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Aranzulla contro l’ansia da social network: “Creano dipendenza. Imparate a disconnettervi e a disattivare le notifiche”

Salvatore Aranzulla, il Piero Angela della divulgazione tecnologica, risponde ad alcune domande sul sito Linkiesta raccontando di un’epoca iperconnessa, sostanzialmente opposta a quella senza smartphone e del 56k.

“Da ragazzino per esempio io mi collegavo per la prima volta dopo che ero tornato da scuola, entravo sulla posta e controllavo le mail prima di mangiare e di passare il pomeriggio a studiare e fare i compiti. Poi online ci tornavo alle 8 di sera…
La situazione ora è sostanzialmente opposta. Ora quando abbiamo bisogno di una pausa ci disconnettiamo, perché la normalità è essere connessi, sempre. In molti momenti della giornata sento l’esigenza di essere offline, tipo quando scrivo e mi continuano ad arrivare input, messaggi, notifiche.

Ho disabilitato le notifiche di tutto. A me il dover rispondere mi crea un’ansia pazzesca. Se vedo il numerino rosso della notifica che appare su una app provo la necessità di risolverlo, che siano messaggi, mail, like. Quando lavoro ho bisogno di concentrarmi e questa continua sollecitazione me lo impedisce. Dieci anni fa riuscivo a concentrarmi molto di più di adesso”.

Per Aranzulla è molto importante diffondere questa consapevolezza. “Farò prima o poi una sezione all’interno del mio sito dedicata appunto al detox da questa vita iperconnessa. Molte persone non si rendono conto neppure di essere nel bel mezzo di una dipendenza e che non riescono a combinare nulla durante il giorno, neppure studiare. Sono letteralmente sommersi dalle notifiche.
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I social network hanno tutto l’interesse a usare il sistema delle notifiche proprio perché garantisce questi effetti: ricevi una notifica e torni sul social network, e se torni ci passi più tempo, vedi più pubblicità e loro prosperano. Non credo quindi che ci si possa aspettare un cambio di strategia da parte dei social network, quello che credo sia doveroso sia una presa di coscienza da parte degli utenti, che deve entrare nelle impostazioni e disabilitare manualmente tutte le notifiche inutili. Io personalmente cerco di concentrare le comunicazioni su pochi strumenti, la mail soprattutto, altri li gestisco silenziando le notifiche, come Facebook o Whatsapp, altri addirittura li cancello, come ho fatto recentemente con Telegram, che pur non usandolo quasi mai mi mandava notifiche che mi trovavo a dover gestire. È che proprio mi crea ansia vedere quel numero rosso che non diminuisce mai”.

da Linkiesta

“Vivere per lavorare o lavorare per vivere”: lo Stato Sociale, i giovani e l’incertezza sul futuro

Un testo serio cantato con leggerezza e allegria. Lo Stato Sociale, gruppo fino a poco tempo fa di nicchia, è entrato così, dopo Sanremo, nelle case degli italiani. Bebo, Lodo, Albi, Checco e Carota hanno conquistato il pubblico dell’Ariston, e non solo, con “Una vita in vacanza“.

Il loro messaggio, anche se non completamente intonato, è arrivato al cuore di tanti.

Con loro c’erano anche Domenico Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, operai della Fiat di Pomigliano d’Arco. Questi cinque nomi erano sulle giacche dei cinque ragazzi di Bologna. “La loro storia – dicono – è solo uno dei tanti esempi di come il lavoro in questo paese pesi sulle vite delle persone, troppo spesso degradando la loro dignità. Abbiamo pensato che un brano il cui tema è quello del lavoro, seppur con leggerezza, potesse planare su un argomento sensibile e centrale per tutti noi. La speranza e il desiderio sono quelli che il futuro più prossimo possa portare ad un’inversione di rotta nelle politiche che da troppi anni non consentono di poter cercare la propria felicità e realizzazione attraverso il lavoro. La dedica è per tutti i lavoratori, i disoccupati, i precari, i cassaintegrati e chiunque ambisca a poter vivere una vita in vacanza, non forzata“.

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Torneremo a guardare il cielo e alzeremo la testa dai cellulari?

Qui di seguito il testo della canzone di Diodato e Roy Paci “Adesso”, presentata al festival di Sanremo 2018.

Riflettiamo ora sul senso della vita contestualizzata al momento storico odierno in cui il virtuale, un selfie, un video, una storia su instagram, sembrano valere più di un abbraccio, di un gesto, di un tramonto non postato su facebook, di un’emozione reale. Si dovrebbe semplicemente “capire che adesso è tutto ciò che avremo”, come canta Diodato. Alzare la testa dai nostri cellulari e vivere, per davvero.

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Dici che torneremo a guardare il cielo
Alzeremo la testa dai cellulari
Fino a che gli occhi riusciranno a guardare
Vedere quanto una luna ti può bastare
E dici che torneremo a parlare davvero
Senza bisogno di una tastiera
E passeggiare per ore per strada
Fino a nascondersi nella sera
E dici che accetteremo mai di invecchiare
Cambiare per forza la prospettiva
Senza inseguire una vita intera
L’ombra codarda di un’alternativa
E dici che troveremo prima o poi il coraggio
Di vivere tutto per davvero
Senza rincorrere un altro miraggio
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo

Dici che riusciremo a sentire ancora
Un’emozione prenderci in gola
Quando sei parte della storia
Fino a riuscire ad averne memoria
E dici che avremo prima o poi il coraggio
Di vivere tutto per davvero
Senza rincorrere un altro miraggio
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
E tu che nome dai
Al tuo coraggio
Al non volere mai ammetter che
Al non volere capire che
Adesso è tutto ciò che avremo
Adesso è tutto ciò che avremo
Capire che adesso è tutto ciò che avremo
Adesso è tutto ciò che avremo
Dici che torneremo a guardare il cielo

La custodia che blocca lo smartphone, per il bene dell’umanità

Graham Dugoni, 31 anni, durante un festival di musica a San Francisco nel 2012 ha visto due sconosciuti filmare e mettere su youtube il video di un ragazzo ubriaco che ballava. Dugoni ha deciso che l’uso degli smartphone andava ristretto per il bene dell’umanità e ha creato Yondr.

Jack White, ex leader dei White Stripes, ha detto no ai telefonini durante i suoi concerti. Ieri la notizia del rocker americano è circolata ovunque tramite un comunicato che spiega la decisione di non autorizzare foto, video o registrazioni audio: «Pensiamo che vi piacerà vivere insieme il concerto al cento per cento nel momento presente, e condividere il nostro amore per la musica, senza intermediari». Gli scatti saranno riservati al fotografo ufficiale della tournée. «Diffondete le nostre foto quanto volete, e approfittate di un’esperienza al 100 per cento umana, senza telefono».

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Quella che potrebbe sembrare una trovata della casa discografica contro le registrazioni pirata è invece una guerra totale all‘uso invadente e maleducato del cellulare. White, come molti suoi colleghi, detesta chi ha rimpiazzato l’accendino analogico o l’applauso o le urla a squarciagola con lo smartphone in bella vita spesso impugnato in aria. Come dimenticare il rimprovero di Adele ad una sua fan nel bel mezzo del concerto al’arena di Verona: “Puoi smettere di filmare? Perché io sono veramente qui, nella vita reale”. O i Yeah Yeah Yeahs che avevano messo un cartello all’ingresso dei loro show: «Per favore, mettete via quelle schifezze per rispetto nostro e della persona accanto a voi»

L’iphone è il male non solo per ragioni di violazione del copyright, ma perchè fa svanire la magia del concerto da fruire qui e ora.

Per impedire la selvaggia ondata di mani alzate con schermi luccicanti, White ha deciso di ricorrere a Yondr, l’applicazione di una start up di Portland, che in America comincia a essere usata nelle aule di tribunale, nelle scuole e nei teatri. Un’arma di saggezza che presto potrà essere utilizzata anche dai genitori in caso di figli eccessivamente connessi. 

In poche parole all’ingresso ai concerti lo smartphone verrà chiuso in una busta di neoprene. Lo spettatore che entrerà nella «Yondr Zone» verrà invitato a mettere lo smartphone in una custodia che rimarrà chiusa fino alla fine del concerto, e riaperta da una chiave speciale in dotazione solo alla staff Yondr. In caso di emergenza durante lo spettacolo, bisogna uscire dalla sala e raggiungere la Yondr Zone.

Riusciremo noi digitali, con una dipendenza da smartphone, a farne a meno per l’intero concerto? Ma la domanda vera è: perchè tante volte non riusciamo a rinunciare a quell’inutile foto? Perché dobbiamo stare impalati con lo schermo in mano a caccia di un momento da condividere a tutti i costi sui social? Mania di esibizionismo? Con chi sentiamo l’urgenza di comunicare? E questa smania da dispositivo non ci starà facendo sprecare del tempo della nostra vita che stiamo vivendo attraverso uno schermo vuoto? Non lo so.

Di sicuro l’esperienza vintage era molto meglio.

Le 7 tipiche abitudini delle persone infelici

Vuoi essere felice? Scaccia via abitudini distruttive ed il gioco sarà fatto. “La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri”, diceva Marco Aurelio. E allora comincia a sbarazzarti di pensieri inutili e negativi, vivendo con positività.

Ecco alcune delle abitudini delle persone infelici.

1. Temono il giudizio degli altri.
Molte persone hanno una preoccupazione costante nei confronti delle opinioni e dei giudizi degli altri al punto che, pur di non prestare il fianco a critiche o commenti negativi, di fatto scelgono di non esporsi, rimangono dietro le quinte e finiscono per vivere un’esistenza estremamente limitata. Ma perché precluderti interessanti esperienze e stimolanti novità solo perché qualcun altro potrebbe fare dei commenti su di te?
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2. Si complicano troppo la vita.
La vita è spesso già troppo complicata di per sé. Ma altrettanto spesso siamo noi stessi a renderla ancora più complicata di quanto effettivamente non sia, e questo nostro atteggiamento contribuisce in modo decisivo a innalzare i nostri livelli di stress e insoddisfazione.È vero che il mondo è sempre più complesso, ma questo non significa che non puoi iniziare a creare già oggi delle nuove abitudini che rendano la tua vita un poco più semplice.
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3. Associano la felicità alla perfezione.
È forse necessario che la tua vita sia perfetta affinché tu possa ritenerti felice?Se credi che la perfezione sia la premessa indispensabile della felicità, allora con tutta probabilità sei destinato a rimanere deluso dalla verità dei fatti.La felicità non puoi trovarla nella perfezione, quanto piuttosto nella capacità di sapere gestire il mondo di imperfezioni e difetti che contraddistingue te e il mondo che ti circonda.

4. Vivono in un mare di voci negative.
Nessuno è un’isola. Coloro con i quali socializziamo, ciò che leggiamo, guardiamo e ascoltiamo ha un notevole effetto sul nostro pensiero e sul nostro stato d’animo.Diventa molto più difficile essere felice se ci si lascia trascinare giù dalle voci negative di coloro che sono intorno a noi. Molte voci che sanno guardare l’esistenza soltanto da una prospettiva negativa ci dicono costantemente che la vita è piena di difficoltà, pericoli, limiti e paure.
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5. Rimangono bloccati nel passato e si preoccupano del futuro.
Trascorrere molto del tuo tempo con la mente nel passato e rivivere vecchi ricordi dolorosi, conflitti e opportunità, può fare davvero male. Trascorrere molto del tuo tempo con la mente nel futuro preoccupandoti degli scenari peggiori che potrebbero accaderti in salute, in amore e sul lavoro, può fare ancora più male. Non fermarti a cogliere in pieno e ad assaporare il qui e ora può farti rinunciare a una miriade di esperienze meravigliose.

6. Confrontano la propria vita con quella degli altri.
Un’abitudine quotidiana molto diffusa e allo stesso tempo estremamente distruttiva è quella di confrontare continuamente la propria vita con quella delle altre persone. Si mettono a confronto automobili, case, posti di lavoro, scarpe, denaro, relazioni, popolarità sociale e così via. E così facendo si finisce per annientare la propria autostima e generare una mole significativa di sensazioni negative.

7. Si concentrano sugli aspetti negativi della propria vita.
Focalizzarti costantemente e in modo pressoché esclusivo sugli aspetti negativi di qualsiasi situazione è la via maestra per condurti all’infelicità. E per far crollare il buon umore di coloro che ti sono intorno. Non è uno scenario molto attraente, vero?

(via web)

Benvenuti a Oymyakon, il villaggio più freddo del mondo!

 

Benvenuti a Oymyakon, il villaggio considerato il più freddo insediamento abitato del mondo.  Qui, siamo in Siberia, il termometro segna attualmente una temperatura di -62° C circa. Anzi non segna più, perchè il termometro si è rotto per il troppo freddo. Il villaggio è appena precipitato in un inverno così rigido da rendere ridicola ogni nostra lamentela a proposito di problematiche relative al tempo.

Tuttavia qui la vita va avanti normalmente, si va scuola, si lavora, si vende al mercato.

Il fotografo Amos Chapple si era recato lì tre anni fa osando sfidare il congelamento. “Indossavo pantaloni sottili quando sono uscito fuori a -47 ° C”, aveva detto Chapple. “Ricordo che mi sentivo come se il freddo mi stesse afferrando fisicamente le gambe, e a volte la mia saliva si congelava in aghi che mi pungevano le labbra”.

Questa volta, tuttavia, il freddo è ancora più forte e non solo colpisce le gambe, ma trasforma anche le ciglia in ghiaccioli. 

Ojmjakon è uno dei luoghi candidati, insieme a Verchojansk e Tomtor, per il polo nord del freddo (i “poli del freddo” sono i posti nell’emisfero sud e nord dove è stata registrata la temperatura più bassa dell’aria) in quanto il 26 gennaio 1926 sarebbe stata registrata una temperatura di -68,2 °C.

Negli anni ’20 e ’30 Oymyakon era uno scalo per i pastori di renne che ristoravano le loro greggi nella sorgente termale. Nel tentativo di costringere la sua popolazione nomade a mettere radici, il governo sovietico successivamente trasformò il sito in un insediamento permanente.

Benvenuti a Oymyakon, il villaggio più freddo del mondo!

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La storia di Ice boy: il bambino che cammina per 5 km al gelo per frequentare la scuola

Recentemente, un bambino cinese di 8 anni ha camminato per circa 4,8 km per raggiungere la sua scuola elementare Zhuanshanbao nella cittadina di Xinjie in Provincia dello Yunnan, in Cina, a-9 ° C, per sostenere un esame. Il suo viaggio è diventato virale, la gente ha iniziato a contattare la scuola, cercando di contribuire in qualsiasi modo per migliorare le condizioni di apprendimento del bambino e degli altri studenti.

Fu Heng, il preside della scuola elementare, non poteva credere ai suoi occhi. All’arrivo, il suo allievo aveva i ghiaccioli invece dei capelli e delle sopracciglia, in contrasto con le sue guance rosse che scottavano. Heng ha scattato una foto del piccolo, dando l’inizio a questa folle storia. Internet lo ha soprannominato “Ice Boy” e presto la scuola ha ricevuto più di $ 15.000 in donazioni, 20 apparecchiature per il riscaldamento e 144 set caldi di vestiti.

“Era il primo giorno degli esami finali, ha detto Heng. “Le temperature sono scese a meno nove gradi Celsius in circa 30 minuti quella mattina”. Il preside ha affermato che il ragazzo vive lontano dalla scuola. Heng ha anche notato che è considerato il “clown della classe”, alla ricerca costante di modi per far morire di risate i suoi 16 compagni di classe. È assurdo pensare che il ragazzo mantenga un atteggiamento positivo, nonostante viva in estrema povertà e passi la maggior parte del tempo solo con la sorella e la nonna.

Secondo Fu, la scuola cerca di vigilare sul bambino e gli altri il più possibile, offrendo loro la colazione ma ammette che le aule non sarebbero adeguatamente riscaldate a causa della mancanza di fondi.

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Intelligenza emotiva: le abilità del cuore per vivere una vita felice

Le emozioni sono importanti. Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perchè si lasciano modificare dalla persuasione, diceva Aristotele.

Avete sentito parlare di intelligenza emotiva? Cos’è? Perchè può renderci felici?

Crisi profonde nella società, nella famiglia, nei rapporti umani, alienazione sociale, disperazione individuale, un crescente malessere emozionale. L’intelligenza emotiva può essere di grande aiuto nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Se tutti facessero buon uso di questa abilità del cuore si eviterebbero tanti crimini, guerre, conflitti, litigi violenti, scontri.

Daniel Goleman, psicologo e scrittore statunitense, ha scritto un libro, “Intelligenza emotiva”, in cui spiega l’importanza delle emozioni: se presteremo attenzione in modo più sistematico all’intelligenza emotiva potremo sperare in un futuro più sereno, dice.

E in un mondo in cui anche l’infanzia è in crisi suggerisce la necessità di insegnare ai bambini l’alfabeto emozionale, le capacità fondamentali del cuore, oltre alle materie tradizionali.
Oggigiorno, dice, queste capacità interpersonali essenziali, sono fondamentali proprio come quelle intellettuali, in quanto servono ad equilibrare la razionalità con la compassione.

Mente e cuore hanno bisogno l’una dell’altro.

IL CURRICULUM DELLA SCIENZA DEL SÈ

Componenti principali:

Essere autoconsapevoli: osservare se stessi e riconoscere i propri sentimenti; costruire un vocabolario per i sentimenti; conoscere il rapporto fra pensieri, sentimenti e reazioni.
Decidere personalmente: esaminare le proprie azioni e conoscerne le conseguenze; sapere se una decisione è dettata dal pensiero o dal sentimento; applicare queste idee a questioni quali il sesso e la droga.
Controllare i sentimenti: “colloquiare con se stessi” allo scopo di cogliere messaggi negativi come le autodenigrazioni ; capire cosa c’è dietro un sentimento (ad esempio il senso di offesa che è sotteso alla collera); trovare modi di controllare le paure e le ansie, la collera e la tristezza.
Controllare lo stress: imparare il valore dell’esercizio, della immaginazione guidata e dei metodi di rilassamento.
Essere empatici: comprendere i sentimenti e le preoccupazioni degli altri e assumere il loro punto di vista; apprezzare i diversi modi con cui le persone guardano alla realtà.
Comunicare: parlare dei sentimenti con efficacia; saper ascoltare e saper domandare; distinguere tra ciò che qualcuno fa o dice e le tue reazioni o i tuoi giudizi al riguardo; esporre il proprio punto di vista invece di incolpare gli altri.
Essere aperti: apprezzare l’apertura e costruire la fiducia in un rapporto; sapere quando si può parlare dei propri sentimenti privati senza correre rischi.
Essere perspicaci: identificare modelli tipici nella propria vita emotiva e nelle proprie reazioni; riconoscere modelli simili negli altri.
Autoaccettarsi: sentirsi orgoglioso di sé e considerarsi in una luce positiva; riconoscere i propri punti forti e le proprie debolezze; essere capaci di ridere di se stessi.
Essere personalmente responsabili: assumersi le responsabilità; riconoscere le conseguenze delle proprie decisioni e azioni; accettare i propri sentimenti e umori; portare a compimento gli impegni assunti (ad esempio nello studio).
Essere sicuri di se: affermare i propri interessi e sentimenti senza rabbia o passività.
Saper entrare nella dinamica di gruppo: saper collaborare; sapere quando e come comandare e quando e come eseguire.
Saper risolvere i conflitti: saper affrontare lealmente gli altri ragazzi, i genitori, gli insegnanti; saper negoziare i compromessi in maniera che ambo le parti restino soddisfatte.

Holly Butcher, ultimo post su facebook: “Smettetela di lamentarvi di cose ridicole. La vita è un dono, non sprecatela”

La sua lettera ha fatto il giro del mondo ed è un inno alla vita. Holly Butcher ha scritto un messaggio d’addio su facebook il giorno prima di morire di cancro a 27 anni. Australiana del New South Wales, era affetta dal sarcoma di Ewing (rara forma di tumore osseo).

Qui di seguito pubblichiamo la traduzione della sua lettera pubblica. Sorridi alla vita!

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Un po’ di consigli sulla vita da parte di Hol:

È una cosa strana realizzare e accettare la tua morte a 26 anni. È solo una di quelle cose che ignori. I giorni passano e ti aspetti che continueranno; fino a quando succede l’imprevisto. Mi sono sempre immaginata invecchiare, con le rughe e i capelli bianchi – molto probabilmente perché avevo pianificato di formare una bella famiglia (un sacco di bambini) con l’amore della mia vita. Lo voglio così tanto che fa male.

Questa è la vita; è fragile, preziosa e imprevedibile e ogni giorno è un dono, non un diritto che vi spetta

Ho 27 anni ora. Non voglio andare. Amo la mia vita. Sono felice.. Lo devo ai miei cari. Ma non ho il controllo di essa.

Non ho iniziato questa “nota prima di morire” in modo che la morte sia temuta. Mi piace pensare al fatto che siamo per lo più ignoranti della sua inevitabilità, come un argomento “tabù” che non succederà mai a nessuno di noi.

Voglio solo che la gente smetta di preoccuparsi così tanto dei piccoli stress insignificanti della vita e cerchi di ricordare che tutti abbiamo lo stesso destino dopo tutto, quindi fai tutto quello che puoi affinché il tuo tempo sia degno e grande, senza pensare alle cazzate.

Quelle volte che ti stai lamentando di cose ridicole, pensa a qualcuno che sta davvero affrontando un problema. Sii grato per il tuo piccolo problema e superalo. Va bene riconoscere che qualcosa ti infastidisca, ma cerca di andare avanti e non influenzare negativamente le giornate degli altri.

Una volta che lo fai, esci e fai un grande respiro, guarda come è blu il cielo e quanto sono verdi gli alberi; è così bello. Pensa a quanto sei fortunato a essere in grado di fare proprio questo: respirare.

Oggi potresti aver avuto una cattiva giornata nel traffico o aver dormito male perché i tuoi bambini ti hanno tenuto sveglio, o il parrucchiere ti ha tagliato i capelli troppo corti. Le tue nuove unghie finte potrebbero avere un difetto, le tue tette sono troppo piccole, o hai la cellulite sul sedere e la tua pancia sta traballando.

Lascia perdere tutta quella roba. Giuro che non penserai a quelle cose quando è il momento di andare. È tutto così insignificante quando si guarda alla vita nel suo insieme. Sto osservando il mio corpo deteriorarsi proprio davanti ai miei occhi senza che nulla io possa fare al riguardo e tutto quello che desidero ora è avere solo un altro compleanno o Natale con la mia famiglia, o solo un altro giorno con il mio compagno e il mio cane. Solo un altro.

Sento persone lamentarsi di quanto sia terribile il lavoro o di quanto sia difficile esercitarsi. Sii grato di essere fisicamente in grado di farlo. Il lavoro e l’esercizio fisico possono sembrare cose così banali finché il tuo corpo non ti permette di fare nessuno dei due.

Ho provato a vivere una vita sana, è stata probabilmente la mia passione principale. Apprezza il tuo corpo sano e funzionante, anche se non è la tua taglia ideale. Prenditi cura di te. Muoviti e nutriti di cibo fresco. Non ossessionarti.

Ricorda che è più importante stare in salute che l’aspetto fisico. Lavora altrettanto duramente nel trovare la tua felicità mentale, emotiva e spirituale. In questo modo ti renderai conto di quanto sia insignificante e senza importanza avere uno corpo perfetto per i social media. A tal proposito, elimina qualsiasi account che compare nei tuoi feed di notizie che ti dà la sensazione di farti sentire di merda. Amico o no… Sii spietato per il tuo benessere.

Sii grato per ogni giorno che non hai dolore e anche i giorni in cui non stai bene con l’influenza, un mal di schiena o una distorsione alla caviglia, sii grato per non essere in pericolo di vita.

Dai, dai, dai. È vero che guadagni di più in felicità facendo le cose per gli altri che non facendoli per te stesso. Vorrei averlo fatto di più. Da quando sono malata, ho incontrato persone incredibilmente gentili e generose e ho ricevuto il sostegno più premuroso e le parole più affettuose dalla mia famiglia, dagli amici e dagli estranei; più di quanto potessi mai dare in cambio. Non lo dimenticherò mai e sarò per sempre grata a tutte queste persone.

È una cosa strana avere soldi da spendere alla fine… quando stai morendo. Non è il momento di uscire e comprare cose materiali che solitamente faresti, come un vestito nuovo. Ti fa pensare a quanto sia sciocco pensare che valga la pena spendere così tanti soldi per nuovi vestiti e “cose” nella vita.

Compra qualcosa di carino al tuo amico invece di un altro vestito, prodotto di bellezza o gioielli per il prossimo matrimonio.

1. A nessuno importa se si indossa la stessa cosa due volte

2. Portali fuori a mangiare, meglio ancora, cucinagli. Preparagli il loro caffè. Dai/compra loro una pianta, un massaggio o una candela dicendo loro che li ami. Dai valore al tempo delle altre persone. Non tenerli in attesa perché sei una merda ad essere puntuale. Preparati prima se sei una di quelle persone e apprezza che i tuoi amici vogliano condividere il loro tempo con te, non farli aspettare da soli. Otterrai anche rispetto!

Quest’anno la nostra famiglia ha accettato di non scambiarsi regali di Natale e nonostante l’albero sembrasse piuttosto triste e vuoto è stato così bello perché non abbiamo avuto la pressione dello shopping e lo sforzo unanime è stato rivolto alla scrittura di una bella cartolina. Morale della storia: i regali non rendono il Natale più significativo. Utilizzate i vostri soldi per fare esperienze. O almeno non perderti le esperienze perché hai speso tutti i tuoi soldi in materia. Sforzati a fare quella gita di un giorno in spiaggia che continui a rimandare. Immergi i piedi nell’acqua e scava le dita dei piedi nella sabbia. Bagnati il ​​viso con acqua salata. Prendi parte alla natura. Prova a goderti i momenti invece di catturarli attraverso lo schermo del tuo telefono. La vita non è pensata per essere vissuta attraverso uno schermo, né si tratta di ottenere la foto perfetta … goditi il ​​momento! Smetti di provare a catturarlo per gli altri.

Domanda retorica casuale. Le poche ore che passi a fare i capelli e il trucco ogni giorno o ad uscire per una notte ne valgono davvero la pena? Non l’ho mai capito.

Alzati presto e ascolta gli uccelli mentre osservi i bellissimi colori che il sole fa mentre sale. Ascolta la musica … ascolta davvero. La musica è terapia. Quella vecchia è la migliore. Coccola il tuo cane.  Parla con i tuoi amici. Metti giù il telefono. Viaggia se è il tuo desiderio, non farlo se non lo è. Lavora per vivere, non vivere per lavorare. Seriamente, fai ciò che rende il tuo cuore felice. Mangia la torta. Zero senso di colpa. No alle cose che davvero non vuoi fare. Non sei costretto a fare ciò che le altre persone potrebbero pensare sia una vita appagante, potresti desiderare una vita mediocre e va bene.

Dillo ai tuoi cari che li ami ogni volta che ne hai la possibilità. Inoltre, ricorda se qualcosa ti sta rendendo infelice, hai il potere di cambiarlo – nel lavoro, nell’amore o in qualunque cosa possa essere. Abbi il coraggio di cambiare. Non sai quanto tempo hai su questa terra, quindi non sprecarlo.

Oh e un’ultima cosa, se puoi, fai una buona azione per l’umanità (e  per me) e inizia a donare regolarmente sangue. Ti farà sentire bene con il bonus aggiuntivo di salvare vite. Mi sembra che sia qualcosa di così sottovalutato considerando che ogni donazione può salvare 3 vite!

La donazione di sangue mi ha mantenuto in vita un anno in più – sarò per sempre grata di averlo trascorso qui sulla Terra con la mia famiglia, gli amici e il cane. In un anno ho avuto alcuni dei più grandi momenti della mia vita.

..Finché non ci rincontreremo.

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Tristezza, rabbia, sensi di colpa, ansia vi pervadono? Niente paura, è questa la strada della felicità!

Noi tutti vogliamo essere felici. Siamo costantemente alla ricerca della felicità.

Perché la felicità, dicono, dà la possibilità di avere carriere più gratificanti, matrimoni più duraturi e relazioni più strette con i propri figli.
Ma cosa succede se non ti senti sempre felice? Spesso si ha più familiarità con emozioni come la tristezza, senso di colpa e rabbia, vero?

Lo psicologo Tim Lomas ha un messaggio rivoluzionario per noi: i nostri sentimenti negativi non solo sono normali e naturali, ma possono servire come percorsi per la felicità.

Tali emozioni non sono sbagliate, spesso anzi sono le più appropriate e possono nascondere messaggi potenti per noi, che se sapientemente utilizzati, possono aiutarci a costruire una vita più gioiosa e soddisfacente.
Possiamo sfruttarli per trasformarli in una forza positiva per il cambiamento. Ecco come …

Perché nella vita sono necessari tristezza, rabbia e sensi di colpa
TRISTEZZA
Possiamo guardare la tristezza in modi diversi. Diventiamo principalmente tristi quando le persone, i luoghi e persino gli oggetti di cui ci curiamo vengono minacciati, feriti o li perdiamo. La tristezza è espressione di amore e cura. Per sopportarla scegliamo la penitenza, l’auto-esilio che non ci fa più uscire di casa. Ma non è così negativa. Ci chiudiamo per proteggerci, perché ci sentiamo troppo vulnerabili. Restiamo nel rifugio a leccarci le ferite, finché non ci sentiamo abbastanza forti da uscire.
I neurobiologi riconoscono in questo processo una forma di letargo. Così come alcuni animali si ritirano dalla durezza dell’inverno, la tristezza può servire come un bozzolo scuro, ma rigenerante.
La tristezza ha altri vantaggi, anche, non meno importanti: ci aiuta a fare valutazioni più realistiche di altre persone. Piangere può essere catartico e letteralmente farci vedere più chiaro.
Si possono avere rivelazioni importanti durante i momenti più down: che il partner che ci ha lasciato era irresponsabile, forse, o crudele. Quando realizziamo tristemente che quell’amico era solo l’amico giusto in quello spazio temporale.
Armati di queste conoscenze, la tristezza può guidarci su un corso diverso con prospettive di felicità a lungo termine.
Perché nella vita sono necessari tristezza, rabbia e sensi di colpa

NOIA
A volte il peso della noia piomba opprimente.
La noia ha tradizionalmente avuto una cattiva reputazione. Ma cosa succede se ha il potere di sbloccare intuizioni profonde della vostra vita o attingere a riserve nascoste di inventiva?
Grandi opere di Michelangelo o scoperte di Einstein, furono fatte durante i momenti in cui la mente cessava la sua grande attività. Come se, durante la noia, il subconscio emergesse con nuove soluzioni a vecchi problemi. La noia può essere virtuosa, svegliare il circuito di interconnessioni cerebrali e dare adito a visioni artistiche. Allora sedetevi sul treno e lasciate che la vostra mente vaghi in valli sconosciute e forgi nuove connessioni – la chiave per la creatività e l’innovazione.Perché nella vita sono necessari tristezza, rabbia e sensi di colpa

SENSO DI COLPA.
A un certo punto della vita, quasi tutti avvertiamo un senso di colpa. Per vari motivi. Perché abbiamo tradito il nostro partner o  per le confidenze di un amico. O si potrebbe sentire un senso di colpa sociale ben più ampio, quando prendiamo coscienza dei senzatetto sotto casa o della disperazione dei rifugiati. Ma il senso di colpa può aiutarci a diventare persone migliori.
Hai avuto una giornata tremenda per svariate ragioni? E quando tua madre al telefono inizia a parlare di cose che reputi futili le rispondi bruscamente? In seguito si consumerà il senso di colpa. Non è colpa di tua madre che hai avuto una brutta giornata; essere cattivo con lei è stato ingiusto e crudele.
È possibile trasformare il senso di colpa in una potente esperienza di apprendimento. È solo quando riflettiamo sui nostri errori che troviamo la motivazione per crescere.

RABBIA
Quando è stata l’ultima volta che ti sei sentito arrabbiato? Forse è stato provocato da qualcosa che ti ha profondamente ferito, come un tradimento. O forse è stata innescata da qualcosa di molto più prosaico, come essere bloccato in un ingorgo o quando si è bloccato il computer. È lì che si accende la scintilla.
In questi casi basterebbe ammettere che non abbiamo pazienza, iscriverci a un corso di meditazione o cambiare orari, per risolvere. Se invece la furia deriva dal tradimento del partner, si fa più eloquente e assertiva.
Se è una figura del passato, vi tormenta. A questo punto, usate la rabbia per diventare persone diverse da quelle che vi hanno ferito, persone migliori. La missione è rifiutare e sovvertire il potere che avevano su di voi, fino a rendere innocui quei ricordi.
Perché nella vita sono necessari tristezza, rabbia e sensi di colpa

SOLITUDINE
La solitudine è opprimente, è la calamità del 21 ° secolo. Siamo sempre connessi ma nello stesso tempo anche separati. C’è un paradosso: non vogliamo stare soli ma allo stesso tempo spesso non vogliamo vedere gli altri. È normale volersi rifugiare in oasi di pace, senza interazione umana. Ma c’è una bella differenza fra cercare la solitudine e temerla o subirla. La chiave è trovare il positivo in uno stato d’animo solitario, apprezzando il valore e la bellezza della solitudine, piuttosto che cercare di ‘risolvere’ attraverso una continua ricerca di società. Si può farlo cominciando a vedere la nostra situazione non come desolata e vuota, ma piena di potenziale di crescita. Non più influenzati dalle opinioni degli altri, si può essere veramente indipendenti.

ANSIA
È perfettamente naturale sentirsi in ansia, è il segno che stiamo mettendo alla prova i nostri limiti e disegnando un nuovo percorso. Essenzialmente ci avvisa dei rischi che corriamo, un radar interiore che si assicura che stiamo attenti riguardo ai pericoli. È meglio essere preoccupati che compiaciuti.
Quando ci sentiamo in ansia, non dovremmo vederlo come un difetto, ma come un avviso che si sta uscendo dalla vostra zona di comfort. Abbracciamola nella consapevolezza che nuove esperienze possono aprire eccitanti capitoli nella nostra vita.

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Lo psicoterapeuta Scardovelli mette in guardia su Facebook: attenzione alla società dei like

Il giurista e psicoterapeuta Mauro Scardovelli ha commentato sul blog Byoblu l’intervista all’ex vice-presidente di Facebook, Chamath Palihapitiya, pubblicata dallo stesso blog, nel corso della quale Palihapitiya ha criticato aspramente il social network mettendo in guardia gli utenti della rete. Scardovelli fa una disanima attenta della società attuale, la società dei like tirando in ballo Platone e McLuhan per spiegare il tragico epilogo dei rapporti umani e sociali. Lo stesso Palihapitiyaparla parla di enormi tensioni con i suoi amici dovute all’utilizzo di facebook.

E non solo: ci sono ricadute pesanti sulla memoria e si mette sullo stesso piano un fatto importante da uno meno importante, tutto diventa equivalente.

“Mi sento tremendamente in colpa. Penso che noi tutti sapessimo, – dice l’ex vice di Facebook – nel profondo di noi stessi, anche se abbiamo finto di no. E ci eravamo convinti che probabilmente non ci sarebbero state conseguenze inattese, non davvero così gravi. Io penso che nei recessi profondi della nostra mente sospettavamo che qualcosa di brutto sarebbe potuto accadere, ma penso che il modo in cui noi lo lo immaginavamo, non fosse questo. Letteralmente siamo arrivati ad un punto, oggi, dove credo che abbiamo creato strumenti che stanno disintegrando il tessuto sociale su cui è basata la Società. E io vorrei incoraggiare voi tutti, quali futuri leader del mondo, a prendere veramente coscienza di quanto questo sia importante. Se tu nutri la bestia, quella bestia ti distruggerà! Se invece la respingi, abbiamo la possibilità di controllarla e rimetterla al suo posto. Gli stimoli di feedback a breve termine, basati sulla dopamina, che abbiamo creato, stanno distruggendo il modo in cui la società funziona”.

“Viviamo – sottolinea Scardovelli – in una società psicotico-delirante, nella quale l’economia è un delirio, ma ancor di più la finanza, la politica e la filosofia, che questi discorsi non li promuove. Oggi i veri filosofi sono pochissimi, perché i veri filosofi sono coloro che amano l’umanità, in quanto filosofia vuol dire amore per la sapienza, amore per la conoscenza, amore per la natura (“Physis”, natura) e dunque amore per la vita e per gli esseri umani. I veri filosofi sono coloro che ci amano e che sono disposti a fare qualsiasi cosa per aiutarci“.

A scuola di empatia: in Danimarca i bambini vanno a lezione di emozioni

Nelle scuole in Danimarca, oltre alla matematica e alle altre materie tradizionali, si insegna l’empatia.

La lezione, per gli studenti dai 6 ai 16 anni si chiama Klassens tid: un momento in cui si condividono emozioni, problemi personali o difficoltà imparando ad ascoltare gli altri e trovando insieme soluzioni con l’aiuto dei compagni e dell’insegnante.

L’empatia,  dal greco en pathos, “sentire dentro”, è la capacità di mettersi nei panni degli altri, di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro.

Numerosi studi dimostrano che i livelli di empatia sono diminuiti fino al 40% negli ultimi 30 anni, mentre il narcisismo è in costante aumento.

Perché insegnare l’empatia è così importante?
L’insegnamento dell’empatia non solo rende i bambini più sensibili dal punto di vista emotivo e sociale e riduce notevolmente il bullismo, ma può anche aiutarli ad essere più felici in futuro.

Successful Teacher and students jump in front of a blackboard with math work in a classroom or class school while lesson

La lezione è resa ancora più piacevole grazie al momento “Klassens time kage”, una torta al cioccolato che i ragazzi preparano e portano in classe a turno. L’obiettivo? Creare un’atmosfera piacevole ed accogliente, chiamata “hygge” e aiutare a far crescere la propria empatia e quindi la capacità di percepire e condividere le emozioni altrui.

Hygge è un sostantivo usato per definire un sentimento, un’atmosfera sociale, un’azione correlata al senso di comodità, sicurezza, accoglienza e familiarità. Secondo un sondaggio dell’Unione Europea, i cittadini danesi sono i più felici del mondo, visto che passano più tempo con la famiglia e con gli amici e si sentono più rilassati degli altri.

“La vita è un miracolo, non sprecatela nel consumismo”. Pepe Mujica

“La vita è un miracolo, non sprecatela nel consumismo”. È José Pepe Mujica, presidente emerito dell’Uruguay, a pronunciare queste parole contro una società sempre più materialista.

“Se non posso cambiare il mondo posso cambiare la mia condotta personale e la posso cambiare adoperandomi nella ricerca della felicità”, afferma l’autore del libro “La felicità al potere”.

“È fondamentale difendersi dagli attacchi del mercato. E per far ciò serve la sobrietà nel vivere, che consiste nel trovare il tempo di vivere. Questo è l’unico reale esercizio della nostra libertà”.


José Mujica, soprannominato Pepe Mujica, è stato Presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015.

Ex Tupamaros, combattente per la libertà negli anni ’60 e ’70, è stato detenuto come ostaggio dalla dittatura tra il 1973 e il 1985.

Egli sostiene una filosofia di vita incentrata sulla sobrietà: imparare a convivere con ciò che è necessario e più giusto.
Mujica, conosciuto come il presidente povero, è vegetariano, ha un maggiolino azzurro degli anni ’70 e vive in una fattoria fuori da Montevideo con la moglie Lucia e i suoi cani. Durante il suo mandato ha rifiutato lussi e privilegi, donato il 90% del suo stipendio ai poveri e ad organizzazioni non governative, vivendo senza conto in banca e con meno di 1000 euro al mese. Ha suscitato molto clamore la sua campagna a favore dell’aborto, per il riconoscimento delle coppie gay e soprattutto per la legalizzazione della marijuana al fine di contrastare la criminalità.

Per comprendere la sua filosofia basta ascoltare queste parole: “Ci inventiamo una montagna di consumi superflui. Stiamo sprecando le nostre vite, perché quando io compro qualcosa non lo compro con il denaro ma con il tempo che ho speso per guadagnare quel denaro. L’unica cosa che non si può comprare è la vita. La vita si consuma. Ed è da miserabili consumare la vita per perdere la libertà”.

Nella testa di una ragazza autistica: la sconvolgente esperienza virtuale (video)

Provate a guardare questo video. Vediamo se sarete così forti da farlo fino alla fine. Perché sarà come entrare dentro i pensieri di un’adolescente autistica. Per soli sette minuti però. Pensate ad intere ore, giorni, una vita vissuta così.
Condividerete con Layla il sovraccarico sensoriale che porta al meltdown (una risposta intensa ed acuta in seguito ad una situazione travolgente). Il dramma offre agli spettatori una potente prospettiva in prima persona sulle sfide sociali che si possono presentare alle persone che hanno a che fare con lo spettro dell’autismo.

Durante il film, gli spettatori sentono i pensieri di Layla, espressi dall’adolescente Honey Jones. La storia è stata sviluppata dopo vari gruppi intensivi ed interviste sullo spettro dell’autismo e con l’input della National Autistic Society, dell’Autism Research Trust e dell’Università di Cambridge Autism Research Center.

Gli effetti visivi e uditivi del film si basano sui tipi di sintomi osservati in individui autistici, quali difficoltà nell’elaborazione dei volti e ipersensibilità alle luci, rumori e forti odori.

Le femmine dello spettro dell’autismo spesso non vengono riconosciute e supportate, con gravi conseguenze per il loro benessere e la salute mentale. Ciò è dovuto in parte perché il sistema di diagnosi è principalmente rivolto ai maschi.

Attenzione: questo film contiene effetti che possono causare ansia

In Islanda le strisce pedonali in 3D per far rallentare gli automobilisti

Nella piccola città islandese di Ísafjörður, dedita alla pesca, sono emerse, letteralmente, dalla strada delle innovative strisce pedonali che faranno la differenza in termini di sicurezza stradale. I nuovi attraversamenti pedonali sono stati verniciati in maniera tale da sembrare dei blocchi di cemento per mezzo di un’abile illusione ottica tridimensionale.

Non solo il design innovativo in 3D offre ai passeggeri la sensazione di camminare per aria, ma anche mette in guardia i conducenti, che alla vista delle strisce “galleggianti” rallenteranno la loro velocità di guida. L’assessore ambientale islandese Ralf Trylla ha chiesto la collocazione delle strisce nella città di Ísafjörður dopo aver visto un progetto simile a Nuova Delhi, in India.

Per maggiori informazioni: Gústi Productions, Vegmálun GÍH

attraversare la strada su strisce 3d

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