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Psicomagia, un’arte per guarire. Il nuovo film di Alejandro Jodorowsky

La psicomagia di Alejandro Jodorowsky è diventata un film. La tecnica di guarigione da lui creata e inventata approda al cinema per essere presentata e raccontata. L’eclettico artista, autore de La danza della realtà e già regista di significative pellicole come La montagna sacra, Santa Sangre, El Topo e l’ultima Poesia senza fine,  arriva sul grande schermo con Psicomagia, un’arte per guarire, per spiegare come è possibile aiutare ad affrontare le criticità della vita di un individuo attraverso azioni psicomagiche.

jodAtti simbolici di grande impatto, consigli pratici ed originali che aiutano a sbarazzarsi delle idee nocive e delle influenze negative. Possono aiutare a risolvere problemi di lavoro, di salute, di sesso, della vita di coppia come quella da single, e insegnano ad affrontare sentimenti come l’odio, la gelosia, l’insicurezza, il senso di fallimento o di inferiorità, il pessimismo, l’abbandono e molti ostacoli che possono affliggere la vita.
“C’è sempre chi mi chiede un consiglio (in fondo, mi sta chiedendo il permesso per compiere un’azione che non osa) – scrive Jodorowsky nel suo libro Manuale Pratico di Psicomagia – o una predizione (possibilmente positiva). E allora non posso fare a meno di inquadrare la sua domanda. ‘Incontrerò un uomo? ‘Non posso dirti se incontrerai un uomo, ma posso dirti perchè non lo incontri “.

Il film verrà proiettato nei cinema francesi dal 2 ottobre e in quelli italiani dall’8 ottobre grazie alla Mescalito Film.

 

Alejandro Jodorowsky, nato nel Cile del Nord nel 1929, figlio di immigrati ebreo-ucraini, si è trasferito nel 1953 a Parigi, dove ha fondato con Fernando Arrabal e Roland Topor il movimento di teatro “panico”. Jodorowsky è regista, autore di pantomime e pièce teatrali, di romanzi e libri di fumetti (tra cui L’Incal e La casta del meta-baroni).

Ecco il trailer del film:

Le fiabe sono vere, sono il catalogo dei destini di un uomo e una donna

Per due anni ho vissuto in mezzo ai boschi e palazzi incantati, col problema di come meglio vedere in viso la bella sconosciuta che si corica ogni notte al fianco del cavaliere, o con l’incertezza se usare il mantello che rende invisibile o la zampina di formica, la penna d’aquila e l’unghia di leone che servono a trasformarsi in animali.

E per questi due anni a poco a poco il mondo intorno a me veniva atteggiandosi a quel clima, a quella logica, ogni fatto si prestava a essere interpretato e risolto in termini di metamorfosi e incantesimo: e le vite individuali, sottratte al solito discreto chiaroscuro degli stati d’animo, si vedevano rapite in amori fatati, o sconvolte da misteriose magie, sparizioni istantanee, trasformazioni mostruose, poste di fronte a scelte elementari di giusto o ingiusto, messe alla prova da percorsi irti d’ostacoli, verso felicità prigioniere d’un assedio di draghi; e così nelle vite dei popoli, che ormai parevano fissate in un calco statico e predeterminato, tutto ritornava possibile: abissi irti di serpenti s’aprivano come ruscelli di latte, re stimati giusti si rivelavano crudi persecutori dei propri figli, regni incantati e muti si svegliavano a un tratto con gran brusio e sgranchire di braccia e gambe.

Ogni poco mi pareva che dalla scatola magica che avevo aperto, la perduta logica che governa il mondo delle fiabe si fosse scatenata, ritornando a dominare sulla terra. Ora che il libro è finito, posso dire che questa non è stata un’allucinazione, una sorta di malattia professionale. È stata piuttosto una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza, quel qualcosa cui prima accennavo, quell’unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere.

Le fiabe sono nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, tutto: la drastica divisione dei viventi in re e poveri, ma la loro parità sostanziale; la persecuzione dell’innocente e il suo riscatto come termini d’una dialettica interna ad ogni vita; l’amore incontrato prima di conoscerlo e poi subito sofferto come bene perduto; la comune sorte di soggiacere a incantesimi, cioè d’essere determinato da forze complesse e sconosciute, e lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, insieme a quello di liberare gli altri, anzi il non potersi liberare da soli, il liberarsi liberando; la fedeltà a un impegno e la purezza di cuore come virtù basilari che portano alla salvezza e al trionfo; la bellezza come segno di grazia, ma che può essere nascosta sotto spoglie d’umile bruttezza come un corpo di rana; e soprattutto la sostanza unitaria del tutto, uomini bestie piante cose, l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste.

Italo Calvino, dalla prefazione a Fiabe Italiane

L’uso compulsivo del cellulare è in rapporto con il pensiero magico

Andavo sul marciapiede e mi sono visto venire incontro una signora incollata al suo telefonino, che pertanto non guardava davanti a sé. Se non mi fossi scansato ci saremmo urtati. Siccome sono intimamente malvagio, mi sono fermato di colpo e mi sono voltato dall’altra parte, come se guardassi in fondo alla strada: così la signora è venuta a schiantarsi contro la mia schiena. Io mi ero irrigidito per prepararmi all’impatto e ho retto bene, lei è andata in tilt, il telefonino le è caduto, si è resa conto che aveva sbattuto contro qualcuno che non poteva vederla e che a schivarlo doveva essere lei. Ha farfugliato delle scuse, mentre io umanamente le dicevo «non si preoccupi, capita, al giorno d’oggi».

Spero solo che il telefonino cadendo si sia rotto e consiglio a chi si trovi in situazioni analoghe di comportarsi come me. Certo i telefonatori compulsivi bisognerebbe ucciderli da piccoli ma, siccome un Erode non lo si trova tutti i giorni, è bene punirli almeno da grandi, anche se non capiranno mai in che abisso sono caduti, e persevereranno.

So benissimo che sulla sindrome da telefonino sono ormai stati scritti decine di libri e non vi sarebbe più nulla da aggiungere ma, se riflettiamo un momento, parrebbe inspiegabile il fatto che quasi tutta l’umanità sia stata presa dalla stessa frenesia e non abbia più rapporti faccia a faccia, non guardi il paesaggio, non rifletta sulla vita e sulla morte, bensì parli ossessivamente, quasi sempre senza avere nulla di urgente da dire, consumando la propria vita in un dialogo tra non vedenti.

È che stiamo vivendo un’era in cui per la prima volta l’umanità riesce a realizzare uno dei tre desideri spasmodici che per secoli la magia ha cercato di soddisfare. Il primo è il desiderio di volare, ma levitando col nostro corpo, sbattendo le braccia, non salendo su una macchina; l’altro è quello di poter agire sul nemico o sull’amata pronunciando parole arcane o pungendo una figura di creta; il terzo è proprio di comunicare a distanza, sorvolando oceani e catene montuose, avendo a disposizione un genio o un oggetto prodigioso che di colpo può trasferirci da Frosinone al Pamir, da Innisfree a Timbuctu, da Baghdad a Poughkeepsie, comunicando istantaneamente con chi ci è lontano mille miglia. Da soli, per opera personale, non come accade ancora con la televisione per cui si dipende da una decisione altrui, e non sempre si vede in diretta.

Cos’è che per secoli ha disposto gli uomini alle pratiche magiche? La fretta. La magia prometteva che si potesse passare di colpo da una causa a un effetto per cortocircuito, senza compiere i passi intermedi: pronuncio una formula e trasformo il ferro in oro, evoco gli angeli e invio tramite loro un messaggio. La fiducia nella magia non si è dissolta con l’avvento della scienza sperimentale, perché il sogno della simultaneità tra causa ed effetto si è trasferito alla tecnologia. Oggi la tecnologia è quella che ti dà tutto e subito (schiacci appunto un bottone sul tuo telefonino e parli immediatamente con Sydney), mentre la scienza procede adagio e la sua prudente lentezza non ci soddisfa perché vorremmo adesso la panacea contro il cancro, e non domani – così che siamo portati a dar fiducia al medico-santone che ci promette all’istante la pozione miracolosa senza farci attendere per anni.

Il rapporto tra entusiasmo tecnologico e pensiero magico è molto stretto ed è legato alla speranza religiosa nella azione fulminea del miracolo. Il pensiero teologico ci parlava e ci parla di misteri, ma argomentava e argomenta per dimostrare come siano concepibili, oppure insondabili. La fiducia nel miracolo ci mostra invece il numinoso, il sacro, il divino, che appare e opera senza indugio.

Possibile che esista un rapporto tra chi promette la cura immediata del cancro, padre Pio, il telefonino e la regina di Biancaneve? In un certo senso sì. Ecco perché la signora della mia storia viveva in un universo fiabesco, incantata da un orecchio piuttosto che da uno specchio magico.
(Umberto Eco)

Krishnamurti e la “mente meditativa” del silenzio

Per il mistico, il silenzio è più che assenza di suono, è una spaziosità interna in cui sono cessate le oscillazioni della mente e, quindi, è stata eliminata l’identificazione individuale che separa dalle cose.

Il silenzio, come sottolinea David Chaim Smith, elimina il costrutto soggetto-oggetto. Non è il silenzio degli oceani che esiste sulla Terra, è l’oceano che esiste nello spazio, ovunque, quel mare che risuona di energia e che tuttavia non muta mai.

Nella sua decostruzione del processo del pensiero – che produce la separazione e il disagio della nostra cultura – Jiddu Krishnamurti ha posto particolare enfasi sul silenzio che ha chiamato “la mente meditativa”.

Condividiamo qui alcuni brani in cui il filosofo indiano parla delle qualità di questo silenzio, che è un tempio più reale di tutti i templi che possiamo trovare nel mondo esterno e che è la pietra angolare per l’azione quotidiana che si stabilisce dal sacro:

La meditazione implica un cambiamento completo e radicale nella mente e nel cuore. Questo è possibile solo quando c’è uno straordinario senso di silenzio interiore, e con ciò emerge solo la mente religiosa. Quella mente sa cosa è sacro …

Una mente meditativa è silenziosa. Non quel silenzio che può essere concepito dal pensiero; non il silenzio di una placida sera; ma quel silenzio che sorge quando il pensiero, con tutte le sue immagini, tutte le sue parole e tutte le sue percezioni, è interamente cessato. Questa mente meditativa è la mente religiosa: la religione in cui non vi sono chiese, templi, canti.

La mente religiosa è l’esplosione dell’amore: l’amore che non conosce separazione. Per questo amore il lontano è vicino. Non è l’uno né i molti, bensì quello stato di amore in cui cessano tutte le divisioni. Come la bellezza, non è a misura delle parole. Solo a partire da questo silenzio agisce la mente meditativa.

 

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Quella notte, specialmente in quella valle remota con le antichissime colline e i loro macigni di forma singolare, il silenzio era reale come la parete che toccavi. E tu guardavi dalla finestra le stelle luccicanti. Non era un silenzio autoprodottosi; non era perché la terra fosse quieta e gli abitanti del villaggio fossero addormentati, ma veniva da ogni dove, dalle stelle remote, da quelle colline scure e dalla tua mente, dal tuo cuore.

Questo silenzio sembrava coprire tutto, dal più piccolo granello di sabbia del greto del fiume – che conosceva acqua corrente solo quando pioveva – all’alto, frondoso fico di Banian e una leggera brezza che cominciava a spirare.

C’è il silenzio della mente che non è mai toccata da alcun rumore, da alcun pensiero o da l’effimero vento dell’esperienza. Questo è il silenzio innocente, e pertanto infinito. Quando c’è questo silenzio della mente, da esso scaturisce l’azione e questa azione non è causa di confusione o infelicità.

La meditazione di una mente che sia totalmente in silenzio è la benedizione che l’uomo sempre cerca. In questo silenzio ogni qualità del silenzio è.

C’è quello strano silenzio che regna in un tempio o in una chiesa vuota sperduta nella campagna, senza il rumore di turisti e fedeli; e il pesante silenzio che regna nell’acqua è parte di quello che è fuori del silenzio della mente.

La mente meditativa contiene tutte queste varietà, tutti questi cambiamenti e movimenti del silenzio. Questo silenzio della mente è la vera mente religiosa, e il silenzio degli dèi è il silenzio della terra.
La mente meditativa scorre in questo silenzio, e l”amore è la via di questa mente. In questo silenzio c’è la beatitudine e il riso.

 

Il consumo di carne: la causa principale degli incendi in Amazzonia

Come è noto, negli ultimi giorni la foresta  amazzonica affronta una delle sue peggiori crisi ambientali a causa di una serie di incendi che è stato impossibile controllare.

Secondo le osservazioni dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE), il numero di incendi è aumentato di circa l’85% rispetto allo scorso anno. Nel 2018 si sono registrati 9.500 incendi nello stesso periodo dell’anno, mentre 72.843 sono già stati segnalati nel 2019.

A questo proposito è stato detto che gli incendi di solito si verificano in questa stagione perché è uno dei periodi più secchi dell’anno, anche se la verità è che in tutti i casi gli incendi sono il risultato di un’azione umana, sia intenzionale che accidentale, ha spiegato Alberto Setzer, ricercatore dell’INPE.

In questo caso gli incendi sono direttamente correlati all’essere umano. Per quanto incredibile possa sembrare, ci sono persone che hanno intenzionalmente dato fuoco alla foresta pluviale amazzonica ed è persino una sorta di “tradizione” brasiliana chiamata “queimada”, il cui scopo è quello di strappare la superficie dell’Amazzonia, “pulire” il terreno con il fuoco e lasciarlo pronto per la coltivazione o il pascolo.

Coloro che perpetrano questo ecocidio sono principalmente gli allevatori, il cui potere è aumentato in modo significativo negli ultimi anni dopo che il Brasile è diventato uno dei principali produttori ed esportatori di carne bovina al mondo. Secondo il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, sul totale delle esportazioni di carne attualmente in corso, il 20% proviene dal Brasile. Nel 2018 il Brasile ha esportato 1,64 milioni di tonnellate di carne, di cui il 44% era destinato a Cina e Hong Kong.

Il settore zootecnico è quindi un attore fondamentale dell’economia brasiliana e, di conseguenza, della politica del paese. Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, intrattiene stretti rapporti con allevatori e imprenditori del bestiame, che a sua volta lo hanno sostenuto durante la sua campagna per ottenere la presidenza.

In tal senso, quest’anno la denuncia perpetrata dagli agricoltori è stata particolarmente intensa perché, come suggeriscono alcuni media, la complicità con il governo ha esteso un senso di impunità verso tutto ciò che gli agricoltori possono fare al fine di aumentare ulteriormente la produzione di Carne in Brasile.

I contadini organizzarono un incendio lungo l’autostrada BR-163, che passa niente meno che attraverso il cuore dell’Amazzonia. Solo che la situazione è diventata incontrollabile, senza conoscere l’entità del disastro.

Va ricordato che la foresta pluviale amazzonica ospita migliaia di specie di esseri viventi che non si trovano in nessun’altra parte del mondo e, allo stesso modo,  il suo funzionamento naturale è una delle parti fondamentali del sistema climatico del Terra, quindi la crisi che sta affrontando potrebbe avere conseguenze molto serie per il benessere del pianeta stesso.

(via Pjamasurf)Il consumo di carne: la causa principale degli incendi in Amazzonia

Tutto il mio folle amore, l’autismo raccontato da Gabriele Salvatores

L’autismo entra nelle vite delle famiglie in maniera stravolgente. Stravolge e travolge come un turbine inaspettato, cambiando vita, abitudini e punti di vista.

Bisogna ricalibrare le aspettative, disimparare e imparare di nuovo in termini di giudizio, di raffronto, di linguaggio.  Come per le nozioni illogiche ma fortemente radicate di cosa è normale e cosa è patologico o la parola “disturbo”.

Bisogna insomma assumere una prospettiva nuova, basata sulla conoscenza dell’autismo e soprattutto sulla conoscenza della singolarità di ogni bambino autistico.

Oggi essere genitore di un bambino con autismo richiede forza, curiosità, creatività, pazienza, elasticità, ma anche il coraggio di pensare in grande e di sognare più in grande.

Fulvio Ervas nel suo libro “Se ti abbraccio non aver paura” narra la  storia vera di Franco e Andrea, rispettivamente padre e figlio, in viaggio in moto tra Stati Uniti e America Latina nel 2010.  Andrea ha appena compiuto 18 anni ed è stato diagnosticato come autistico dall’età di tre.

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A questo romanzo si ispira il nuovo film di Gabriele Salvatores, “Tutto il mio folle amore”, che verrà presentato al Festival di Venezia e dal 24 ottobre prossimo sarà al cinema.
Nel cast Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono e il giovane Giulio Pranno.

Sono passati sedici anni dal giorno in cui Vincent è nato e non sono stati sedici anni facili per nessuno. Né per Vincent, immerso in un mondo tutto suo, né per sua madre Elena e per il suo compagno Mario, che lo ha adottato.
Willi, che voleva fare il cantante, senza orario e senza bandiera, è il padre naturale del ragazzo e una sera qualsiasi trova finalmente il coraggio di andare a conoscere quel figlio che non ha mai visto e scopre che non è proprio come se lo immaginava. Non sa, non può sapere, che quel piccolo gesto di responsabilità è solo l’inizio di una grande avventura, che porterà padre e figlio ad avvicinarsi, conoscersi, volersi bene durante un viaggio in cui avranno modo di scoprirsi a vicenda, fuori dagli schemi, in maniera istintiva. E anche Elena e Mario, che si sono messi all’inseguimento del figlio, riusciranno a dirsi quello che, forse, non si erano mai detti.

La piccola Maria e il bambino disabile: un video emozionante contro ogni pregiudizio

Guardate questo video. Osservate la piccola Maria. Ogni essere umano dovrebbe trarre insegnamento da questa bambina. La disabilità non è un limite, non è una malattia. Maria guarda oltre il pregiudizio. Non vede ostacoli e anormalità. Vede e riconosce un bambino, un amico con il quale parlare, giocare e sorridere.

Guardate questo commovente cortometraggio animato:

La vita non è lavorare tutta la settimana e fare la spesa il sabato

“Dico sempre che la vita non può essere lavorare tutta la settimana e andare al supermercato il sabato. Non può essere così. Quella vita non è umana. Ci deve essere qualcos’altro ma qui, in questa vita.

E questa altra cosa è chiamata cultura. È musica, poesia, natura, bellezza … È ciò che devi apprezzare e sfruttare”. Lo afferma sulle pagine de El pais, Luis Arsuaga Ferreras, paleoantropologo spagnolo e autore noto per il suo lavoro nel sito archeologico di Atapuerca.

“Abbiamo fatto male qualche cosa, ma siamo ancora in tempo. Abbiamo Mozart. Non è male. Apprezzare la bellezza è una questione di educazione e sensibilità. Cerca ciò che è bello nella vita. C’è molta bellezza“.

 

Quando i neri erano i meridionali

“Ciao terroni, come va?”. Esordisce così l’attore Andrea Pennacchi nel video, diventato virale, in cui nei panni di un veneto ricorda la storia dei meridionali emigrati al nord, ancora prima dei migranti. Quando i neri erano i meridionali, disprezzati allo stesso modo.

La musica reggae diventa patrimonio dell’Umanità

L’Unesco consacra il reggae a patrimonio dell’Umanità e santifica i suoi figli prediletti, Bob Marley e Peter Tosh in prima linea.
La musica giamaicana, famosa in tutto il mondo grazie a pezzi come Jammin’, Natural Mystic, Johnny B. Goode, riceve un riconoscimento ufficiale per “il suo contributo al dibattito internazionale su questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità”.

“Get up, stand up: stand up for your rights!”, alzati e difendi i tuoi diritti, diceva Bob Marley; la sua musica è fortemente dedicata al tema della lotta contro l’oppressione politica e razziale e all’invito all’unificazione dei popoli di colore come unico modo per raggiungere la libertà e l’uguaglianza.

Il reggae è una musica prevalentemente gioiosa, rilassante e con un tipico andamento lento.

Storia del reggae
Cambia il ruolo del basso e della chitarra rispetto al rock: il primo strumento diventa predominante. L’early reggae (così chiamato in seguito per distinguerlo da altre forme successive) era caratterizzato da molteplici sfumature: oltre alle sonorità tipiche dello ska e del rocksteady, erano presenti forti influenze soul, supportate da nuove introduzioni strumentali come l’organo e le chitarre. I gruppi erano caratterizzati da robuste linee di basso, chitarra in levare, la batteria in rimshot (ovvero un colpo dato prendendo sia la pelle del rullante sia il bordo in metallo), e, come nel rocksteady, fiati meno presenti, largamente utilizzati invece nello ska. Il genere venne caratterizzato anche da una pesante ritmica in backbeat. Il termine reggae può essere utilizzato genericamente per definire diversi tipi di musica giamaicana, tra cui in maniera molto generica anche ska e rocksteady, o veri e propri sottogeneri come dub, dancehall.

Semafori a forma di cuore per ricordarsi di sorridere

Un cuore nei semafori, alle finestre e per le strade. Un cuore che batte e sorride agli abitanti nonostante tutto. Nonostante i dispiaceri, la crisi, le ingiustizie. Se hai bisogno di energia positiva, ti consigliamo di fare una visita alla città di Akureyri, alle pendici del fiordo Eyjafjörður, nell’Islanda settentrionale.

Una città piena di cuori, dal rosso dei semafori, alle vetrine dei negozi e alle case; un enorme cuore appare anche sul lato del monte Vaðlaheiði.
I cuori sono apparsi in Islanda con il crollo finanziario del 2008, quando c’era bisogno di un pensiero positivo.

Da allora i cuori rossi sono visibili al semaforo e un sacco di cuori rossi decorano finestre, automobili e cartelli in tutta la città.

L’enorme cuore che batte sul Monte Vaðlaheiði di fronte alla città sull’altro lato del fiordo, è stato realizzato da una compagnia elettrica. Il cuore ha le dimensioni di un campo da calcio ed è composto da circa 400 lampadine. Originariamente era rosso, ma ora è bianco e batte regolarmente da fine novembre ad aprile e anche durante l’ultimo fine settimana di agosto, quando la città di Akureyri festeggia il suo compleanno.

Perciò keep smiling <3! :)

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Imagine, quanto ci manchi John Lennon

Ieri 9 ottobre John Lennon avrebbe compiuto 78 anni. Fino ad oggi, in occasione delle celebrazioni per il suo compleanno, sarà possibile vedere il film “John Lennon & Yoko Ono – Imagine“, restaurato e interamente rimasterizzato agli Abbey Road Studios in Dolby Atmos. Un film tributo che racconta la storia visionaria di questa psichedelica coppia.

Guarda il trailer:

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La tecnologia genera invidia. La felicità è nella natura e nelle relazioni umane

“Quando le persone comunicano sempre più attraverso gli schermi, la conseguenza è un aumento dell’invidia sociale. Le foto piacevoli dei vostri amici in vacanza per il weekend su Facebook o Instagram fanno sentire chi le guarda sfortunato“. Un senso di inadeguatezza, simile a quella provata quando c’erano tv e pubblicità a proporre modelli distanti ed affascinanti, secondo quanto ha dichiarato Helena Norberg-Hodge, scrittrice e attivista svedese, grande sostenitrice dell’economia locale, antidoto, secondo lei, contro l’infelicità. Multinazionali e tecnologia stanno distruggendo relazioni e risorse, secondo Helena.

Modelli sempre più improntati sulla materia anziché sulla sostanza e spiritualità, secondo Helena che nei giorni scorsi ha partecipato a Prato alla XVIII conferenza Internazionale sull’Economia della Felicità e qui ha spiegato, nella bellissima intervista realizzata da Elisabetta Ambrosi per il Fatto Quotidiano, le conseguenze della tecnologia sulla nostra vita. “Bisogna produrre con ritmi più umani. Ai nostri figli imponiamo una cultura stressante e consumista”, dice.

Pressioni sui bambini e ragazzi anche a scuola. “Purtroppo anche il modello di insegnare è diventato più impersonale, standardizzato e dipendente dalla tecnologia. Per colpa della tecnologia, siamo allenati ad avere una sola funzione ma non ad essere multidimensionali. Essere capaci di far crescere il cibo, di tenere a bada gli animali, di prendersi cura dei fratelli più piccoli, di aiutare a costruire qualcosa, fare da sé i vestiti, di cantare, ballare e creare musica. Questo portava a uno sviluppo olistico, non solo del lato sinistro del cervello ma del corpo intero”.

Fondatrice di Local Futures e autrice del best seller Ancient Futures, incentrato sulla vita della popolazione della regione himalayana di Ladakh, è produttrice del film L’economia della felicità, un manifesto contro la globalizzazione e in direzione della localizzazione. Il Film Economia della Felicità è stato editato in 25 lingue ed è considerato uno dei più importanti “Film for Action” al mondo. Economia Della Felicità è diventato un progetto di mobilitazione mondiale.

Le persone si sentono sempre più isolate e sole e il sentimento di isolamento cresce con l’uso dei social media“, spiega e a questo proposito ci viene subito in mente la tesi di Bauman sulla trappola dei social network . “Gli incontri faccia a faccia stanno diminuendo, ed è incredibile che non abbiamo ancora scoperto la moltitudine di ragioni per cui gli umani hanno bisogno di un contatto profondo e continuo con gli altri esseri umani. Per sentirsi visti, apprezzati e da ultimo amati. Ci siamo evoluti sulla terra attraverso relazioni umane quotidiane e interdipendenti, anche con piante e animali, profondamente immersi nella vita. Oggi ci sono molte terapie emergenti, ad esempio per persone con problemi mentali, dove ciò che viene incoraggiato è proprio una riconnessione con la vita, piante, animali, una comunità umana”.

Nella maggior parte delle culture prima della modernità c’era una forte comunità e una profonda connessione con la natura, che in sé instilla e garantisce una identità più felice e più salutare. C’erano anche pratiche e tradizioni spirituali che incoraggiavano la meditazione e la calma della mente, così come insegnamenti religiosi o etici che ricordavano l’infelicità che deriva dall’avidità, dall’attaccamento, dalla mancanza di compassione verso gli altri, verso altre forme di vita. Il contrario della cultura veloce, competitiva, consumista e stressante imposta ai nostri bambini: che oggi materialmente hanno tutto, eppure sono meno felici“.

Lo scherzo di Banksy durante l’asta: la sua opera si autodistrugge (video)

L’artista Banksy colpisce sempre con effetti speciali. Questa volta l’effetto sorpresa dello street writer inglese lascia tutti a bocca aperta: la sua opera “La bambina con il palloncino” (Balloon Girl), una delle immagini più iconiche di Banksy, si autodistrugge, sfilandosi dalla cornice e triturandosi in tanti coriandoli.

La scena stupisce il pubblico dell’asta di arte contemporanea di Sotheby’s a Londra: il quadro era stato appena aggiudicato per 1.042.000 sterline (1,2 milioni di dollari). All’ultimo colpo di martello è scattato l’allarme.

A molti è sembrato uno scherzo: la tela incorniciata passa attraverso un trituratore, un meccanismo apparentemente nascosto all’interno del telaio.

Nel video qui di seguito Banksy rivendica la sua azione e spiega di aver inserito, anni fa, un tritacarte all’interno della cornice. “L’urgenza di distruggere è essa stessa urgenza creativa”, si legge nel post.


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. “The urge to destroy is also a creative urge” – Picasso

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Vietnam, il ponte mozzafiato sorretto da due mani giganti

C’è un ponte, in Vietnam, che sta entusiasmando i visitatori per il suo design elegante. Ma il vero fattore “wow” sono le due gigantesche mani di pietra che sembrerebbero sorreggerlo.

Conosciuto come il Golden Bridge, si erge a 1.400 metri sul livello del mare, sopra le colline di Ba Na, offrendo una vista maestosa sulla campagna circostante. La passerella color oro è rivestita con crisantemi viola e si estende per quasi 150 metri. Le mani sembrano scolpite nella pietra, in realtà non lo sono. Dopo aver progettato lo scheletro sono state coperte con reti d’acciaio. Il ponte è stato inaugurato a giugno e si prevede che arriveranno più turisti di quelli che si contano annualmente, quindi più di 1,5 milioni.

Il Vietnam sta vivendo un periodo intenso di boom turistico, infatti sempre più persone scoprono la bellezza di questo straordinario paese.

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