Tutti gli articoli di The Universal

La musica reggae diventa patrimonio dell’Umanità

L’Unesco consacra il reggae a patrimonio dell’Umanità e santifica i suoi figli prediletti, Bob Marley e Peter Tosh in prima linea.
La musica giamaicana, famosa in tutto il mondo grazie a pezzi come Jammin’, Natural Mystic, Johnny B. Goode, riceve un riconoscimento ufficiale per “il suo contributo al dibattito internazionale su questioni di ingiustizia, resistenza, amore e umanità”.

“Get up, stand up: stand up for your rights!”, alzati e difendi i tuoi diritti, diceva Bob Marley; la sua musica è fortemente dedicata al tema della lotta contro l’oppressione politica e razziale e all’invito all’unificazione dei popoli di colore come unico modo per raggiungere la libertà e l’uguaglianza.

Il reggae è una musica prevalentemente gioiosa, rilassante e con un tipico andamento lento.

Storia del reggae
Cambia il ruolo del basso e della chitarra rispetto al rock: il primo strumento diventa predominante. L’early reggae (così chiamato in seguito per distinguerlo da altre forme successive) era caratterizzato da molteplici sfumature: oltre alle sonorità tipiche dello ska e del rocksteady, erano presenti forti influenze soul, supportate da nuove introduzioni strumentali come l’organo e le chitarre. I gruppi erano caratterizzati da robuste linee di basso, chitarra in levare, la batteria in rimshot (ovvero un colpo dato prendendo sia la pelle del rullante sia il bordo in metallo), e, come nel rocksteady, fiati meno presenti, largamente utilizzati invece nello ska. Il genere venne caratterizzato anche da una pesante ritmica in backbeat. Il termine reggae può essere utilizzato genericamente per definire diversi tipi di musica giamaicana, tra cui in maniera molto generica anche ska e rocksteady, o veri e propri sottogeneri come dub, dancehall.

Semafori a forma di cuore per ricordarsi di sorridere

Un cuore nei semafori, alle finestre e per le strade. Un cuore che batte e sorride agli abitanti nonostante tutto. Nonostante i dispiaceri, la crisi, le ingiustizie. Se hai bisogno di energia positiva, ti consigliamo di fare una visita alla città di Akureyri, alle pendici del fiordo Eyjafjörður, nell’Islanda settentrionale.

Una città piena di cuori, dal rosso dei semafori, alle vetrine dei negozi e alle case; un enorme cuore appare anche sul lato del monte Vaðlaheiði.
I cuori sono apparsi in Islanda con il crollo finanziario del 2008, quando c’era bisogno di un pensiero positivo.

Da allora i cuori rossi sono visibili al semaforo e un sacco di cuori rossi decorano finestre, automobili e cartelli in tutta la città.

L’enorme cuore che batte sul Monte Vaðlaheiði di fronte alla città sull’altro lato del fiordo, è stato realizzato da una compagnia elettrica. Il cuore ha le dimensioni di un campo da calcio ed è composto da circa 400 lampadine. Originariamente era rosso, ma ora è bianco e batte regolarmente da fine novembre ad aprile e anche durante l’ultimo fine settimana di agosto, quando la città di Akureyri festeggia il suo compleanno.

Perciò keep smiling <3! :)

akureyri

Imagine, quanto ci manchi John Lennon

Ieri 9 ottobre John Lennon avrebbe compiuto 78 anni. Fino ad oggi, in occasione delle celebrazioni per il suo compleanno, sarà possibile vedere il film “John Lennon & Yoko Ono – Imagine“, restaurato e interamente rimasterizzato agli Abbey Road Studios in Dolby Atmos. Un film tributo che racconta la storia visionaria di questa psichedelica coppia.

Guarda il trailer:

20181008_150508_F77AC474.jpg_997313609

COVER2

ono_lennon1

john lennon

images

La tecnologia genera invidia. La felicità è nella natura e nelle relazioni umane

“Quando le persone comunicano sempre più attraverso gli schermi, la conseguenza è un aumento dell’invidia sociale. Le foto piacevoli dei vostri amici in vacanza per il weekend su Facebook o Instagram fanno sentire chi le guarda sfortunato“. Un senso di inadeguatezza, simile a quella provata quando c’erano tv e pubblicità a proporre modelli distanti ed affascinanti, secondo quanto ha dichiarato Helena Norberg-Hodge, scrittrice e attivista svedese, grande sostenitrice dell’economia locale, antidoto, secondo lei, contro l’infelicità. Multinazionali e tecnologia stanno distruggendo relazioni e risorse, secondo Helena.

Modelli sempre più improntati sulla materia anziché sulla sostanza e spiritualità, secondo Helena che nei giorni scorsi ha partecipato a Prato alla XVIII conferenza Internazionale sull’Economia della Felicità e qui ha spiegato, nella bellissima intervista realizzata da Elisabetta Ambrosi per il Fatto Quotidiano, le conseguenze della tecnologia sulla nostra vita. “Bisogna produrre con ritmi più umani. Ai nostri figli imponiamo una cultura stressante e consumista”, dice.

Pressioni sui bambini e ragazzi anche a scuola. “Purtroppo anche il modello di insegnare è diventato più impersonale, standardizzato e dipendente dalla tecnologia. Per colpa della tecnologia, siamo allenati ad avere una sola funzione ma non ad essere multidimensionali. Essere capaci di far crescere il cibo, di tenere a bada gli animali, di prendersi cura dei fratelli più piccoli, di aiutare a costruire qualcosa, fare da sé i vestiti, di cantare, ballare e creare musica. Questo portava a uno sviluppo olistico, non solo del lato sinistro del cervello ma del corpo intero”.

Fondatrice di Local Futures e autrice del best seller Ancient Futures, incentrato sulla vita della popolazione della regione himalayana di Ladakh, è produttrice del film L’economia della felicità, un manifesto contro la globalizzazione e in direzione della localizzazione. Il Film Economia della Felicità è stato editato in 25 lingue ed è considerato uno dei più importanti “Film for Action” al mondo. Economia Della Felicità è diventato un progetto di mobilitazione mondiale.

Le persone si sentono sempre più isolate e sole e il sentimento di isolamento cresce con l’uso dei social media“, spiega e a questo proposito ci viene subito in mente la tesi di Bauman sulla trappola dei social network . “Gli incontri faccia a faccia stanno diminuendo, ed è incredibile che non abbiamo ancora scoperto la moltitudine di ragioni per cui gli umani hanno bisogno di un contatto profondo e continuo con gli altri esseri umani. Per sentirsi visti, apprezzati e da ultimo amati. Ci siamo evoluti sulla terra attraverso relazioni umane quotidiane e interdipendenti, anche con piante e animali, profondamente immersi nella vita. Oggi ci sono molte terapie emergenti, ad esempio per persone con problemi mentali, dove ciò che viene incoraggiato è proprio una riconnessione con la vita, piante, animali, una comunità umana”.

Nella maggior parte delle culture prima della modernità c’era una forte comunità e una profonda connessione con la natura, che in sé instilla e garantisce una identità più felice e più salutare. C’erano anche pratiche e tradizioni spirituali che incoraggiavano la meditazione e la calma della mente, così come insegnamenti religiosi o etici che ricordavano l’infelicità che deriva dall’avidità, dall’attaccamento, dalla mancanza di compassione verso gli altri, verso altre forme di vita. Il contrario della cultura veloce, competitiva, consumista e stressante imposta ai nostri bambini: che oggi materialmente hanno tutto, eppure sono meno felici“.

Lo scherzo di Banksy durante l’asta: la sua opera si autodistrugge (video)

L’artista Banksy colpisce sempre con effetti speciali. Questa volta l’effetto sorpresa dello street writer inglese lascia tutti a bocca aperta: la sua opera “La bambina con il palloncino” (Balloon Girl), una delle immagini più iconiche di Banksy, si autodistrugge, sfilandosi dalla cornice e triturandosi in tanti coriandoli.

La scena stupisce il pubblico dell’asta di arte contemporanea di Sotheby’s a Londra: il quadro era stato appena aggiudicato per 1.042.000 sterline (1,2 milioni di dollari). All’ultimo colpo di martello è scattato l’allarme.

A molti è sembrato uno scherzo: la tela incorniciata passa attraverso un trituratore, un meccanismo apparentemente nascosto all’interno del telaio.

Nel video qui di seguito Banksy rivendica la sua azione e spiega di aver inserito, anni fa, un tritacarte all’interno della cornice. “L’urgenza di distruggere è essa stessa urgenza creativa”, si legge nel post.


Visualizza questo post su Instagram

. “The urge to destroy is also a creative urge” – Picasso

Un post condiviso da Banksy (@banksy) in data:

banksy-1067061bansky-835

Vietnam, il ponte mozzafiato sorretto da due mani giganti

C’è un ponte, in Vietnam, che sta entusiasmando i visitatori per il suo design elegante. Ma il vero fattore “wow” sono le due gigantesche mani di pietra che sembrerebbero sorreggerlo.

Conosciuto come il Golden Bridge, si erge a 1.400 metri sul livello del mare, sopra le colline di Ba Na, offrendo una vista maestosa sulla campagna circostante. La passerella color oro è rivestita con crisantemi viola e si estende per quasi 150 metri. Le mani sembrano scolpite nella pietra, in realtà non lo sono. Dopo aver progettato lo scheletro sono state coperte con reti d’acciaio. Il ponte è stato inaugurato a giugno e si prevede che arriveranno più turisti di quelli che si contano annualmente, quindi più di 1,5 milioni.

Il Vietnam sta vivendo un periodo intenso di boom turistico, infatti sempre più persone scoprono la bellezza di questo straordinario paese.

Bl0Y5VhgFU_-png__700

creative-design-giant-hands-bridge-ba-na-hills-vietnam-5b5eceacbbcda__700

Bl0rReIlECf-png__700

Bl0lgTDAk8E-png__700

Bl13CikFsHC-png__700

creative-design-giant-hands-bridge-ba-na-hills-vietnam-5b5ec9f26db57__700

creative-design-giant-hands-bridge-ba-na-hills-vietnam-5b5ece63814b8__700

creative-design-giant-hands-bridge-ba-na-hills-vietnam-5b5ec9f647f16__700

BlsY-FBhXne-png__700

BlxRQTiBxdJ-png__700

creative-design-giant-hands-bridge-ba-na-hills-vietnam-5b5ec9fe9f6d9__700

Blt3WciheEV-1-png__700

creative-design-giant-hands-bridge-ba-na-hills-vietnam-5b5ec9f07c1d1__700

Bl0as0LHSoy-png__700

creative-design-giant-hands-bridge-ba-na-hills-vietnam-5b5ec9faa32fd__700

Riace, Mimmo Lucano: colpevole di disobbedienza civile?

Il sindaco dell’accoglienza, del cosiddetto modello Riace, Mimmo Lucano, è finito oggi agli arresti domiciliari perchè accusato dalla Procura di Locri di immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.
The Universal, aveva già parlato del sindaco del piccolo comune calabrese in un articolo in cui veniva inserito nella lista dei 50 “potenti” della terra secondo la rivista americana Fortune per il merito di aver rilanciato la cittadina grazie al suo impegno per i migranti. Riace, il comune calabrese di quasi 2000 anime, è infatti noto non solo per il ritrovamento dei Bronzi, ma anche per aver esportato nel mondo un modello di accoglienza e solidarietà.

lucano_mimmo-660x330
Oggi è proprio quella politica di accoglienza ad essere sotto accusa nell’operazione Xenia, parola che in greco antico assume il concetto dell’ospitalità e dei rapporti tra ospite e ospitante. Era un dovere per i greci ospitare coloro che chiedevano ospitalità. Così come, evidentemente, lo è stato per Mimmo Lucano, che ha sempre accolto a braccia aperte i migranti. A distanza di un anno circa dalla perquisizione subita, Mimmo Lucano è stato arrestato con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, su richiesta del procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, che ha deciso anche il divieto di dimora per la sua compagna Tesfahun Lemlem.

La misura cautelare – è scritto in una nota firmata dal magistrato – rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico”. Secondo i Pm “è emersa la particolare spregiudicatezza del sindaco Lucano, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell’organizzare veri e propri ‘matrimoni di convenienza’ tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano”. Lucano e Tesfahun avrebbero “architettato degli espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia”.
A leggere le intercettazioni più che colpevole, Mimmo Lucano è un “disobbediente civile” che si è dichiarato consapevolmente “fuorilegge” per aver cercato di “salvare” a suo modo vite umane. Ma di questo ora dovrà risponderne davanti alla legge.

Ecco cosa mangiano i bambini nelle mense scolastiche in giro per il mondo

Le mense scolastiche negli Stati Uniti sono sempre al centro del dibattito pubblico, per una buona ragione. Il National School Lunch Program (NPL), che offre pranzi a basso costo o gratuiti, serve oltre 31 milioni di studenti, il 92 percento degli Stati Uniti, in scuole pubbliche e private.

Ciò significa che le restrizioni dietetiche e le disposizioni del NPL dovrebbero essere fonte di preoccupazione per la maggior parte dei genitori degli Stati Uniti. Bene, Sweetgreen, una catena di ristoranti di insalate, che gestisce il programma Sweetgreen in Schools con lo scopo di educare i bambini a mangiare sano, ha creato una serie di foto per mostrare ciò che i bambini di tutto il mondo mangiano a pranzo rispetto agli Stati Uniti. Queste scuole servono pasti gourmet. Scorri verso il basso per confrontare le immagini!

school

italy-5bb3126779df2__700Pesce locale con rucola, pasta con salsa di pomodoro, insalata caprese, baguette e uva.

south-korea-5bb312696238e__700Zuppa di pesce, tofu su riso, kimchi e verdure fresche

spain-5bb3126b3cb1a__700Gamberi saltati su riso integrale e verdure, gazpacho, peperoni freschi, pane e un’arancia.

brazil-5bb3125f4b035__700Carne di maiale con verdure miste, fagioli neri e riso, insalata, pane e piantaggine al forno.

greece-5bb3126555da3__700Pollo al forno con orzo, foglie di vite ripiene, insalata di pomodori e cetrioli, arance fresche e yogurt greco con semi di melograno.

finland-5bb312616db97__700Zuppa di piselli, insalata di barbabietole, insalata di carote, pane e pannakkau (frittella dolce) con bacche fresche.

ukraine-5bb3126ce41ac__700Purè di patate con salsiccia, borscht, cavolo e syrniki (un pancake dolce).

france-5bb31263585c0__700Bistecca, carote, fagiolini, formaggio e frutta fresca.

usa-5bb3126f1af37__700Pollo fritto “popcorn”, purè di patate, piselli, tazza di frutta e un biscotto con gocce di cioccolato.

Disabilità e scuola. Una maestra racconta in un post-denuncia la difficile strada dell’inclusione

Da un po’ di giorni sta circolando in rete un post, pubblicato su facebook da Irene Colombo, nel quale una maestra racconta il suo primo giorno di scuola a sostegno di una bambina disabile. Un racconto “amaro” che ha fatto molto discutere e riflettere intorno all’integrazione ed inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

“Sono una mamma e una maestra di scuola primaria quest’anno sono stata nominata sul sostegno di una bimba grave, gravissima e …bellissima. Bene: appena arrivo in classe la maestra prevalente mi avverte “Stai attenta alla madre che cercherà in tutti i modi di tirarti dentro alla sua sofferenza e poi è un po’ fissata con il fatto che la figlia può far tutto, capisce tutto ecc.” ed io …sto zitta.

Mi dice che dobbiamo andare a visitare un posto con la classe e che la mamma si è “fissata” col fatto che debba andarci anche la figlia… sto zitta ancora e intanto incrocio gli occhi della bimba che sono quelli della mia e dentro di me le parlo e le dico “stai tranquilla ti ci porto io” …lei sorride è bellissima…nessuna maestra però che ormai è con lei da tre anni mi dice quali siano le sue competenze o no, la diagnosi funzionale è troppo generica. Usciamo e inizia la visita guidata. La bimba con la sedia a rotelle cerca di spingersi avanti per guardare i quadri, le tele, i dipinti ma la maestra di classe mi dice di tirarla indietro perchè leva il posto e la visuale a chi “capisce”…
Resisto e faccio come se non avessi sentito, la porto ovunque e le parlo e le spiego… la maestra mi guarda di sbieco.
Torniamo in classe e mentre tutto il gruppo classe relaziona sull’uscita lei non ha un compito, un libro, niente… e io sono al mio primo giorno e non ho preparato niente.
Poco male mi organizzo, la coinvolgo e chiedo alla sua compagna di banco, una bimba carinissima, di farci sbirciare sul libro lei ci prova ma poi dice che non ha tempo deve lavorare con gli altri.
Merenda: da sola e gli altri in gruppo. Cambio pannolino da panico: i bidelli fanno a gara per non venire, ti cambio io amore, è un’ora che sei con la cacca. Parlo con la maestra dell’anno scorso che mi scarica addosso una serie di cattiverie sulla madre sulla famiglia e sul fatto che non si può lavorare con un handicap così grave. Le chiedo se ha mai usato la CAA o la tecnologia e mi dice che loro del sostegno vengono da una laurea in scienze della formazione e che hanno sostenuto solo quattro esami troppo generici per poter sapere tutto…
RESISTO ANCORA.
Intanto sono completamente innamorata della mia bimba… in lei c’ è la mia, la sofferenza della madre è la mia … Le risposte le ho da lei. Uno scricciolo accartocciato su se stesso che indica in modo corretto tutti i colori, le forme, le lettere, i numeri che risponde esattamente a tutte le mie domande con gridolini che capisco e interpreto bene.
Le ho dato mille baci e lei mi ha fatto mille carezze. Alla fine della giornata saluto e la maestra di classe mi dice “comunque sei molto portata ne avevamo bisogno”!
Mi giro e sulla porta dico “corro a casa c’è mia figlia completamente disabile che mi aspetta. GELO TOTALE.
Oggi sono arrivata con il mio Ipad e con l’aria di quella incavolata, loro, le maestre hanno cercato di recuperare ma io ho detto: “Sentite, io non sono la maestra di questa bimba, io sono una maestra di classe a supporto della classe, la bimba è di tutti, di tutta la classe quindi o si programma insieme o sono cavoli amari. Se vedeste quello che vedo io in lei, se vedeste dentro questo corpo che non risponde una bimba come le altre desiderosa di scoprire di sapere di giocare di interagire allora questa classe sarebbe migliore, voi sareste delle persone migliori e il mondo sarebbe una favola.”
La mia bimba si è divertita un mondo con le applicazioni app… tutti i bimbi erano dietro di lei a cercare di capire cosa stesse usando… ho fatto un piccolo gruppo ricreativo e fuori dal suo banco ha potuto far merenda con altri bimbi… le ho portato un libro di favole e le ho detto in un orecchio di leggerlo quando non ci sono così non si sente sola. Ha diciotto ore e quando è senza di me… è sola a guardare il nulla.
Ora sono a casa e guardo mia figlia …e spero e prego che lei possa sopravvivere alle cattiverie e all’ignoranza della gente.
Una maestra e una mamma”

BUON INIZIO SCUOLA AMORE MIO, BUON INIZIO SCUOLA A TUTTI I BAMBINI CHE, ORMAI DA UNA SETTIMANA SONO RITORNATI A SCUOLA. BUON INIZIO AGLI INSEGNANTI E BUON INIZIO A TUTTI GLI EDUCATORI, GENITORI COMPRESI.

EDUCARE È UN COMPITO DI TUTTI. L’ESEMPIO È LA PRIMA FORMA DI EDUCAZIONE!

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.
(Maria Montessori)

Love around the world: le più belle foto di matrimonio del 2018

Per molte coppie il matrimonio è il giorno più importante, da incorniciare nella memoria attraverso immagini che catturano l’essenza e la magia di una festa speciale.

Il concorso Junebug Weddings 2018  ha raccolto più di 5.000 immagini inviate da fotografi sparsi in 35 paesi del mondo.

Migliaia di foto scattate nelle splendide località scelte per la cerimonia o come meta del viaggio di nozze. Solo 50 hanno colpito i giudici che hanno premiato il romanticismo e la bellezza dei luoghi. Ecco la Top 50.

Maggiori informazioni: junebugweddings.com

#1 Renania-Palatino, Germania
love 1

#2 Pandawa, Bali, Indonesia
love 2

#3 Eilean Donan Castle, Scozia
love 3

#4 Glen Oaks Big Sur, California, Stati Uniti
love 4

#5 Venezia, Italia
love 5

#6 Cliffs Of Moher, Irlanda
love 6

#7 Pura Lempuyang Luhur, Bali, Indonesia
love 7

#8 Isle Of Skye, Regno Unito
love 8

#9 Maui, Hawaii, Stati Uniti
love 9

#10 Snæfellsnes, Islanda
love 10

#11 Cartagena. Columbia
love 11

#12 Queenstown, Nuova Zelanda
love 12

#13 Jigokudani Valley, Nagano, Giappone
love 13

#14 Islanda orientale
love 14

#15 Porto, Portogallo
love 15

#16 Lago Di Braies, Italia
love 16

#17 Lake Wakatipu, Queenstown, Nuova Zelanda
love 17

#18 Martinborough, Nuova Zelanda
love 18

#19 Bai Tho Mountain, Vietnam
love 19

#20 Santorini, Grecia
love 20

#21 Kintamani, Bali, Indonesia
love 21

#22 Snoqualmie Pass, Washington, Stati Uniti
love 22

#23 Baltimora, Maryland, Stati Uniti
love 23

#24 Northland, Nuova Zelanda
love 24

#25 Seljalandsfoss, Islanda
love 25

#26 Palma di Maiorca, Spagna
love 26

#27 Brooklyn, New York, Stati Uniti
love 27

#28 Bonneville Salt Flats, Utah, Stati Uniti
love 28

#29 Castello di Paracense, in Spagna
love 29

#30 Chania, Creta, Grecia
love 30

Mostre, Giorgio Di Noto e Sara Palmieri riflettono sulle possibilità della percezione

Matèria ospita la doppia personale di Giorgio Di Noto e Sara Palmieri, due artisti che attraverso la loro ricerca riflettono sui limiti e sulle possibilità della percezione. In questa occasione le due stanze di Matèria sono trattate come due spazi separati in cui fruire di due mostre personali in una volta sola.

Giorgio Di Noto presenta nella prima sala una selezione di diversi lavori che convergono sui concetti di temporaneità, materialità e distanza. Tutte le opere, seppur attraverso media diversi – fotografia, stampa 3D, monitor offrono un punto di vista alternativo sulla natura e l’esperienza della visione,  portando lo spettatore a confrontarsi con la natura stessa dell’ immagine e con la sua elaborazione e traduzione nella memoria.

L’analisi del modo in cui percepiamo, elaboriamo e ricordiamo (o dimentichiamo) le immagini è il filo conduttore che alimenta la ricerca di Giorgio Di Noto.

Se la serie Fading Frames mira a rendere visibile la reale percezione delle immagini, che finiscono per diventare macchie indistinte nella nostra memoria attraverso un processo analogico, in Matrix presenta invece la struttura che sottostà ad una fotografia nella sua traduzione in immagine digitale. L’immagine è il risultato di puri algoritmi che, applicati alle fotografie, hanno prodotto delle composizioni astratte, frutto di un’elaborazione automatica, che restituisce una possibile versione dello scheletro di un un’immagine numerica.

Con The Kiss l’indagine viene spostata verso il tentativo di tradurre una fotografia in un oggetto tridimensionale. Una famosa icona – The Kiss di Robert Doisneau – da cui il lavoro prende il titolo, viene trasformata in una scultura apparentemente astratta che rivela l’immagine di partenza solo in certe condizioni di luce e in una posizione specifica. La distanza tra l’osservatore e l’oggetto è il nodo cruciale del lavoro, in quanto determina la possibilità stessa della visione costringendolo a cercare una relazione profonda (in termini fisici e mentali) con un’icona, o meglio con l’immagine mentale che abbiamo di essa. Infine Screening è un’installazione composta da diversi schermi accesi che ad occhio nudo risultano completamente bianchi: solo attraverso un filtro sarà possibile scorgere da lontano quello che gli schermi realmente proiettano, scoprendo così un caos di immagini che si accavallano, a rappresentare il nostro quotidiano incessante rapporto con esse.

Giorgio Di Noto, The Kiss (2)

Sara Palmieri presenta nella seconda e più ampia sala di Matèria un allestimento site specific. La forma del silenzio pone un interrogativo: si può rompere il muro che separa l’uomo dalla sua percezione limitata di tempo, spazio e infinito? L’artista prova a rispondere a questa domanda esplorando il rapporto tra silenzio, flusso emozionale ed esplosione catartica che porta ogni essere umano a sentire il desiderio di trascendere, di ricongiungersi al metafisico. La forma del silenzio racconta la dilatazione del millesimo di secondo e la metamorfosi dello spazio percettivo, decostruisce e ricostruisce mondi, universi, ricerca nuovi livelli, analizza gli strati intimi dell’emotività, attraverso storie e relazioni. Nella sala, una distesa di ghiaia nera diviene metafora del tempo che esiste in quanto attraversato dall’uomo, e l’oro che appare e invade ricorda l’impossibilità di accettare il suo scorrere incessante e l’umana illusione di poterlo arrestare. A parete, l’installazione Tacita Muta traccia una costellazione immaginaria in cui le ‘stelle’ diventano una nuova mappa di riferimenti dove materia, roccia e corpi umani si trasformano gli uni gli altri e si somigliano, ripercorrendo quei concetti einsteiniani dove tutto è relativo, lo spazio e il tempo esistono ma non sono indipendenti da quanto accade, sono fatti della stessa materia di cui sono fatte le altre cose del mondo.

Sara Palmieri -Pulse, 2018_high (1)

Immagini, installazioni e suoni individueranno un percorso cognitivo tra spazio e tempo, tra stasi e azione, tra silenzio e rumore, con l’obiettivo di fuoriuscire dal canone della forma e dare un suggerimento al pubblico: guardate oltre il visibile, abbracciate la vostra ribellione, rischiate la vostra rivoluzione.

‘Per ’La Forma del Silenzio’ – afferma Sara Palmieri –  sono partita da testi di fisica e scienza, da Rovelli a Klein passando per Bergson, ma sono finita a Lanzarote leggendo Saramago ed Hesse, perché la scienza mi ha portato nello stesso luogo in cui conduce la poesia: al di là del visibile, oltre l’ordine delle cose presenti”.

 

Biografia

 

Giorgio Di Noto (Roma 1990), ha studiato fotografia al Centro Sperimentale di Fotografia A. Adams e ha imparato le tecniche di camera oscura lavorando con alcuni stampatori in Italia. Nel 2011 inizia una ricerca sui materiali e i linguaggi fotografici concentrandosi sul rapporto tra processo tecnico e contenuto delle immagini. Prosegue la formazione partecipando al Reflexion Masterclass e al Joop Swart Masterclass (World Press Photo) dove approfondisce e sviluppa progetti interattivi attraverso la sperimentazione di diversi procedimenti di stampa. Con il libro in edizione limitata “ The Arab Revolt” è menzionato in “ The Photobook. A History. Vol. III” di Martin Parr e Gerry Badger e viene segnalato dal British Journal of Photography tra i “Ones to watch” 2013. Nel 2017 pubblica il libro “The Iceberg” edito da Edition Patrick Frey.  Vive e lavora a Roma dove frequenta la facoltà di Filosofia all’Università La Sapienza.

 

Sara Palmieri (Roma, 1974) vive e lavora a Roma, dove si laurea in Architettura nel 2005. Nel suo lavoro la fotografia è il mezzo scelto per indagare gli aspetti non visibili della realtà, attraverso un processo fatto di ricordi e intuizioni, inconscio e rivelazioni, frammenti e ricomposizioni. Le immagini sono spesso un punto di partenza, porzioni della realtà percepita poi riassemblate in nuove ipotesi attraverso una rappresentazione metafisica che sovverte gli schemi percettivi e il senso, mescola realtà e finzione, lasciando emergere ciò che non è visibile.  Tempo e spazio sono sia gli strumenti di ricerca che l’oggetto indagato. Tra il 2015 ed il 2016 prende parte alla prima ISSP Masterclass tenuta da Aaron Schuman. Nel 2016 il suo libro La plume plongea la tête vince il Premio Marco Bastianelli come miglior libro italiano autoprodotto. I suoi lavori sono stati esposti a livello internazionale in festival e gallerie, tra i quali Fotohaus ParisBerlin Gallery, Arles (2017), Focus Photography Festival, Mumbai (2017), Landskrona Fotofestival (2016), Krakow Photomonth (2016), Nopx Gallery, Torino (2016), Obscura Festival, Malesia e Fotografia Festival di Roma (2015), Wuho Gallery, L.A. (2013). Il suo lavoro Scenario è parte di A Place Both Wonderful and Strange, libro pubblicato da Fuego Books ad Ottobre 2017.

 

 

Info:

Giorgio Di Noto | Sulla distanza delle immagini

Sara Palmieri | La forma del silenzio

Opening 06 giugno 208 h 19:00

Dal 07 giugno al 19 luglio 2018

Matèria, Via Tiburtina 149, Roma

Orari: da martedì a sabato dalle 11:00 alle 19:00

Contatti: contact@materiagallery.com, www.materiagallery.com

Ufficio stampa: press@materiagallery.com

Chiara Ciucci Giuliani chiaracgiuliani@gmail.com mob: +39 392 917 3661

Roberta Pucci robertapucci@gmail.com mob: +39 340 817 4090

 

“Chi cerca trova”, il mondo interiore di Katarina Janeckova in mostra a Roma

La Richter Fine Art ospita la prima mostra personale in galleria dell’artista slovacca Katarina Janeckova.

Dopo aver partecipato alla collettiva COM surrogate (5 dicembre 2017 – 31 gennaio 2018) l’artista presenta la sua ultima serie di lavori.

Slovacca di nascita e texana per amore, nel 2013, dopo il Master in pittura, si trasferisce negli States con il suo futuro marito.

Katarina Janeckova si è guadagnata in breve tempo una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione, è riuscita nella sua impresa non solo grazie alla sua pittura figurativa tipicamente rilassata, caratterizzata da espressività emotiva, ma soprattutto grazie all’onestà con cui interpreta le sue esperienze quotidiane non convenzionali. Documenta la sua vita a tal punto che le sue opere possono essere percepite quasi come le voci di un diario. I suoi dipinti raccontano la cultura texana, fatta di pescatori locali di un piccolo paese, il suo cortile, le tonnellate di piatti nel lavandino, lavoratori che costruiscono case intorno, il giardino, il deserto, i serpenti, i cowboy, le cowgirl e ovviamente suo marito.

«Chi cerca trova  – afferma l’artista – è stata la prima frase che ho imparato in italiano. Mio padre, scomparso sette anni fa, mi ha insegnato questa frase prima del mio primo viaggio in Italia, quando avevo dodici anni, e non l’ho mai dimenticata. Da allora l’ho usata nella mia vita. Appena trasferita in Texas mi ci è voluto un po’ per smettere di compatirmi e rendermi conto che vivere qui può essere un’opportunità per guardare la vita in modo diverso. Ogni giorno di più i soggetti che dipingo diventavano una ricca fonte di divertimento, ispirazione, e infine ammirazione, finchè ho capito di aver trovato quello che stavo cercando».

Katarina Janeckova_Chi cerca trova (1)

Ma Katarina Janeckova non si affida interamente alla realtà esterna, uguale, se non maggiore, è l’attenzione rivolta al suo mondo interiore. Questa fusione di eventi, sentimenti e pensieri soggettivi particolari, crea il raro tipo d’intensità che si irradia dal suo lavoro. È davvero impossibile separare la fantasia dalla realtà, poiché la prima si fonde costantemente con quest’ultima e viceversa. Sebbene spesso basata sulla sua esperienza personale, l’approccio dell’artista non è esclusivamente documentario in modo descrittivo. La sua capacità di esprimersi attraverso simboli ampiamente riconosciuti e facilmente riciclabili spesso conferisce alle sue scene un aspetto allegorico che sposa il razionale con la sensualità, la castità con il desiderio subconscio irrefrenabile, il convenzionale con un comportamento sessuale provocatorio.

02_Katarina Janeckova

 

03_Katarina Janeckova_Chi cerca trova

 Katarina Janeckova_Chi cerca trova (3)

Katarina Janeckova (Bratislava 1988). Diplomata all’accademia di belle Arti di Bratislava, si è ben guadagnata una posizione distinta tra i migliori talenti della sua generazione.

Lei è riuscita in questa impresa non solo dovuta per la sua pittura caratteristicamente rilassata e marcata da espressività emozionali ma specialmente grazie all’onestà con la quale lei ritrae le sue esperienze non convenzionali. Questa fusione di particolari esperienze, eventi, sentimenti e pensieri rendono una speciale luce ed energia nel suo lavoro. Katarina Janeckova documenta la sua vita a tal punto che le sue rispettive opere possono essere percepite quasi come voci di diario. Comunque lei non si affida interamente alla realtà esterna, ma uguale, se non maggiore, l’attenzione è rivolta sempre al suo mondo interiore.

Tra i principali progetti espositivi si segnala:  No pain No gain, Flatgallery (Bratislava 2013), So Many Fish, So Little Time, SOGA, (Bratislava 2014),  Bears, Catastrophes and other everyday events, NOVA Galerie, (Praga 2015), SALMON LOVERS, Galerie Wolfsen, (Aalborg 2015),  How To Make a Bear Fall in Love, Studio D’Arte Raffaelli, (Trento 2016).

Premi: Painting of the Year 2012, VUB Foundation Award, 3rd. place 2012

2nd place at Gruppo Euromobil Award / Premio Under 30, Arte Fiera Bologna 2017

2017, mostra collettiva, ComSurrogate, galleria Richter Fine Art.

2018 Untitled Art Fair, San Francisco, rappresentata dalla Allouche Gallery.

2018 mostra collettiva, Redness, the Copper house gallery Dublin, Ireland.

 

 

Nell’ambito della stessa sera siamo lieti di annunciare l’inaugurazione congiunta con:

z2o Sara Zanin Gallery | Gabriel Hartley

6 Giugno > 31 Luglio 2018

 

 

Vademecum:

Titolo: Chi cerca trova

Artisti: Katarina Janeckova

galleria Richter Fine Art, vicolo del Curato, 3 – Roma

Durata mostra: dal 6 giugno al 21 luglio

Orari: da giovedì 7 giugno a venerdì 21 luglio dalle 13.00 alle 19.00 dal martedì al sabato

 

Sito internet: http://www.galleriarichter.com/

Email: tommaso.richter.85@gmail.com

Fb account: Galleria Richter Fine Art

 

Ufficio Stampa:

Chiara Ciucci Giuliani mob. +39 3929173661

email: chiaracgiuliani@gmail.com

La Cina come Black Mirror: cittadini puniti e ricompensati con un’app stile Tripadvisor

La notizia che segue potrebbe creare un certo stupore, soprattutto se non avete mai visto la puntata “Nosedive” della serie tv Black Mirror. L’episodio è ambientato in un mondo in cui le persone possono valutarsi a vicenda da uno a cinque stelle, come su TripAdvisor, per ogni interazione che hanno e che può influire e persino compromettere il proprio stato socioeconomico. Lacie (Bryce Dallas Howard) è una giovane donna ossessionata dalle sue recensioni.

1477495377_black-mirror-netflix-3

Sono milioni i cinesi che dal primo maggio non potranno prenotare un biglietto aereo o salire su un treno ad alta velocità. Il motivo? Essere stati dei cattivi cittadini. Il loro nome compare nella blacklist con cui Pechino colpisce quelli che hanno diffuso notizie false o tentato di usare biglietti scaduti, provocato problemi o acceso una sigaretta dove non è permesso fumare. Il programma è parte del Social Credit System sviluppato dalla Repubblica popolare per valutare i propri cittadini «premiando l’affidabilità» e «sanzionando chi si comporta male». Sotto la lente d’ingrandimento delle autorità cinesi finirà ogni momento della vita quotidiana: gli acquisti online e le scelte di consumo, la condotta sui social, la puntualità nei pagamenti e le piccole infrazioni.

580fd33bb28a644d008b4da0-750-375

L’algoritmo elabora i dati raccolti che sono poi sintetizzati in un singolo numero: «l’indicatore della fiducia». Una cifra attraverso cui si determinano punizioni e privilegi. Se l’algoritmo ti giudicherà «inaffidabile», allora la connessione Internet rallenterà e scatteranno limitazioni alle tue possibilità di consumo – per esempio, nel frequentare alberghi e ai ristoranti – così come incontrerai ostacoli per lavorare nel settore pubblico e per mandare i tuoi figli nelle scuole più esclusive. Premi e sconti sono invece previsti per i cittadini virtuosi. Per i critici, il sistema rischia di realizzare la distopia immaginata nella serie Black Mirror o nel grande fratello Orwelliano.   

Per altri, Pechino vuol semplicemente far aumentare i consumi sviluppando un sistema per la concessione di prestiti in assenza di garanzie tradizionali e di dati storici consolidati. Già decine sono i progetti-pilota di social credit avviati dai governi locali in Cina fin dall’inizio degli Anni 2000, anche se nei piani di Pechino questi dovranno essere integrati e armonizzati in un unico sistema nazionale entro il 2020.

IMG_2514

La missione è «far crescere il livello di fiducia nella società cinese» con le stesse modalità con cui si assegnano le stelline di gradimento su eBay e TripAdvisor.

china2020_2

Per esempio, attraverso la app Honest Shanghai, le autorità della metropoli cinese sono in grado di tracciare un profilo dei residenti e delle imprese attraverso la raccolta «di 3000 tipi d’informazioni da oltre 100 uffici governativi».

cina-ranking-black-mirror

Oltre ai governi locali, negli ultimi anni anche i giganti di Internet della Repubblica popolare hanno lanciato programmi di credito sociale. È il caso di Sesame Credit di AliPay, sviluppato da Ant Financial, il braccio finanziario con 520 milioni di utenti del colosso dell’e-commerce Alibaba, e da Tencent, sviluppatore dell’onnipresente WeChat, usato da quasi un miliardo di persone. Le piattaforme di Alibaba e Tencent dominano ogni aspetto della vita in Cina: senza mai uscire dalle app si può chattare con i propri contatti, condividere un pensiero sui social, prenotare il biglietto di un treno, pagare ristoranti, taxi e anche trasferire denaro tra gli utenti.

È proprio l’enorme mole di big data prodotta ogni giorno dalle attività online e dai consumi degli utenti di AliPay e di WeChat ad aver fornito ai colossi di Internet in Cina le informazioni per tracciare profili di affidabilità. L’algoritmo usato è segreto, anche se Sesame Credit ha diffuso i parametri attraverso cui valuta i propri utenti: per esempio, calcolando la puntualità con cui si pagano le bollette. Tra i criteri ci sono anche le abitudini di acquisto. «Chi gioca per dieci ore al giorno ai videogame può essere considerato pigro», diceva in un’intervista alla rivista Caixin, il direttore del programma di social credit di Alibaba, Li Yingyun. «Mentre chi acquista spesso pannolini è probabile che sia un genitore, quindi più responsabile». Per Sesame Credit anche la rete sociale di cui ci circondiamo ha un suo peso: condividere e comunicare sui social messaggi «positivi» può far aumentare il punteggio. «Se la fiducia si rompe in un luogo, le restrizioni potranno essere applicate ovunque». Per ora, l’adesione a questi programmi è volontaria, anche se a spingere milioni di cinesi a partecipare sono state le ricompense: dall’ottenere un prestito per acquisti online sulla piattaforma Alibaba a poter prenotare un hotel senza dover lasciare una cauzione, fino a facilitazioni per l’ottenimento di un visto per viaggiare all’estero. Così che sui social cinesi è anche già iniziata la rincorsa a chi può vantare un credito sociale più alto. Pechino è così riuscita a trasformare la propria ossessione per la stabilità sociale in un gioco a premi.

(La Stampa)