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La piccola Maria e il bambino disabile: un video emozionante contro ogni pregiudizio

Guardate questo video. Osservate la piccola Maria. Ogni essere umano dovrebbe trarre insegnamento da questa bambina. La disabilità non è un limite, non è una malattia. Maria guarda oltre il pregiudizio. Non vede ostacoli e anormalità. Vede e riconosce un bambino, un amico con il quale parlare, giocare e sorridere.

Guardate questo commovente cortometraggio animato:

La vita non è lavorare tutta la settimana e fare la spesa il sabato

“Dico sempre che la vita non può essere lavorare tutta la settimana e andare al supermercato il sabato. Non può essere così. Quella vita non è umana. Ci deve essere qualcos’altro ma qui, in questa vita.

E questa altra cosa è chiamata cultura. È musica, poesia, natura, bellezza … È ciò che devi apprezzare e sfruttare”. Lo afferma sulle pagine de El pais, Luis Arsuaga Ferreras, paleoantropologo spagnolo e autore noto per il suo lavoro nel sito archeologico di Atapuerca.

“Abbiamo fatto male qualche cosa, ma siamo ancora in tempo. Abbiamo Mozart. Non è male. Apprezzare la bellezza è una questione di educazione e sensibilità. Cerca ciò che è bello nella vita. C’è molta bellezza“.

 

Semafori a forma di cuore per ricordarsi di sorridere

Un cuore nei semafori, alle finestre e per le strade. Un cuore che batte e sorride agli abitanti nonostante tutto. Nonostante i dispiaceri, la crisi, le ingiustizie. Se hai bisogno di energia positiva, ti consigliamo di fare una visita alla città di Akureyri, alle pendici del fiordo Eyjafjörður, nell’Islanda settentrionale.

Una città piena di cuori, dal rosso dei semafori, alle vetrine dei negozi e alle case; un enorme cuore appare anche sul lato del monte Vaðlaheiði.
I cuori sono apparsi in Islanda con il crollo finanziario del 2008, quando c’era bisogno di un pensiero positivo.

Da allora i cuori rossi sono visibili al semaforo e un sacco di cuori rossi decorano finestre, automobili e cartelli in tutta la città.

L’enorme cuore che batte sul Monte Vaðlaheiði di fronte alla città sull’altro lato del fiordo, è stato realizzato da una compagnia elettrica. Il cuore ha le dimensioni di un campo da calcio ed è composto da circa 400 lampadine. Originariamente era rosso, ma ora è bianco e batte regolarmente da fine novembre ad aprile e anche durante l’ultimo fine settimana di agosto, quando la città di Akureyri festeggia il suo compleanno.

Perciò keep smiling <3! :)

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La tecnologia genera invidia. La felicità è nella natura e nelle relazioni umane

“Quando le persone comunicano sempre più attraverso gli schermi, la conseguenza è un aumento dell’invidia sociale. Le foto piacevoli dei vostri amici in vacanza per il weekend su Facebook o Instagram fanno sentire chi le guarda sfortunato“. Un senso di inadeguatezza, simile a quella provata quando c’erano tv e pubblicità a proporre modelli distanti ed affascinanti, secondo quanto ha dichiarato Helena Norberg-Hodge, scrittrice e attivista svedese, grande sostenitrice dell’economia locale, antidoto, secondo lei, contro l’infelicità. Multinazionali e tecnologia stanno distruggendo relazioni e risorse, secondo Helena.

Modelli sempre più improntati sulla materia anziché sulla sostanza e spiritualità, secondo Helena che nei giorni scorsi ha partecipato a Prato alla XVIII conferenza Internazionale sull’Economia della Felicità e qui ha spiegato, nella bellissima intervista realizzata da Elisabetta Ambrosi per il Fatto Quotidiano, le conseguenze della tecnologia sulla nostra vita. “Bisogna produrre con ritmi più umani. Ai nostri figli imponiamo una cultura stressante e consumista”, dice.

Pressioni sui bambini e ragazzi anche a scuola. “Purtroppo anche il modello di insegnare è diventato più impersonale, standardizzato e dipendente dalla tecnologia. Per colpa della tecnologia, siamo allenati ad avere una sola funzione ma non ad essere multidimensionali. Essere capaci di far crescere il cibo, di tenere a bada gli animali, di prendersi cura dei fratelli più piccoli, di aiutare a costruire qualcosa, fare da sé i vestiti, di cantare, ballare e creare musica. Questo portava a uno sviluppo olistico, non solo del lato sinistro del cervello ma del corpo intero”.

Fondatrice di Local Futures e autrice del best seller Ancient Futures, incentrato sulla vita della popolazione della regione himalayana di Ladakh, è produttrice del film L’economia della felicità, un manifesto contro la globalizzazione e in direzione della localizzazione. Il Film Economia della Felicità è stato editato in 25 lingue ed è considerato uno dei più importanti “Film for Action” al mondo. Economia Della Felicità è diventato un progetto di mobilitazione mondiale.

Le persone si sentono sempre più isolate e sole e il sentimento di isolamento cresce con l’uso dei social media“, spiega e a questo proposito ci viene subito in mente la tesi di Bauman sulla trappola dei social network . “Gli incontri faccia a faccia stanno diminuendo, ed è incredibile che non abbiamo ancora scoperto la moltitudine di ragioni per cui gli umani hanno bisogno di un contatto profondo e continuo con gli altri esseri umani. Per sentirsi visti, apprezzati e da ultimo amati. Ci siamo evoluti sulla terra attraverso relazioni umane quotidiane e interdipendenti, anche con piante e animali, profondamente immersi nella vita. Oggi ci sono molte terapie emergenti, ad esempio per persone con problemi mentali, dove ciò che viene incoraggiato è proprio una riconnessione con la vita, piante, animali, una comunità umana”.

Nella maggior parte delle culture prima della modernità c’era una forte comunità e una profonda connessione con la natura, che in sé instilla e garantisce una identità più felice e più salutare. C’erano anche pratiche e tradizioni spirituali che incoraggiavano la meditazione e la calma della mente, così come insegnamenti religiosi o etici che ricordavano l’infelicità che deriva dall’avidità, dall’attaccamento, dalla mancanza di compassione verso gli altri, verso altre forme di vita. Il contrario della cultura veloce, competitiva, consumista e stressante imposta ai nostri bambini: che oggi materialmente hanno tutto, eppure sono meno felici“.

Vietnam, il ponte mozzafiato sorretto da due mani giganti

C’è un ponte, in Vietnam, che sta entusiasmando i visitatori per il suo design elegante. Ma il vero fattore “wow” sono le due gigantesche mani di pietra che sembrerebbero sorreggerlo.

Conosciuto come il Golden Bridge, si erge a 1.400 metri sul livello del mare, sopra le colline di Ba Na, offrendo una vista maestosa sulla campagna circostante. La passerella color oro è rivestita con crisantemi viola e si estende per quasi 150 metri. Le mani sembrano scolpite nella pietra, in realtà non lo sono. Dopo aver progettato lo scheletro sono state coperte con reti d’acciaio. Il ponte è stato inaugurato a giugno e si prevede che arriveranno più turisti di quelli che si contano annualmente, quindi più di 1,5 milioni.

Il Vietnam sta vivendo un periodo intenso di boom turistico, infatti sempre più persone scoprono la bellezza di questo straordinario paese.

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Riace, Mimmo Lucano: colpevole di disobbedienza civile?

Il sindaco dell’accoglienza, del cosiddetto modello Riace, Mimmo Lucano, è finito oggi agli arresti domiciliari perchè accusato dalla Procura di Locri di immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.
The Universal, aveva già parlato del sindaco del piccolo comune calabrese in un articolo in cui veniva inserito nella lista dei 50 “potenti” della terra secondo la rivista americana Fortune per il merito di aver rilanciato la cittadina grazie al suo impegno per i migranti. Riace, il comune calabrese di quasi 2000 anime, è infatti noto non solo per il ritrovamento dei Bronzi, ma anche per aver esportato nel mondo un modello di accoglienza e solidarietà.

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Oggi è proprio quella politica di accoglienza ad essere sotto accusa nell’operazione Xenia, parola che in greco antico assume il concetto dell’ospitalità e dei rapporti tra ospite e ospitante. Era un dovere per i greci ospitare coloro che chiedevano ospitalità. Così come, evidentemente, lo è stato per Mimmo Lucano, che ha sempre accolto a braccia aperte i migranti. A distanza di un anno circa dalla perquisizione subita, Mimmo Lucano è stato arrestato con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, su richiesta del procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, che ha deciso anche il divieto di dimora per la sua compagna Tesfahun Lemlem.

La misura cautelare – è scritto in una nota firmata dal magistrato – rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico”. Secondo i Pm “è emersa la particolare spregiudicatezza del sindaco Lucano, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell’organizzare veri e propri ‘matrimoni di convenienza’ tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano”. Lucano e Tesfahun avrebbero “architettato degli espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia”.
A leggere le intercettazioni più che colpevole, Mimmo Lucano è un “disobbediente civile” che si è dichiarato consapevolmente “fuorilegge” per aver cercato di “salvare” a suo modo vite umane. Ma di questo ora dovrà risponderne davanti alla legge.

Ecco cosa mangiano i bambini nelle mense scolastiche in giro per il mondo

Le mense scolastiche negli Stati Uniti sono sempre al centro del dibattito pubblico, per una buona ragione. Il National School Lunch Program (NPL), che offre pranzi a basso costo o gratuiti, serve oltre 31 milioni di studenti, il 92 percento degli Stati Uniti, in scuole pubbliche e private.

Ciò significa che le restrizioni dietetiche e le disposizioni del NPL dovrebbero essere fonte di preoccupazione per la maggior parte dei genitori degli Stati Uniti. Bene, Sweetgreen, una catena di ristoranti di insalate, che gestisce il programma Sweetgreen in Schools con lo scopo di educare i bambini a mangiare sano, ha creato una serie di foto per mostrare ciò che i bambini di tutto il mondo mangiano a pranzo rispetto agli Stati Uniti. Queste scuole servono pasti gourmet. Scorri verso il basso per confrontare le immagini!

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italy-5bb3126779df2__700Pesce locale con rucola, pasta con salsa di pomodoro, insalata caprese, baguette e uva.

south-korea-5bb312696238e__700Zuppa di pesce, tofu su riso, kimchi e verdure fresche

spain-5bb3126b3cb1a__700Gamberi saltati su riso integrale e verdure, gazpacho, peperoni freschi, pane e un’arancia.

brazil-5bb3125f4b035__700Carne di maiale con verdure miste, fagioli neri e riso, insalata, pane e piantaggine al forno.

greece-5bb3126555da3__700Pollo al forno con orzo, foglie di vite ripiene, insalata di pomodori e cetrioli, arance fresche e yogurt greco con semi di melograno.

finland-5bb312616db97__700Zuppa di piselli, insalata di barbabietole, insalata di carote, pane e pannakkau (frittella dolce) con bacche fresche.

ukraine-5bb3126ce41ac__700Purè di patate con salsiccia, borscht, cavolo e syrniki (un pancake dolce).

france-5bb31263585c0__700Bistecca, carote, fagiolini, formaggio e frutta fresca.

usa-5bb3126f1af37__700Pollo fritto “popcorn”, purè di patate, piselli, tazza di frutta e un biscotto con gocce di cioccolato.

La Cina come Black Mirror: cittadini puniti e ricompensati con un’app stile Tripadvisor

La notizia che segue potrebbe creare un certo stupore, soprattutto se non avete mai visto la puntata “Nosedive” della serie tv Black Mirror. L’episodio è ambientato in un mondo in cui le persone possono valutarsi a vicenda da uno a cinque stelle, come su TripAdvisor, per ogni interazione che hanno e che può influire e persino compromettere il proprio stato socioeconomico. Lacie (Bryce Dallas Howard) è una giovane donna ossessionata dalle sue recensioni.

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Sono milioni i cinesi che dal primo maggio non potranno prenotare un biglietto aereo o salire su un treno ad alta velocità. Il motivo? Essere stati dei cattivi cittadini. Il loro nome compare nella blacklist con cui Pechino colpisce quelli che hanno diffuso notizie false o tentato di usare biglietti scaduti, provocato problemi o acceso una sigaretta dove non è permesso fumare. Il programma è parte del Social Credit System sviluppato dalla Repubblica popolare per valutare i propri cittadini «premiando l’affidabilità» e «sanzionando chi si comporta male». Sotto la lente d’ingrandimento delle autorità cinesi finirà ogni momento della vita quotidiana: gli acquisti online e le scelte di consumo, la condotta sui social, la puntualità nei pagamenti e le piccole infrazioni.

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L’algoritmo elabora i dati raccolti che sono poi sintetizzati in un singolo numero: «l’indicatore della fiducia». Una cifra attraverso cui si determinano punizioni e privilegi. Se l’algoritmo ti giudicherà «inaffidabile», allora la connessione Internet rallenterà e scatteranno limitazioni alle tue possibilità di consumo – per esempio, nel frequentare alberghi e ai ristoranti – così come incontrerai ostacoli per lavorare nel settore pubblico e per mandare i tuoi figli nelle scuole più esclusive. Premi e sconti sono invece previsti per i cittadini virtuosi. Per i critici, il sistema rischia di realizzare la distopia immaginata nella serie Black Mirror o nel grande fratello Orwelliano.   

Per altri, Pechino vuol semplicemente far aumentare i consumi sviluppando un sistema per la concessione di prestiti in assenza di garanzie tradizionali e di dati storici consolidati. Già decine sono i progetti-pilota di social credit avviati dai governi locali in Cina fin dall’inizio degli Anni 2000, anche se nei piani di Pechino questi dovranno essere integrati e armonizzati in un unico sistema nazionale entro il 2020.

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La missione è «far crescere il livello di fiducia nella società cinese» con le stesse modalità con cui si assegnano le stelline di gradimento su eBay e TripAdvisor.

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Per esempio, attraverso la app Honest Shanghai, le autorità della metropoli cinese sono in grado di tracciare un profilo dei residenti e delle imprese attraverso la raccolta «di 3000 tipi d’informazioni da oltre 100 uffici governativi».

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Oltre ai governi locali, negli ultimi anni anche i giganti di Internet della Repubblica popolare hanno lanciato programmi di credito sociale. È il caso di Sesame Credit di AliPay, sviluppato da Ant Financial, il braccio finanziario con 520 milioni di utenti del colosso dell’e-commerce Alibaba, e da Tencent, sviluppatore dell’onnipresente WeChat, usato da quasi un miliardo di persone. Le piattaforme di Alibaba e Tencent dominano ogni aspetto della vita in Cina: senza mai uscire dalle app si può chattare con i propri contatti, condividere un pensiero sui social, prenotare il biglietto di un treno, pagare ristoranti, taxi e anche trasferire denaro tra gli utenti.

È proprio l’enorme mole di big data prodotta ogni giorno dalle attività online e dai consumi degli utenti di AliPay e di WeChat ad aver fornito ai colossi di Internet in Cina le informazioni per tracciare profili di affidabilità. L’algoritmo usato è segreto, anche se Sesame Credit ha diffuso i parametri attraverso cui valuta i propri utenti: per esempio, calcolando la puntualità con cui si pagano le bollette. Tra i criteri ci sono anche le abitudini di acquisto. «Chi gioca per dieci ore al giorno ai videogame può essere considerato pigro», diceva in un’intervista alla rivista Caixin, il direttore del programma di social credit di Alibaba, Li Yingyun. «Mentre chi acquista spesso pannolini è probabile che sia un genitore, quindi più responsabile». Per Sesame Credit anche la rete sociale di cui ci circondiamo ha un suo peso: condividere e comunicare sui social messaggi «positivi» può far aumentare il punteggio. «Se la fiducia si rompe in un luogo, le restrizioni potranno essere applicate ovunque». Per ora, l’adesione a questi programmi è volontaria, anche se a spingere milioni di cinesi a partecipare sono state le ricompense: dall’ottenere un prestito per acquisti online sulla piattaforma Alibaba a poter prenotare un hotel senza dover lasciare una cauzione, fino a facilitazioni per l’ottenimento di un visto per viaggiare all’estero. Così che sui social cinesi è anche già iniziata la rincorsa a chi può vantare un credito sociale più alto. Pechino è così riuscita a trasformare la propria ossessione per la stabilità sociale in un gioco a premi.

(La Stampa)

Aranzulla contro l’ansia da social network: “Creano dipendenza. Imparate a disconnettervi e a disattivare le notifiche”

Salvatore Aranzulla, il Piero Angela della divulgazione tecnologica, risponde ad alcune domande sul sito Linkiesta raccontando di un’epoca iperconnessa, sostanzialmente opposta a quella senza smartphone e del 56k.

“Da ragazzino per esempio io mi collegavo per la prima volta dopo che ero tornato da scuola, entravo sulla posta e controllavo le mail prima di mangiare e di passare il pomeriggio a studiare e fare i compiti. Poi online ci tornavo alle 8 di sera…
La situazione ora è sostanzialmente opposta. Ora quando abbiamo bisogno di una pausa ci disconnettiamo, perché la normalità è essere connessi, sempre. In molti momenti della giornata sento l’esigenza di essere offline, tipo quando scrivo e mi continuano ad arrivare input, messaggi, notifiche.

Ho disabilitato le notifiche di tutto. A me il dover rispondere mi crea un’ansia pazzesca. Se vedo il numerino rosso della notifica che appare su una app provo la necessità di risolverlo, che siano messaggi, mail, like. Quando lavoro ho bisogno di concentrarmi e questa continua sollecitazione me lo impedisce. Dieci anni fa riuscivo a concentrarmi molto di più di adesso”.

Per Aranzulla è molto importante diffondere questa consapevolezza. “Farò prima o poi una sezione all’interno del mio sito dedicata appunto al detox da questa vita iperconnessa. Molte persone non si rendono conto neppure di essere nel bel mezzo di una dipendenza e che non riescono a combinare nulla durante il giorno, neppure studiare. Sono letteralmente sommersi dalle notifiche.
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I social network hanno tutto l’interesse a usare il sistema delle notifiche proprio perché garantisce questi effetti: ricevi una notifica e torni sul social network, e se torni ci passi più tempo, vedi più pubblicità e loro prosperano. Non credo quindi che ci si possa aspettare un cambio di strategia da parte dei social network, quello che credo sia doveroso sia una presa di coscienza da parte degli utenti, che deve entrare nelle impostazioni e disabilitare manualmente tutte le notifiche inutili. Io personalmente cerco di concentrare le comunicazioni su pochi strumenti, la mail soprattutto, altri li gestisco silenziando le notifiche, come Facebook o Whatsapp, altri addirittura li cancello, come ho fatto recentemente con Telegram, che pur non usandolo quasi mai mi mandava notifiche che mi trovavo a dover gestire. È che proprio mi crea ansia vedere quel numero rosso che non diminuisce mai”.

da Linkiesta

“Vivere per lavorare o lavorare per vivere”: lo Stato Sociale, i giovani e l’incertezza sul futuro

Un testo serio cantato con leggerezza e allegria. Lo Stato Sociale, gruppo fino a poco tempo fa di nicchia, è entrato così, dopo Sanremo, nelle case degli italiani. Bebo, Lodo, Albi, Checco e Carota hanno conquistato il pubblico dell’Ariston, e non solo, con “Una vita in vacanza“.

Il loro messaggio, anche se non completamente intonato, è arrivato al cuore di tanti.

Con loro c’erano anche Domenico Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, operai della Fiat di Pomigliano d’Arco. Questi cinque nomi erano sulle giacche dei cinque ragazzi di Bologna. “La loro storia – dicono – è solo uno dei tanti esempi di come il lavoro in questo paese pesi sulle vite delle persone, troppo spesso degradando la loro dignità. Abbiamo pensato che un brano il cui tema è quello del lavoro, seppur con leggerezza, potesse planare su un argomento sensibile e centrale per tutti noi. La speranza e il desiderio sono quelli che il futuro più prossimo possa portare ad un’inversione di rotta nelle politiche che da troppi anni non consentono di poter cercare la propria felicità e realizzazione attraverso il lavoro. La dedica è per tutti i lavoratori, i disoccupati, i precari, i cassaintegrati e chiunque ambisca a poter vivere una vita in vacanza, non forzata“.

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Torneremo a guardare il cielo e alzeremo la testa dai cellulari?

Qui di seguito il testo della canzone di Diodato e Roy Paci “Adesso”, presentata al festival di Sanremo 2018.

Riflettiamo ora sul senso della vita contestualizzata al momento storico odierno in cui il virtuale, un selfie, un video, una storia su instagram, sembrano valere più di un abbraccio, di un gesto, di un tramonto non postato su facebook, di un’emozione reale. Si dovrebbe semplicemente “capire che adesso è tutto ciò che avremo”, come canta Diodato. Alzare la testa dai nostri cellulari e vivere, per davvero.

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Dici che torneremo a guardare il cielo
Alzeremo la testa dai cellulari
Fino a che gli occhi riusciranno a guardare
Vedere quanto una luna ti può bastare
E dici che torneremo a parlare davvero
Senza bisogno di una tastiera
E passeggiare per ore per strada
Fino a nascondersi nella sera
E dici che accetteremo mai di invecchiare
Cambiare per forza la prospettiva
Senza inseguire una vita intera
L’ombra codarda di un’alternativa
E dici che troveremo prima o poi il coraggio
Di vivere tutto per davvero
Senza rincorrere un altro miraggio
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo

Dici che riusciremo a sentire ancora
Un’emozione prenderci in gola
Quando sei parte della storia
Fino a riuscire ad averne memoria
E dici che avremo prima o poi il coraggio
Di vivere tutto per davvero
Senza rincorrere un altro miraggio
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
E tu che nome dai
Al tuo coraggio
Al non volere mai ammetter che
Al non volere capire che
Adesso è tutto ciò che avremo
Adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Adesso è tutto ciò che avremo
Dici che torneremo a guardare il cielo

La custodia che blocca lo smartphone, per il bene dell’umanità

Graham Dugoni, 31 anni, durante un festival di musica a San Francisco nel 2012 ha visto due sconosciuti filmare e mettere su youtube il video di un ragazzo ubriaco che ballava. Dugoni ha deciso che l’uso degli smartphone andava ristretto per il bene dell’umanità e ha creato Yondr.

Jack White, ex leader dei White Stripes, ha detto no ai telefonini durante i suoi concerti. Ieri la notizia del rocker americano è circolata ovunque tramite un comunicato che spiega la decisione di non autorizzare foto, video o registrazioni audio: «Pensiamo che vi piacerà vivere insieme il concerto al cento per cento nel momento presente, e condividere il nostro amore per la musica, senza intermediari». Gli scatti saranno riservati al fotografo ufficiale della tournée. «Diffondete le nostre foto quanto volete, e approfittate di un’esperienza al 100 per cento umana, senza telefono».

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Quella che potrebbe sembrare una trovata della casa discografica contro le registrazioni pirata è invece una guerra totale all‘uso invadente e maleducato del cellulare. White, come molti suoi colleghi, detesta chi ha rimpiazzato l’accendino analogico o l’applauso o le urla a squarciagola con lo smartphone in bella vita spesso impugnato in aria. Come dimenticare il rimprovero di Adele ad una sua fan nel bel mezzo del concerto al’arena di Verona: “Puoi smettere di filmare? Perché io sono veramente qui, nella vita reale”. O i Yeah Yeah Yeahs che avevano messo un cartello all’ingresso dei loro show: «Per favore, mettete via quelle schifezze per rispetto nostro e della persona accanto a voi»

L’iphone è il male non solo per ragioni di violazione del copyright, ma perchè fa svanire la magia del concerto da fruire qui e ora.

Per impedire la selvaggia ondata di mani alzate con schermi luccicanti, White ha deciso di ricorrere a Yondr, l’applicazione di una start up di Portland, che in America comincia a essere usata nelle aule di tribunale, nelle scuole e nei teatri. Un’arma di saggezza che presto potrà essere utilizzata anche dai genitori in caso di figli eccessivamente connessi. 

In poche parole all’ingresso ai concerti lo smartphone verrà chiuso in una busta di neoprene. Lo spettatore che entrerà nella «Yondr Zone» verrà invitato a mettere lo smartphone in una custodia che rimarrà chiusa fino alla fine del concerto, e riaperta da una chiave speciale in dotazione solo alla staff Yondr. In caso di emergenza durante lo spettacolo, bisogna uscire dalla sala e raggiungere la Yondr Zone.

Riusciremo noi digitali, con una dipendenza da smartphone, a farne a meno per l’intero concerto? Ma la domanda vera è: perchè tante volte non riusciamo a rinunciare a quell’inutile foto? Perché dobbiamo stare impalati con lo schermo in mano a caccia di un momento da condividere a tutti i costi sui social? Mania di esibizionismo? Con chi sentiamo l’urgenza di comunicare? E questa smania da dispositivo non ci starà facendo sprecare del tempo della nostra vita che stiamo vivendo attraverso uno schermo vuoto? Non lo so.

Di sicuro l’esperienza vintage era molto meglio.

Le 7 tipiche abitudini delle persone infelici

Vuoi essere felice? Scaccia via abitudini distruttive ed il gioco sarà fatto. “La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”, diceva Marco Aurelio. E allora comincia a sbarazzarti di pensieri inutili e negativi, vivendo con positività.

Ecco alcune delle abitudini delle persone infelici.

1. Temono il giudizio degli altri.
Molte persone hanno una preoccupazione costante nei confronti delle opinioni e dei giudizi degli altri al punto che, pur di non prestare il fianco a critiche o commenti negativi, di fatto scelgono di non esporsi, rimangono dietro le quinte e finiscono per vivere un’esistenza estremamente limitata. Ma perché precluderti interessanti esperienze e stimolanti novità solo perché qualcun altro potrebbe fare dei commenti su di te?
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2. Si complicano troppo la vita.
La vita è spesso già troppo complicata di per sé. Ma altrettanto spesso siamo noi stessi a renderla ancora più complicata di quanto effettivamente non sia, e questo nostro atteggiamento contribuisce in modo decisivo a innalzare i nostri livelli di stress e insoddisfazione.È vero che il mondo è sempre più complesso, ma questo non significa che non puoi iniziare a creare già oggi delle nuove abitudini che rendano la tua vita un poco più semplice.
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3. Associano la felicità alla perfezione.
È forse necessario che la tua vita sia perfetta affinché tu possa ritenerti felice?Se credi che la perfezione sia la premessa indispensabile della felicità, allora con tutta probabilità sei destinato a rimanere deluso dalla verità dei fatti.La felicità non puoi trovarla nella perfezione, quanto piuttosto nella capacità di sapere gestire il mondo di imperfezioni e difetti che contraddistingue te e il mondo che ti circonda.

4. Vivono in un mare di voci negative.
Nessuno è un’isola. Coloro con i quali socializziamo, ciò che leggiamo, guardiamo e ascoltiamo ha un notevole effetto sul nostro pensiero e sul nostro stato d’animo.Diventa molto più difficile essere felice se ci si lascia trascinare giù dalle voci negative di coloro che sono intorno a noi. Molte voci che sanno guardare l’esistenza soltanto da una prospettiva negativa ci dicono costantemente che la vita è piena di difficoltà, pericoli, limiti e paure.
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5. Rimangono bloccati nel passato e si preoccupano del futuro.
Trascorrere molto del tuo tempo con la mente nel passato e rivivere vecchi ricordi dolorosi, conflitti e opportunità, può fare davvero male. Trascorrere molto del tuo tempo con la mente nel futuro preoccupandoti degli scenari peggiori che potrebbero accaderti in salute, in amore e sul lavoro, può fare ancora più male. Non fermarti a cogliere in pieno e ad assaporare il qui e ora può farti rinunciare a una miriade di esperienze meravigliose.

6. Confrontano la propria vita con quella degli altri.
Un’abitudine quotidiana molto diffusa e allo stesso tempo estremamente distruttiva è quella di confrontare continuamente la propria vita con quella delle altre persone. Si mettono a confronto automobili, case, posti di lavoro, scarpe, denaro, relazioni, popolarità sociale e così via. E così facendo si finisce per annientare la propria autostima e generare una mole significativa di sensazioni negative.

7. Si concentrano sugli aspetti negativi della propria vita.
Focalizzarti costantemente e in modo pressoché esclusivo sugli aspetti negativi di qualsiasi situazione è la via maestra per condurti all’infelicità. E per far crollare il buon umore di coloro che ti sono intorno. Non è uno scenario molto attraente, vero?

(via web)