, oltre alle materie tradizionali.
Oggigiorno, dice, queste capacità interpersonali essenziali, sono fondamentali proprio come quelle intellettuali, in quanto servono ad equilibrare la razionalità con la compassione.

Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro.

IL CURRICULUM DELLA SCIENZA DEL SÈ

Componenti principali:

Essere autoconsapevoli: osservare se stessi e riconoscere i propri sentimenti; costruire un vocabolario per i sentimenti; conoscere il rapporto fra pensieri, sentimenti e reazioni.
Decidere personalmente: esaminare le proprie azioni e conoscerne le conseguenze; sapere se una decisione è dettata dal pensiero o dal sentimento; applicare queste idee a questioni quali il sesso e la droga.
Controllare i sentimenti: “colloquiare con se stessi” allo scopo di cogliere messaggi negativi come le autodenigrazioni ; capire cosa c’è dietro un sentimento (ad esempio il senso di offesa che è sotteso alla collera); trovare modi di controllare le paure e le ansie, la collera e la tristezza.
Controllare lo stress: imparare il valore dell’esercizio, della immaginazione guidata e dei metodi di rilassamento.
Essere empatici: comprendere i sentimenti e le preoccupazioni degli altri e assumere il loro punto di vista; apprezzare i diversi modi con cui le persone guardano alla realtà.
Comunicare: parlare dei sentimenti con efficacia; saper ascoltare e saper domandare; distinguere tra ciò che qualcuno fa o dice e le tue reazioni o i tuoi giudizi al riguardo; esporre il proprio punto di vista invece di incolpare gli altri.
Essere aperti: apprezzare l’apertura e costruire la fiducia in un rapporto; sapere quando si può parlare dei propri sentimenti privati senza correre rischi.
Essere perspicaci: identificare modelli tipici nella propria vita emotiva e nelle proprie reazioni; riconoscere modelli simili negli altri.
Autoaccettarsi: sentirsi orgoglioso di sé e considerarsi in una luce positiva; riconoscere i propri punti forti e le proprie debolezze; essere capaci di ridere di se stessi.
Essere personalmente responsabili: assumersi le responsabilità; riconoscere le conseguenze delle proprie decisioni e azioni; accettare i propri sentimenti e umori; portare a compimento gli impegni assunti (ad esempio nello studio).
Essere sicuri di se: affermare i propri interessi e sentimenti senza rabbia o passività.
Saper entrare nella dinamica di gruppo: saper collaborare; sapere quando e come comandare e quando e come eseguire.
Saper risolvere i conflitti: saper affrontare lealmente gli altri ragazzi, i genitori, gli insegnanti; saper negoziare i compromessi in maniera che ambo le parti restino soddisfatte.

Scoprire il mondo con nuovi occhi.